Milan-Roma: presentazione

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Una brutta figura. Si può dire? Una gestione del match in cui Gattuso è stato subissato da Ancelotti. Possiamo permetterci di criticare il fine stratega Rino? Un gioco che latita, speculativo, difensivista. “Ah ma quindi se vinci la Champions difendendoti ti fa skifo??!?!1!1”. Nzomma, diciamo che ‘sto inizio di stagione non è stato dei migliori. Sei nel secondo tempo di Napoli-Milan, soffri ma vinci, le statistiche parlano di qualcosa tipo 10 tiri in porta del Napoli e 2 tiri tuoi nello specchio (conditi da due gol… roba che quando accadeva contro di noi, ai tempi di Ancelotti, tutti noi maledivamo il catenaccio e dicevamo fieramente che vincere così faceva schifo) e riesci a non difendere il risultato, riesci a far ribaltare la situazione, finisci col perdere 3-2. Come possiamo definire la partita? Una fatalità? Cose che succedono? “Capitava anche al grande Milan di Ancelotti, perché non a questo?”. Il solito relativismo che porta solo a un risultato: altra mediocrità. Perché giustificare i fallimenti è da mediocri, da chi sa di non riuscire a raggiungere determinati risultati e quindi… si accontenta di poco, della soddisfazione toltasi, delle sconfitte altrui, delle parole al vento in conferenza stampa. In questi giorni una di queste giustificazioni sta andando particolarmente di moda: “Diamo tempo a Gattuso“.

Perché il Milan – inteso come società – e i suoi tifosi dovrebbero dare tempo a Gattuso? Perché è stato un grande giocatore, uno dei simboli del Milan dei primi anni 2000? Perché è una persona genuina, di cui ci si può fidare? Chiedo… dal momento perché credo sia doveroso sottolineare come questa affermazione, a livello sportivo, non ha il minimo senso, anzi. Potrebbe averlo al limite nel caso di un giocatore, magari giovane, acquistato a suon di milioni. Oppure nel caso di un allenatore che ha mostrato grandissime qualità, ma che sta vivendo un momento complicato. Non mi pare questo sia il caso di Rino, che, ricordiamolo, lo scorso anno ha raccolto 4 punti in 4 partite contro Hellas Verona e Benevento. Spero di sbagliare, ma il senso di tutto ciò che ho scritto finora è che il rinnovo di Gattuso è stato forse il più grande errore di Fassone e Mirabelli, un errore che l’attuale dirigenza avrebbe dovuto correggere. Spero vivamente di sbagliarmi e di essere clamorosamente smentito, ma al momento la mia fiducia nel mister è molto vicina allo zero.

Come se non bastasse, la Dea bendata (ma veramente molto bendata!) ci ha abbinato in apertura di campionato, dopo il Napoli, anche la Roma. La squadra di Di Francesco è davvero molto interessante e – per citare Stanis La Rochelle – molto poco italiana. Il punto debole è forse Daniele De Rossi, a 34 anni suonati (si va per i 35) ancora perno del centrocampo: persi Nainggolan e Strootman, tocca ancora a lui tirare avanti la baracca. Per il resto, la squadra è ricca di individualità, tecnica, inventiva, classe, velocità e potenza. Dalla cintola in su i vari Nzonzi, Under, Pastore, Dzeko, El Shaarawy, Perotti e Cristante danno ai giallorossi uno spessore e una varietà di talenti che pochi altri hanno in Italia: e a questi aggiungiamo Schick, Coric e Kluivert. Una squadra con tantissime frecce al proprio arco, insomma, ma che al momento sta faticando. Certo, le prime uscite sono state tutt’altro che agevoli (trasferta contro il Toro e in casa contro l’Atalanta in grande forma), ma i ragazzi di Di Francesco devono “baciarsi le manine” se possono vedersi con 4 punti in classifica: fosse stato 1 solo non avrebbero avuto nulla da recriminare. Insomma, una squadra estremamente stimolante, ma ancora un cantiere. I rischi per il Milan potranno arrivare dalle folate dei giocatori, da colpi dei singoli, da giocate di classe. Motivo per cui la prima parola d’ordine staserà sarà “concentrazione”.

E noi come giocheremo? Caldara, Laxalt e compagnia cantante avranno imparato i sofisticati schemi di Gattuso? Forse… Le ultime notizie (aggiornate alle 5.22 AM, ora in cui il sottoscritto scrive) dicono che l’ex juventino e bergamasco potrebbe essere del match. Chi rischia di non disputarlo è l’acciaccato Calabria: Abate è pronto a sostituirlo. A sinistra ancora Rodriguez, in porta Gigino. A centrocampo si riforma la cintura dello scorso anno con Kessié, Biglia (anche lui in dubbio, ballottaggio con Bakayoko) e Bonaventura e in avanti Suso, Higuain e Calhanoglu. Una formazione già quasi del tutto rispondente alle attese dei tifosi, almeno come nomi. L’atteggiamento si vedrà.

Credo nessuno di noi disdegni una vittoria, seppur ottenuta con il catenaccio e contropiede. E nessuno sottovaluta l’importanza di sapersi difendere bene. Il nostro motto, tuttavia, è “sempre all’attacco”. Certo non possiamo attenderci che una squadra di calcio segua pedissequamente ciò che andiamo dicendo noi, anzi, meglio non lo faccia, ma le grandi squadre, le grandi vittorie, le imprese memorabili vengono fatte da chi prende l’iniziativa. Da chi gioca e non specula e basta, da chi tenta di fare quel qualcosa in più che alla fine farà la differenza. Anche per questo pensiamo che il Milan di Napoli sia contro la nostra visione del calcio, ma addirittura anche contro quella che è ed è sempre stata l’indole del Milan. A prescindere dal risultato, quello di Napoli è stato un brutto spettacolo. Da questa squadra e questo allenatore ci aspettiamo qualcosa (molto) in più.

Fab

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.