Milan-Lazio presentazione

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Ci siamo riassestati, ma ci vuole un attimo a riperdere l’equilibrio. Un po’ come l’Inter di Inzaghi, ancora e comunque la strafavorita per la vittoria dello Scudetto, che ha inaspettatamente arrestato la propria marcia trionfale in settimana contro il Sassuolo del sinistro magico di Berardi. Il Milan, con le vittorie contro Verona e Cagliari, si è rimesso in carreggiata e ha riacciuffato il primo posto (secondo, per differenza reti) in classifica. Lo ha fatto con molte seconde linee in campo, cambiando due moduli e andando sotto a Cagliari, ma lo ha fatto, e questo è quel che più conta. Buoni segnali da Okafor, da Adli, da Musah, da Tomori e Pulisic, ancora dagli ormai “soliti” Loftus e Reijnders. Ancora inceppato Chukwueze, ma diamogli tempo. Il Milan, dopo aver cominciato con i primi acquisti della sessione estiva, sta ora inserendo gli innesti arrivati per ultimi, nella speranza che anche loro diano soddisfazioni e possano contribuire alla causa.

A Cagliari abbiamo visto qualche sbavatura difensiva, come quella che è costata il gol degli isolani. Un contrasto perso da Adli ed ecco la frittata. È sempre lì che andiamo a finire: la cattiveria agonistica, quel piccolo dettaglio che fa la differenza tra un pareggio e una vittoria, tra una sconfitta e un pareggio, quella condizione che al Milan manca in quanto costruito quasi altezzosamente sul gioco e i fraseggi (almeno, questa sarebbe l’intenzione), ma che è necessaria per vincere i trofei a fine stagione. La cattiveria che manca ormai atavicamente durante i Derby e che è mancata contro il Newcastle. È questo che, onestamente, al momento più mi preoccupa. Il Milan è una buona squadra, a tratti bella da vedere, con buoni elementi e i suoi difetti tecnici e tattici, un po’ come tutti, ma che non ha veleno, non ha quell’agonismo che mette alle strette gli avversari e che può sopperire ad altre mancanze che prima o poi in ogni stagione si palesano. Non si tratta nemmeno di allenarla, di fare in modo di averla: o ce l’hai, o non ce l’hai. Non tu giocatore, ma tu allenatore. Da Pioli difficile aspettarsi un’”illuminazione” simile.

Questo pomeriggio affrontiamo la Lazio, qualche mese fa il match che sancì l’infortunio di Leao pre Derby di Champions di andata. Un 2-0 firmato Bennacer-Theo che spalancò le porte del quarto posto per i rossoneri. Quest’anno i biancocelesti sono stati protagonisti di un inizio balbettante, con le vittorie su Napoli e Salernitana ma poco altro. Una squadra che ha operato sul mercato molto tardi e che sta pagando ora quell’accidia, con le nuove linee che stanno faticando a integrarsi. Kamada, Rovella e Isaksen su tutti sono buoni innesti, ma gol di Kamada al San Paolo a parte, ancora hanno fatto vedere poco. Occhio però che proprio la vittoria in trasferta sul campo dei Campioni d’Italia dovrebbe metterci all’erta sull’impegno odierno. Romagnoli in dubbio tra i capitolini per una frattura al setto nasale, per il resto formazione più o meno tipo. Come sempre massima attenzione al tridente formato da Felipe Anderson, Immobile e Zaccagni, supportati da Luis Alberto mezzala sinistra con licenze offensive. Probabile formazione (433): Provedel; Hysaj, Casale, Romagnoli, Pellegrini; Kamada, Cataldi, Luis Alberto; Felipe Anderson, Immobile, Zaccagni.

Nel Milan pochi dubbi e qualche avvicendamento, col pensiero alla doppia trasferta prima della sosta (in Champions a Dortmund e a Genova contro il Genoa di Gilardino). Dovrebbe recuperare Calabria e rifiatare Thiaw a beneficio di Kjaer. Per il resto, ballottaggio anche in mediana tra Adli e Musah. Torna Maignan in porta. Probabile formazione (433): Maignan; Calabria, Kjaer, Tomori, Theo; Loftus, Adli, Reijnders; Pulisic, Giroud, Leao.

Provocazione con vista sul futuro. Dopo il mercato di quantità e qualità di quest’anno, al Milan dovrebbero verosimilmente servire 1/2 innesti di alto livello (e alta spesa) all’anno per poter continuare a rimanere su certi livelli con costanza e per sostituire i giocatori che, con il tempo, dovranno essere cambiati. In quest’ottica è fondamentale poter anche pescare dal settore giovanile una serie di elementi che possano inizialmente fungere da seconde linee di livello per poi, chissà, ritagliarsi un posto da titolare. Apprezzo molto il ragionamento che si è fatto sulla fascia sinistra: se devo spendere soldi per Calafiori, a sto punto mi tengo Bartesaghi per sostituire Ballo-Touré. Ecco, teniamo presente che nella Primavera di Abate abbiamo anche Simic in difesa e a centrocampo un Eletu e Capitan Zeroli (tutti 2005), e davanti Sia e Scotti del 2006, Liberali del 2007 e Camarda del 2008. Poter contare sulle squadre giovanili vuol dire anche poter risparmiare denaro da investire su altri elementi: di questi giocatori, senza contare Bartesaghi, mi aspetto che tre (verosimilmente Simic, Zeroli e Camarda) possano essere integrati in prima squadra già dall’anno prossimo. Magari per sostituire Caldara, Krunic e Giroud, andando poi a investire 50 o più milioni su una punta di livello europeo da affiancare alla stella del settore giovanile rossonero. Ma non andiamo troppo avanti, se tra poche ore abbiamo la Lazio. Forza Milan!!!

Fab

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.