Da padre a figlio

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Marco, caro figlio… Lo so non avrei dovuto curiosare sulla tua scrivania ma, passando, l’occhio ha visto un “Milan” scritto su quel foglio buttato un po lì con noncuranza e non ho resistito. Lo so che i cazzi dei giovani non dovrebbero essere affar nostro ma… potrai perdonarmi? In fondo è solo che mi preoccupo per te… Ho scoperto che stai sul night anche tu e ti rispondo qua. Almeno prima che “te me vuset adre” (come diceva il nonno) perché ho curiosato hai tempo di digerire. Ringrazio la redazione per avermi permesso di pubblicare la mia risposta o sfogo che sia, vedi tu…

Ti capisco sai, il tuo scoramento per il nostro Milan è lo stesso che provo Io (e pure Zio). Lo so, sei troppo giovane, non hai vissuto quello che abbiamo vissuto e goduto noi ma… E’ vero, l’epopea Berlusconiana ci ha regalato grandi trionfi e soddisfazioni (anche se poi le abbiamo pagate duramente) che tu eri troppo piccolo per goderti appieno, portarti nel cuore e sbattere in faccia ai quegli “interisti e Juventini” quando alzano troppo la cresta. Non credere, capita anche a noi in ufficio, in fabbrica, in mensa… tutti i giorni…

Però, però… Anche per noi dei “60” non sono state certo rose e fiori. Come per Voi i trionfi di Baresi, Gullit Van Basten e tutti gli altri in Italia e, ancora di più, in Europa e nel mondo sono ricordi lontani e non ben definiti, lo erano anche per noi quando nel 62 (non ero ancora nato) e nel ‘69 vincemmo le prime due coppe dei campioni. Ghezzi, Benitez, Pivatelli, Mora, Maldini (senior, non quello che conosci tu) e gli altri erano solo nomi, racconti del nonno ed allora you tube non esisteva nemmeno (ed il nonno leggeva solo il corriere della sera). I campionati, le prime due coppe campioni, l’intercontinentale… racconti, solo racconti… mentre i “soliti noti” spadroneggiavano dalle nostre parti. Dopo il periodo d’oro dei ’60, quello che seguì, nemmeno quello fu un gran Milan, e gli sberleffi arrivavano anche a noi ma, nonostante tutto, quando andavo all’oratorio per giocare sul quel campetto di terra battuta più duro del cemento (ho ancora oggi le cicatrici…), indossavo sempre ed orgogliosamente la maglietta del “Ragno nero”.

Eppure, pur bambino di nemmeno 11 anni, ricordo come fosse ieri la finale di coppa coppe contro il Leeds. Una vera battaglia. era un calcio diverso, con botte da orbi che volavano da tutte le parti. Una partita che oggi finirebbero in tre contro tre, con William Vecchi, che da bravo portierino che ero, era il mio idolo (insieme a Belli con cui si alternava un po a caso) e parò in una sola serata quello che parò in tutto il resto della carriera messo insieme. Poi la stella per la quale noi milanisti abbiamo dovuto aspettare 11 anni (e sì, anche noi così a lungo…) ed anche… Una retrocessione in B per brutte storie di calcioscommesse (manco fossimo stati i soli…) e, non contenti, un’altra sul campo in quel maledetto 17 maggio del 1982. Mentre gli amici erano in giro alla ricerca di ragazzotte “distratte e generose” ero rimasto in casa, solo, rinunciando persino alla dolce compagnia di quella santa di Mamma (e chi l’avrebbe detto allora che avrebbe capito e perdonato ma al momento non ci pensavo nemmeno…), attaccato alla radiolina ascoltando “tutto il calcio” (allora non c’erano nemmeno Sky e DAZN). Mentre a Cesena stavano (e noi a casa stavamo) già festeggiando ed arrivò da Napoli, dove guarda caso la partita era iniziata 5 minuti in ritardo rispetto a tutti gli altri campi, gli “scusa Ameri, scusa Ameri” che annunciavano che “Faccenda”, “dopo quel pasticciaccio brutto di Castellini” aveva segnato quel pareggio maledetto del Genoa e, nessuno mi toglie dalla mente, attentamente studiato nelle stanze che contavano. Un dolore profondo e lacerante che a Voi , almeno quello, è stato risparmiato. E poi il rischio di fallimento con un Presidente, il Giussy”, che era più un faccendiere che un imprenditore, che rischiò di farci sparire e cadere nell’oblio.

