Hellas Verona-Milan: presentazione

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Due vittorie fanno rinascita? Difficile da dire, specie in un periodo in cui nessuno (e ci mancherebbe) perde l’occasione per alimentare la polemica di turno, che sia sulla decisione presa dalla Uefa pochi giorni fa o sul caso Donnarumma. Quel che è certo è che rispetto al passato, soprattutto quello dorato, questo Milan ha pochi amici nelle redazioni sportive. Anche per questa ragione in questo momento Gattuso dovrà principalmente rinsaldare il gruppo, renderlo coeso contro “il ruomore dei nemici” di mourinhana memoria. Un compito he dovrebbe spettare non solo all’allenatore, ma anche alla dirigenza, che da questo punto di vista, vuoi anche per gli impegni e i grattacapi istituzionali, non lo fa.

Un’altra responsabilità del neo allenatore del Milan è quella di parlare, far ragionare, consigliare Donnarumma, ammesso che lui voglia farsi davvero ascoltare qualcun altro che non sia Raiola. Gigio però, avesse più rispetto per i tifosi e non raccontasse favole: se oggi Raiola è il suo procuratore è anche perché gli va bene. Ciò che l’ambiente dovrebbe fare è riuscire a inserirsi nel rapporto che Donnarumma ha con Raiola (in realtà i Raiola), ma come farlo? Fassone, Mirabelli, anche Bonucci (che mercoledì si è comunque comportato da Capitano vero), figuriamoci Montolivo: nessuno di loro, per una ragione o un’altra, può davvero essere il grillo parlante di Gigio. Solo Rino, un uomo – prima che un allenatore o un ex giocatore – che quando parla non lo fa a vanvera, sa arrivare al punto ed essere convincente. Se nemmeno lui dovesse riuscire a far comprendere al Raiolino i valori del Milan, ciò che significa indossare la maglia rossonera e soprattutto la responsabilità di farsi rappresentare da certa gente, allora che il piccolo vada per la sua strada, sopravviveremo anche a questo.

Dal punto di vista tattico le ultime due partite hanno visto il trionfale ritorno del 4-3-3, il modulo che ha fatto tornare il sorriso sulle labbra dei fuoriclasse rossoneri, specie quel Suso che non ha perso occasione di ricordare come questo sia il suo modulo preferito. Come recitava il titolo di un film di Woody Allen e interpretato dal magnifico Larry David, basta che funzioni. Personalmente continuo a credere che questo modulo sia attuabile con profitto in pochi casi, in particolare se gli interpreti sono in condizione.

Se permettete, ora vorrei scrivere due parole su questo blog. Detesto essere autoreferenziale, ma per una volta farò un piccolo strappo alla regola. Da quasi dieci anni ho l’onore di far parte di questa squadra. Da quasi dieci anni mi impegno e ci impegniamo per far crescere il Night ogni giorno di più, ma sempre e solo con l’obiettivo di fare qualcosa di utile per il Milan, la nostra comune passione. Qualunque sia il nome dei dirigenti che ci lavorano o i giocatori che ci giocano. Quel che facciamo è sempre finalizzato in qualche modo a fare il bene del Milan, almeno per quello che è il nostro giudizio, la nostra valutazione. Il percorso che abbiamo compiuto in questo periodo parla per noi, molto chiaramente, e non si fermerà qui. Con buona pace di chi pensava che scomparissimo con la sacrosanta cacciata di Galliani.

Fabio

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.