Flash Gordon, la sfilata e la moria di centravanti

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Era tutto pronto: Executive Lounge tirata a lucido, succulento buffet con barbagianni disossato in bella vista, sfilata di grandi ex del calibro di Stefano Eranio, l’immancabile condor in fame chimica pronto a sbranare la qualunque e un po’ di gnocca che non guasta mai.
C’erano tutte le premesse per festeggiare in grande stile, persino Flash Gordon si era ricordato, Lunedì mattina, di possedere una squadra di calcio in un pianeta lontano, riuscendo ad agganciare in extremis il razzo del Dr. Zarkov e lanciarsi su San Siro per il lieto evento.
C’erano tutte le premesse ma, come sempre, c’era la variabile impazzita: quei fastidiosi 95 minuti che separano il buffet del pranzo da quello dell’aperitivo, nei quali Milan e Sampdoria avrebbero dovuto giocare una partita di calcio.

Chissà cosa avranno pensato gli illustri ospiti a metà primo tempo, quando in occasione di un’insignificante punizione da metà campo Bennacer chiamava lo “schema” a Chalanoglu facendo segno di venire incontro, e per tutta risposta vedeva lo stesso turco fare esattamente il contrario chiamando la profondità.
Chissà se a qualcuno sono venute in mente le parole attribuite a Clarence Seedorf nel marzo 2014: “il Milan per arrivare nelle prime quattro dovrebbe cambiare ¾ della rosa”.
E chissà se qualcuno ha esclamato, come il sottoscritto sul divano, “Cazzo, non ci siamo mossi di un millimetro in sei anni!”

E cosa mai avranno pensato quando il giocatore preferito dai presidenti deliziava la platea con un geniale assist di destro ai cartelloni pubblicitari, tutti tempestati di prestigiosi brand che tanto fatturato ci portano.
Qualcuno avrà ricordato, come il sottoscritto, le parole del Vate Arrigo Sacchi a seguito del terribile infortunio di Ronaldo all’olimpico nel 2000? “Lui e Maradona sono gli unici giocatori che ho visto in grado di vincere le partite da soli. Tutti gli altri, anche grandissimi come Van Basten, dipendono comunque dalla squadra”.
Questa massima apparentemente banale del buon Arrigo, udita in una trasmissione dell’epoca, mi torna in mente ogni volta che sento parlare dei centravanti del Milan che non segnano, che bisogna prendere uno che la butti dentro, uno motivato, uno che non si lamenti con i compagni per i palloni che arrivano a stento.

La cantilena va avanti ormai dal 2012: quando c’è il giovane promettente ci vuole l’affermato ed esperto, quando c’è l’affermato ed esperto ci vuole il giovane affermato, quando non va più bene neanche il giovane affermato che si fa? Proviamo a citofonare, magari qualcuno scende.
E poi un anno c’è l’alto e forte di testa ma ci vuole il piccolo e veloce, quando c’è il piccolo e veloce ci vuole il veloce e forte di testa, quando c’è il veloce e forte di testa ci vuole il centravanti di manovra, quando non va più bene neanche il centravanti di manovra si chiama l’amico procuratore implorando aiuto.
Passano allenatori, dirigenti, osservatori, collaboratori di ogni tipo ma il problema è sempre l’attaccante, che non finalizza le frizzanti invenzioni dei nostri “fantasisti” e i puntuali cross provenienti del nostro invidiato binario destro; il gioco scorre fluido, manchiamo di concretezza davanti.

Mentre scrivo, infatti, circolano voci sull’imminente cessione di Piatek già in questa sessione di mercato; non so se si concretizzerà e non mi strapperò i capelli se dovesse andarsene, ho ancora negli occhi i gol divorati quest’anno in entrambe le trasferte di Torino.
Mi domando però come si possa sperare in un seppur minimo cambio di rotta operando in questo modo sul mercato, buttando a mare un centravanti dipinto come il pilastro del nuovo Milan fino a qualche mese fa e rimpiazzarlo con un quasi quarantenne che, secondo qualche buontempone, dovrebbe rivoltare come un guanto questo circo inventandosi i gol dal nulla, sfornare assist a ripetizione per un ipotetico Nocerino-readapted, gestire lo spogliatoio a suon di calci rotanti, addirittura dare un senso alla stagione…..ah no quello l’ha già fatto, la sua presenza è essa stessa essenza.
Altro giro, altro regalo; non ho nulla contro Zlatan, grandissimo campione e uomo con le palle di ferro, ma la mossa puzza di arma di distrazione di massa a 100 km di distanza.

Sul resto del mercato tiene banco l’ennesima telenovela: non per Messi, non per Salah, non per Modric ma per……Todibo, pilastro del Barcellona con ben 5 presenze in partite ufficiali nel 2019.
Quasi impossibile arrivarci, ma il valoroso DS ha budget illimitato per avere il sì del giocatore e ha consegnato personalmente un bancale di gustosi Boccadillo de Jamon Serrano di cui il giovane difensore è ghiotto, incrociamo le dita.

Tuco

Vedere Gullit e Donadoni fare polpette del Napoli a San Siro mi ha fatto innamorare del Milan, vedere Marco Van Basten segnare il gol più assurdo della storia mi ha fatto capire che il calcio può essere anche arte, vedere Buffon a gambe all'aria un attimo prima di trionfare in finale di Champions sui nemici di sempre ha dato un senso alla mia vita di tifoso rossonero