Il ‘fascino’ dell’ignoto

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Il tecnico rossonero ancora alle prese con gli up e down della sua squadra.

Rieccoci qui. Più sereni (forse). Più contenti, senz’altro, dopo il ritorno del Milan tra le migliori otto d’Europa, un circolo esclusivo cui non presenziavamo dal lontano 2012. Ironia del destino: l’ultima volta che ci guadagnammo i quarti di finale della Champions League, ciò accadde all’Emirates Stadium, al termine di una partita da brividi che vide i rossoneri uscire sconfitti con il risultato di 0-3, inutile per i Gunners in virtù del 4-0 dell’andata a San Siro.
Anche stavolta, il Milan ha ottenuto i quarti a Londra, ad una fermata di metropolitana più avanti rispetto alla sera del 6 marzo 2012: da Finsbury Park a Seven Sisters. Dalla fiumana rossonera che ‘invadeva’ Londra sognando di vincere la Champions League, alla meravigliosa cornice di pubblico in trasferta che ha riempito il settore ospiti del Tottenham Hotspur Stadium. Cambiano gli anni, cambiano le circostanze, non cambia la stazza del meraviglioso popolo che, da sempre, accompagna il Diavolo nelle sue scintillanti notti europee.

La festa dei giocatori rossoneri al triplice fischio di Turpin.

Il Milan rialza la testa e, dopo l’amaro ko di Firenze, si regala nuovo entusiasmo sul palcoscenico per antonomasia della sua gloriosa storia. Anche nel successo, si sono palesati gli enormi limiti realizzativi della squadra di Pioli. Lo testimonia la parata di Maignan su Kane nei minuti finali. Una parata che vale la qualificazione, solo perché la formazione rossonera non è stata in grado di punire cinicamente l’estremo difensore Fraser Forster che, stando a quanto visto nel doppio confronto, avrebbe meritato di raccogliere numerosi palloni in fondo alla rete. Alla fine, ne ha raccolto soltanto uno e, se Magic Mike non avesse tirato fuori il coniglio dal cilindro ancora una volta, avremmo seriamente rischiato di dare una possibilità ad una squadra che, sul campo, si è resa assai meno preferibile del Milan.

“Il fascino dell’ignoto domina su tutto”.

Così asseriva Omero, il celebre cantore greco dell’Iliade e dell’Odissea. C’è tanto di ‘ignoto‘ nelle prestazioni del Milan 2022/23, abile a tenere il campo con una squadra inglese dai ritmi forsennati e allenata da Antonio Conte, ‘master’ nella tattica votata al pressing a tutto campo e alla copertura maniacale degli spazi occupati dagli avversari. Nella compagine londinese, inolte, militano giocatori dal folto curriculum internazionale e dall’elevato valore di mercato: da Kane a Son, da Hobjerg a Richarlison. Restano ignote, pertanto, le motivazioni che hanno portato il Milan ad alternare partite di caratura pregiatissima, ad uscite pessime talvolta contraddistinte da prestazioni e scelte tattiche altamente opinabili. Risulta davvero complesso pensare che, la squadra di Londra così come quella che ha sconfitto l’Atalanta, sia la stessa che ha perso in modo disastroso contro la Fiorentina. E, se le difficoltà degli impegni ravvicinati sono la miglior chiave di lettura di questi cali di performance, è ancora ignota la ragione per cui in certe partite il Milan, al netto di stanchezza, scarsa condizione ecc., sembri smarrire totalmente la propria struttura tattica consolidata in quasi tre stagioni.

Ci sarà modo di interrogarsene ancora. Intanto, lunedì sera, ci sarà la Salernitana a misurare la temperatura dei rossoneri. Il passaggio ai quarti di Champions League rappresenta, ad oggi, l’unico passo avanti portato dal Milan nel confronto con la stagione precedente. In campionato, i rossoneri, sono stati risucchiati in una corsa Champions League colma di inciampi e repentini cambi di posizione. Occorrerà battagliare a lungo e con grande forza. Intanto, godiamoci questo atteso ritorno sotto i riflettori della Champions, nella speranza di consolidare progressivamente la nostra proposta di gioco e il nostro carattere. Forza Milan.

Joker

Un bisbiglio, un nuovo gioco. Una poesia da imparare, due colori che inebriano la mente ancor prima della vista. Uno spettro di emozioni da cui imparare a essere uomo. Questo è stato il Milan nella mia vita: il silenzio più profondo della passione, l'urlo più solenne e selvaggio dell'anima.