Ciao Franck e la gestione della follia

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E’ realmente dura scrivere prima della partita di domani. In settimana sono già state versate parole a fiumi su questa attesa che porta ad una partita lievemente decisiva. Potrei soffermarmi sulle decine di dichiarazioni sponda neroverde che si sono succedute con una cadenza, a dir poco, giornaliera ma preferisco sorvolare perchè anche tifosi di altre squadre stanno notando un certo clima intorno alle ultime partite di campionato. Potrei anche decidere di scrivere qualcosa riguardo alla questione biglietti per la partita di Reggio Emilia, ma solo un venusiano non poteva prevedere quello che puntulmente è successo. Ho deciso pertanto di stemperare la tensione, sprecando un pò di inchiostro virtuale e un pò del vostro tempo prezioso (è pur sempre sabato) scrivendo la mia su un giocatore che partirà a fine stagione, Frank Kessie. Ma anche un pò della questione stadio/feste scudetto.

A prescindere da tutto ciò che succederà in campionato, va ricordato che il ragazzo in campo ha sempre dato tutto, fin dal primo giorno. Anche quando, in maniera decisamente azzardata, si è lasciato andare a dichiarazioni troppo esose che gli si sono rigirate contro. Questo impegno i tifosi lo hanno visto, nonostante qualche fischio qua e là nei mesi scorsi, i tifosi hanno capito che tutto si poteva dire ma non che il ragazzo non si stesse impegnando. I fischi non sono spariti perchè qualche muezzin ha lanciato la fatwa contro i “criticoni”, perchè il tifoso rimane una persona in grado di intendere e di volere e aal suo occhio, Kessie non ha mai mollato, nonostante il suo futuro lontano da Milanello fosse bel delineato. Quando ha fatto fatica, mi permetto di sottolineare, era in evidente pessima condizione fisica. Spesso ci si è dimenticati, che, Coppa d’Africa e Olimpiade incluse, il ragazzo ha giocato ininterrottamente dal 2020, dopo la ripresa della Serie A post, primo lock down. Una serie di partite infinite, soprattutto macinando chilometri e risparmiandosi poco. Mi ricordo a San Siro in Milan-Udinese che era decisamente appannato ma proprio perchè non stava in piedi. Le critiche e i fischi non sono mancati ma le giustificazioni, a causa del suo mancato rinnovo, sono sempre state poco prese in considerazione.

Però il suo peso specifico si è sentito, soprattutto in queste ultime giornate, quando c’è stato da metterci attributi e testa, lui ha sempre risposto presente. Credo che ci mancherà, anche come figura nello spogliatoio, ha fatto la sua scelta e va rispettata, nonostante la frittata delle dichiarazioni giapponesi. Per me ha molto più dignità lui che qualcun altro che, trovandosi disoccupato, ha preferito prendere anche un numero di maglia diverso da quello tatuato sul suo braccio. Onore a Frank e buona fortuna.

Non so cosa verrà deciso, nel momento in cui sto scrivendo non ci sono ancora dichiarazioni ufficiali su cosa succederà a Milano domenica sera. L’unica cosa certa è che questa è la grande sconfitta della politica milanese e della Lega calcio. Che si arrivasse fino all’ultima giornata era molto probabile, ormai da settimane, anche se, probabilmente, qualcuno sperava di chiuderla prima. Eppure la disorganizzazione del tutto è sotto gli occhi. A venerdì sera, i tifosi del Milan di Milano, non hanno idea di dove potranno vedere la partita, perchè pare non ci siano spazi che il sindaco e la giunta siano disposti ad offrire. La Lega Calcio, come sempre è un’optional. Pensate ad una città come Milano, con tutto il rispetto per altre città italiane, che non sa come gestire una festa scudetto. Perchè lo scudetto rimarrà a Milano, questa è la certezza. Nonostante questa empasse imbarazzante, i tartassati sono sempre i tifosi che saranno gli ultimi ad arrivare nelle scelte.

Questa problematica non è tanto lontana dalla questione stadio che ha ormai preso la forma della farsa, in salsa tutta italiana. C’è ancora gente che pensa che avere due stadi a Milano sia un problema, piuttosto che rendersi conto del delirio politico che si sta portando avanti. Ma la posizione del comune di Milano mi sembra evidente, temporeggiare il più possibile per evitare scossoni politici scomodi. D’altronde è molto più facile perdere un voto per uno stadio costruito che guadagnarne uno per uno stadio costruito, quindi meglio aspettare e sperare. Milan e inter sono anche in situazioni diverse, visto che i fatti dicono che è molto più prioritario per noi che per loro avere uno stadio. A loro, come spesso capita, ve sempre di lusso tenendo profilo basso e schierando tutta la intellighenzia a fabore della permanenza a San Siro, che non è neanche una loro creazione, ma vabbè, li conosciamo. Vedremo cosa partoriranno le menti eccelse nella stanza dei bottoni ma per ora, di certo, non c’è nulla.

Domani sarà una giornata di esodo, per arrivare a Reggio e aspettare questa ultima curva prima del traguardo. Non serve paura, nè ansia e neppure l’euforia. Serve consapevolezza di poter fare qualcosa di importante, perchè ricordatecvi cosa scrissi mesi fa, se dovesse succedere sarà ancora più bello e gustoso ma se dovesse andare male avremo trovato comunque una squadra.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.