Gazidis, giù la maschera

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Sono giorni difficili intorno al mondo rossonero. Tralasciando tutto ciò che sta succedendo in Lega con una (non)posizione milanista a dir poco inquietante, ha tenuto banco la bagarre tra l’amministratore delegato Gazidis e il boh, Boban. Non mi interessa andare nello specifico delle responsabilità, entrambi hanno gravi colpe per me, ma quello che mi ha sorpreso in tutta questa storia è stata la prova di forza che il dirigente sudafricano ha messo in atto. Partendo da questo mio sentimento di incredulità, ho cercato di capire come fosse possibile che un dirigente che a Milano non ha dimostrato nulla, possa godere di un potere così “illimitato” (direbbe Palpatine), affidatogli dalla proprietà americana e come fosse possibile che siano state sempre tessute le lodi di questo dirigente, che, ad oggi, non ha portato nulla nè a livello finanziario, nè a livello sportivo.

Ho deciso, così, di mettermi in contatto con chi ha avuto la (s)fortuna di convivere con Gazidis per anni. La tifoseria dei Gunners. Cercando delle fonti che potessero essere oneste e schiette, come lo è MilanNight, ho avuto la fortuna di incontrare un blog che, su e di Gazidis, ha scritto molto in passato. Grazie ai ragazzi di Arseblog.com, ho avuto un pò di feedback sulla loro esperienza con il nostro Aivan. Spero possiate godervi la lettura.

Domanda: “Ciao Andrew, come sai, da un pò di tempo qui al Milan abbiamo a che fare con Gazidis come CEO. Abbiamo un sacco di problemi a livello dirigenziale, oltre che sportivo. Che ricordo hai di lui all’Arsenal? Che tipo di esperienza è stata per voi?”

Risposta: “E’ difficile entrare nei dettagli ma posso dirti che per molti tifosi dell’Arsenal il lavoro svolto da Gazidis è stato ben sotto la media. Quando le cose andavano bene con Wenger in panchina, lui è sempre stato ben felice di essere al centro dell’attenzione. Purtroppo appena le cose di sono messe davvero male per Arsene, con gli ultimi anni molto negativi nel club, Gazidis era scomparso. Non lo si sentiva, nè si vedeva. A Chief Executive and the Invisible Man rolled into one” (ho lasciato questa frase in inglese per rendere al meglio il concetto che in italiano non sarebbe stato altrettanto forte).

Prosegue poi Andrew con altri dettagli interessanti.

“Quando Wenger si è dimesso, Gazidis in prima persona ha voluto tenere una conferenza stampa “in the manager’s chair” (sempre per non perdere il senso del concetto) e si è assicurato di far passare subito come sua la decisione di assumere Unai Emery, in modo da prendere tutto il merito proprio mentre c’erano decine di tifosi felici per il cambio dell’allenatore. Con il senno di poi, probabilmente ci doveva far riflettere, che nel momento di cambiamento più importante della storia dell’Arsenal (vi ricordo che Wenger era il manager sportivo dal 1996) ha deciso di trasferirsi a Milano, anzichè rimanere e prendere completamente il controllo di tutto, dopo che per anni Wenger aveva fatto mercato.”

Per cercare di spiegare meglio il concetto di Andrew, cerco di darvi qualche dettaglio in più. La prima campagna acquisti gestita da Gazidis e Emery, post Wenger, ha portato ai Gunners: Lichsteiner a zero, Leno (quando c’era già Cech in porta) a 20M di sterline, Papastathopoulos per circa 17M di sterline (abbiamo tutti presente di chi stiamo parlando), Guendouzi e, infine, Torreira dalla Sampdoria (circa 26/30M di sterline).

