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	<title>Harlock - MilanNight</title>
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	<title>Harlock - MilanNight</title>
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		<title>La trappola di Marassi: Genoa-Milan 1989 e la battaglia della &#8220;zona sporca&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Nov 2026 06:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricordi rossoneri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>​Il prato del Luigi Ferraris sa trasformarsi in un catino incandescente dove il fascino antico della storia incontra la spietata [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.milannight.com/v3/milan-history/ricordi-rossoneri/la-trappola-di-marassi-genoa-milan-1989-e-la-battaglia-della-zona-sporca/">La trappola di Marassi: Genoa-Milan 1989 e la battaglia della “zona sporca”</a> first appeared on <a href="https://www.milannight.com/v3">MilanNight</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">​Il prato del Luigi Ferraris sa trasformarsi in un catino incandescente dove il fascino antico della storia incontra la spietata durezza del campo. Nel settembre del 1989 la sfida tra Genoa e Milan non rappresenta soltanto una semplice partita di campionato, ma un capitolo elettrico e spietato di una rivalità viscerale, nata tragicamente dalle ceneri di un gemellaggio storico che si era spezzato in modo definitivo pochi anni prima. In quegli anni Novanta che stavano per sbocciare, la Serie A era il torneo più ricco, difficile e affascinante del pianeta, un palcoscenico globale fatto di campioni immensi, stadi straripanti e battaglie sportive dove nessuno era disposto a fare sconti.</p>
<p style="text-align: justify;">​Per comprendere la tensione emotiva e il clima incandescente di quel pomeriggio occorre riavvolgere il nastro fino al 16 maggio 1982. L&#8217;ultima giornata di quel campionato vide il pareggio per due a due tra Napoli e Genoa condannare i rossoneri alla retrocessione in Serie B e regalare contemporaneamente la salvezza ai liguri. I caroselli di gioia della tifoseria genoana vennero vissuti dal popolo milanista come un vero e proprio tradimento, trasformando un&#8217;antica e fraterna amicizia in un&#8217;accesa, viscerale e irriducibile inimicizia. Quando il 17 settembre 1989 il grande classico tornò a disputarsi a Marassi dopo cinque lunghe stagioni di assenza del club ligure dalla massima serie, l&#8217;atmosfera apparve subito carica di attese e di un rancore mai sopito che serpeggiava minaccioso tra i gradoni dello stadio.</p>
<p style="text-align: justify;">​A rendere la situazione ancora più esplosiva ci pensa la conformazione dello stadio Ferraris, ridotto in quel periodo a un vero e proprio cantiere a cielo aperto per i lavori imponenti di ristrutturazione in vista dei Mondiali di Italia &#8217;90. Con la capienza drasticamente ridotta e le misure di sicurezza ridotte all&#8217;osso, la società di casa diramò una nota ufficiale che suonò come una provocazione inaccettabile: nessun settore della gradinata venne riservato alla tifoseria ospite. Nonostante il divieto formale, la diffida e la complessa gestione dell&#8217;ordine pubblico da parte delle forze dell&#8217;ordine, centinaia di sostenitori rossoneri riuscirono comunque a filtrare ai tornelli, prendendo posto all&#8217;interno dell&#8217;impianto tra la curiosità e l&#8217;ostilità generale. L&#8217;esposizione dello striscione &#8220;INFAMI&#8221; nella Gradinata Sud surriscaldò definitivamente un ambiente già saturo di carica agonistica, trasformando la partita in una polveriera pronta a esplodere al primo contrasto di gioco.</p>
<p style="text-align: justify;">​Sul piano puramente tattico, il Genoa guidato in panchina da un maestro della provocazione e della preparazione psicologica come il &#8220;Professore&#8221; Franco Scoglio mise in scena il manifesto perfetto della sua filosofia di gioco. Quella partita consacrò solennemente la celebre &#8220;zona sporca&#8221;: un sistema fatto di pressing asfissiante a tutto campo, raddoppi sistematici sui portatori di palla avversari, densità esasperata in ogni zona nevralgica del rettangolo verde e un ricorso frequente e sistematico al fallo tattico per spezzare il palleggio e il ritmo infernale dei campioni d&#8217;Europa in carica. Scoglio sapeva perfettamente che per arginare la corazzata di Arrigo Sacchi non si poteva giocare a calcio; bisognava sporcare la contesa, trasformarla in una rissa agonistica continua, spezzare la manovra sul nascere e fare in modo che i rossoneri non trovassero mai quel palleggio geometrico e verticale che aveva fatto impazzire il continente intero.</p>
<p style="text-align: justify;">​La partita si sviluppò esattamente su questi binari di tensione e fatica, con il Milan che provò a tessere le sue trame offensive ma sbatté sistematicamente contro un muro di densità e cattività agonistica. Il Genoa corse il doppio, morse le caviglie, raddoppiò ogni portatore di palla e sfruttò ogni singola interruzione per spezzare il tempo di gioco. La gara si sbloccò inevitabilmente nella ripresa, quando l&#8217;attaccante uruguaiano Carlos Aguilera, un vero e proprio purosangue del gol, approfittò di un&#8217;esitazione della retroguardia rossonera per battere il portiere e fare esplodere l&#8217;entusiasmo incontenibile della Gradinata Nord. L&#8217;impianto genovese si trasformò in una bolgia infernale, un catino di decibel che spinse i padroni di casa a moltiplicare le energie per contenere la prevedibile reazione dei campioni d&#8217;Italia e d&#8217;Europa, convinti di poter infliggere un colpo storico ai nostri colori.</p>
<p style="text-align: justify;">​Di fronte alla foga agonistica dei rossoblù e alle difficoltà oggettive di una giornata storta, la compagine allenata da Arrigo Sacchi mostrò tutta la straordinaria maturità, la tempra morale e la solidità psicologica delle grandi squadre. Il Milan non si scomponeva, non perdeva la testa e non cedeva al nervosismo che la &#8220;zona sporca&#8221; di Scoglio cercava costantemente di provocare. A riportare il match sui binari della parità ci pensò un gigante assoluto del centrocampo mondiale: Frank Rijkaard. Il centrocampista olandese, dotato di una classe infinita abbinata a una forza fisica devastante, raccolse un pallone al limite dell&#8217;area e scagliò una conclusione violenta e precisa che trafisse il portiere avversario, zittì Marassi e fissò il risultato sul definitivo uno a uno.</p>
<p style="text-align: justify;">​Il pareggio di Marassi, sofferto e strappato con le unghie e con i denti, si rivelò alla fine un punto di inestimabile valore su un campo che nel corso di quella stagione si sarebbe dimostrato un vero e proprio tabù per chiunque passasse da Genova. Un banco di prova di notevole spessore agonistico che confermò in modo inequivocabile la straordinaria capacità di soffrire del nostro Milan, una squadra che sapeva vincere giocando un calcio d&#8217;avanguardia totale ma che all&#8217;occorrenza sapeva indossare l&#8217;elmetto, fare legna in mezzo al campo e uscire indenne dagli ambienti più ostili e infuocati d&#8217;Italia.<br />
​Pomeriggi come quello di Marassi del 1989 raccontano l&#8217;essenza più profonda, viscerale e irriducibile di cosa significhi davvero essere il Milan.</p>
<p style="text-align: justify;">In un calcio attuale sempre più  patinato, iper-tecnologico, anestetizzato dai contratti multimilionari e ripulito di ogni asperità caratteriale, partite del genere ricordano con forza inaudita da dove passa la vera grandezza di un club: non soltanto dalle serate trionfali di Coppa dei Campioni sotto i riflettori sfolgoranti di Barcellona o Vienna, ma dalla capacità feroce di mettere gli elmetti, di sapersi sporcare le mani nel fango e di uscire a testa alta da veri e propri formicai di passione e ostilità esasperata. Il Milan di Arrigo Sacchi e dei suoi campioni sapeva incantare il mondo intero con la bellezza rivoluzionaria e futuribile del proprio gioco, ma possedeva soprattutto un&#8217;anima di ferro e un orgoglio smisurato, la fierezza feroce di chi non si piegava mai, nemmeno di un centimetro, di fronte alla battaglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è esattamente questo spirito indomito che noi continuiamo a cercare, a rimpiangere e a pretendere ogni volta che vediamo sventolare quei due colori.</p>
<p><em><strong>W Milan</strong></em><br />
<span style="color: #ff0000;"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Harlock' src='https://secure.gravatar.com/avatar/e545bf3db04ac3f3e29a13c28d3d036e805affd96523fa9d1df80c354a4b01f5?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/e545bf3db04ac3f3e29a13c28d3d036e805affd96523fa9d1df80c354a4b01f5?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image"/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.milannight.com/v3/author/harlock/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Harlock</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>&#8220;Quando il Milan ti entra nelle vene avrai sempre sangue rossonero&#8221;</p>
<p>Ho visto la serie B, ho visto Milan Cavese, ho toccato il tetto del Mondo con un dito e sono ricaduto ma sempre rialzato. Ho un papà Casciavit&#8230;.Grazie per avermi fatto milanista.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/share/1JaydMcJ5j/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewbox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a></div></div></div><p>The post <a href="https://www.milannight.com/v3/milan-history/ricordi-rossoneri/la-trappola-di-marassi-genoa-milan-1989-e-la-battaglia-della-zona-sporca/">La trappola di Marassi: Genoa-Milan 1989 e la battaglia della “zona sporca”</a> first appeared on <a href="https://www.milannight.com/v3">MilanNight</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>L&#8217;Ultima Cena del Grande Ex: la notte in cui il Milan di Allegri azzerò l&#8217;illusione di Leonardo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2026 05:30:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricordi rossoneri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>​Il prato di San Siro si trasforma spesso in un tribunale a cielo aperto, dove la nostalgia per un amore [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">​Il prato di San Siro si trasforma spesso in un tribunale a cielo aperto, dove la nostalgia per un amore passato viene giudicata senza appello dalla spietata legge del campo. Quel 2 aprile 2011 la scala del calcio non è semplicemente un impianto sportivo, ma un vulcano emotivo pronto a esplodere per il derby più teso, spietato e decisivo dell&#8217;intera stagione.</p>
