Derby !

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E’ Derby. Finalmente un derby dove ci giochiamo ambedue qualcosa d’importante. Un Derby che, dopo anni, ha un significato, uno scopo, che va oltre la rivalità cittadina, un Derby che conta. Un Derby che vivremo con il cuore in gola. Una partita che dirà molto sulle possibilità di ambedue i contendenti di arrivare a quel benedetto posto in Champions League diventato così importante per il futuro di squadre e società ma, soprattutto, per le aspettative delle tifoserie. Un Derby temuto egualmente sulle due sponde del naviglio. Un Derby che sa di tempi passati, quando ci si giocavano scudetti e Champions League, ma anche di presente, per il quale una qualificazione fa la differenza tra un futuro all’arrembaggio, con soldi e disponibilità da mettere sul tavolo o un futuro dimesso dove le dirigenze devono fare le nozze coi fichi secchi. Che sia per il rispetto delle regole (vedi FPF), che sia per decisione perché le proprietà impongono il diktat del “si spende per quanto si incassa” non fa differenza. Due proprietà, Elliott e Suning così diverse ma, per certi versi, così uguali. Non sono più i tempi dei mecenati. Dei Berlusconi e dei Moratti, dei Pirelli, dei Rizzoli e, perché no, dei Pellegrini (che con qualche limite ma il suo ha provato a farlo, glie ne do atto). Oggi è il tempo del “calcio business” e le proprietà si comportano di conseguenza. Giusto ? Sbagliato ? Domande mal poste. Non c’è un giusto o uno sbagliato, c’è la realtà e con questa noi tifosi, che invece siamo rimasti uguali a duemila anni fa quando tifavamo questo o quel discobolo alle olimpiadi (quelle originali intendo), dobbiamo fare i conti.

Le squadre arrivano a questo Derby dopo 27 giornate di campionato in qualche modo simili. Tutte e due hanno avuto periodi buonissimi e periodi bui (l’Inter la prima parte di campionato ed il Milan questa ultima e viceversa). Ambedue sono passate, o stanno passando, guai di carattere tecnico, problemi di spogliatoio, momento di forma differenti. Noi abbiamo pagato prima la grana Higuain, per quanto risolta brillantemente, che ci è costata punti ed incazzature a nastro, l’Inter la sta passando adesso con la querelle del Wando che però stanno cercando di ricomporre giusto giusto prima del Derby. I rossoneri arrivano a questa sfida forti delle cinque vittorie in fila, una difesa di ferro, della conquista del terzo posto (proprio ai danni dei dirimpettai), di un morale alle stelle e di un calendario, sulla carta, un pochino più favorevole delle rivali (anche le altre). Di contro una condizione fisica deficitaria (come hanno mostrato le ultime due partite), con molti dei giocatori più importanti che sono in riserva (Suso, Paquetà e Bakayoko sopra tutti), ed un gioco offensivo che mostra tutti i suoi limiti.  I nerazzurri ci arrivano in un momento non esaltante, con lo spogliatoio in subbuglio, qualche casino societario (ma è successo anche a noi solo qualche mese fa, non dimentichiamolo con i problemi interni e l’allenatore sulla graticola lasciato troppo spesso solo ed esposto al pubblico ludibrio), e tanti punti persi negli ultimi turni nei confronti delle rivali per la CL (noi in primis…) ma, di contro, con la situazione ideale del “abbiamo tutti contro” in cui, a volte, ti compatti e vai oltre i piccoli  e grandi egoismi personali dei giocatori (primedonne per eccellenza), i limiti del momento, i litigi delle comari del cortiletto della cascina, perché sei minacciato da un nemico comune più pericoloso e più grande.

