Planning vs Instant team

5993

La prima giornata di campionato ha già evidenziato come questa stagione sarà un sfida tra due realtà e idee di calcio ben diverse, la ricerca di un percorso che porti alla crescita di un gruppo con la possibile vittoria, contro una progettualità pari a zero che punta sul “one shot, one kill” con la possibile vittoria, certo, ma con rischi che si stanno manifestando già in questo agosto di calcio.

Il nostro Milan, come anche la Roma (ai miei occhi), sta portando avanti un discorso di progettualità, provando e rischiando sul mercato, spendendo soldi veri ma con un’idea precisa, costruire un passo alla volta. A volte, ti scappa l’occasione di mercato, vedi Ibra, Kjaer o Dybala che cerchi di sfruttare ma in generale l’idea è quella di avere una base solida sulla quale portare avanti il progetto. Anche la Fiorentina, seppur con budget e qualità differenti, sta cominciando a seguire questa filosofia. L’approccio dei viola sia al campionato che all’Europa, ci dicono che saranno un osso duro per tutti, nonostante Babbo Radu continui a dispendari regali a tutti. Dall’altra parte ci sono gli instant team costruiti per vincere subito, senza se e senza ma. Per quello che mi viene da sorridere quando Limone e Allegri cercano di sviare le domande sull’essere favoriti. Poche storie, sia le merde che la juve sono state costruite per vincere, senza tanti giri di parole quando fai certi movimenti di mercato, punti pesante sul tavolo. Fai all-in. Se nel caso delle merde l’all-in di questa stagione potrebbe avere conseguenze decisamente complicate, la juve ha sempre alle spalle una forza economica importante ma soprattutto, anche tra i tifosi, c’è un pò di pancia piena, dopo anni di banchetti e cene luculliane. Sono due filosofie molto diverse, l’instant team è un modo molto spiccio di provare a vincere, a volte va bene, a volte va male. Basti pensare alla NBA dove di instant team se ne sono visti parecchi nella storia, alcuni, stando alla storia recente, ne escono vincitori come gli Heat del trio James-Wade-Bosh, che però ha vinto molto meno del previsto. Altri invece ne sono usciti con le ossa rotte, pensiamo ai recenti Brooklyn Nets che con Irving-Harden-Durant hanno floppato qualsiasi aspettativa, uscendone letteralmente “rotti”.

Oggi, in Italia, programmare è praticamente impossibile, soprattutto nel calcio, dove l’ansia del risultato riesce ad annientare qualsiasi buon proposito e le variabili impazzite (infortuni, sviste, regali ecc) possono trasformare anche il miglior progetto, in un incubo. Eppure va dato atto che le proprietà americane, Milan, Roma e Fiorentina stanno provando a seguire un “plan” che nel nostro caso, tra mugugni e qualche parolaccia, ci ha portato uno scudetto insperato, quindi, come ho sempre detto, quando vinci hai sempre ragione. Il nome a tutti i costi, eccezion fatta per Dybala, che però catalogo come “occasione di metrcato”, non è la soluzione del problema. Guardiamo in casa delle merde, Lukaku è la soluzione dei loro problemi? In parte, sicuramente il gigante belga ha dimostrato che in Italia può fare il bullo, cosa che in UK non è mai riuscito a fare, ma da solo basterà a vincere? L’ultima inter vincente era quella di Conte e non di Lukaku, io continuo a sostenere questo. Poi il campo dirà la verità, come sempre. Ma se dovesse andare male? Non potrai fare un altro anno di all-in e se non sarà smobilitazione, poco ci mancherà. Senza vittorie, i sempre molto pacati tifosi neroazzurri come la prenderanno? La juve sta facendo il concetto più estremo di instant team. La dirigenza ci ha provato a fare qualcosa di nuovo con Sarri, Pirlo e compagnia cantante, ma si è resa conto che quando non vinci, poi hai un altro problema. Gestire il malumore della piazza. Inutile dire che i numeri dello stadium dimostrano come i tifosi non stanno seguendo più come 3 anni fa, non contando le restrizioni covid. Il tifoso italiano va alimentato con le vittorie, questa era un critica che alzavo sempre anche ad Elliott. E’ un dato di fatto, pertanto la juve segue questa regola. Li ingolosisco con nomi grossi, Di Maria su tutti, rischio sempre a bilancio ma se mi va bene la gente non mi rompe in piazza e sui social. Sicuramente la stabilità e il margine di rischio sono inferiore rispetto alle merde.

In questa disputa non ho messo il Napoli perchè, come ad immagine del suo proprietario, sta sempre nel mezzo. Un atteggiamento che in termini aulici definirei da “paraculo”. Fa un pò così e un pò cosà. Lascia andare i parametri zero per non svenarsi ma poi spende cifre importanti per gente come Raspadori che potrebbe rappresentare un bel futuro. Insomma non sa ancora cosa fare ma intanto cerca di salvaguardare il bilancio, come ha sempre fatto.

Io sono sempre stato uno dei più accesi  critici di Elliott e della sua filosofia, ma allo stesso tempo, lavorando in prima persona per gli americani, conosco bene come sono abituati a ragionare, pertanto, fino ad oggi, non ci sono molti appunti da muovere al fondo. La partita con l’Udinese ha messo in evidenza alcuni rischi di giocare in un certo modo, con certi giocatori. Ma ha anche evidenziato e sottolineato come un gruppo coeso, deciso e focused all’obiettivo, può far sembrare semplice cose complicate. In alcuni momenti si è visto molto bene che l’idea di calcio del Milan e della società è precisa e sta dando frutti. Non so se arriveremo fino in fondo come nella scorsa stagione ma saremo sempre lì, questo sì. La programmazione paga, mi sento di dire questo. Vero che la vittoria dello scudetto ha ridato linfa al nostro tifo ma i germogli si erano visti, ora vanno coltivati. Ibra, Kjaer, Tomori, Tonali, Maignan, CDK, colpi ben assestati se fortemente voluti che però hanno dato un’impronta diversa alla squadra. Agli esperti piace dire “squadra futuribile”, io dico squadra che ha poco da perdere, quindi libera di testa e di gambe.

Lascio a voi i commenti su questo mio ragionamento, mancano ancora più di 24 ore alla trasferta di Bergamo, quindi c’è tempo per sbizzarririrsi. Come sempre domani, belli caldi e concentrati che il calendario, guarda caso, è già bello tosto…

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.