<p style="text-align: justify;">​Il Milan guidato da Massimiliano Allegri occupa il vertice della classifica, ma si presenta all&#8217;appuntamento con il fiato corto dopo l&#8217;inopinata battuta d&#8217;arresto del Barbera contro il Palermo. L&#8217;Inter, campione d&#8217;Italia e d&#8217;Europa in carica con il tricolore cucito sul petto, avverte il momento di difficoltà dei rossoneri e sbarca alla stracittadina convinta di piazzare il sorpasso definitivo. I rossoneri devono rinunciare alla propria stella Zlatan Ibrahimovic, fermato da una pesante squalifica dopo la reazione nel match contro il Bari e costretto a seguire la sfida dalla tribuna. Allegri ridisegna l&#8217;attacco affidandosi al talento tutto brasiliano di Robinho e Alexandre Pato, ma il vero uomo al centro della scena siede sulla panchina avversaria: Leonardo Nascimento de Araujo.</p>
<p style="text-align: justify;">​Per comprendere la temperatura bollente di quella notte bisogna riavvolgere il nastro fino al 1997, quando Leonardo sbarca in rossonero conquistando l&#8217;intero ambiente per l&#8217;eleganza raffinata e la classe dentro e fuori dal campo. Un idillio lungo anni che prosegue prima nelle vesti di dirigente visionario, suo il capolavoro d&#8217;ingegno per portare a Milano un giovanissimo Kakà a cifre contenute, e infine nel ruolo di allenatore nella stagione precedente. Quel legame viscerale si incrina tuttavia a causa di insanabili divergenze tattiche con il presidente Silvio Berlusconi. Il carisma di Leonardo è tale che, nell&#8217;ultima giornata di campionato contro la Juventus, il pubblico si schiera quasi interamente dalla sua parte contro la proprietà, dimenticando per un attimo le otto finali europee e le cinque Champions League conquistate nell&#8217;era Berlusconi.</p>
<p style="text-align: justify;">​Ferito da una contestazione ritenuta ingenerosa, il presidente risponde a fine estate regalandosi proprio Zlatan Ibrahimovic per riprendersi il tricolore, mentre Leonardo tace, lancia qualche stoccata sulla vanità presidenziale e sembra uscire di scena con l&#8217;aureola del gentiluomo incompreso. Poi, alla vigilia di Natale del 2010, si consuma una ferita profonda che spiazza un&#8217;intera tifoseria. A soli sei mesi dal tributo d&#8217;amore del popolo rossonero, il brasiliano compie la scelta più spiazzante: accetta la panchina dell&#8217;Inter, rinnegando il passato per inseguire quello che definisce incautamente un sogno professionale.</p>
<p style="text-align: justify;">​Il giorno del derby la risposta della Curva Sud si rivela un capolavoro di spietata ironia. Sugli spalti compare una scenografia monumentale che riproduce &#8220;L&#8217;Ultima Cena&#8221; con la figura di Giuda in evidenza, e il fatto che l&#8217;affresco originale porti la firma di Leonardo Da Vinci appare come un perfido e beffardo scherzo del destino. Al fischio d&#8217;inizio l&#8217;atmosfera incandescente trascina la squadra di Massimiliano Allegri: nemmeno sessanta secondi e la gara si sblocca, con Alexandre Pato che raccoglie un pallone vagante in area e trafigge la porta nerazzurra scatenando l&#8217;urlo dei tifosi.<br />
​La partita scorre vibrante e ricca di capovolgimenti di fronte, con un grandissimo Christian Abbiati che blinda il risultato grazie a interventi prodigiosi, prima che lo scatenato Pato provochi l&#8217;espulsione del difensore Chivu e firmi di testa la rete del raddoppio. L&#8217;apoteosi si compie nei minuti finali, quando il subentrato Antonio Cassano si procura e trasforma il rigore del tre a zero definitivo, ipotecando in maniera virtuosa il diciannovesimo scudetto della storia rossonera. Nel tripudio di bandiere rossonere e cori irrisori che si levano dagli spalti, il grande ex sconfitto guadagna la via degli spogliatoi con la maschera inespressiva di chi ha visto crollare ogni illusione.</p>
<p style="text-align: justify;">​Io ricordo quella notte come una delle dimostrazioni più lampanti di come il calcio sappia regolare i conti con la coerenza e la memoria. Nel nostro mondo rossonero i professionisti vanno e vengono, ma il rispetto per la storia e per i colori non è un abito che si può cambiare a uso e consumo della propria ambizione. Veder crollare le certezze di Leonardo sotto i colpi di Pato e la coreografia della Curva Sud non è stata soltanto una vittoria fondamentale verso lo scudetto, ma la giusta chiusura di un cerchio. Chi sceglie di voltare le spalle alla propria gente finisce inevitabilmente per fare i conti con la legge implacabile del campo</p>
<p><em><strong>W Milan</strong></em><br />
<span style="color: #ff0000;"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Harlock' src='https://secure.gravatar.com/avatar/e545bf3db04ac3f3e29a13c28d3d036e805affd96523fa9d1df80c354a4b01f5?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/e545bf3db04ac3f3e29a13c28d3d036e805affd96523fa9d1df80c354a4b01f5?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image"/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.milannight.com/v3/author/harlock/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Harlock</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>&#8220;Quando il Milan ti entra nelle vene avrai sempre sangue rossonero&#8221;</p>
<p>Ho visto la serie B, ho visto Milan Cavese, ho toccato il tetto del Mondo con un dito e sono ricaduto ma sempre rialzato. Ho un papà Casciavit&#8230;.Grazie per avermi fatto milanista.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/share/1JaydMcJ5j/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewbox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a></div></div></div><p>The post <a href="https://www.milannight.com/v3/milan-history/ricordi-rossoneri/lultima-cena-del-grande-ex-la-notte-in-cui-il-milan-di-allegri-azzero-lillusione-di-leonardo/">L’Ultima Cena del Grande Ex: la notte in cui il Milan di Allegri azzerò l’illusione di Leonardo</a> first appeared on <a href="https://www.milannight.com/v3">MilanNight</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>​Il punto di svolta a Udine: il pomeriggio in cui il Milan di Zaccheroni diede inizio all&#8217;impossibile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Oct 2026 06:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricordi rossoneri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>​Nel fantastico romanzo dei campionati di Serie A esistono stazioni che cambiano per sempre il corso degli eventi. Nell&#8217;aprile del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">​Nel fantastico romanzo dei campionati di Serie A esistono stazioni che cambiano per sempre il corso degli eventi. Nell&#8217;aprile del 1999 quella stazione si chiama stadio Friuli, terra di confine e patria di quella cultura contadina abituata a stare in equilibrio, dove prende forma l&#8217;incipit di una delle rimonte più esaltanti e travolgenti nell&#8217;ultracentenaria storia del Milan.</p>
<p style="text-align: justify;">​Il Milan sbarca in Friuli reduce da due annate disastrose, in cui a nulla sono serviti i ritorni nostalgici di Arrigo Sacchi e Fabio Capello. Ai nastri di partenza l&#8217;unico obiettivo reale era ritrovare dignità, guidati da un blocco friulano d&#8217;eccezione prelevato proprio dall&#8217;Udinese: il tecnico Alberto Zaccheroni, il bomber Oliver Bierhoff e il laterale Thomas Helveg. A sette giornate dal termine, la classifica vede i rossoneri sorprendentemente in alto ma staccati di ben sette lunghezze dalla capolista Lazio.<br />
Lo scontro diretto dell&#8217;Olimpico, terminato con un fortunoso pareggio e un conto corner di tredici a zero per i padroni di casa, sembrava aver certificato la definitiva superiorità dei biancocelesti.<br />
​Poi, improvvisamente, il destino spariglia le carte sul tavolo. Mentre il Milan piega il Parma, la Lazio incassa due cadute consecutive del tutto inattese: prima la sconfitta nel derby capitolino e poi il crollo interno contro una Juventus crepuscolare, propiziato persino da una goffa papera del portiere Marchegiani su un tiro da fuori di Thierry Henry.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;incredibile combinazione di risultati trasforma la trasferta di Udine nell&#8217;occasionissima della vita: una vittoria porterebbe il Diavolo a un solo punto dalla vetta. Proprio lì dove pochi mesi prima il folle retropassaggio di Bogarde aveva inaugurato la stagione con i contorni dell&#8217;ennesimo calvario, si presenta l&#8217;opportunità di riaprire un campionato che tutti davano per chiuso.<br />
​L&#8217;Udinese è un cliente ostico, in piena corsa per l&#8217;Europa e trascinata dal fuoriclasse brasiliano Marcio Amoroso. Ma quel pomeriggio il Milan scende in campo con il furore di chi sente l&#8217;odore del sangue e trasforma una gara insidiosa in un trionfo travolgente. Dopo appena mezz&#8217;ora la doppietta d&#8217;autore di Zvonimir Boban spacca in due la partita. Poi salgono in cattedra la doppietta di Oliver Bierhoff e il gol di George Weah, che festeggia la sua centesima rete rossonera con una maglietta celebrativa fatta in casa. Il tabellone recita un clamoroso cinque a uno per il Milan.</p>
<p style="text-align: justify;">​Quella vittoria travolgente a Udine è la scintilla che innesca una serie devastante di sette successi consecutivi nelle ultime sette giornate. La squadra di Zaccheroni acquisisce una consapevolezza d&#8217;acciaio, travolgendo ostacolo dopo ostacolo in un crescendo di pathos romanzesco. La marcia prosegue con il blitz esterno sul campo del Vicenza firmato da Bierhoff e Leonardo, prima di una sfida epica e drammatica contro la Sampdoria a San Siro, risolta in pieno recupero da un&#8217;autorete di Castellini. Successivamente arriva la gigantesca affermazione per due a zero al Delle Alpi contro la Juventus, piegata da una straordinaria doppietta di George Weah.</p>
<p style="text-align: justify;">​L&#8217;estasi del sorpasso si compie alla penultima giornata. In un San Siro straripante d&#8217;entusiasmo, il Milan travolge l&#8217;Empoli quattro a zero grazie alla devastante tripletta di Oliver Bierhoff e al sigillo di Leonardo. Contemporaneamente la Lazio frena a Firenze: il Diavolo balza incredibilmente in testa alla classifica a novanta minuti dalla conclusione. L&#8217;apoteosi si consuma al Curi di Perugia. Sotto gli occhi di un popolo rossonero in delirio, l&#8217;incursione vincente di Andrés Guglielminpietro e il solito imperioso stacco aereo di Oliver Bierhoff — unito al leggendario intervento istintivo del giovanissimo Christian Abbiati su Bucchi nel finale — regalano al Diavolo il sedicesimo scudetto della sua storia.<br />
​Rimane così scolpito nella memoria rossonera quel pomeriggio di aprile a Udine: il momento esatto in cui una squadra data per spacciata smise di inseguire i fantasmi del passato, innescando la più bella e inattesa cavalcata tricolore del calcio moderno.</p>
