EL: Ennesima Lezione ma questa volta non si salva nessuno

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Il quarto di finale contro la Roma non è finito ma, a prescindere da quello che poi sarà la somma dei risultati delle due partite, ci portiamo a casa ancora una volta che il percorso tecnico, tattico, sportivo e societario per giocare a certi livelli, è ancora lunghissimo e non privo di problemi. Altrochè “non siamo lontani”. Scrivere o commentare la partita è impossibile per me, troppa la delusione e lo schock per un film già visto e rivisto ma questa volta non ci sono protagonisti esenti da colpe, troppo facile continuare a puntare il dito contro un uomo inadeguato e ampiamente bollito che siede in panchina. Per questo motivo, oggi, comincio la mia campagna ad alzo zero contro chiunque faccia parte di questo progetto, ad eccezione di Ibra.

SOCIETA’ – Se si è arrivati a questo punto, anche se ci diranno che il turno va ancora giocato e che la stagione deve ancora concludersi, le responsabilità di quello che vediamo ciclicamente sul campo è frutto delle scelte della dirigenza. Dal giorno uno dell’avvento di Elliott si è deciso di avere CEO più interessati alla contabilità che al campo. Nemmeno interessati ad un minimo di PR, visto che sia in Italia che in Europa veniamo costantemente trattati come una rappresentativa delle Far Oer. L’elenco degli errori arbitrali in Europa, dal post Condor, è lunghissimo e parte dalla assurda squalifica per FFP che è stata fatta esclusivamente per colpire una società debole e disinteressata al campo. Passando da Cakir, arrivano a Turpin, tra espulsioni, rigori regalati agli avversari ed episodi sfavorevoli sempre contro, non c’è mai stato un minimo accenno di prostesta ma sempre e solo tanto disinteresse e tanta voglia di presenziare ai pranzi UEFA, tanto paga Pantalone. Non contiamo nulla politicamente, sportivamente le scelte sono sempre state conservative, ovvero spendere il meno possibile e sperare di pescare il jolly. Dentro questa politica ci metto il rifiuto di pagare commissioni per giocatori a parametro zero (che però con esperienza potrebbero alzare l’asticella), la ricerca di giovani (ma solo francesi e aree limitrofe) che possano essere futuribili ma che poi in campo non fanno mai la differenza quando serve e il pensiero sempre diffuso che basti dire Milan per farsì che in Europa si possa riscrivere la storia. Il nostro DNA vincente europeo non c’è più, è stato annientato nel 2014 quando fummo eliminati dall’Atletico Madrid, quello è stato il canto del cigno e nessuno ha mai voluto curarsene seriamente. Lo dico con la morte nel cuore ma basta guardare il ranking UEFA, davanti a noi ci sono squadre come Lipsia, Shaktar, Villareal, Atalanta, Siviglia. Oggi senza una storia europea recente, pensiamo che basti la maglia rossonera per intimorire gli avversari ma non vogliamo prendere atto che a San Siro, in campo europeo, hanno vinto: l’Arsenal e il Betis Siviglia nel 2018, il Lille e il Manchester United nel 2020, Atletico Madrid e Liverpool nel 2021, il Chelsea nel 2022, l’inter e il Borussia Dortmund nel 2023 e la Roma nel 2024. Non c’è mai traccia di una minima impresa europea simile a vittorie a Dortmund o a Liverpool, come per esempio sta facendo l’Atalanta. Vogliamo mettere le vittorie di Madrid (inutile) e in casa con il PSG (inutile), ma poi il nulla. Non c’è più nulla di quel Milan europeo che ci ha portato in tetto al Mondo. Oggi non siamo in grado di fare pesare il blasone perchè in primis la società  non è interessata se non a monetizzare sul brand. Prima si comprende questa attuale situazione e prima si potrà porre rimedio. Come? Innanzitutto lavorando da grande squadra e facendo in modo che la società non sia spaccata in due tronconi ma sia interessata la risultato sportivo in campo, alla vittoria o alla sconfitta, alle stelle, alla classifica, alle coppe e ai trofei. Secondo prendendo in società figure non americane che non conoscono nulla del calcio italiano ma si inizi a lavorare secondo gli standard italiani, le mani nella merda vanno messe e le persone, i procuratori e dirigenti delle altre società vanno conosciute e frequentate. Scegliere sempre prima il bilancio, e poi il campo, non aiuterà mai la crescita di questa società. Stare zitti nei post partita è diventata una triste scenetta che autorizza così giocatori ed allenatore ad appiattirsi al pensiero che si vinca, si pareggi o si perda, va bene lo stesso. Questa è la realtà.