Ed aggiungo… Non chiedermi perché, la mente umana è insondabile, ma quando finisce una partita contro i diversamente onesti e non abbiamo perso, tiro sempre un respiro di sollievo. Ovviamente, quando riusciamo a portare a casa la posta piena sono ancora più soddisfatto, ma già del non perdere mi accontento, anche quando giochiamo con una Giuve palesemente inferiore ed avremmo avuto tutte le possibilità di portarla a casa. Sarà che mi aspetto sempre la fregatura, sarà che i ricordi di “certe partite” (e certi campionati interi) sono lì, stampate nel cervello che occhieggiano maligne, sarà quel che sarà, ma di fatto reagisco sempre in questo modo e, Domenica sera, non ho fatto eccezione mentre tu sbraitavi come un Gremlin in un film orror.

Caro Marco, orgoglio di papà, nonostante tutto, dentro di me, penso esattamente quello che pensi tu e, come me tutti, o quasi, i milanisti (tranne certi “tifosi” con le fette di salame sugli occhi) a dispetto dell’età. E si, certo, anche noi “vecchietti” avremmo tanto voluto un Vlaovich o un Gosens, magari un centrale in difesa, che tanto ci farebbero comodo e non ragazzini di belle speranze che poi, se e quando sbocciano, perdiamo perché non possiamo garantire certi stipendiucci con relative provvigioni milionarie a procuratori, genitori, parenti ed affini . Anche noi ci chiediamo come possano, società con conti così disastrati, permettersi questi esborsi proprio ora. Pure noi ci chiediamo cosa ci stiano a fare federazione e UEFA (visto che con noi furono così solerti…). Anche noi vorremmo che i nostri proprietari scucissero qualche soldino extra, non dico per vincere sempre (anche quello lo lasciamo volentieri agli altri), ma almeno per poter competere. Anche noi vorremmo tanto che i nostri, almeno qualche volta, alzassero la voce, si facessero sentire e ci dessero un po’ di coraggio. Si, anche noi, e vorremmo tanto pure tutto il resto ma, privilegio dell’età, riusciamo a contenerci, almeno esternamente.

Rimane un fatto però. Noi siamo milanisti, ci siamo nati. Non diventati perché si vinceva, non perché nelle catene di montaggio di Mirafiori faceva gioco esserlo, non per convenienza. La nostra è passione pura, una passione che ci accompagna per tutta la vita. Arriva un giorno in cui, per un caso o l’altro, semplicemente lo scopriamo, ma è una cosa che abbiamo dentro. Tu, lo Zio, Io e tutti gli altri. Sappiamo che non siamo paraculati dai potenti, che non facciamo parte della “creme” meneghina o della falsa nobiltà Sabauda, noi siamo… beh, siamo noi… non riesco a spiegartelo meglio. Sappiamo che dobbiamo, e sempre dovremo, soffrire per arrivare ai grandi traguardi ma quando ci riusciamo non dobbiamo ringraziare niente e nessuno. Beh… detto oggi può sembrare strano ma preferisco così. Le cose regalate, o peggio rubacchiate, non ci piacciono, non ci danno soddisfazione. Noi siamo “casciavit” e lo stipendio siamo abituati a guadagnarcelo con l’impegno e col lavoro. Non so che altro dirti se non una cosa. Non so quando, non so come, ma, come è nella nostra storia torneremo ed allora… beh allora sarà ancora più bello, basta crederci ed il miracolo si ripeterà… Magari già nel derby…

FORZA MILAN

Papà

PS: te lo dico in confidenza, rimanga tra noi. Mami è tutt’altro che “tiepida”. Quando accadono certe cose, al momento, sembra impassibile come una sfinge, come se in fondo non le importasse questo gran che, ma lo fa solo per non aggiungere legna sotto il già potente fuoco della tua incazzatura, per non farti stare ancora più male. Poi, non appena ti ritiri in camera a sbollire e lo zio torna a casa… beh, dovresti sentirla…

Puoi cambiare tutto nella vita. La fidanzata, la moglie, l'amante, la casa, il lavoro, la macchina, la moto e qualsiasi altra cosa che ti viene in mente. Solo una cosa non potrai mai cambiare. La passione per questi due colori. "il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari". Grazie mamma che mi hai fatto milanista, il resto sono dettagli.