<p style="text-align: justify;">​Io riavvolgo spesso il nastro a quella primavera del 1999 quando sento parlare di progetti complessi o di campionati già scritti a metà percorso. Lo scudetto di Zaccheroni resta la dimostrazione più pura di cosa significhi indossare la maglia del Milan: una combinazione irripetibile di fame, spirito di gruppo e orgoglio che sa ribaltare ogni pronostico logico. In un calcio attuale sempre più schiavo dei calcoli e della rassegnazione, quel 5-1 di Udine ci ricorda che la storia del Milan la fanno gli uomini capaci di credere nell&#8217;impossibile quando tutti gli altri vedono soltanto macerie.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>W Milan</em></strong><br />
<span style="color: #ff0000;"><strong><em>Harlock</em></strong></span></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Harlock' src='https://secure.gravatar.com/avatar/e545bf3db04ac3f3e29a13c28d3d036e805affd96523fa9d1df80c354a4b01f5?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/e545bf3db04ac3f3e29a13c28d3d036e805affd96523fa9d1df80c354a4b01f5?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image"/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.milannight.com/v3/author/harlock/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Harlock</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>&#8220;Quando il Milan ti entra nelle vene avrai sempre sangue rossonero&#8221;</p>
<p>Ho visto la serie B, ho visto Milan Cavese, ho toccato il tetto del Mondo con un dito e sono ricaduto ma sempre rialzato. Ho un papà Casciavit&#8230;.Grazie per avermi fatto milanista.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/share/1JaydMcJ5j/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewbox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a></div></div></div><p>The post <a href="https://www.milannight.com/v3/milan-history/ricordi-rossoneri/il-punto-di-svolta-a-udine-il-pomeriggio-in-cui-il-milan-di-zaccheroni-diede-inizio-allimpossibile/">​Il punto di svolta a Udine: il pomeriggio in cui il Milan di Zaccheroni diede inizio all’impossibile</a> first appeared on <a href="https://www.milannight.com/v3">MilanNight</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>​Il rientro nel gelo: la nebbiolina di San Siro e la fiaba spenta di Mark Hateley</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Oct 2026 06:00:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricordi rossoneri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>​Certi voli a mezza altezza sfidano le leggi della fisica e rimangono impressi per sempre nel cuore di chi ama [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">​Certi voli a mezza altezza sfidano le leggi della fisica e rimangono impressi per sempre nel cuore di chi ama il calcio. Un salto nel vuoto, le braccia spalancate a dominare il cielo di San Siro e un gigante che sovrasta nettamente il grande &#8220;traditore&#8221; Fulvio Collovati.<br />
​Nell&#8217;autunno del 1984, l&#8217;autore di quel gol leggendario che regala il derby al Milan dopo sei lunghi anni di sofferenze non è un fuoriclasse milionario, ma un giovane attaccante inglese arrivato dal Portsmouth quasi nel silenzio generale. Il suo nome è Mark Hateley, per tutti ormai semplicemente &#8220;Attila&#8221;. Quella stagione sotto la presidenza di Giussy Farina e con il ritorno in panchina del &#8220;Barone&#8221; Nils Liedholm sembra destinata a trasformarsi in una favola perfetta, trascinata dalla generosità e dallo strapotere fisico del nuovo beniamino rossonero.</p>
<p style="text-align: justify;">​L&#8217;impatto di Hateley con il campionato italiano è travolgente fin dalle prime battute. L&#8217;inglese sforna un assist e un gol al debutto contro l&#8217;Udinese, firma una splendida doppietta contro la Cremonese e scarica in rete una bomba di rara potenza contro la Roma vicecampione d&#8217;Europa. Tra incornate perentorie e giocate di pura potenza, Attila trascina il popolo rossonero fino al capolavoro del derby di fine ottobre, consacrandosi come l&#8217;eroe indistruttibile di San Siro.<br />
​Ma il calcio sa essere incredibilmente spietato nel momento di massimo splendore. Due settimane esatte dopo la gioia immensa della stracittadina, sul campo del Torino, Mark Hateley ricade male dopo l&#8217;ennesimo stacco aereo e il suo menisco cede di schianto. L&#8217;infortunio piomba come una lama affilata sul mondo rossonero, lasciando la squadra senza la sua colonna portante. Seguono tre partite buie e senza reti contro Avellino, Sampdoria e Verona, mentre il popolo milanista vive un&#8217;attesa quasi messianica, contando i giorni che lo separano dal rientro del suo gigante biondo.</p>
<p style="text-align: justify;">​Il momento della verità arriva finalmente in un freddo pomeriggio di dicembre contro l&#8217;Atalanta. San Siro è avvolto da una tipica nebbiolina lombarda dal sapore britannico, che rende l&#8217;atmosfera quasi spettrale e magica al tempo stesso. Nel settore ospiti gli ultras bergamaschi scatenano una delle torciate più pirotecniche mai viste, ma tutti gli sguardi dello stadio sono catturati dalla Curva Sud rossonera, che accoglie il rientro di Hateley srotolando uno striscione carico d&#8217;amore puro: «Oggi un angelo ritorna a volare, noi con lui. La fiaba continua».<br />
​Quando la partita comincia, la realtà del campo si rivela però molto meno fiabesca del previsto.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;allenatore dell&#8217;Atalanta Nedo Sonetti gli incolla addosso Carmine Gentile, un marcatore ruvido, d&#8217;altri tempi, che non gli concede nemmeno un centimetro d&#8217;aria. Nonostante le tossine dell&#8217;infortunio e una gabbia asfissiante attorno, la semplice presenza di Attila basta a riaccendere la manovra del Milan. Nel primo tempo i rossoneri dominano e volano sul doppio vantaggio con Sergio Battistini e con Pietro Paolo Virdis, abilissimo a sfruttare proprio una sponda aerea perfetta dell&#8217;inglese.<br />
​Nella ripresa, tuttavia, la magia comincia a incrinarsi. Il fisico di Mark Hateley accusa la fatica dopo la lunga sosta e l&#8217;Atalanta prende coraggio, accorciando le distanze con lo svedese Glenn Strömberg. L&#8217;intero stadio trattiene il fiato aspettando la zampata liberatoria del suo eroe, ma la brillantezza dei giorni del derby sembra svanita nel nebbioso cielo di Milano. Stremato, l&#8217;inglese lascia il campo a cinque minuti dalla fine tra gli applausi commossi del pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">​È proprio in quel momento che la domenica si trasforma in una beffa atroce. Negli ultimi secondi di gara, proprio il marcatore Carmine Gentile trova un tiro non irresistibile che batte Giuliano Terraneo e regala all&#8217;Atalanta l&#8217;inaspettato 2-2 definitivo, firmando il suo primo e unico gol in Serie A. Quel pomeriggio nebbioso contro la formazione bergamasca segna l&#8217;inconsapevole punto di svolta. È l&#8217;inizio di quel lento processo di &#8220;normalizzazione&#8221; che porterà Hateley a segnare solo altre due reti in campionato, faticando a ritrovare la continuità dei primi mesi anche nelle stagioni successive.<br />
​Eppure, nonostante la favola si sia incrinata proprio in quel gelido pomeriggio di dicembre, per chi era sugli spalti Mark Hateley non è mai diventato un calciatore qualunque. Nemmeno la nebbiolina di San Siro o la beffa di quella rimonta possono cancellare il ricordo di una passione travolgente. Quel rientro sospeso tra amore e amaro rimarrà per sempre il simbolo di una fede che trascende i numeri, dove un eroe umano è diventato, anche solo per un istante, immortale.</p>
<p style="text-align: justify;">​Io conservo ancora negli occhi e nel cuore quella figura di Attila che svetta nel cielo nebbioso di Milano. Per me, la grandezza di un giocatore non si misura soltanto nei trofei alzati o nelle statistiche nude e crude, ma nella capacità di far sognare un popolo quando ne ha più bisogno. Mark Hateley non sarà stato il centravanti più continuo della nostra storia, ma quel suo volo su Collovati e la generosità incontaminata con cui ha indossato la maglia rossonera restano pagine di pura poesia. Un pezzo di infanzia e di Milan autentico che nessuna amarezza e nessun infortunio potranno mai scalfire.</p>
<p><em><strong>W Milan</strong></em><br />
<span style="color: #ff0000;"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Harlock' src='https://secure.gravatar.com/avatar/e545bf3db04ac3f3e29a13c28d3d036e805affd96523fa9d1df80c354a4b01f5?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/e545bf3db04ac3f3e29a13c28d3d036e805affd96523fa9d1df80c354a4b01f5?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image"/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.milannight.com/v3/author/harlock/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Harlock</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>&#8220;Quando il Milan ti entra nelle vene avrai sempre sangue rossonero&#8221;</p>
<p>Ho visto la serie B, ho visto Milan Cavese, ho toccato il tetto del Mondo con un dito e sono ricaduto ma sempre rialzato. Ho un papà Casciavit&#8230;.Grazie per avermi fatto milanista.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/share/1JaydMcJ5j/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewbox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a></div></div></div><p>The post <a href="https://www.milannight.com/v3/milan-history/ricordi-rossoneri/il-rientro-nel-gelo-la-nebbiolina-di-san-siro-e-la-fiaba-spenta-di-mark-hateley/">​Il rientro nel gelo: la nebbiolina di San Siro e la fiaba spenta di Mark Hateley</a> first appeared on <a href="https://www.milannight.com/v3">MilanNight</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Reggio Emilia 2022: il trionfo dei sognatori e la grande illusione cancellata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Oct 2026 05:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Redazionali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Domani si gioca Sassuolo-Milan,  oserei dire finalmente, perchè di questa sosta lunghissima non ne potevo più. Storicamente Sassuolo-Milan non offre [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.milannight.com/v3/post/redazionali/reggio-emilia-2022-il-trionfo-dei-sognatori-e-la-grande-illusione-cancellata/">Reggio Emilia 2022: il trionfo dei sognatori e la grande illusione cancellata</a> first appeared on <a href="https://www.milannight.com/v3">MilanNight</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Domani si gioca Sassuolo-Milan,  oserei dire finalmente, perchè di questa sosta lunghissima non ne potevo più. Storicamente Sassuolo-Milan non offre molto, e la memoria non può andare a quel maggio 2022. Perchè certi pomeriggi hanno il potere quasi magico di fermare il tempo, di sospendere la realtà e di imprimere nella memoria collettiva un&#8217;immagine destinata a rimanere eterna. Reggio Emilia, ventidue maggio duemilaventidue.</p>
