Da SuperLega a SuperPSG con il benestare della UEFA

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So di poter risultare noioso ma non c’è cosa peggiore di mettere la testa sotto terra di fronte a tutto quello che sta succedendo nel calcio Europeo da tempo a questa parte. Abbiamo assistito tutti alla “rivoluzione” scoppiata dopo l’annuncio della SuperLega e alla “moralizzazione” del pensiero, imposto da giornalisti compiacenti e da “sportivi” all’occorrenza e da strapazzo. UEFA inclusa. Eppure da un pò di settimane a questa parte stiamo assistendo a vere e proprie follie di mercato, unilaterali, che passano sotto traccia e che non generano nessuno sdegno.

Cominciamo con qualche domanda semplice. Come mai, in un epoca di pandemia, con le casse delle società di calcio al collasso, esiste una società che puà permettersi di investire decine di migliaia di euro per ingaggi faraonici? Ma soprattutto che fine ha fatto il FFP rigoroso della UEFA quando una società (fonte Equipe) nel gennaio 2021 avrebbe presentato un bilancio con perdite di 204M€? Già ci ricordiamo cosa successe con i nostri problemi con il FFP ai tempi di Mr. Li, eppure qui la cosa passa sotto silenzio generale. Ma andiamo per ordine. Ad aprile 2021 nasce in una notte, dopo un periodo abbastanza lungo di gestazione, la SuperLega. Prima minacciata e ventilata ma poi presentata con decisione con tanto di comunicati stampa da parte delle società interessate. La prima anomalia riguarda la composizione dei 15 club fondatori, dove risulta evidente l’assenza di PSG, Bayern e Borussia Dortmund. Se sulle tedesche non mi addentro ora, anche se poi scriverò  un post anche sulla Bundesliga. L’assenza del PSG fa rumore perchè squadra ormai di conoscenza planetaria, grazie alle sponsorizzazioni Nike/Jordan, Accor e la schiera di figurine (stra)pagate che può annoverare in rosa. A pensarci bene, in un progetto da milairdi di dollari come al SuperLega, l’assenza di un club che porterebbe certamente visibilità, suona proprio male. Il PSG di Nasser Al Khelaifi, oltre a non essere tra i fondatori, non risponde nemmeno al possible invito come “wild card”, mantendendo una posizione molto democristiana. La domanda è, come mai?

Qui si apre lo scenario degli interessi che Al Khelaifi, la FIFA, Ceferin e la UEFA hanno tra loro. L’emiro qatariota è in missione per conto del proprio Paese. Il Qatar ha ottenuto, e sappiamo come, i Mondiali del 2022, quelli che si giocheranno in inverno, alla faccia del calcio della gente e dei tifosi. Gli stessi Mondiali che hanno già visto più di 5000 vittime tra coloro che stanno lavorando, in condizioni disumane, per costruire nei tempi gli stadi nel deserto. RESPECT, direbbero i vertici di UEFA e FIFA. Nel frattempo ci si inginocchierà domani per queste vittime. Gli equilibri come potete immaginare sono veramente sottili e politicamente il rapporto Qatar/UEFA/FIFA prevede un silente do ut des che accontenta tutti. Vista così potrebbe sorgere la domanda relativa al perchè la UEFA abbia un ruolo così importante in questa vicenda, visto che i Mondiali sono di gestione FIFA e il rapporto Infantino/Ceferin non è dei pià idilliaci. La risposta la si è avuta, anche in maniera molto evidente, durante gli Europei, questi sì di gestione UEFA. Main Sponsor della competizione, guarda caso, è stato Qatar Airways che ha investito una cifra importante per essere accostato ad un Europeo anomalo e impattato dal Covid. Che poi che Al Khelaifi sia diventato il braccio destro di Ceferin, come rappresentante dei club, dopo la fuga di Agnelli, può accompognare solo. Mettiamoci un ultimo carico per chiudere questo capitolo. Be-In Sports, canale sportivo della più grande BeIN Media Group nata nel 2014 e di proprietà di…Al Khelaifi. Ebbene la televisione qatariota ha appena versato un modesto assegno di 500M€ per acquisire tutti i diritti televisivi delle coppe europee per tutto il Medio Oriente, parte dell’Africa e parte dell’Asia. Chiuderei con un laconico, game, set and match.

In tutto questo non ci siamo dimenticati del PSG che ormai da settimane sta spadroneggiando con vere e proprie follie di mercato. Inutile ricordare i 9 (nove!) portieri in rosa ma pensiamo anche a Mbappè (vediamo se rimarrà), Neymar, Di Maria, Marquinos e il recente campione europeo Verratti che hanno ingaggi mostruosi. Per il brasiliano Neymar si parla di un rinnovo da 36M€ l’anno…no comment. Mettiamoci Wijnaldum con un ingaggio da 10M€ netti l’anno, Sergio Ramos da 15M€ netti l’anno e il portiere ex Milan da 10/12M€ l’anno. Più, aggiungiamo delle commissioni ai vari agenti e procuratori che sono state elargite e solo con queste operazioni scavalliamo tranquillamente i 50M€. Ciò che lascia senza parole, non è solo la cifra di ogni ingaggio, ma è il fatto che sia l’olandese che lo spagnolo hanno scavallato i 30 anni e quindi, di fatto, invendibili. Pertanto, parliamo di investimenti a fondo perduto. Come mai nessuna sollevazione? Come mai il calcio non è più della gente in questo caso? Dov’è il paladino della giustizia di Nyon?

Se la SuperLega è nata nella notte e ha dato l’impressione di una riunione carbonara, il SuperPSG nasce sotto il sole, senza vergogna e anche con la benedizione di chi sta nelle stanze dei bottoni. Eh si, perchè la UEFA e Ceferin deve molto al PSG, la SuperLega è fallita (per il momento) anche per il supporto del PSG che vuole concorrere per alzare la Champions prima del Mondiale in Qatar e, possibilmente, anche dopo, per dare un senso a questo scempio economico. Metto solo una nota a margine. Non so quanti di voi hanno avuto voglia o tempo di leggere il regolamento della SuperLega ma tra le righe c’era un punto molto interessante. L’accesso e la presenza alla nuova competizione, obbligava i club ad avere un tetto di spesa massimo del 55% del proprio fatturato. Eh si, direi un vincolo importante per chi è abituato, anche in epoca pandemica, a fare mercato senza un limite di budget. Forse il SuperPSG è nato proprio lì, meglio amico dell’UEFA per fare il bello e cattivo tempo, che gareggiare con colossi come te, che sportivamente parlando, ti hanno già bastonato più volte e che, probabilmente, ti continueranno a bastonare perchè alla fine il campo non mente mai, nonostante tutti i soldi del Mondo.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.