Mitologia da cazzeggio

In mezzo a tutto il macello che ci circonda facciamoci due risate con un po’ di puro cazzeggio altrimenti non si sopravvive a quanto stiamo assistendo e proprio per questo perchè non parlare di una figura immaginaria ancora taciuta e di cui si sa ben poco.
Il furlaguru è una figura mitologica presente negli antichi racconti delle civiltà algoritmiche, popoli dediti alla semina di plusvalenze con fiorenti mercati di interscambio di ceramiche da bagno. E’ qui che nei racconti tramandati dagli input agli output è nato il furlaguru, un essere per metà calcolatrice e per metà tenia.
Nelle civiltà algoritmiche quando i bambini non si comportavano bene si era soliti esclamare “fai il bravo o stanotte potrebbe farti visita il furlaguru” per riportare i pargoli sulla retta via dei numeri. Il furlaguru è sempre stato lo spauracchio di chiunque sia nato in queste civiltà, un essere che si insinua tra i buoni ma intangibili sentimenti, che si nutre dall’interno del povero malcapitato lasciando però che all’esterno le sembianze rimangano uguali seppur acciaccate.

I furlaguru vengono spesso richiamati anche nei testi antichi delle civiltà algoritmiche come semidei capaci di scagliare le loro partite doppie funeste contro chiunque non eriga un tempio con telamoncadoni circondati da colonne d’ebano, ma non solo. In base agli scritti algebrici giunti fino a noi, la maggioranza delle civiltà algoritmiche faceva dei veri e propri sacrifici contabili in onore dei furlaguru per rafforzare le proprie ambizioni. Numerosi bassorilievi (termine coniato in onore dei furlaguru) certificano il sacrificio dei più dotati esponenti delle civiltà algoritmiche al fine di evitare l’ira, la lira, l’euro, la neuro e il dollaro incrementale scagliati sulle loro teste.
A differenza degli altri semidei conosciuti, i furlaguru si credono un dio e questa loro peculiarità ha attecchito molto nelle tribù algoritmiche degli Imbe e dei Cilli, popolazioni stanziali lungo le coste di una piccola isola simile a Creta, l’isola cretina. Queste popolazioni, dedite alla pesca utilizzando il proprio deretano, avevano eretto un gigantesco monumento chiamato il Colosso dei Roditori realizzato con le piccole vele delle loro barche, in pratica delle veline, pur di onorarlo dimenticandosi però che così facendo non riuscivano più ad andare a pesca aspettando così che i pesci, manco fossero salmoni, saltassero direttamente tra le loro chiappe. Le due popolazioni si estinsero poco a poco, tranne qualcuno che riuscì ad attraversare a nuoto il canale di pharacoulos.

Sette di questo antico semidio sono sopravvissute fino ad arrivare ai giorni nostri sotto il nome di “Adoratori di Gonzer” che ha in Zulus guarda chi cazzo ti porta e Vinz nu caz il mastro di figure di sterco due figure principali. In pratica parliamo di adoratori del fatto male, inteso come qualcosa fatto col deretano a ricordo degli abitanti dell’isola cretina. Gli adoratori di Gonzer avevano anche creato un edificio particolare con struttura in stronzio che fungeva da antenna superconduttiva capace di assorbire tutti i vasi da bagno possibili e immaginabili e la grande terrazza al quarto piano era una sorta di gigantesca cloaca in cui si svolgevano riti per celebrare la vittoria dell’algebra.
Gli adoratori di Gonzer rappresentano così gli ultimi eredi della civiltà sviluppatasi tra le tribù degli Imbe e dei Cilli, l’ultimo anello che lega i semidei Furlaguru al presente prima di finire definitivamente nei libri di mitologia e mitomania.

Seal

p.s: si fa per ridere

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Ricordo Baresi entrare in scivolata e poi l'ovazione del pubblico, da quel momento ho capito che fare il difensore era la cosa più bella del mondo. Ancora mi esalto quando vedo il mio idolo Alessandro Nesta incenerire Ferrara sulla linea di porta mentre credeva di essere a un passo dalla gloria. Se la parola arte fosse compresa appieno le scivolate del n.13 sarebbero ammirate in loop al MoMA di New York.