<p style="text-align: justify;">Al fischio finale di Sassuolo-Milan, mentre il Mapei Stadium viene letteralmente travolto da un&#8217;ondata rossonera al limite del mistico, l&#8217;istantanea più bella e iconica di quel diciannovesimo scudetto, a mio avviso, resta senza dubbio l&#8217;esultanza di Paolo Maldini. Non si tratta soltanto del pugno chiuso al cielo di un dirigente vittorioso, ma del ritorno a casa definitivo di un’anima che non ha mai smesso di sognare, l&#8217;abbraccio simbolico di una dinastia che coincide con la storia stessa di questo club. Le parole che pronuncia a caldo nel caos dei festeggiamenti hanno il sapore della commozione vera: «Oggi mio padre e mia madre sarebbero stati orgogliosi di loro figlio». Una dedica toccante a Cesare e Marisa, le radici profonde di un albero che per decenni ha regalato frutti d&#8217;oro al Milan.</p>
<p style="text-align: justify;">​Quel tricolore possiede l&#8217;epica incontaminata delle grandi imprese sportive, di quelle che sulla carta sembrano proibitive e che invece prendono forma domenica dopo domenica attraverso il lavoro, il sudore e la cospirazione degli eventi. Il Milan ci crede fino alla fine, costruendo una rimonta entusiasmante ai danni dei cugini nerazzurri in un duello testa a testa che tiene un&#8217;intera nazione con il fiato sospeso. Lo spartiacque supremo di quell&#8217;annata indimenticabile rimane la notte del derby di ritorno.Sotto di un gol nel punteggio e schiacciato sul piano del gioco, il Milan trova la forza di rialzarsi nei minuti finali grazie a un lampo di pura classe e opportunismo: la doppietta fulminea di Olivier Giroud. L&#8217;uomo dei gol pesanti che si gira in un fazzoletto di campo non firma soltanto la vittoria nella stracittadina, ma riapre ufficialmente una corsa al titolo che molti addetti ai lavori consideravano già chiusa a favore dell&#8217;Inter.</p>
<p style="text-align: justify;">​Da quel momento in avanti, ogni partita si trasforma in una battaglia epica dove il gruppo di Stefano Pioli trova risorse fisiche e mentali impensabili. La spinta decisiva, quella che spazza via ogni residuo dubbio e trasforma la speranza in granitica certezza, arriva qualche settimana dopo sul prato dell&#8217;Olimpico contro la Lazio. In un clima di tensione altissima, con il cronometro che scorre inesorabile verso un pareggio che avrebbe favorito i rivali, il zampata disperata e generosa di Sandro Tonali allo scadere scatena un boato spaventoso. Un urlo liberatorio che unisce Roma a Milano e regala all&#8217;ambiente rossonero la convinzione assoluta che il destino sia ormai saldamente riposto nelle mani del Diavolo.</p>
<p style="text-align: justify;">​In tutta questa cavalcata, la figura di Paolo Maldini si rivela drammaticamente centrale. Dopo aver svestito la fascia di Capitano di mille battaglie, Paolo indossa i panni del dirigenziale visionario, capace di plasmare un progetto vincente basandolo su valori umani, competenza scouting e coraggio, piuttosto che su budget faraonici o scorciatoie finanziarie. «Siamo stati sottostimati», ricorda con orgoglio rivendicando la forza di un gruppo compatto che ha saputo trovare energia proprio nello scetticismo generale della critica. In quella gioia liberatoria a Reggio Emilia c’è tutta la dignità e la classe di chi riporta il Milan esattamente dove deve stare: sul tetto d&#8217;Italia, con l&#8217;eleganza sobria di chi non ha bisogno di strillare per dimostrare di appartenere alla leggenda del calcio mondiale.</p>
<p style="text-align: justify;">​Guardando oggi quelle immagini a distanza di pochi anni, io provo una sensazione strana, un misto di profonda nostalgia e di bruciante ampiezza critica. Quel giorno a Reggio Emilia pensavo, ed eravamo in milioni a pensarlo, che la vittoria dello scudetto rappresentasse il punto di partenza, la prima pietra angolare per la ricostruzione di un Milan di nuovo grande, competitivo e dominante anche nel panorama europeo. Credendo fermamente nel lavoro e nella visione di Maldini, vedevo un futuro tracciato con logica, identità e rispetto della nostra storia centenaria.</p>
<p style="text-align: justify;">​Invece, la realtà dei fatti si è incaricata di smentire bruscamente quei sogni. Io ho la netta impressione che la proprietà americana abbia drammaticamente frainteso la natura di quel trionfo. Hanno pensato che quel successo fosse il frutto di una formula matematica, di un algoritmo perfetto o di un modello economico basato unicamente sul risparmio e sul player trading, senza comprendere che invece a fare la differenza era stato il fattore umano, la competenza calcistica, l&#8217;appartenenza e la presenza quotidiana a Milanello di figure dal peso specifico immenso come Paolo Maldini e Frederic Massara.<br />
​Aver smantellato quel patrimonio di valori in nome di una gestione aziendale arida e senz&#8217;anima è stato, a mio modo di vedere, un errore madornale di cui stiamo pagando le conseguenze ancora oggi. Quel pomeriggio di Reggio Emilia rimane una pagina di poesia purissima scritta sul campo, ma osservandola con gli occhi del presente non posso fare a meno di considerarla anche la più grande illusione incompiuta della nostra storia recente.</p>
<p><em><strong>W Milan</strong></em><br />
<span style="color: #ff0000;"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Harlock' src='https://secure.gravatar.com/avatar/e545bf3db04ac3f3e29a13c28d3d036e805affd96523fa9d1df80c354a4b01f5?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/e545bf3db04ac3f3e29a13c28d3d036e805affd96523fa9d1df80c354a4b01f5?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image"/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.milannight.com/v3/author/harlock/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Harlock</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>&#8220;Quando il Milan ti entra nelle vene avrai sempre sangue rossonero&#8221;</p>
<p>Ho visto la serie B, ho visto Milan Cavese, ho toccato il tetto del Mondo con un dito e sono ricaduto ma sempre rialzato. Ho un papà Casciavit&#8230;.Grazie per avermi fatto milanista.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/share/1JaydMcJ5j/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewbox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a></div></div></div><p>The post <a href="https://www.milannight.com/v3/post/redazionali/reggio-emilia-2022-il-trionfo-dei-sognatori-e-la-grande-illusione-cancellata/">Reggio Emilia 2022: il trionfo dei sognatori e la grande illusione cancellata</a> first appeared on <a href="https://www.milannight.com/v3">MilanNight</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>La grande illusione: la lezione inascoltata di Paolo Maldini e le macerie del nostro calcio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 05:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Redazionali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questi giorni di sosta, con la Nazionale reduce da quattro partite dai risultati persino più positivi di quanto pensassi, [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.milannight.com/v3/post/redazionali/la-grande-illusione-la-lezione-inascoltata-di-paolo-maldini-e-le-macerie-del-nostro-calcio/">La grande illusione: la lezione inascoltata di Paolo Maldini e le macerie del nostro calcio</a> first appeared on <a href="https://www.milannight.com/v3">MilanNight</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In questi giorni di sosta, con la Nazionale reduce da quattro partite dai risultati persino più positivi di quanto pensassi, e la gestione degli ultimi anni del nostro Milan, mi ha spinto a fare alcune riflessioni che desidero condividere con voi. Mi ritrovo a meditare sulla salute del nostro amato calcio e sulla situazione drammatica in cui versa; e per capire fino in fondo dove siamo finiti, non posso che partire da quello che è successo in estate&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">​Il vero, imperdonabile fallimento non risiede nell&#8217;aver tentato e fallito, ma nell&#8217;averne soffocato l&#8217;idea sul nascere, negando persino la possibilità di provarci. Quando si riavvolge il nastro dell&#8217;esperienza dirigenziale di Paolo Maldini, non soltanto tra le mura di Milanello ma nell&#8217;orizzonte più ampio di un calcio italiano drammaticamente arroccato su se stesso, emerge una verità che fa ancora sanguinare le ferite. Paolo non ha mai promesso miracoli a buon mercato, non si è mai presentato alla stampa vendendo fumo o proponendo ricette magiche per sistemare la Nazionale o il nostro movimento in un pugno di mesi. Al contrario, ha sempre parlato la lingua della verità, indicando la necessità di anni di lavoro duro, di pazienza, di visione a lungo termine e di una ricostruzione strutturale.</p>
<p style="text-align: justify;">​Ed è proprio qui che risiede il nodo cruciale di tutta la questione. Maldini ha capito prima e meglio di molti altri che il nostro sistema sportivo non può più permettersi il lusso di vivacchiare sulle rendite del passato, accontentandosi di risultati estemporanei, di convocazioni disperate dell&#8217;ultimo minuto o dei soliti, stanchi valzer di panchine a cui assistiamo ogni volta che la Nazionale o i grandi club franano sotto il peso dei propri limiti. Bisognava e bisogna tuttora intervenire molto prima, agendo sui vivai, sulla formazione tecnica e tattica degli allenatori, sull&#8217;insegnamento ai bambini e sulla cultura sportiva con cui facciamo crescere i giovani calciatori italiani.<br />
​Un lavoro enorme, colossale, scomodo e inevitabilmente lento. E forse proprio perché si trattava di un percorso che richiedeva tempo e visione, anziché scorciatoie e algoritmi ad uso e consumo dei bilanci, quel progetto non è mai partito davvero. Nel Milan prima e nei quadri federali poi, la figura di Paolo è risultata troppo ingombrante, troppo autonoma, troppo ancorata a valori di campo e di competenza per poter essere tollerata da un sistema guidato da manager con la calcolatrice in mano. Quando ha lasciato il club, invece di aprire un dibattito serio, viscerale e costruttivo sulle sue proposte, si è preferito liquidare tutto con le solite e stucche polemiche di facciata, liquidandolo come un nostalgico o un dirigente dal carattere troppo difficile.</p>
<p style="text-align: justify;">​Oggi, osservando la deriva del nostro calcio e la gestione quotidiana del Milan, il rammarico più viscerale non è tanto la curiosità scientifica di sapere come sarebbe andata a finire con lui al comando. Il vero dramma è non averlo mai potuto sapere. Perché mentre il palazzo del calcio continua affannosamente a cercare soluzioni rapide, toppe d&#8217;emergenza e formule aziendali che profumano di fumo e speculazione, il problema di fondo rimane esattamente dove Paolo lo aveva individuato: il calcio italiano e il Milan hanno un bisogno disperato di essere ricostruiti dalle fondamenta, mattone su mattone, partendo dagli uomini prima che dai fogli Excel. Maldini voleva cominciare proprio da lì, dalle radici del gioco, ed è un&#8217;occasione irripetibile che la proprietà rossonera e l&#8217;intero movimento hanno colpevolmente buttato al macero.</p>
