Il calcio e i procuratori – Pt.2

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Una decina di giorni fa abbiamo visto nel dettaglio la classifica dei “migliori” procuratori del 2019, sarebbe meglio dire quelli che hanno incassato di più nelle varie transazioni, ma tant’è. Abbiamo potuto vedere che ci sono delle strane anomalie tra quello che succede con agenti che lavorano prevalentemente in Europa e quelli che, invece, lavorano negli USA. Cerchiamo di capire un pò meglio queste anomalie. Partiamo subito con una domanda semplice. Quale brand sportivo ha incassato più soldi nel 2018, secondo Forbes (i dati del 2019 non sono tutti aggiornati)? La risposta è semplice ma anche interessante, si tratta del Super Bowl con un marchio che si è attestato poco sopra i 660M di dollari. Considerando che si tratta di una partita sola, una finale secca, potete immaginare come già questo dato dovrebbe farci preoccupare riguardo ai nostri “piccoli” (in paragone) eventi calcistici. Per darvi un’idea nel 2018 i Mondiali di calcio si sono piazzati al quarto posto con poco più di 230M di dollari (dietro appunto al Super Bowl e alle due Olimpiadi, estive ed invernali). La Champions League, come brand, 185M. Una abisso di differenza.

Eppure, abbiamo visto come gli agenti sportivi impegnati nelle transazioni europee, e soprattutto nel calcio, riescono a generare fatturati superiori o pari agli agenti americani che però lavorano a molte più transazioni e ben più ricche. Insomma, gli agenti del calcio gestiscono meno ma incassano di più. Anche in questo caso UEFA e FIFA, da buoni struzzi, mettono la testa sotto la terra per non vedere che questa anomalia sta penalizzando tutti il calcio. I soldi sono sempre meno, eppure, ci sono procuratori che continuano ad ingrossare i loro patrimoni e che stanno, di fatto, generando un nuovo modo di fare mercato. Quello a parametro zero. Se la legge Bosman, sembrava aver dato “libertà” ai giocatori, in realtà, ha aperto uno spiraglio a tutti quei “personaggi” che venendo dalla gavetta, questo non si può negare (Mendes vendeva videocassette e Raiola, vabbè lo sappiamo), hanno iniziato a trovare la loro strada. Qualcuno potrà pensare che abbia qualcosa contro i procuratori ma in realtà non è così, anzi. Vorrei solo che venisse tutto regolamentato seriamente e non solo a parole. Nel 2018 nella classifica dei brand sportivi più preziosi al Mondo troviamo nei primi 20 posti, solo 4 squadre di calcio. In ordine di posizione, Manchester Utd (2), Real Madrid (3), Barcellona (4) e Bayern Monaco (12). Il resto delle posizioni sono occupate da squadre (franchigia) che militano nei campionati americani, NFL, MLB e NBA. Dalla 20° alla 50° posizione, troveremo solo il Manchester City (30), il resto è tutto sempre e solo dominato dagli sport americani. Quindi, per capirci, le 5 squadre che giocano in Europa e che hanno valori oltre i 2 miliardi di dollari, ci sono agenti che riescono comunque a muovere transazioni vicino alla metà del valore del City. Ricordo che Mendes e la Gestifute avevano transazioni per 1.2 miliardi di dollari.

Una cosa che salta all’occhio è anche la totale assenza del PSG, squadra regina del mercato estivo 2021 e che da anni muove milioni di euro senza mai vincere nulla ma che riesce a partecipare a transazioni come Donnarumma e Wjinaldum elargendo commissioni monstre. Aspettiamo l’ufficialità di S.Ramos e malcontati lì dentro ci sono oltre 50 milioni di euro di commissioni ai procuratori. E qui torniamo al discorso dei parametri zero. Ho fatto l’esempio del PSG perchè quest’anno balza all’occhio ma la tradizione si sta confemrando da un pò di tempo. Come avete visto e letto sui giornali, gli spostamenti a zero dei tre giocatori citati sono delle operazioni di mercato di assoluto valore economico, che però generano un problema. In tutto questo movimenti di denaro gli unici che ci guadagnano sono i giocatori e i procuratori. Sia la squadra “cedente” che quella “acquistante” praticamente non hanno vantaggi. Aldilà di quello che ci racconta il caro Ceferin, se i grandi club iniziano non fare più transazioni milionarie tra di loro sui “top player”, ma si trovano a subire la fuga dei giocatori per strappare ingaggi più alti e commissioni più remunerative, che fine farà il calcio europeo? Ma soprattutto, al caro Ceferin, chiedo, se questa metodologia di mercato si allargasse alle sue tanto amate squadre minori, che ne sarebbe di quella tradizione dei piccoli club fucine di talenti da mettere in vetrina per monetizzare? Ovviamente la risposta sarebbe che “il calcio è della gente” anche se a questo punto sarebbe meglio di “il calcio è dell’agente”.

Sempre su Ceferin, vi ricorderete che nel 2019 la Champions League ha fatturato circa 2.8 miliardi di dollari e che il buon presidente si è opposto ad una SuperLega che avrebbe generato oltre 3 miliardi di dollari. NFL, MLB e NBA insieme fatturano oltre 30 miliardi tra sponsorizzazioni e contratti tv. Avete letto bene, 10 volte tanto. Se sommiamo, Champions e Premier League, che sono l’elite del calcio mondiale, arriviamo a poco più di 5 miliardi, mettiamoci la Bundesliga con 2.2 miliardi e non arriviamo, comunque a più di 10 miliardi. Se ci fosse la musica di sottofondo, potremmo mettere tranquillamente un de profundis. Insomma va riformato il sistema calcio ma partendo da ciò che più di tutto sta creando un “buco”, ovvero le procure. Gli incassi e le sponsorizzazioni aumenteranno in base alla crescita delle varie competizioni, idem gli investimenti delle televisioni, ma è impensabile che i fatturati e gli utili più importanti siano generati da “terze parti” e non da attori del mondo del calcio.

Chiudo con uno sguardo a casa nostra dove le casse delel società sono “a pezzi”, anche e soprattutto per una mala gestione diffusa ma anche perchè, troppo spesso, ci si affida ai procuratori per costruire le squadre, dando un ruolo marginale ai DS. Dal 2014 al 2019, la Serie A ha avuto ricavi per 11.2 miliardi di euro e la spesa per i procuratori si è stabilizzata al 7% del totale. Cinque anni, 11 miliardi e ai procuratori quasi 1 miliardo. Una persona di nostra conoscenza con la cravatta gialla direbbe “A posto così”.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.