Italia-Inghilterra presentazione

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Il grande giorno è finalmente arrivato, quello che ogni italiano sperava di vivere all’inizio di questa avventura, il giorno della finale di Wembley. E se proprio è in terra d’Albione che si giocherà l’atto conclusivo della competizione, allora è giusto che lo si faccia contro i padroni di casa, contro i sudditi della Regina, gli inventori dello sport più bello del Mondo che continuano a sbandierare lo slogan “it’s coming home”. Possibile, ma prima dovete battere noi, che sulla maglia di stellette ne abbiamo quattro, non una. L’esordio con la Turchia è stato sì il principio del cammino europeo, ma se proprio dovessimo trovare la pietra fondante di quella che è la Nazionale di Mancini, dovremmo forse tornare indietro al novembre del 2017, alla sera in cui gli Azzurri di Ventura non riuscirono a qualificarsi per il Mondiale di Russia 2018. In pochi avrebbero potuto immaginare che in così poco tempo l’Italia calcistica potesse risollevarsi al punto da raggiungere una finale europea. Di questo va sicuramente reso merito a Roberto Mancini, a prescindere dall’antipatia che possiamo provare per l’ex mister dell’Inter e a prescindere anche da come andra’ stasera. Mancini ha espresso prima di tutto la sua capacità di essere un ottimo selezionatore, puntando su un gruppo sì giovane, ma anche con quel pizzico di esperienza nei ruoli chiave che non poteva mancare. E’ stato anche fortunato, l’ex mister di Inter e Lazio, perché Jorginho è un calciatore diverso da quello del 2017, perché si è trovato un Chiesa e un Barella in più, ma anche bravo, perché ha rinunciato alla tentazione di puntare ancora su elementi del passato, sfrondando i rami vecchi e valorizzando i Verratti e Donnarumma, per dirne due a caso. Mancini, tra lo scetticismo generale, ha preso in mano dei ragazzi e degli uomini, plasmato un gruppo, indicato una direzione e raggiunto obiettivi importanti. Perché l’obiettivo di tornare a essere l’Italia è stato raggiunto comunque, che l’arco di Wembley si colori di azzurro o meno.
Degli Azzurri di Mancini mi piace il fatto che non finiscano di stupire e di imparare, che siano sempre pronti ad aiutarsi, che siano una squadra che non si arrende. Soprattutto, che conoscano i propri limiti e che provino a superarli insieme, con la forza del gruppo. Da un certo punto di vista nemmeno la Nazionale del 2006 mi sembrava così unita; quella di Lippi aveva invece dalla sua la classe degli interpreti, dei Pirlo e dei Totti, dei Cannavaro e dei Del Piero, e in più la grande anima di Rino Gattuso. Questa di Mancini somiglia invece più all’Italia di Conte, ma con interpreti senza dubbio migliori. In questo l’Inghilterra ci somiglia, e molto. La Nazionale dei Leoni è da che mondo è mondo quella più sfigata, quella che mai riesce ad arrivare in fondo a una competizione, che si squaglia sul più bello. Con Southgate si è invece coesa, è ritornata a giocare semplice, ordinatamente, ma al contempo con una filosofia di gioco un po’ meno britannica, più ragionata e meno d’impeto. Il 4231 degli inglesi sarà formato da Pickford in porta, in difesa Walker (che sostituisce l’infortunato Alexander-Arnold, che ha saltato di netto i campionati europei), Stones, Maguire e Shaw, a centrocampo Rice e Phillips davanti alla difesa e Kane unica punta sorretta da Sterling e dai giovanissimi Mount e Saka. Probabilmente out per un problema al ginocchio Foden, il talentuosissimo trequartista del City, ma non un fattore in questi Europei. Piuttosto a essere un fattore è stata la fase difensiva dei bianchi, la migliore della competizione, così come la freschezza dei suoi interpreti, ragazzi pronti a rischiare e senza paura o timori reverenziali. Wembley sarà un’ulteriore scossa per loro, ma potenzialmente anche un palcoscenico opprimente, come solo i luoghi in cui si fa la storia sanno essere.
Per gli Azzurri formazione titolare, lo sfortunato Spinazzola escluso. Emerson non ha sfigurato contro la Spagna, ma “Spina” è stato certamente più continuo e pericoloso del collega che lo ha sostituito. Si parla di terzini perché proprio il presidio delle fasce sarà uno dei fattori del match. Sollecitatissimi Barella e Verratti per gli Azzurri, sempre pronti ad aiutare i colleghi difensori laterali durante le sicuramente decise sovrapposizioni e scorribande delle ali inglesi. D’altro canto Chiesa e Insigne potranno essere i pedoni che metteranno a freno proprio le velleità offensive dei laterali avversari con la loro semplice presenza: come dire, andate pure avanti, poi però se prendete un contropiede all’italiana non vi stupite. A centrocampo servirà invece tutto il sangue freddo di Jorginho per evitare il pressing di Rice e Phillips, ma anche qui c’è il piano B, e porta il nome di Leonardo Bonucci, pronto a sostituire il metronomo del Chelsea in fase di impostazione. Infine Immobile, che come Kane avrà il compito di tenere in allarme una retroguardia forte e difficile da penetrare: mi aspetto una prestazione di grande sacrificio per entrambi, ma naturalmente con la possibilità di piazzare la zampata decisiva in ogni momento.
Comunque finisca stasera lo dico da subito, forte e chiaro: sono orgoglioso di questa Nazionale e del lavoro che è stato fatto. Sono felice di tifare un’Italia con una prospettiva, con un futuro, che nei prossimi tre anni giocherà due altre competizioni major (Mondiali 2022 e di nuovo Europei 2024) con la possibilità di se non aprire un ciclo, almeno giocare per farlo. E’ stato un mese intenso, gratificante e difficile, ma che ha sancito una grande crescita. E se andrà male, pazienza, proveremo a rifarci nonostante la cocente delusione, rialzandoci come abbiamo fatto e stiamo facendo anche in situazioni ben più gravi. Stasera mi godrò questi ragazzi che mi hanno fatto emozionare e gioire, con addossa una maglia che mi ricorda casa, al contrario di quella rossonera che mi evoca sfrenata passione. Servono entrambe le cose, nella vita: casa e passione, in tutti e due i casi concetti che ispirano l’amore. E io amo la Nazionale, e continuerò a farlo sempre.

Fab

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.