<p style="text-align: justify;">​Guardando l&#8217;ennesima riorganizzazione societaria in Casa Milan, con la proliferazione di ruoli altisonanti e l&#8217;ingresso di nuovi &#8220;Chief&#8221; di cui fatichiamo a comprendere l&#8217;effettiva utilità sul prato verde, io avverto chiaramente la distanza siderale tra chi la storia la fa e chi pensa di poterne fare a meno. La sensazione raggelante che mi porto dentro è che dopo il trionfo dello scudetto del 2022 si sia scientemente scelto di smantellare un modello vincente basato sul senso d&#8217;appartenenza e sul fiuto per il talento reale, per sostituirlo con un laboratorio di finanza applicata allo sport. Ma il rettangolo di gioco ha una sua grammatica antica e spietata, che non perdona l&#8217;arroganza di chi crede che un grafico di rendimento o una proiezione d&#8217;incassi possano sostituire l&#8217;occhio clinico di un gigante del football.</p>
<p style="text-align: justify;">​Oggi ci troviamo ad inseguire, a dibattere se Rúben Amorim debba schierare i suoi uomini a tre o a quattro, se Adrien Rabiot debba fare il mediano o se i giovani come Camarda e Comotto debbano elemosinare manciate di secondi in campo a risultato già ampiamente compromesso. Ci si arrovella su questioni tattiche spicciole, ignorando che la vera voragine è al di sopra della testa dell&#8217;allenatore. Senza un punto di riferimento forte alla scrivania, senza un dirigente che conosca l&#8217;odore dell&#8217;erba e che sappia guardare negli occhi un calciatore quando la maglia comincia a pesare troppo, anche le idee tattiche più moderne rischiano di evaporare al primo soffio di vento contrario. E quando vedo il Como fare passi da gigante affiancando le proprie disponibilità economiche alle competenze di veri uomini di campo, il paragone con la deriva rossonera diventa ancora più impietoso.</p>
<p style="text-align: justify;">​Io mi chiedo con quale coraggio si continui a parlare di &#8220;progetto&#8221; quando ogni scelta sembra smentire quella del giorno prima. Maldini aveva tracciato una via chiara: sostenibilità vera, sì, ma abbinata alla cultura della vittoria e alla tutela dell&#8217;identità. Invece si è preferito la via del player trading indiscriminato, trasformando il Milan in una stazione di passaggio per giovani prospetti da valorizzare e rivendere al miglior offerente, senza preoccuparsi di costruire una spina dorsale solida e duratura. Non è così che si torna grandi in Europa, non è così che si rispetta un pubblico che ama veramente il Milan e che continua a riempire San Siro soltanto per amore di quei due colori e per la memoria di ciò che siamo stati.</p>
<p style="text-align: justify;">​Ecco perché il nome di Paolo Maldini continua a risuonare come una condanna inespressa ogni volta che le cose vanno storte. Non si tratta di semplice nostalgia o di un culto della personalità cieco e acritico; si tratta di prendere atto che l&#8217;unica visione credibile, moderna e al contempo rispettosa della tradizione rossonera ci è stata strappata via per meri calcoli di bottega. Quell&#8217;occasione perduta non è soltanto un rimpianto per il passato, ma la pietra tombale sulle ambizioni del nostro presente. E fino a quando chi governa il Milan non comprenderà che il valore di questa maglia risiede nei suoi uomini e non nei suoi bilanci, saremo destinati a guardare gli altri vincere, rimpiangendo il giorno in cui abbiamo cacciato dal tempio chi quel tempio lo aveva costruito con le proprie mani.</p>
<p><em><strong>W Milan</strong></em><br />
<span style="color: #ff0000;"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Harlock' src='https://secure.gravatar.com/avatar/e545bf3db04ac3f3e29a13c28d3d036e805affd96523fa9d1df80c354a4b01f5?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/e545bf3db04ac3f3e29a13c28d3d036e805affd96523fa9d1df80c354a4b01f5?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image"/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.milannight.com/v3/author/harlock/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Harlock</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>&#8220;Quando il Milan ti entra nelle vene avrai sempre sangue rossonero&#8221;</p>
<p>Ho visto la serie B, ho visto Milan Cavese, ho toccato il tetto del Mondo con un dito e sono ricaduto ma sempre rialzato. Ho un papà Casciavit&#8230;.Grazie per avermi fatto milanista.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/share/1JaydMcJ5j/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewbox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a></div></div></div><p>The post <a href="https://www.milannight.com/v3/post/redazionali/la-grande-illusione-la-lezione-inascoltata-di-paolo-maldini-e-le-macerie-del-nostro-calcio/">La grande illusione: la lezione inascoltata di Paolo Maldini e le macerie del nostro calcio</a> first appeared on <a href="https://www.milannight.com/v3">MilanNight</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Il guardiano della Stella: l&#8217;infinita e ruggente giovinezza di Ricky Albertosi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2026 05:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ritratti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Certi ricordi d&#8217;infanzia hanno la capacità di imprimersi nella memoria come una fotografia sbiadita dal tempo ma dai contorni nitidissimi. [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.milannight.com/v3/milan-history/ritratti/il-guardiano-della-stella-linfinita-e-ruggente-giovinezza-di-ricky-albertosi/">Il guardiano della Stella: l’infinita e ruggente giovinezza di Ricky Albertosi</a> first appeared on <a href="https://www.milannight.com/v3">MilanNight</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Certi ricordi d&#8217;infanzia hanno la capacità di imprimersi nella memoria come una fotografia sbiadita dal tempo ma dai contorni nitidissimi. Chi ha vissuto gli anni della Stella conserva spesso un flash primordiale, un&#8217;immagine quasi mitologica: un portiere dai baffi neri e lo sguardo fiero, cinto in una maglia gialla solcata da sottili righe nere lungo la manica, che spicca il volo tra i pali della porta rossonera. Un&#8217;icona di un calcio autentico. Stiamo parlando di uno dei più grandi estremi difensori che la storia del calcio italiano abbia mai conosciuto: <strong>Enrico Albertosi.<br />
</strong><br />
​Nativo di Pontremoli, Albertosi ha incarnato l&#8217;essenza stessa del numero uno d&#8217;altri tempi: agile, reattivo, carismatico e dotato di un estro fuori dal comune, a tratti persino eccessivo. Sul prato verde ha saputo trascinare ed esaltare il popolo rossonero grazie a un coraggio da leone, a un proverbiale colpo di reni, a una lettura impeccabile del piazzamento e a una spettacolarità nelle parate capace di infiammare gli spalti.<br />
​Il suo arrivo a Milano si consuma dopo un decennio vissuto da protagonista con la Fiorentina, impreziosito dalla conquista di due Coppe Italia e di una Coppa delle Coppe, e a margine delle sei stagioni in terra sarda culminate con lo storico e irripetibile scudetto del Cagliari. Quando il presidente rossonero Albino Buticchi decide di portarlo al Milan, definendo lo scambio con Villiam Vecchi, &#8220;Ricky&#8221; ha già compiuto 35 anni. Per gran parte dell&#8217;ambiente e per molti addetti ai lavori si tratta dell&#8217;ingaggio di un veterano ormai incanalato lungo il viale del tramonto. All&#8217;apparenza sembra una pazzia dettata dalla disperazione; sul campo, invece, il tempo trasforma quell&#8217;operazione di mercato in un autentico capolavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">​Albertosi si presenta a Milanello con un fisico integro e soprattutto l&#8217;entusiasmo intatto di un ragazzino. Con la maglia del Diavolo addosso inizia per lui una seconda giovinezza, un&#8217;estensione di carriera vissuta ad altissimi livelli che lo porterà a difendere i pali fino all&#8217;incredibile soglia dei quarant&#8217;anni.<br />
​Non sono stagioni semplici per la storia del Milan. Eppure, proprio dentro le tempeste più buie, Ricky sa esaltarsi, trasformandosi nel punto di riferimento saldo a cui aggrapparsi nei momenti di smarrimento. Dopo un biennio avaro di grandi gioie, Albertosi veste i panni del salvatore nella travagliata stagione 1976/77. Con la squadra impantanata nelle sabbie mobili e costretta a cambiare guida da Marchioro al ritorno del &#8220;Paròn&#8221; Nereo Rocco, le sue parate prodigiose evitano l&#8217;incubo della retrocessione in Serie B. Non solo: superata la grande paura, è proprio il talento del portiere toscano a spingere il Milan verso la conquista della Coppa Italia, alzata al cielo nella finale unica di San Siro vinta per 2-0 contro l&#8217;Inter.</p>
<p style="text-align: justify;">​Il capitolo più bello e glorioso della sua parabola rossonera, tuttavia, deve ancora essere scritto. La carriera di Albertosi si arricchisce dell&#8217;alloro più atteso e poetico: la conquista della tanto agognata Stella. Nel campionato 1978/79 è lui il baluardo invalicabile della formazione guidata dal &#8220;Barone&#8221; Nils Liedholm, una squadra capace di scompaginare i pronostici e laurearsi campionessa d&#8217;Italia per la decima volta. In quel gruppo perfetto, Ricky veste i panni del Grande Vecchio: guida la linea difensiva a suon di urla, carisma e consigli, proteggendo due ragazzi destinati alla grandezza come Franco Baresi e Fulvio Collovati.<br />
​In quell&#8217;anno di grazia Ricky è una certezza assoluta. Non concede una sola sbavatura e si regala il lusso di neutralizzare due calci di rigore decisivi nei momenti nevralgici della stagione. Il primo lo respinge ad Antognoni nella sfida di Firenze, permettendo al Milan di espugnare la città di Dante e incassare due punti pesantissimi; il secondo lo ipnotizza ad Altobelli nel celebre derby terminato 2-2. La sua prodezza nella stracittadina evita il tracollo e dà il via all&#8217;esaltante rimonta firmata dalla doppietta dell&#8217;avvocato Walter De Vecchi. Senza quella mano protesa a deviare il penalty di Altobelli, con ogni probabilità, quella storia non si sarebbe mai compiuta.<br />
​Alla fine di quella stagione straordinaria gli addetti ai lavori lo considerarono tra i migliori del Milan, se non il migliore.</p>
<p style="text-align: justify;">​Le vicende extra-calcistiche che ne segneranno il finale di carriera le lascio volentieri ad altri. A me interessa esclusivamente il giudizio del campo, l&#8217;unico rettangolo verde dove le parole lasciano lo spazio ai fatti e alle leggende. Per me Enrico Albertosi resta, senza ombra di dubbio, uno dei più straordinari e insuperabili interpreti del ruolo che abbiano mai indossato la maglia del Milan.<br />
