La stagione da 8

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È finita come doveva finire, ha vinto la squadra più forte, la società più affamata di vittorie sportive e l’allenatore meno cocciuto. Non è stata una novità, lo score della stagione ci aveva già ampiamente anticipato questo risultato, avevamo poche possibilità, una di queste era “minare” le loro certezze e giocare sul loro equilibrio mentale sempre abbastanza instabile. Ma noi abbiamo preferito continuare a giocare come facciamo con tutte le avversarie, pur sapendo, dichiarato dal nostro DT, che soffriamo particolarmente il loro modo di giocare. D’altronde l’ultimo gol segnato a questi qui, risale alle 19.15 circa di sabato 3 settembre 2022. Da quel momento in poi, oltre a non vincere (nè pareggiare) un derby, non siamo neanche più riusciti a segnare e, andando a memoria, il loro portiere avrà fatto 3-4 parate, in un totale di altri 4 derby. Sapete quanti gol abbiamo subito dalle 19.15 di quel sabato di settembre in poi? 8, che numero beffardo. Tra l’altro il mio numero preferito ma che ho mal digerito nel post partita di martedi sera.

Uno score del genere nei derby è qualcosa di grottesco e che dovrebbe far riflettere molto. La semplicità con la quale si sta accettando il fatto di aver preso scoppole per una stagione intera da questi qui è avvilente. Politiche societarie diverse e non è questione di investimenti, o meglio, non solo, è proprio l’attitudine messa nella preparazione delle ultime stagioni. Noi da tempo immemore usiamo delle vecchie bandiere a fare da “garanti” per la panchina o per la società, loro mettono quello sempre pettinato a fare quello che sa fare meglio, ovvero la presenza scenica, non avendo nessuna competenza. La storia di questi anni parla di percorsi societari diversi ma che, oggi, mettono a nudo il tutto. Quando prendi un dirigente come Marotta, in testa, hai solo un obiettivo, vincere, o provare a vincere, costi quel che costi. Quindi investimenti, anche fuori controllo, presenza nelle riunioni di Lega, presenza alle riunioni con arbitri, flirt vari con testate giornalistiche eccetera eccetera. Noi invece, pensiamo ai garanti, per tenere quiete le masse, quindi spendicchiare ma senza strafare, allenatori dal curriculum imbarazzante, solo per citare gli ultimi tre nostri e loro (Gattuso, Giampaolo, Pioli vs Spalletti, Conte, Inzaghi), mandare alle riunioni di Lega gente che non nessun peso, usare algortimi per pescare i nuovi Mbappè che di solito gli osservatori più lesti, che lavorano sul campo, ti portano via prima eccetera eccetera.

È brutto da dire, soprattutto perchè io quelli lì li odio proprio, ma la storia degli ultimi anni ci vede soccombere pesantemente, lo scudetto dell’anno scorso è stato un miracolo che dobbiamo tenerci stretto e che ci aiuta parzialmente a non cadere in depressione. Perchè lo scenario è tutt’altro che roseo. Affrontiamo i derby con paura perchè sappiamo che ci fanno male, non a caso sono 10 derby che andiamo sotto 1-0, in tempi anche brevi tra l 8 minuto (ancora questo numero) e la mezz’ora di gioco del primo tempo. Ci sarà un problema o sono sempre i tastieristi che fanno male alla squadra? Perchè adesso dobbiamo affrontare l’argomento riguardo alle critiche e al pensiero “contrario” rispetto a quello che lo società fa passare. Scopriamo a metà maggio che una stagione con l’eliminazione dalla lotta scudetto a gennaio (io ripeto che risale già da prima ma emotivamente gennaio è stato letale), l’eliminazione dalla coppa Italia con un Torino B in 10 uomini, una debacle (che era solo il prodromo dei successivi derby) in Supercoppa Italiana, fuori dai primi 4 posti del campionato dopo essere stati secondi per settimane per inseguire una competizione troppo più grande di noi e una semifinale di Champions League durata giusto il tempo di 10 minuti portano in dote, per la società, un voto complessivo di 8. Perchè non giriamoci intorno, in Champions ci entreremo, perchè la Juve sarà penalizzata, altrimenti saremmo e rimarremmo quinti in campionato. Questo a Milanello lo sanno bene ma non lo dicono perchè sminuirebbe ulteriormente l’annata ma la sciatteria della gestione di tutta la stagione rimane e il risultato finale è solo la conseguenza di tutto questo. Dalla manfrina sui rinnovi di Maldini e Massara, al mercato fatto con le solite trattative bibliche, all’equivoco Dybala/CDK che poi ha pagato sul campo Pioli (che aveva dato il benestare per l’argentino), fino al solito pre campionato che ti dà già un’idea di come andrà il resto dell’anno. Ci sono così tante cose che sono state accantonate dalla fanfara che, mai, nemmeno nel recente passato ci siamo trovati ad assistere a voli pindarici dei soliti noti, per spiegare l’inspiegabile e sviare le critiche o i dubbi dei tifosi senza il leccalecca. Vediamo alcuni punti:

  • Approccio alle gare, già da luglio 2022 ampiamente deficitario, sempre accantonato come difetto di gioventù della rosa che però si è incancrenito fino agli ultimi recenti danni irreparabili;
  • Infortuni muscolari, ripetuti e dai recuperi interminabili, sempre derubricati come sfortuna. Mai trovata una reale soluzione che impedisse ai nostri giocatori di finire all’obitorio per ogni infortunio;
  • Gol subiti da palle inattive, a vagonate e non solo da questa stagione. Nel 2022/23 il 37% dei gol subiti in campionato e il 40% in Champions League (dati Sky) sono arrivati da palla ferma. Senza calcolare alcuni interventi decisivi di Sua Santità Maignan. Numeri preoccupanti ma anche in questo caso problema liquidato con la mancanza di centimetri e peso, come se fossero stati i tifosi a fare il mercato o fossero i tastieristi a preparare queste situazioni a Milanello;
  • La favola di Kessie facilmente sostituibile, sostituito con? Nessuno ma bensì con un “nuovo” modo di giocare con il trequartista di qualità che ha portato al peccato originale della stagione rendendo vulnerabile e insicuro il reparto difensivo che si è spesso trovato 1vs1 senza raddoppi e coperture preventive, oltre a voragini a centrocampo;
  • L’impossibilità di cambiare modulo, quando per tutta l‘estate ci è stato raccontato che a Milanello si provava la difesa a 3, per poi vederla per esempio a Cremona senza una logica e mai applicata quando in realtà c’era la necessità. Rispolverata tra gennaio e febbraio, giusto il tempo per evitare l’esonero ma poi accantonata;
  • Il turnover, spacciato come necessario per arrivare agli appuntamenti importanti con le energie giuste. Applicato senza una razionalità che ha spesso mandato allo sbaraglio la squadra e ha fatto perdere valanghe di punti con squadre assolutamente abbordabili. Per poi arrivare a fine stagione e rendersi conto di non essere in grado di sostenere il doppio impegno ma aver perseverato (al costo di sacrificare punti in campionato) il sogno Champions;
  • La leggenda dello spogliatoio unito. Tra dicembre e gennaio, ma anche prima, sono successe delle cose, più o meno raccontate da Tonali, dalla gente ancora sul pullman con la testa a qualche “screzio” con Pep. I ritiri di 24 ore post amichevoli di dicembre. Frasi buttate lì da Pep e Kjaer. Il tutto culminato con gli ultimi presunti comportamenti di Kjaer nel derby di ritorno e la messa fuori rosa dell’inutile Dest;
  • Il racconto sulla stagione della seconda stella che è diventata la stagione della supercoppa che poi è diventato il sogno Champions che poi ha finito per con la speranza di arrivare nei primi quattro posti per avere un bel 8 in pagella;
  • Un costante e immancabile bombardamento mediatico sui rinnovi dell’allenatore, dei giocatori e della bellezza di un bilancio sempre più sano, per poi rendersi conto che l’albo d’oro del bilancio e dei rinnovi non esiste e, soprattutto, non scende in campo;
  • Questione stadio ormai al ridicolo (non per colpa del Milan), ma colpevolmente usata da una parte della fanfara per demonizzare le spese, perchè solo chi lo ha di proprietà può fare spese pazze e permettersi un mercato sonutoso. Mercato spumeggiante mai chiesto dai tifosi, peraltro;
  • Far credere al tifoso medio che chi critica la società, pretende di avere un De Bruyne ogni anno, ma invece la richiesta è sempre e solo quella di spendere i soldi in maniera oculata, soprattutto quando ne hai pochi, senza per forza andare su profili di neo maggiorenni. Ma soprattutto far credere che solo con i mega investimenti si possa essere competitivi, quando non penso servano 100M€ a mercato per battere Udinese, Empoli, Cremonese, Spezia, Bologna, Lecce, Salernitana e Sassuolo (23 punti persi su 48 disponibili);
  • I giocatori “missing in action”. Adli su tutti ma anche altri scomparsi dalle rotazioni dalla sera alla mattina, senza una spiegazione e senza che venisse mai posta una domanda in conferenza. Anche qui si tergiversava con il classico “li vede tutti i giorni a Milanello”…

Prove inconfutabili, aspetto smentite concrete e reali, perchè questa stagione ha portato questo elencato, nè più, nè meno. Colpa solo di PepdiParma? No, sicuramente lui e la sua ottusità non ci hanno aiutati ed è stato un volano, in negativo, per la stagione ma non è l’unico colpevole. Il fronte dirigenziale sportivo che si lamenta a fasi alterne? Prima è sempre un miracolo, poi ci vuole il denaro per competere, poi siamo nei parametri, poi non siamo all’altezza. Confusione totale…quella che poi i giocatori percepiscono. E Gerry? Per me l’ultimo dei responsabili. A lui del Milan frega quanto a me interessi guardare una partita di badminton, lo si sapeva e spero nessuno si offenda nel leggerlo, a lui interessa guadagnare dal suo investimento. Punto. Anzi arrivare tutti gli anni in semifinale di CL e nei primi quattro, con stagioni come queste, senza titoli e premi, è il business plan perfetto. I giocatori poi sono questi, già presentarsi ad una semifinale di Champions con Diaz e Messias contemporaneamente in campo, è una mancanza di rispetto alla competizione. Ma non li ho portati io, non li ho scelti io. Sia chiaro, non voglio Haaland ma chiedere degli esseri umani abili è troppo? Magari anche qualche italiano, non sarebbe male.

Portiamoci a casa questa stagione, così com’è, una stagione da 8 per chi la vive da dentro e una stagione da 4 per chi la vede da fuori. Diciamo che la verità sta nel mezzo, ma adesso non possiamo più stare nel guado. Va fatta una scelta, o di qua, o di là. Di certo per essere competitivi non è sufficiente fare quello che abbiamo visto, anche perchè, noi, competitivi, non lo siamo da novembre e per quanto mi riguarda, competitivi vuol dire almeno provarci fino alla fine e questo, io non l’ho visto nè in campionato, nè in coppa Italia, nè in Supercoppa e nemmeno in Champions.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.