Pagelle Juventus Milan 0-0 del 27 aprile 2024

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Avete presente quegli articoli di giornale in cui il titolo dice una cosa e il contenuto tutt’altro?

Ecco, benvenuti in questo post.

Mi vorrete scusare se tralascio per una volta voti e commento di una partita che ha detto ben poco (bravi Sportiello e Thiaw, tutto il resto da dimenticare), in effetti questo campionato per il Milan non ha proprio più nulla da dire, e degli aspetti di campo ci sarà comunque tempo e modo di parlare diffusamente nelle prossime settimane.

Ma dato che storicamente quello delle pagelle è il post che raccoglie più visite e commenti in assoluto l’occasione è troppo ghiotta per veicolare nel modo più chiaro ed esplicito possibile il messaggio che deve passare in questo momento: MILAN NIGHT è ufficialmente in guerra con questa proprietà e con questa dirigenza, e da questo momento in avanti farà tutto ciò che è in suo potere per coagulare un sentimento popolare volto a cacciare questo manipolo di speculatori che stanno lucrando sulla nostra fede.

Qualcuno potrebbe dire che ci siamo svegliati tardi, ma è un’accusa che rispedisco tranquillamente al mittente, coloro che hanno la memoria corta possano tranquillamente cliccare qui per leggere quello che pensavo già nel giugno 2023 di quest’evoluzione del Giannino a stelle e strisce, di questo Little John 2.0 made in USA.

Ho sempre pensato che Elliott Fase 1 fosse un male necessario, una medicina da inghiottire per porre rimedio ai disastri gestionali del fine impero berlusconiano: tralasciando per carità di patria il passaggio intermedio con zio Yongo (che sottendeva ben altri scopi), per 3/4 anni i Singer hanno fatto il loro sporco lavoro alla grandissima, tagliando i rami secchi, mettendo le persone giuste al posto giusto (Gadizis e Maldini su tutti) ed investendo in giovani calciatori di sicuro avvenire che ci hanno regalato uno degli scudetti più palpitanti della nostra storia.

Se in quel momento Elliott avesse ceduto il Milan (per davvero), i Singer sarebbero stati ricordati con affetto e ammirazione dal popolo rossonero nei secoli dei secoli, avrebbero lasciato un terreno fertile e il contadino pronto a coltivarlo con dedizione per raccogliere frutti ancora migliori (Maldini).

Ma la prospettiva del nuovo stadio e della gigantesca speculazione immobiliare ad esso collegata era troppo allettante per lasciare del tutto la scena, e allora hanno preferito mandare in onda Elliott Fase 2, con la chiacchierata vendita del Milan a Redbird per la cifra monstre di 1,2 miliardi di euro, metà cash e metà con “vendor loan” triennale da restituire entro il 2025.

Su questi aspetti sta indagando da mesi la Procura di Milano per cercare di fare chiarezza, (secondo alcuni pilotata dai soliti noti per far saltare la cessione vera del Milan agli arabi), ma comunque la si voglia vedere un fatto è certo ed incontrovertibile: fino a quel momento (giugno 2022) Elliott aveva immesso nel Milan soldi veri, investimenti per oltre 600 mln assumendosi un considerevole rischio di impresa, da quel momento in poi fine dei giochi, il Milan ha dovuto iniziare a camminare sulle proprie gambe, e la parola d’ordine è diventata AUTOSOSTENIBILITA’.

E’ iniziato un brainwashing volto a convincere il tifoso rossonero che il pareggio di bilancio fosse esso stesso un successo da festeggiare, una cosa da ostentare con fierezza in contrapposizione agli scudetti vinti facendo debiti, sottintendendo che quel modus operandi avrebbe condotto a portare i libri in tribunale: MILANISTI SVEGLIATEVI!!!

Mi duole dirvelo ma l’Inter non fallirà, come non falliranno la Juventus, il Barcellona o il Real Madrid: il pareggio di bilancio non è il nostro fine, è il LORO, che stanno amministrando il Milan senza esporsi oltre di un euro, limitandosi a reinvestire l’enorme cash-flow alimentato dalla nostra fede (botteghino stadio, diritti TV, merchandising, sponsor) in attesa di massimizzare il loro profitto al momento della cessione.

Se volete farvi del male andate sul sito ufficiale del Milan e guardate l’organigramma della società (vi agevolo, cliccate qui), così potete farvi un’idea della quantità di gente che sguazza con i soldi versati per la nostra passione, se si spaccano per mesi i tre centrali difensivi sopperiamo con un  prestito di rientro e un illustre sconosciuto, ma in società non ci facciamo mancare nulla…Visto che vi aspettavate delle pagelle proviamo allora a dare qualche voto, scegliendo fior da fiore.