Un gigante tra i pali che merita di essere ricordato solo per la sua infinita classe.</p>
<p><em><strong>W Milan</strong></em><br />
<span style="color: #ff0000;"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Harlock' src='https://secure.gravatar.com/avatar/e545bf3db04ac3f3e29a13c28d3d036e805affd96523fa9d1df80c354a4b01f5?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/e545bf3db04ac3f3e29a13c28d3d036e805affd96523fa9d1df80c354a4b01f5?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image"/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.milannight.com/v3/author/harlock/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Harlock</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>&#8220;Quando il Milan ti entra nelle vene avrai sempre sangue rossonero&#8221;</p>
<p>Ho visto la serie B, ho visto Milan Cavese, ho toccato il tetto del Mondo con un dito e sono ricaduto ma sempre rialzato. Ho un papà Casciavit&#8230;.Grazie per avermi fatto milanista.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/share/1JaydMcJ5j/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewbox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a></div></div></div><p>The post <a href="https://www.milannight.com/v3/milan-history/ritratti/il-guardiano-della-stella-linfinita-e-ruggente-giovinezza-di-ricky-albertosi/">Il guardiano della Stella: l’infinita e ruggente giovinezza di Ricky Albertosi</a> first appeared on <a href="https://www.milannight.com/v3">MilanNight</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>La solitudine del numero sette: la breve e amara guerra di Pippo Marchio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 05:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Post]]></category>
		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; Certi strappi consumati nel passato del Milan conservano un sapore strano, sospeso tra il rimpianto per un&#8217;innovazione mai compresa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Certi strappi consumati nel passato del Milan conservano un sapore strano, sospeso tra il rimpianto per un&#8217;innovazione mai compresa fino in fondo e la certezza che certi strappi non potessero finire in modo diversi.<br />
La parabola di Giuseppe Marchioro sulla panchina rossonera appartiene esattamente a questa categoria. Al di là di un’immagine pubblica non propriamente simpatica, segnata da un’indole spavaldamente sicura, da atteggiamenti a tratti presuntuosi e certamente dispotici, la sua figura merita una riflessione profonda. Qualcuno, con la lucidità che soltanto il passare dei decenni sa regalare, sostiene che la sua idea di calcio fosse semplicemente troppo avanti rispetto ai tempi.<br />
Ed è una tesi in cui risiede un fondo di innegabile verità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo calcio fatto di pressing, ritmi forsennati, difesa a zona e movimenti coordinati senza palla anticipa le rivoluzioni successive, ma quando provi a calarlo d&#8217;autorità in una realtà consolidata come quella del Milan, il rischio del rigetto è altissimo. Soprattutto se pretendi che sia la storia a piegarsi al tuo verbo, e non il contrario.</p>
<p style="text-align: justify;">​Fin quando ti trovi in una realtà di provincia come il Cesena, la strada appare in discesa. In Romagna, Marchioro compie un vero capolavoro sportivo guidando la squadra fino a una clamorosa qualificazione in Coppa UEFA. In quel contesto, dove l&#8217;entusiasmo della novità supera di gran lunga la pressione del risultato a ogni costo, tutti ti ascoltano pendendo letteralmente dalle tue labbra. I calciatori eseguono senza porsi troppe domande quello che dici, e inculcare idee tattiche innovative diventa una conseguenza naturale. Nel grande club metropolitano, invece, la materia prima ha una densità diversa. Le tradizioni storiche pesano, le dinamiche di spogliatoio seguono regole non scritte ma invalicabili, e vigono equilibri sottilissimi che qualsiasi tecnico intelligente sa di dover maneggiare con estrema cura. Il fatto stesso che, dopo l&#8217;esonero di Marchioro, il Milan decida di richiamare in panchina Nereo Rocco, compiendo un ritorno all&#8217;antico più antico possibile, sta a dimostrare quanto l&#8217;ambiente avesse bisogno di riaggrapparsi alle proprie certezze identitarie per non smarrirsi del tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">​Tutto questo Pippo Marchioro non lo capisce, o forse sceglie deliberatamente di sfidarlo. Non cerca minimamente di integrarsi nell’ambiente milanista; pretende, al contrario, che sia l’intero pianeta rossonero ad adeguarsi a lui, con la rigidità di chi si sente portatore di un dogma assoluto. Ogni santo giorno andava a combattere una sua personalissima battaglia contro tutto e tutti. Una guerra di posizione, faticosa, frustrante e ovviamente persa in partenza. La &#8220;Guerra di Pippo&#8221;, verrebbe da dire prendendo in prestito la poesia di De André.</p>
<p style="text-align: justify;">​Nel volgere di pochissimo tempo gli girano le spalle tutti, senza eccezioni. Gli volta le spalle la società, preoccupata per un andamento anemico in campionato; gli voltano le spalle i giocatori, spiazzati da direttive tattiche che faticano a metabolizzare; gli volta le spalle il pubblico di San Siro, stanco di assistere a prestazioni prive di anima e d&#8217;identità. E gli voltano le spalle anche i giornalisti, gli stessi che durante il primo giorno di ritiro estivo si erano visti chiudere i cancelli in faccia e cacciare malamente dal campo d&#8217;allenamento. Quando decidi di fare la guerra alla stampa prima ancora che la stagione abbia inizio, stai soltanto firmando una cambiale che l&#8217;ambiente ti chiederà di pagare al primo momento di difficoltà.</p>
<p style="text-align: justify;">​Alla fine, gli volta le spalle perfino la fortuna. La parabola si chiude nel modo più ironico e crudele possibile, proprio contro quel Cesena che ne aveva celebrato l&#8217;ascesa nel grande calcio. In un pomeriggio grigio a San Siro, contro una squadra che occupa l&#8217;ultimo posto in classifica con un piede già in Serie B, per ben due volte i legni della porta avversaria tremano respingendo le conclusioni rossonere. Manca quel golletto striminzito che probabilmente gli avrebbe concesso qualche altra settimana di vita. Ma appellarsi alla mala sorte è una consolazione troppo magra: se giochi in casa contro l&#8217;ultima della classe e non riesci a vincere, sei colpevole del tuo stesso destino. Il Cesena ne aveva decretato la grandezza, il Cesena ne firma la definitiva condanna.</p>
<p style="text-align: justify;">​L’avventura di Marchioro al Milan dura appena quattro mesi. Centoventi giorni costellati da sole due vittorie in campionato, da un’incredibile e dolorosa eliminazione dalla Coppa UEFA e da una fragilità difensiva cronica, figlia di una squadra palesemente confusa in campo, che non sa bene cosa fare ed è stretta nella morsa tra la rigida applicazione della zona e la paura di sbagliare.<br />
​Eppure, al di là dei numeri e della freddezza delle statistiche, c&#8217;è un&#8217;immagine simbolica che è diventata il manifesto indelebile di quei quattro mesi di passione. Perché Pippo Marchioro verrà per sempre ricordato dal popolo rossonero come l&#8217;allenatore che pretendeva di far giocare Gianni Rivera con il numero 7. Arrivare a Milano e pensare di prendere l&#8217;icona del club, il Pallone d&#8217;Oro, il numero 10 per antonomasia, per relegarlo a fare il tornante di destra con il numero sette sulla schiena, inseguendo il terzino avversario lungo la fascia, non è stata soltanto una scelta tattica discutibile: è stato un vero e proprio sacrilegio culturale. E questo, la gente del Milan, non poteva e non voleva proprio sopportarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">​Oggi, guardando a quella vicenda con gli occhi del presente, io credo che la storia di Marchioro lasci un insegnamento straordinariamente profondo. Non è stato tutto da buttare: l&#8217;allenatore arrivato dalla Romagna aveva idee moderne, intuizioni tattiche che avrebbero trovato fortuna anni dopo e un metodo di preparazione atletica che sarebbe servito a Rocco per conquistarne la Coppa Italia qualche mese più tardi. Ma la verità è che il calcio non è una scienza esatta che si applica in laboratorio ignorando il fattore umano. Io sono convinto che la grandezza di un tecnico non si misuri soltanto dalla bontà dei suoi schemi sulla lavagna, ma dalla capacità di comprendere l&#8217;anima della società che rappresenta e la sensibilità dei campioni che ha a disposizione. Quando un allenatore scambia il proprio ego per la missione della vita e pretende di cancellare la storia per riscriverla a sua immagine e somiglianza, la fine è già scritta. Un insegnamento di un&#8217;attualità disarmante, da tenere bene a mente anche oggi: Rúben Amorim mediti a fondo su questa lezione, perché per capire dove si rischia di cadere basta semplicemente leggere e rispettare la storia.</p>
<p><em><strong>W Milan</strong></em><br />
<span style="color: #ff0000;"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Harlock' src='https://secure.gravatar.com/avatar/e545bf3db04ac3f3e29a13c28d3d036e805affd96523fa9d1df80c354a4b01f5?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/e545bf3db04ac3f3e29a13c28d3d036e805affd96523fa9d1df80c354a4b01f5?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image"/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.milannight.com/v3/author/harlock/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Harlock</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>&#8220;Quando il Milan ti entra nelle vene avrai sempre sangue rossonero&#8221;</p>
<p>Ho visto la serie B, ho visto Milan Cavese, ho toccato il tetto del Mondo con un dito e sono ricaduto ma sempre rialzato. Ho un papà Casciavit&#8230;.Grazie per avermi fatto milanista.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/share/1JaydMcJ5j/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewbox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a></div></div></div><p>The post <a href="https://www.milannight.com/v3/post/la-solitudine-del-numero-sette-la-breve-e-amara-guerra-di-pippo-marchio/">La solitudine del numero sette: la breve e amara guerra di Pippo Marchio</a> first appeared on <a href="https://www.milannight.com/v3">MilanNight</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Tra il campo e la scrivania: la vittoria contro il Lecce non cancella i dubbi di una gestione incompiuta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 05:30:15 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Redazionali]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dopo la brutta sconfitta con il Benfica di mercoledì scorso, un appuntamento dove la prima sfida in Europa League contro una delle nobili del calcio continentale, dopo un anno intero vissuto fuori dalle coppe, andava rispettata con ben altra attenzione per atteggiamento e preparazione rispetto a come è stata affrontata, il Milan e Rúben Amorim erano chiamati a un immediato e perentorio riscatto. Ai tempi di Adriano Galliani per una caduta del genere si sarebbe scatenato il finimondo a Milanello.<br />