è sempre derby …

Sulla carta per trend, per morale, per situazione generale, sembreremmo un filino avvantaggiati ma il Derby è Derby. Per quanto un pareggino (sapete, di quelli per cui basta uno sguardo in campo per un tacito accordo di non beligeranza, e non ditemi che non sapete di cosa sto parlando se avete mai messo piede su un campo di calcio), potrebbe alla fine andare bene a tutti e due ma il derby sfugge ad ogni pronostico. E’ una partita nella quale le differenze tecniche si appiattiscono, i bioritmi si bypassano, lo stato dell’arte sparisce e qualsiasi risultato è possibile. Una sfida che non guarda in faccia a nessuno. Si gioca sempre con un pallone e ventidue uomini in campo ma prima ancora che con la tecnica, la classe ed il talento, si gioca con i nervi, la cattiverai agonistica, la determinazione, la voglia di vincere, il desiderio di riscatto e, perché no, anche con un poco di sano fondoschiena che a volte fa la differenza.

e sempre derby sarà …

Un vantaggio in realtà l’abbiamo davvero. Vista la classifica ed il calendario dovesse anche andare male non avremmo compromesso nulla e dovremmo solo continuare a fare quello che stiamo facendo (ed anche noi tifosi) ma… come i ragazzi che scenderanno in campo io, porco il mondo, questo Derby lo voglio vincere. Non è per la classifica, non è per la qualificazione CL (non solo almeno). E’ che quando i derby contano davvero il Milan ridiventa sempre il Milan. Quando ci siamo giocati qualcosa o quando potevamo rompere le uova nel paniere dei cuginastri, ci siamo quasi sempre riusciti uscendone vincitori o, quanto meno, a testa alta. Facciamolo anche Domenica, ritorniamo ad essere il Milan. Questa è l’occasione giusta per dare un segnale. Per gli avversari (tutti), per i giocatori, per tutto il mondo del calcio e per noi che dopo tanti anni di dispiaceri ed umiliazioni ce lo meriteremmo. Forza ragazzi, forza Ringhio, forza nighters. A volte bisogna credere che i sogni diventino realtà perché si avverino. Proviamoci !

PS. Devo a tutti un sacco di scuse. A voi in primis ma anche a tutti i tifosi di calcio ed agli sportivi Italiani, Europei e mondiali. Alla stampa di settore ed ai giornali, alle TV, alle radio. Insomma devo delle scuse all’universo intero ma, Monsieur Cristiano, soprattutto a “Vossia”. Con quale insensibilità parlo anche oggi di Milan e di Derby, oggi, proprio oggi. Il giorno dei giorni, quello in cui si decidono i destini dell’umanità. La notte in cui per il bene del calcio Italiano, ma che dico Italiano, Europeo, ma che dico Europeo, mondiale, Interplanetario, cosmico, per il bene del mondo e per la sua imperitura salvezza si giocherà la partita delle partite. Il più importante, intrigante, favoloso, scintillante evento che la storia del calcio e dello sport intero (e non solo)  abbia mai celebrato e che sarà ricordato come “l’impresa” per tutti i secoli dei secoli. I Cholitos’ non avranno scampo e periranno per celebrare l’immensa gloria dell’onnipotente (o degli onnipotenti, fate voi). Non hanno scampo. Ma che volete farci, il senso del dovere mi limita alla nostra piccola ed insignificante quotidianità. Se sparirò nel nulla significa che gli Dei mi hanno voluto punire o, se non proprio gli Dei, qualche potente dell’universo indispettito da questo piccolo gesto di ribellione al volere divino e fedeltà ai nostri colori. Se vi avanzano cinque minuti ricordatemi nelle vostre preghiere. Ma in fondo chi se ne frega, in fondo conta solo il nostro vero, forte, potente ed infinito …

FORZA MILAN 

Axel

 

 

 

Puoi cambiare tutto nella vita. La fidanzata, la moglie, l'amante, la casa, il lavoro, la macchina, la moto e qualsiasi altra cosa che ti viene in mente. Solo una cosa non potrai mai cambiare. La passione per questi due colori. "il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari". Grazie mamma che mi hai fatto milanista, il resto sono dettagli.