SQUADRA – Ho sempre tenuto fuori dalle critiche i giocatori perchè ritengo che siano male allenati e poco preparati tatticamente, però non si può più fare finta di nulla davanti a certe prestazioni. Insieme alle prestazioni, anche le dichiarazioni pre e post partita stanno diventando una comica che fan ben comprendere il distacco dalla realtà che si vive a Milanello e dintorni. Tralasciando le dichirazioni folli di Bennacer nel pre partita, frutto dei postumi del Ramadan, anche giovedi post gara hanno ripetuto a bacchetta il filone impostato dalla loro guida tecnica. “Sono stati bravi loro”, “Nulla è perduto” e tutte queste vaccate che si dicono per non ammettere che, nella testa, avevano la certezza di maramaldeggiare ma senza un’alternativa, sono implosi tecnicamente e mentalmente. Eppure non c’è un giocatore che in campo, quando le cose si complicano, sia in grado di spiegare ai compagni e al proprio allenatore che vanno posti rimedi. Non dico un Seedorf che si faccia dare palla, ma almeno uno che si rivolga alla panchina spiegando che se gli avversari ci hanno “tanato”, serve una mossa nuova e diversa. Non c’è un giocatore che sia in grado di andare fuori spartito, un pò per mancanza di intelligenza e un pò perchè questo allenatore è sicuramente entrato nella testa dei suoi giocatori nel modo contrario e pertanto, come lui va in difficoltà, crollano anche i giocatori in campo. Non è sempre e solo colpa di Leao e Theo se la nostra fase d’attacco passa tutta da lì ma anche loro, quando iniziano ad essere “stoppati”, entrano in un loop di negatività che li rende deleteri per la squadra. Evidentemente va capito anche come mai Pulisic e Loftus, che sono indubbiamente due ottimi acquisti, quando piove palta, spariscono dal campo, forse non li avresti pagati 20M, e il pensiero sorge spontaneo. Troppo facile fare i bulli, con colpi di tacco e giochetti alla Mastour quando il risultato è acquisito o fare i fenomeni con lo Slavia di turno, serve anche nella testa dei giocatori uno step di crescita e di mentalità. Non esiste più solo il compitino per prendersi l’applausino dei tifosi, serve ragionare da “grandi” in ogni partita e non per compiacere il tifoso che così non ti fischia, ma per dare la possibilità alla squadra di ritornare a pensare da grande. Ormai basta la storiella dei “bravi ragazzi” perchè poi i risultati sono anche figli di questo atteggiamento di sufficienza che si porta avanti da troppo tempo. Nulla ci è dovuto ma va conquistato, gli avversari ci aspettano e ci fanno male. Inutile fare i ganassa sui social, fuori gli attributi perchè gli insulti se li sta prendendo Pioli ma prima o poi la coperta non coprirà tutte le magagne.

ALLENATORE – Sarebbe inutile infierire. Continua ad essere l’allenatore perfetto per questa proprietà priva di ambizione e di voglia di vincere. Per questo che si spinge per la sua riconferma, dove lo trovi uno migliore ad annientare l’ambizione dei tifosi e allo stesso tempo farti entrare in Champions tutti gli anni? Il tempo si sta lentamente assottigliando, che sia questo giugno o il prossimo, ci libereremo di questo peso, ma di certo non avremo nostalgia di una persona arrogante che non studia gli avversari e non prepara le partite ma guarda Real Madrid-City paragonandolo alle sue imprese (si chiama delirio di onnipotenza) mentre gli altri preparano le contromosse (non difficili da attuare, bloccare la nostra fascia sinistra e attrare i due difensori centrali fuori dalla linea con conseguente inserimento del centrocampista o della mezzala). Se avesse fatto una partita del genere Allegri o Mourinho, i social e i guru da social avrebbero incendiato il web per opporsi a questo scempio, eppure su di lui c’è sempre un garantismo inspiegabile. La frase finale di De Rossi sui derby è il requiem di una agonia che va avanti da troppo tempo, difeso a spada tratta dalla fanfara nonostante tutto, è stato smascherato definitivamente e messo con le spalle al muro. I tattici amanti delle sue genialate cosa diranno dopo giovedì? Colpa dei giocatori scarsi, colpa della poca personalità dei ragazzi, colpa della Roma che ha spostato il Faraone per farci male ma lui ne uscirà sempre indenne. Forse dovrebbe giocare sempre contro gente come Italiano che, come lui, non cambia mai nulla in corso, così esalta le qualità altrui. Adesso preparerà una settimana come quella della semifinale di Champions della stagione scorsa, fatta di peana sul come rimontare e superare l’ostacolo per poi sciogliersi come neva al sole alla prima difficoltà. Con la grande differenza che l’inter era (ed è) più forte di noi ma la Roma proprio no, quindi certificherebbe il suo ennesimo fallimento sportivo. Ma sono tranquillo perchè a Roma farà l’impresa e si “riprenderà” la panchina del Milan come succede ormai da due anni, perchè, alla fine, a lui interessa quello, stare sulla panchina del Milan e gli interessano solo le sue sorti fino a fine contratto e succhiare fino all’ultimo i 4.5M€ che deve portare a casa, perchè se gli interessasse veramente il risultato e il Milan, non siederebbe su quella panchina almeno da due anni. Ma società e allenatore sono perfettamente allineati nella mediocrità e il matrimonio andrà avanti, a meno che da Napoli non arrivi una chiamata.

TIFOSI – Ci siamo appiattiti, abbiamo abbassato la nostra ambizione, ci siamo adeguati a ciò che ci hanno perpetrato fino ad oggi. Anche aver richiamato la squadra sotto la Curva, come a La Spezia l’anno scorso, non è servito a nulla, forse sarebbe arrivato il momento di qualche Bandito in meno e qualche fischio in più. Sarò sempre dalla parte dei ragazzi della Curva che perdono soldi per questa passione ma oggi serve uscire da questo modalità e tornare ad essere incisivi.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.