GERARDO PERDIMALE, Executive Chairman Redbird Capital Partner

Già dalla prima immagine avremmo dovuto capire tutto, un bellissimo photoshop in Piazza Duomo fake come tutta la sua avventura al Milan e le sue tante dichiarazioni successive. Inizia autoproclamandosi “custode” del Milan e della sua storia: me cojoni che custode! Qualcuno lo avvisi che i vicini di casa ci hanno già svaligiato l’appartamento 6 volte solo nell’ultimo anno, forse non è tagliato per il ruolo. Un custode della storia milanista che licenzia (su mandato di altri) con modi rozzi e sbrigativi Paolo Maldini (LUI sì depositario dei valori rossoneri) per insediare al suo posto il mitico GLI, Gruppo di Lavoro Integrato al servizio dell’Head Coach (esticazzi?), una delle tante supercazzole che ci hanno propinato a getto continuo senza vergogna (assieme al moneyball, all’algoritmo, all’auto-sostenibilità, alla terza maglia inclusiva e via discorrendo). Dal suo insediamento lo si è visto dalle nostre parti soltanto in occasione dei big match a San Siro (probabilmente per controllare l’incasso) e per qualche perlustrazione legata al nuovo stadio tra i tossici di Rogoredo, VOTO ZERO

PAOLO STADIONI, AC Milan Chairman

La traduzione letterale dall’inglese esprime in pieno l’essenza del personaggio, l’uomo della sedia, nella sua carriera passata attraverso tre diverse repubbliche ne ha accatastate più lui che un grande centro logistico di Poltrone e Sofà. Messo lì allo scopo preciso di realizzare il nuovo stadio a San Siro, si è fatto tirare scemo per un lustro da Sala, Monguzzi, Sgarbi e compagnia cantante, per poi ripiegare ingloriosamente sui terreni di Metanopoli ben conosciuti ai tempi dell’ENI. Questo sarebbe il nostro Presidente, uno che alle riunioni di Lega spesso non si presenta lasciando campo libero ai maneggi dello Sguercio, ma che quando parla provoca autentici conati di vomito al tifoso milanista: dallo scudetto non messo a budget alla Coppa Italia vissuta come un fastidio prima di una partita, dal “non suoni irriconoscente” per liquidare Maldini alle battute fuori luogo sul “tasso di acrimonia” del medesimo. Tranquillizzati Chairman, MALDINI è ancora giovane, bello e sufficientemente ricco, e se si guarda indietro vede solo successi sul campo e dietro la scrivania, e l’amore incondizionato di un intero popolo, TU se andate avanti così potrai uscire serenamente dallo stadio anche dopo il fischio finale senza trovare traffico, VOTO ZERO

GIORGINO SCASSAPLEXIGLASS FURLANI, ACMilan Chief Executive Officer

Ed eccoci al Bocconiano con Master in Business Administration ad Harvard, che ha iniziato la sua carriera facendo l’analista finanziario alla Lehman Brothers, giusto per impratichirsi fin da subito in fallimenti. Lui è l’uomo dei conti, il vigile urbano di Elliott all’interno del CDA, probabilmente l’anima nera della rivoluzione  andata in scena con il licenziamento di Maldini e Massara e l’insediamento del GLI con i pieni poteri all’Head Coach. Competenze calcistiche prossime allo zero ma presunzione ed arroganza tendenti ad infinito, il suo operato nella scorsa estate è la dimostrazione lampante di come si possano fare buoni mercati costruendo al contempo pessime squadre. Ma del resto lui non è certo stato messo lì per vincere scudetti sul campo, viene giudicato sui parametri del ROI, del ROE e dell’Ebidta, VOTO ZERO

GOFFREDO MONCANERD, Technical Director

Il mago dell’algoritmo, lo scopritore di talenti precoci, colui che si accorse che ‘Mbappé era un fenomeno già nella prima partitella all’asilo nido. Si dice abbia una rete di scout presenti in tutti i mercati del mondo, fatto sta che al Milan porta solo giocatori dalla Francia o dal Belgio, preferibilmente di colore e dalle basse pretese economiche. Jeff è quello che se un giocatore va bene lui l’ha seguito per almeno dieci anni prima di prenderlo, se invece si rivela una pippa l’ha scelto invariabilmente qualcun altro. Secondo le voci messe in giro dai soliti menestrelli prezzolati sarebbe lo sponsor principale per l’arrivo del nuovo allenatore Logopedista, fosse vero solo per quello VOTO ZERO