L&#8217;obiettivo era chiaro: superare la prova di campionato per affrontare la lunga sosta per le Nazionali con maggiore serenità, evitando di far precipitare l&#8217;intero ambiente rossonero nel consueto e logorante psico-dramma già a metà settembre. Vittoria doveva essere e vittoria è stata contro il Lecce, un successo scaccia-pensieri che regala tre punti fondamentali e garantisce la speranza di vivere una ventina di giorni nella maniera più tranquilla possibile. Ma per far sì che questo successo non rimanga un episodio isolato e per costruire un percorso davvero solido al rientro dalla pausa, a mio avviso Amorim deve prendere atto della realtà e comprendere alcune dinamiche chiarissime. Non servono rivoluzioni copernicane o alchimie da laboratorio: basterebbe applicare un po&#8217; di sano pragmatismo per rimettere gli uomini giusti nelle condizioni ideali per rendere al meglio.<br />
​A partire da Adrien Rabiot, che proprio contro il Lecce ha mostrato cosa significa giocare nella sua zolla naturale al fianco di Modrić, trasformando immediatamente il volto della squadra. Il francese deve stare lì, piantato nella linea mediana, per prendere per mano il centrocampo, garantire fisicità, impostare e accompagnare l’azione partendo da dietro. Continuare a inventarselo trequartista trenta metri più avanti significa soltanto depotenziarlo, privando al contempo la squadra di sostanza e qualità al centro del villaggio. D’altronde, bere un buon bicchiere di vino dentro una pentola invece che nel calice adatto non serve a nulla, se non a sciupare un piacere. La stessa coerenza tattica va pretesa per Diego Moreira, che a destra appare visibilmente limitato e costretto a giocate innaturali che ne frenano l&#8217;esplosività. Allo Strasburgo ha giocato, e bene, agendo a sinistra, ed è esattamente lungo quella corsia che si giustifica l&#8217;investimento fatto su di lui, senza bisogno di trasformarlo nell&#8217;ennesimo esperimento a piede invertito.<br />
​C&#8217;è poi un tema di meritocrazia pura che riguarda Alpha Cissè: in questo momento un ragazzo in uno stato di grazia simile deve stare in campo dal primo minuto, senza guardare i nodi del curriculum, gli ingaggi pesanti o le gerarchie prestabilite. Se uno segna, trascina e porta punti, gioca. Io sono da sempre favorevole all&#8217;inserimento dei giovani, a maggior ragione in una rosa mal costruita e priva di grande talento come questa, dove l&#8217;età non può e non deve rappresentare un limite. Allo stesso tempo, però, mi permetto di segnalare che la gestione di Francesco Camarda rischia di non servire a nessuno, in primis al ragazzo. Gonçalo Ramos non potrà giocarle tutte, e regalare a Camarda soltanto qualche briciola negli ultimi cinque minuti a risultato acquisito non aiuta la sua maturazione. Se si crede davvero nel suo potenziale, servono spezzoni di partita ben più consistenti e coraggiosi. Un discorso analogo vale anche per Christian Comotto: anche qui staremo a vedere con molta attenzione come verrà gestito. Il talento va accompagnato con percorsi chiari e minuti veri sul campo, non con presenze di facciata pensate soltanto per fare statistica o compiacere la piazza. ​Al contrario, bisogna smettere di chiedere ad Alexis Saelemaekers compiti da rifinitore creativo tra le linee che semplicemente non appartengono al suo bagaglio tecnico. Il belga può regalare qualche bello spunto ogni tanto, come contro il Venezia, ma la sua collocazione naturale resta quella di quarto di centrocampo o di copertura, dove le sue doti di corsa, equilibrio e pressing diventano preziose a supporto di chi ha la responsabilità di metterla dentro.<br />
​Infine, serve il coraggio di affrontare a viso aperto gli equivoci irrisolti di questa rosa, a partire da Ruben Loftus-Cheek e Pervis Estupiñán, due elementi che oggi rischiano di rivelarsi controproducenti per l&#8217;economia di squadra. Loftus-Cheek possiede un fisico e un bagaglio tecnico capaci di illudere chiunque, ma finisce troppo spesso per non entrare nei meccanismi collettivi, rallentando e sporcando la manovra. Allo stesso modo, le disattenzioni e i vuoti di continuità di Estupiñán sulla corsia mancina ci espongono a pericoli continui. Amorim farebbe bene a prendere decisioni nette su entrambi, accomodandoli in panchina senza troppi indugi.</p>
<p style="text-align: justify;">​Accanto alle questioni di campo, c&#8217;è un altro grande dubbio che mi assale se alzo lo sguardo verso la struttura del club. Da qualche giorno abbiamo un nuovo Chief non si sa bene di quale settore, l&#8217;ennesima casella riempita con un titolo altisonante pescato dal gergo aziendale moderno. Invece io mi chiedo: a livello tecnico o tattico, che poi è l&#8217;unica cosa che ci interessa davvero quando andiamo allo stadio o ci mettiamo davanti alla tv , un allenatore dalle idee così rigide come Amorim con chi si confronta quando c&#8217;è da analizzare la squadra? Con chi può fare un discorso tecnico viscerale, di quelli in cui ci si guarda negli occhi e si parla la lingua del pallone? Con figure come Almastadt, Cucurella, Garnier o con Cardinale stesso? Il rischio è quello di rimanere impantanati in una sovrastruttura pensata per ogni aspetto commerciale, ma lontana da ciò che succede dentro i novanta minuti sul prato verde. Guardo quello che sta facendo il Como e capisco che, in fondo, quel modello è esattamente ciò che Cardinale vorrebbe per il suo Milan. La differenza sostanziale, però, è che la proprietà del Como ha capito qualcosa di fondamentale che da noi sembra sfuggire: per raggiungere determinati traguardi serve gente competente, servono progetti seri condotti senza improvvisazione e, soprattutto, serve una visione sportiva profondamente diversa. Il Como non ha basato la sua crescita sul mero player trading o sulla speculazione; ha investito con un&#8217;idea chiara, affiancando alla disponibilità economica la competenza di uomini di calcio. Io sarei anche disposto ad armarmi di pazienza, ad accettare un percorso di crescita graduale e a veder salire la squadra un gradino alla volta, se solo vedessi fare le cose con logica, criterio e un senso compiuto. Invece, guardando la strada intrapresa da questa dirigenza, io un futuro in quello che stanno facendo proprio non riesco a vederlo.<br />
​Io sarò pure all&#8217;antica e ammetto volentieri di non comprendere fino in fondo le dinamiche di questo calcio moderno, dove i dati sembrano contare più delle sensazioni e dove ogni allenatore viene subito dipinto come un gran maestro di tattica. Però una cosa la so con certezza: qui servono uomini di campo. È un principio elementare di buon senso: se io possiedo una fabbrica che produce scarpe, non mi sognerei mai di affidarne la gestione tecnica a chi fino al giorno prima si occupava di occhiali, per quanto brillante possa essere il suo profilo manageriale. Ognuno dovrebbe operare con le competenze specifiche del proprio settore.<br />
​Eppure oggi viviamo nell&#8217;epoca dei ruoli altisonanti, dove si pensa che un grafico aziendale possa sostituire l&#8217;occhio clinico di chi il campo lo ha vissuto per una vita intera. E attenzione a fare i soliti paragoni con Arrigo Sacchi per giustificare questi percorsi: quarant&#8217;anni fa, dietro le idee del tecnico di Fusignano, c&#8217;era una società presente ogni giorno a Milanello e guidata da una visione sportiva chiarissima. C&#8217;erano dirigenti che conoscevano le dinamiche di uno spogliatoio, pronti a proteggere l&#8217;allenatore ma anche a richiamarlo con fermezza alle sue responsabilità. Senza quella competenza e quell&#8217;autorevolezza alle spalle, anche le idee più affascinanti rischiano di trasformarsi in complessi esperimenti fine a se stessi. Amorim faccia molta attenzione, perché il pubblico di San Siro chiede anzitutto chiarezza e concretezza.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Harlock' src='https://secure.gravatar.com/avatar/e545bf3db04ac3f3e29a13c28d3d036e805affd96523fa9d1df80c354a4b01f5?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/e545bf3db04ac3f3e29a13c28d3d036e805affd96523fa9d1df80c354a4b01f5?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image"/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.milannight.com/v3/author/harlock/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Harlock</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>&#8220;Quando il Milan ti entra nelle vene avrai sempre sangue rossonero&#8221;</p>
<p>Ho visto la serie B, ho visto Milan Cavese, ho toccato il tetto del Mondo con un dito e sono ricaduto ma sempre rialzato. Ho un papà Casciavit&#8230;.Grazie per avermi fatto milanista.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/share/1JaydMcJ5j/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewbox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a></div></div></div><p>The post <a href="https://www.milannight.com/v3/post/tra-il-campo-e-la-scrivania-la-vittoria-contro-il-lecce-non-cancella-i-dubbi-di-una-gestione-incompiuta/">Tra il campo e la scrivania: la vittoria contro il Lecce non cancella i dubbi di una gestione incompiuta</a> first appeared on <a href="https://www.milannight.com/v3">MilanNight</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Roberto Donadoni: l’arte della fascia e la classe infinita del primo grande colpo berlusconiano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Harlock]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 05:00:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ritratti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160; ​Estate 1986. Una folla entusiasta e trepidante si raduna nell’iconica cornice dell’Arena Civica di Milano per riabbracciare i propri [&#8230;]</p>
<p>The post <a href="https://www.milannight.com/v3/milan-history/ritratti/roberto-donadoni-larte-della-fascia-e-la-classe-infinita-del-primo-grande-colpo-berlusconiano/">Roberto Donadoni: l’arte della fascia e la classe infinita del primo grande colpo berlusconiano</a> first appeared on <a href="https://www.milannight.com/v3">MilanNight</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify">​Estate 1986. Una folla entusiasta e trepidante si raduna nell’iconica cornice dell’Arena Civica di Milano per riabbracciare i propri beniamini in occasione del primo, leggendario raduno estivo dell’era targata Silvio Berlusconi. All&#8217;improvviso, dagli altoparlanti posizionati attorno al campo si diffondono le note solenni della “Cavalcata delle Valchirie” di Wagner e dal cielo milanese scendono maestosi gli elicotteri che trasportano i giocatori rossoneri. Da uno di quei velivoli scende una faccia nuova per l&#8217;ambiente: è un ragazzo bergamasco nato a Cisano Bergamasco, dai capelli ricci e scuri, destinato ad entrare a pieno titolo e dalla porta principale nella storia di questo club. Fuori dal campo questo giovane è schivo, timido, riservato, quasi inclino a scomparire quando si spengono i riflettori. Non ama le copertine patinate, parla poco e preferisce far parlare i fatti all&#8217;interno del rettangolo di gioco. Proviene dall’Atalanta e il suo nome è <em><strong>Roberto Donadoni</strong></em>.</p>
