Italia-Austria presentazione

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Siamo arrivati alla fase finale dell’Europeo, al primo vero grande banco di prova per l’Italia di Roberto Mancini. Che gli Azzurri siano un gruppo forte e ben allenato non ci piove, ma per arrivare in fondo a una competizione come quella che stiamo giocando, avendo la meglio su formazioni come Francia, Germania, Belgio, Spagna, Olanda, ecc…, ci vuole anche qualcosa in più del “semplice” essere una grande squadra. Una delle domande a cui ancora non abbiamo avuto risposta sulla Nazionale di Mancini è se è in grado di saper soffrire come quella che cinque anni fa, guidata da Conte, si sbarazzò della Spagna negli ottavi di finale. Fino a questo momento gli Azzurri non hanno avuto bisogno di stringere i denti, viste le vittorie agevoli racimolate negli ultimi tre anni, ma questa è forse la caratteristica che più di tutte rende una squadra difficile da battere, e di fatto non sappiamo ancora se l’abbiamo o meno.

Il match di stasera dovrebbe portare in dote un paio di cambi rispetto alla formazione che si è sbarazzata facilmente di Svizzera e Turchia. Out precauzionalmente Chiellini, al suo posto ci sarà Acerbi; in mediana invece rientra la classe di Verratti, con Locatelli che nonostante le ottime prestazioni si accomoderà in panchina. Se la prima scelta è più che comprensibile, nonostante la prestazione opaca di Acerbi contro il Galles (sono stati almeno due gli errori da matita rossa del centrale della Lazio), la seconda fa nascere qualche discussione in più. Se è vero che Verratti è un centrocampista di caratura sicuramente superiore, è anche vero tuttavia che l’ex rossonero ha finora disputato un Europeo di alto livello. Oltre questo, Locatelli garantisce quella solidità in più dal punto di vista fisico che certo potrebbe non guastare in diverse fasi del match. Di contro, Verratti può illuminare il gioco con più facilità, arma fondamentale specie se dovessimo trovarci di fronte una squadra particolarmente chiusa. E poi quanto bello sarà rivedere il trio di giocatori che trascinò in Serie A il Pescara di Zeman?

L’Austria allenata da Foda, come accennato appena più su, dovrebbe seguire il solito copione dell’autobus parcheggiato davanti alla difesa, con l’aggiunta della marcatura a uomo sulla fonte di gioco avversaria (Grillitsch su Jorginho). I nostri vicini del Nord dovrebbero schierarsi con un 4141 così formato: Bachmann; Lainer Hinteregger, Dragovic, Alaba; Grillitsch; Laimer, Schlager, Sabitzer, Baumgartner; Arnautovic. Una formazione lineare, senza troppo estro ma con grande ordine tattico. Attenzione naturalmente ad Alaba e Arnautovic, ma interessante sarà anche la sfida tra Dragovic e Immobile. Per Mancini il solito 433 con Donnarumma in porta, Di Lorenzo e Spinazzola terzini, Bonucci e Acerbi centrali difensivi; Barella, Jorginho e Verratti in mediana, Insigne e Berardi ai lati di Immobile davanti.

Fame. Ne abbiamo tanta e dobbiamo continuare a coltivarla, soprattutto perché l’unica verità è che finora, al netto dei record di 90 anni fa battuti, non abbiamo ancora fatto nulla. Se non altro sembra che i ragazzi e lo stesso Mancini siano consapevoli di ciò: speriamo che lo spirito sia quello giusto, sarebbe un crimine perdere il treno dei quarti di finale.

Fab

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.