IL PEP DI SALA BAGANZA, Head Coach

Arrivato come traghettatore di seconda scelta dopo una carriera da Medioman della panchina, Stefano Pioli nei primi due anni al Milan ha fatto benissimo, valorizzando tanti giovani, dando un gioco riconoscibile alla squadra e portando a casa uno scudetto inaspettato e proprio per questo ancora più entusiasmante, anche perché vinto in faccia ai vicini di casa che adesso fanno baccano. Taluni sminuiscono questo successo ascrivendone la paternità alla tutela di Ibra e Maldini, sta di fatto che da quel momento in poi Pioli perde la testa cullandosi sul coretto dedicato e sul primo contratto multimilionario, ed inizia a combinarne letteralmente di tutti i colori: la modestia e l’umiltà lasciano il campo alla presunzione e all’arroganza, la disposizione tattica assennata abdica in favore degli esperimenti tattici più strambi, l’unica costante della sua gestione, il tratto distintivo del suo operato è l’autunnale strage degli innocenti a Milanello. Da queste parti se ne invoca l’esonero già a gennaio 2023 (cliccate qui per il mio pezzo dell’epoca, dal finale purtroppo profetico), la società per tutta risposta l’estate scorsa lo promuove ad Head Coach identificando in lui il parafulmine perfetto per coprire la propria inadeguatezza, quattro milioni e mezzo di buoni motivi per recitare il ruolo ma VOTO ZERO.

ALDO SAVI, AC Milan Financial & Administrative Director

Qui se fosse vero quanto pubblicato ieri dal Corriere della Sera saremmo veramente over the top, l’esempio perfetto della guerra tra bande che si sta combattendo all’interno della società. Entrato al Milan nel 2018 come consulente del fondo Blue Sky e rimasto in società anche dopo la frattura tra quest’ultimo ed Elliott (che stanno combattendo da 2 anni una battaglia giudiziaria senza esclusione di colpi), ricopre al momento l’incarico di direttore amministrativo, uomo dei conti del club e braccio destro del direttore finanziario Stefano Cocirio. Convocato come test dalla Procura di Milano che sta indagando sugli aspetti oscuri del passaggio del club da Elliott a Redbird, sarebbe stato proprio Savi ad adombrare dubbi sulla reale proprietà del Milan, definendo come “strano” un documento preparato da Redbird per illustrare a potenziali investitori arabi le opportunità legate ad un ingresso nella società rossonera. Insomma, la presunzione parte a cavallo ma torna sempre a piedi, ed il passo dagli avvocati belva ai consulenti pirla talvolta è molto breve, VOTO ZERO

LAURA BANDINELLI, AC Milan Technical Area Communication Manager

Qui non ci sono voti particolari da dare, solo una nota di colore per sottolineare come il recruiting di Casa Milan evidentemente non badi più di tanto al curriculum dei candidati a ricoprire determinati ruoli. Certo è quanto meno curioso che a svolgere il compito di addetto stampa venga chiamata la moglie di Luigi Garlando, noto editorialista di fede nerazzurra dell’House Organ roseo del Biscione. Del resto, la signora Laura all’epoca si preoccupava soltanto che non diventasse milanista la figlia, sul resto del mondo non aveva nulla da eccepire.

ENNIO TERRASI BORGHESAN, AC Milan Social Media Manager

Ecco un altro esempio di quanto appena scritto, questo è il Social Media Manager di AC Milan, quello per intenderci che è rimasto in silenzio un paio di giorni dopo la sconfitta nel derby (i maligni dicono dopo aver preso freddo per andare a festeggiare lunedì sera in piazza Duomo sotto la pioggia).

Ora mi direte, la nostra storia è piena di ex interisti che hanno fatto benissimo con la nostra maglia ed è vero, ma quelli dovevano segnare dei gol in campo, non coltivare i rapporti con la tifoseria via social per conto del club.

Ripeto, sono note di colore e nulla più, ma non c’è da stupirsi se riempiendo l’organigramma a tutti i livelli di tifosi interisti ogni spiffero interno diventi di dominio pubblico ed il senso di appartenenza milanista vada a farsi friggere, non è neanche facile poi pretenderlo dai giocatori, che finiscono per respirare tutto questo.

 

Pare che alla fine anche la Curva Sud si sia svegliata, meglio tardi che mai verrebbe da aggiungere…Vediamo se ai comunicati a mezzo stampa farà seguito una bella contestazione organizzata allo Stadio, lo dico con la morte nel cuore ma finché continueremo a cantare e a farci andare tutto bene facendo dei sold-out a San Siro questa proprietà e questa dirigenza si sentiranno autorizzate a proseguire nel loro vergognoso andazzo teso ad anestetizzare le emozioni e ad omologare una passione.

LUCRATE ALLA SVELTA QUELLO CHE POTETE E ANDATEVENE, INDEGNI !

 

Max

 

 

Il mio primo nitido ricordo del Milan risale all'8 aprile 1973, compleanno della buonanima di mio papà: sono sulle sue spalle a Marassi, e' il Milan allenato dal Paron e da Cesare Maldini, vinciamo 4-1 e lui mi indica la 10 di Gianni Rivera... Da allora tutta una vita accanto ai nostri colori, vivendo con la stessa passione gioie e delusioni, cadute e rinascite, disfatte e grandi trionfi, fino alla foto a fianco...ecco, il mio Milan è finito lì, dopo è iniziata l'era del Giannino....ma adesso, forse, si ricomincia.