Non ci capiscono niente

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C’è una nota e divertente scena di “Continuavano a chiamarlo Trinità” dove Terence Hill alias Trinità, appunto, dopo aver mazzuolato a poker il temibile (sulla carta come si suol dire) Wild Cat Hendriks viene da questi accusato di aver barato. La conoscete tutti: il saloon si immobilizza, i due vanno faccia a faccia davanti al bancone e Trinità “corregge” la visione dell’avversario a sberloni e virtuosismi con la pistola.
Non ci hai capito niente, eh? Te lo rifaccio se vuoi”.
Ecco questo è quel che fa anche il nostro Milan, specie da quando viene tacciato di fortune e furbizie. Ma fortune quali, che abbiamo preso 14 fra pali e traverse (quanti juventus e Inter insieme). Giochiamo in formazione rimaneggiata praticamente da inizio anno, senza mai la possibilità di schierare quella ‘tipo’, e uomini chiave come Ibra, Rebic e Bennacer hanno disputato la metà delle partite.
Eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee ma i rigori.
Sui rigori c’è poco da dire: non conta la quantità, conta la dinamica, l’episodio. E siccome parliamo di Zlatan Ibrahimovic, perlopiù, occorre rispetto: non si chiama furbizia, ma mestiere. Le parole sono importanti. La quantità è semmai una statistica che ci deve far pensare: attenzione, bisogna dare più supporto a Ibra in area, perché troppo spesso è stato lasciato 1 vs tutti pur portando a casa la metà (o forse più, aiutatemi se volete) di quei rigori che infiammano le polemiche.
Ma non si possono contestare. Si possono rivedere tutti, non sono filmati segretati. Al Milan è stato assegnato un solo penalty inesistente, contro la Roma, a compensazione di quello fischiato 10 minuti prima altrettanto inesistente. Tutto il resto è indiscutibile.
In area siamo come le mani di Trinità: troppa la sorpresa, il mestiere e la velocità di esecuzione. Tralasciando Di Francesco, che in cerca di alibi ha rilasciato dichiarazioni di cui si sarà pentito 10 minuti dopo (troppo stupide), Gasperini ha l’ha chiamata ‘bravura’ sogghignando. Parlando poi della sua come ‘squadra non premiata’ anche se avendo visto almeno 10 partite intere dei bergamaschi quest’anno non so bene in che senso. Non è che l’Atalanta siccome fra pressing alto allora merita tanti rigori. Eh niente, questi sono quelli che per 10 anni hanno accettato di tutto dalla signora, adesso ciarlano. Facciamoli ciarlare.
Il signor Gasperini poteva anche limitarsi al plauso a noi come sprone ai suoi, invece si è dimostrato come sempre simpaticissimo, il vate di Grugliasco, con cui incroceremo le armi questo sabato nell’ultima sfida di un girone d’andata ai limiti dell’incredibile.

Stanno a guardare i rigori e non ci stanno capendo niente. E noi? Glielo rifacciamo, senza problemi. Due o tre ceffoni a tutti anche al ritorno, magari capiranno. Più che speranza ormai si può definire stile.
Quella scena di Trinità sapete che è quasi un unico ciak? Autentica. Certo il mitico sound degli schiaffoni è inserito, ma non c’è altro, non credo sia nemmeno accelerata. E’ proprio il grande Terence che si muove così bene e così veloce, col gli schiaffi e con la pistola. Prima di girare la scena aveva fatto allenamento per giorni a casa, prendendo a sberle una colonna. Dedizione, follia, training. Così riescono le cose belle, quelle che lasciano una traccia.
Così come da qui a 100 anni una qualunque produzione potrà strapagare qualche attore per girare una scena simil-Trinità, con più effetti, con più velocità, con più colpi…ma quella scena resterà più vera e bella, così noi oggi corriamo praticamente appaiati all’Inter e sulla scia dei numeri della vecchia signora dominatrice del decennio…ma siamo più belli, e veri. Non c’è un cazzo da fare. Sarà per come ci siamo arrivati e per come ci stiamo restando, ma quando guardi il Milan non ti viene da pensare ai soldi, alle giacche e cravatte, o all’obiettivo in sè. Guardi il Milan e pensi al lavoro che c’è dietro, dopo anni di nulla, a quel video di Zlatan con le corde e i palloni da pilates tipo Ivan Drago. Andrebbe guardato in silenzio il Milan, col sottofondo solo delle urla di Pioli (80% delle quali sono SAMUUUUU, a dire il vero), perché è un racconto che finora ci sta testimoniando che la Magia esiste ancora e allora bisogna stare in silenzio come un bambino che ascolta una fiaba bellissima.
Ci sarà giustizia? Non lo so, mancano ben 20 partite. Ma finchè le interviste pre-post partita di Zlatan saranno come una carezza sul cuore (guarda che cazzo mi trovo a scrivere) perché non crederlo.

Non ci stanno capendo niente. Ma la mia non è arroganza, assolutamente. E’ cronaca. Sono certo che non ci stanno capendo niente. Perché anche io che vivo il Milan tutti i giorni ci ho messo parecchio a capirlo. E ancora a settembre, quando ho realizzato che…c’era il dubbio di…eccetera. Non so se mi spiego. E allora figurati quattro stronzi (scusate, è in simpatia) per cui fino all’anno scorso eravamo (giustamente) fuffa, morti, ex-rivali. Ora che ci arrivano sarà già finito il campionato mi sa.
Quindi? Giù schiaffoni. Zlatan sa. E the Real Mario, l’Uomo Radioattivo, è qua per aiutarlo.
Forza Ragazzi.

Larry

 

22/11/1997, primo blu. Un ragazzino guarda per la prima volta l’erba verde di San Siro da vicino.Il padre gli passa un grosso rettangolo di plastica rosso. “Tienilo in alto, e copri bene la testa. Che fra un po’ piove”. Lapilli dal piano di sopra, quello dei Leoni. Fumo denso, striscioni grandi come case e l’urlo rabbioso: MILAN MILAN…Quel ragazzino scelse: rossonero per sempre. Vorrei che non fosse cambiato nulla, invece è cambiato quasi tutto. Non posso pretendere che non mi faccia male. O che non ci siano colpevoli. Ma la mia passione, e quella di tanti altri, deve provare a restare sempre viva.