<p style="text-align: justify">​L&#8217;operazione che lo porta a Milano rappresenta una vera e propria spaccatura nella geografia del calcio italiano dell&#8217;epoca. La società di Bergamo ha da sempre un canale privilegiato ed un rapporto solidissimo con la Juventus, perchè praticamente tutti i suoi pezzi pregiati, da Gaetano Scirea ad Antonio Cabrini, finiscono per vestire la maglia bianconera.</p>
<p style="text-align: justify">In quella primavera del 1986, però, il filo si spezza. Dopo aver rilevato il club da Farina, Silvio Berlusconi irrompe con decisione sul gioiello dell’Atalanta, che la Juventus con eccessiva superficialità sentiva già suo, mentre anche la Roma prova ad inserirsi nella corsa. L&#8217;Atalanta si trova in evidente difficoltà di fronte allo strappo, ma il nuovo presidente rossonero sbroglia la matassa invitando ad Arcore il patron bergamasco <em><strong>Achille Bortolotti</strong></em> per una cena decisiva. Mentre <strong>Giampiero Boniperti</strong> va su tutte le furie a Torino per l&#8217;improvviso stop alle comunicazioni, Donadoni ci mette del suo, facendo pressione sul proprio direttore sportivo per coronare il sogno rossonero. Un desiderio nato da bambino, come lui stesso ricorda:<em><strong><span style="color: #0000ff"> &#8220;Al di là del mio tifo per il Milan, mi specchiavo in Rivera: quasi ogni sua giocata ti lasciava a bocca aperta… quando misi le mie prime Adidas Rivera, nere con strisce rosse, mi sembrava di volare&#8221;.</span></strong></em></p>
<p style="text-align: justify">Il 30 aprile 1986, per quattro miliardi di lire più i cartellini di Andrea Icardi e Giuseppe Incocciati, il trasferimento diventa ufficiale. Il primo grande affondo alla Vecchia Signora è servito, provocando persino l&#8217;amarezza di <strong>Gianni Agnelli</strong>, che commenta sbalordito l&#8217;impatto del nuovo patron milanista sul sistema calcio.</p>
<p style="text-align: justify">​Al suo primo anno a Milano, Roberto si inserisce con naturalezza e classe negli schemi di Nils Liedholm. Nonostante i ritmi compassati del gioco del Barone, riesce a dare un&#8217;immediata accelerazione alla manovra e ad alimentare con continuità un ispiratissimo Pietro Paolo Virdis. L&#8217;annata vedrà poi il subentro di Fabio Capello per le ultime battute e la vittoria nello spareggio di Torino contro la Sampdoria per conquistare un posto in Coppa UEFA, ma la vera svolta epocale deve ancora compiersi.</p>
<p style="text-align: justify">​Con l’arrivo di <strong>Arrigo Sacchi</strong> sulla panchina rossonera, Donadoni compie il salto di qualità definitivo, trasformando la posizione di centrocampista, che giochi come ala pura sulla fascia destra oppure come mezzala al centro del campo, in una vera e propria forma d’arte. Sacchi rivoluziona il calcio mentalmente oltre che tatticamente, imponendo alla squadra di dominare sempre e comunque il gioco su ogni campo. Donadoni diventa il collante magico, il motore fluido e l&#8217;elemento tattico indispensabile che fa girare a meraviglia quella macchina perfetta. È l&#8217;anno dell’undicesimo scudetto, che si apre con una sua perla all&#8217;incrocio dei pali al debutto a Pisa e si conclude con il sorpasso esaltante sul Napoli di Diego Armando Maradona.</p>
<p style="text-align: justify">​Donadoni è il tipo di giocatore che accende istantaneamente la <strong>luce a San Siro.</strong> Quando riceve palla sulla linea di fallo laterale, nell&#8217;aria si respira un&#8217;attesa elettrica. I suoi dribbling sembrano giocate che nessun altro è in grado di replicare con pari disinvoltura. Il suo non è un semplice andare via in velocità sfruttando la potenza fisica: è stile puro, è eleganza applicata al pallone. Possiede una capacità di saltare l&#8217;uomo che oggi definiamo senza esitazioni &#8220;illegale&#8221;. La dinamica è un rito ipnotico: parte palla al piede, punta con decisione il diretto marcatore, esegue una doppia finta fulminea e scodella al centro un cross millimetrico.</p>
<p style="text-align: justify">​La sua immensa classe, tuttavia, cammina sempre di pari passo con un coraggio da leone. Il <strong>10 novembre 1988</strong> è una data che rimarrà per sempre scolpita nella sua vita e nella memoria di ogni tifoso. Nel recupero della famosa partita annullata il giorno prima per nebbia allo stadio Marakana di Belgrado contro la <strong>Stella Rossa</strong>, sul finire del primo tempo il numero sette rossonero ha uno scontro drammatico con il difensore slavo Vasilijević. Donadoni crolla a terra privo di conoscenza, battendo la testa sul terreno gelato. La scena è impressionante: Paolo Maldini e Alessandro Costacurta piangono abbracciati, Marco Van Basten si mette le mani nei capelli. Come racconta lo stesso Maldini, Roberto è immobile, con gli occhi rovesciati e i denti serrati a tal punto che risulta impossibile aprirgli la bocca. È il tempestivo intervento del <strong>dottor Monti</strong> a salvarlo dal soffocamento, raddrizzandogli la lingua in campo — la leggenda narra con l&#8217;aiuto di una penna Bic — e praticandogli le prime manovre d&#8217;emergenza che gli provocano la frattura della mandibola pur di riaprirgli le vie aeree. Donadoni rischia la vita, ma la statura di un campione si misura dal rientro: dopo settimane di stop torna in campo più solido e determinato di prima, guidando il Milan fino alla trionfale finale di Barcellona, dove lo Steaua Bucarest viene travolto per 4-0 in un Camp Nou completamente dipinto di rossonero.</p>
<p style="text-align: justify">​La sua partita perfetta, la prestazione che rappresenta un autentico saggio di onnipotenza tecnica, va però in scena il <strong>21 marzo 1990</strong> in una fredda e gelida notte di Coppa dei Campioni a San Siro contro i belgi del<strong> Malines</strong>. Dopo lo 0-0 dell&#8217;andata, Roberto decide di scaldare la platea disputando quella che tutti indicano come la gara migliore della sua intera carriera. La Gazzetta dello Sport gli assegna un grandioso 9 in pagella: dove c&#8217;è il pallone, c&#8217;è Roberto Donadoni. L&#8217;ala rossonera mette in mostra il più vasto e spettacolare repertorio di finte e sterzate, mettendo in crisi totale il difensore Leo Clijsters, costretto al fallo sistematico pur di fermarlo. Esasperato dai continui colpi ricevuti a palla lontana, ad un certo punto Donadoni accenna una reazione e viene espulso dall&#8217;arbitro. Sullo stadio cala un gelo improvviso, poi sciolto nei supplementari dalle reti di Van Basten e Simone. Ma quel cartellino rosso ha un prezzo salatissimo: tre giornate di squalifica che gli toglieranno la gioia di scendere in campo nella finale di Vienna vinta contro il Benfica.</p>
<p style="text-align: justify">​Con un palmarès da capogiro composto da sei scudetti, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, tre Supercoppe Europee e quattro Supercoppe Italiane in 390 partite ufficiali, Donadoni incarna il simbolo eterno dell&#8217;appartenenza ai colori rossoneri. Persino dopo l&#8217;esperienza negli Stati Uniti con i NY/NJ MetroStars, risponde presente alla chiamata di casa per dare una mano e vincere da protagonista lo scudetto del Centenario nel 1999.</p>
<p style="text-align: justify">Come sintetizza perfettamente Arrigo Sacchi, <em><strong><span style="color: #0000ff">&#8220;la fortuna l’ho avuta io a trovare lui e non lui a trovare me, è sempre stato pronto a dare tutto quello che poteva e anche oltre&#8221;</span>.</strong></em> Se oggi il Milan è riconosciuto nel mondo per lo stile e la bellezza del suo gioco, lo deve a questo straordinario signore del calcio che ha saputo rendere la fascia destra il posto più bello del mondo.</p>
<p style="text-align: justify">​Oggi, è il 9 settembre, nel giorno del tuo compleanno, ci tengo a prendermi un momento per dirti semplicemente grazie. Tanti auguri, Roberto: per me che sono cresciuto ammirando la tua classe e la tua dedizione, e per tutto il popolo rossonero che ha visto la poesia prendere forma sui tuoi piedi, sarai per sempre il nostro simbolo di eleganza e coraggio. Buon compleanno, Campione.</p>
<p><em><strong>W Milan</strong></em><br />
<span style="color: #ff0000"><em><strong>Harlock</strong></em></span></p>
<div class="saboxplugin-wrap" itemtype="http://schema.org/Person" itemscope itemprop="author"><div class="saboxplugin-tab"><div class="saboxplugin-gravatar"><img alt='Harlock' src='https://secure.gravatar.com/avatar/e545bf3db04ac3f3e29a13c28d3d036e805affd96523fa9d1df80c354a4b01f5?s=100&#038;d=mm&#038;r=g' srcset='https://secure.gravatar.com/avatar/e545bf3db04ac3f3e29a13c28d3d036e805affd96523fa9d1df80c354a4b01f5?s=200&#038;d=mm&#038;r=g 2x' class='avatar avatar-100 photo' height='100' width='100' itemprop="image"/></div><div class="saboxplugin-authorname"><a href="https://www.milannight.com/v3/author/harlock/" class="vcard author" rel="author"><span class="fn">Harlock</span></a></div><div class="saboxplugin-desc"><div itemprop="description"><p>&#8220;Quando il Milan ti entra nelle vene avrai sempre sangue rossonero&#8221;</p>
<p>Ho visto la serie B, ho visto Milan Cavese, ho toccato il tetto del Mondo con un dito e sono ricaduto ma sempre rialzato. Ho un papà Casciavit&#8230;.Grazie per avermi fatto milanista.</p>
</div></div><div class="clearfix"></div><div class="saboxplugin-socials "><a title="Facebook" target="_self" href="https://www.facebook.com/share/1JaydMcJ5j/" rel="nofollow noopener" class="saboxplugin-icon-grey"><svg aria-hidden="true" class="sab-facebook" role="img" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" viewbox="0 0 264 512"><path fill="currentColor" d="M76.7 512V283H0v-91h76.7v-71.7C76.7 42.4 124.3 0 193.8 0c33.3 0 61.9 2.5 70.2 3.6V85h-48.2c-37.8 0-45.1 18-45.1 44.3V192H256l-11.7 91h-73.6v229"></path></svg></span></a></div></div></div><p>The post <a href="https://www.milannight.com/v3/milan-history/ritratti/roberto-donadoni-larte-della-fascia-e-la-classe-infinita-del-primo-grande-colpo-berlusconiano/">Roberto Donadoni: l’arte della fascia e la classe infinita del primo grande colpo berlusconiano</a> first appeared on <a href="https://www.milannight.com/v3">MilanNight</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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