Fiorentina-Milan: presentazione

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Finalmente. Una vittoria, quella nel derby di mercoledì scorso, che ci voleva. Non sarà probabilmente decisiva a salvare una stagione nata sotto i migliori auspici e arenatasi a inizio novembre sotto i colpi di una gestione tecnica e soprattutto atletica rivedibile, ma perlomeno ha contribuito a ridare un briciolo di entusiasmo a un ambiente depresso, vessato, deluso, arrabbiato. La vittoria contro l’Inter, la peggior Inter stagionale, rimarrà probabilmente l’unica buona notizia dell’anno… ma una buona notizia comunque di spessore.

Non c’è però troppo tempo per gioire, è già ora di ritornare in campo nell’ostile Firenze, contro la viola di Pioli. Una stagione, quella dei toscani, nata male già dal deludente mercato estivo, ma che con il tempo, il lavoro e l’abnegazione sta se non altro prendendo una piega vagamente positiva. Pioli, ex tecnico dell’Inter, è un allenatore di sostanza e senza fronzoli, che fa dell’impegno delle sue squadre il tratto distintivo del calcio che propone. Avremo di fronte una Fiorentina decisamente diversa da quelle di Montella prima e Paulo Sousa poi, molto tecniche, leziose e “palleggiatrici”. La viola di oggi corre di più, è molto più preparata atleticamente e da un certo punto di vista meno prevedibile.

Negli anni passati i toscani erano in grado di creare pericoli dal nulla, specie con i Borja Valero, i Pizarro, i Ljajic, gli Ilicic e gli Jovetic, ma il gioco proposto era arginabile con diligenza tattica. Oggi i Pioli boys sono meno dotati tecnicamente, ma possono far male in più modi, puntando sulla fisicità di due attaccanti come Simeone e Babacar in grado di fare reparto (quasi) da soli. È soprattutto qui che il Milan potrà soffrire, nel fisico e nella corsa, considerata la condizione ancora oggi deficitaria. Una certa rassicurazione può però arrivare dal secondo tempo e dai supplementari dello scorso mercoledì, durante i quali il Milan di Gattuso non è mai andato in apnea, anzi, ha alzato il ritmo pervenendo al provvidenziale gol di Cutrone.

I rossoneri rimangono ancora però poco solidi, specie a centrocampo, dove Biglia rimane un’incognita e Montolivo… è sempre Montolivo. Poche certezze sono arrivate anche da Locatelli, che fin quando contro l’Inter ha calcato il manto erboso di San Siro ha palesato tutti quei difetti di gioventù che ancora non ha dimostrato di aver superato. C’è poi la questione attaccanti, da sviscerare e ordinare una volta per tutte, pena continuare a patire ogni tipo di fatica prima di segnare uno straccio di gol.

Il Milan oggi non può fare a meno di Cutrone. Questo è il giudizio (anche tranciante) di quella che è stata la campagna di rafforzamento nel reparto avanzato. André Silva ha le potenzialità per diventare un attaccante di livello europeo, ma oggi non è un bomber. Kalinic, dal canto suo, ha vissuto una prima stagione italiana in overperforming, ma è ormai chiaro a tutti come non sia un attaccante su cui fare affidamento. Entrambi non danno punti di riferimento alle difese avversarie, ma nemmeno ai propri compagni. Non hanno (non ancora, nel caso del portoghese) i movimenti da attaccanti di razza che invece  ha Cutrone. Per questa ragione il ragazzino cresciuto nelle giovanili rossonere non può che essere il bomber titolare della squadra, magari – perché no – in coppia con uno dei suoi due compagni in un 442, 4312 o 352.

Da una miglior performance offensiva del Milan potrebbe arrivare paradossalmente un aiuto non da poco anche per la difesa. Il reparto arretrato e ogni suo componente gioca oggi con la spada di Damocle sulla testa di dover essere inappuntabile, pena la sconfitta della propria squadra, incapace di pungere in avanti e per tale ragione “costretta” a subire il meno possibile per arrivare a fare qualche misero punticino. Segnare di più vorrà quindi dire anche togliere pressione alla retroguardia, sperando che possa bastare così poco per ridare tranquillità a elementi come Bonucci, Musacchio e Romagnoli, che stanno costantemente rendendo al di sotto delle proprie possibilità.

Fabio

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.