“La cosa principale che posso dirti è che Gazidis è sempre stato un grande oratore (mi viene da dire che almeno lì parlava). Quando parlava, lo ascoltavi pensando “Ok, suona bene”, ma dopo un pò ti rendevi conto che dietro alle parole c’era sempre stata poca sostanza. Un altro esempio che posso farti, che maggiormente frustra i tifosi, è relativo alle restrizioni economiche che sono state inserite da lui dopo la costruzione del nuovo stadio” (aggiungo io, stadio inaugurato nel luglio del 2006, circa due anni prima dell’insediamento di Gazidis come CEO dell’Arsenal. Stadio costato 390 milioni di sterline, progetto, finanziamento e lavori portati avanti dal management precedente che arrivava da anni di ottimi risultati). Continua Andrew “Il club è rimasto bloccato con accordi di sponsorizzazione a lungo termine che, al momento della firma, erano vantaggiosi ma con il passare degli anni sono rimasti fermi a quella cifra che era irrisoria rispetto agli altri valori di mercato.”

Sponsor disponibile

Andrew, inoltre ci ricorda un’intervista di Gazidis del 2013, sulla quale anche loro come blog scrissero un post dedicato, nella quale, l’allora CEO dei Gunners disse: “Questo è un club straordinariamente ambizioso, siamo fiduciosi che con le offerte che abbiamo ricevuto (sta parlando di sponsor), delle quali non possiamo scendere nel dettaglio, dovremmo essere in grado di competere ai livelli del Bayern Monaco”. La sfortuna per Gazidis fu che poi l’Arsenal negli anni a seguire si trovò ad incrociare sul campo il Bayern. Nel 2014 e nel 2015 in Champions League, ne uscì con un parziale di 10-4 in quattro partite.

“Per essere onesti, Gazidis ci ha anche acquistato Ozil e Alexis Sanchez, ma non abbiamo mai ottenuto grandi cose. Se guardiamo a dove siamo adesso dopo i suoi anni da CEO, le parole che ha detto per anni e quello che poi ha lasciato quando è venuto a Milano, sono due cose molto diverse.”

La nostra chiacchierata si conclude con una frase che racchiude un pò tutto. Anche qui in madre lingua (sia mai che Aivan ci legga).

“I’m sorry for you that he’s in charge there, but I’m glad he’s gone from Arsenal”

Purtroppo io ho avuto l’occasione di incontrare Gazidis e di fargli una domanda durante l’assemblea dei soci lo scorso ottobre e mi rendo conto che quello che mi ha raccontato Andrew sono sensazioni e visioni che ho vissuto io in primis quel giorno. La fanfara nel 2018 ce lo ha presentato come il Re Mida, senza nemmeno stare a guardare il suo storico. Qualche dubbio noi lo abbiamo sempre lanciato nei nostri post, forse perchè ci siamo anche documentati e non ci siamo fatti ingannare dalla sua aurea.

Concludo lasciando un breve elenco di ciò che ha “conquistato”, finora, la gestione Gazidis:

3 Allenatori, un 5° posto, una semifinale di Coppa Italia persa, un’eliminazione ai gironi di EL con Olympiakos, Betis e Dudelange, un Supercoppa Italiana persa dopo una gestione dilettantesca del caso Higuain nei giorni antecedenti la gara e un furto legalizzato durante la partita nel silenzio assordante della società, almeno 4 dirigenti silurati e rimpiazzati con un numero infinito di altre cariche inutili, Primavera retrocessa in B con cambio di allenatore, zero nuovi sponsor portati, oltre alla contrattazione con Emirates ancora in stallo, squalifica dall’Europa League per la stagione 2019/20, oltre al mistero assoluto sulla contrattazione con la UEFA sugli anni successivi, assoluta assenza in Federazione che si sta ripercuotendo sul campo con arbitraggi imbarazzanti. Siamo in attesa del primo bilancio che lo vedrà come padre padrone della baracca per capire il suo “magic touch” e mettere la parola fine a questo scempio.

Un ringraziamento speciale ad Andrew di Arseblog.com, thank you very much for your time!

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.