Elliott e la manipolazione della storia per salvare il loro Pep

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Come di consueto, appena passa la buriana e arrivano risultati positivi, in alcuni casi come a Firenze, frutto della scelleratezza tattica degli avversari, la fanfara (comandata a bacchetta dai contabili in società) riparte con quanto sia bello, buono, vincente e irripetibile il Milan di Pioli. Una delle tante giustificazioni che vengono messe sul tavolo per giustificare l’assenza totale di trofei vinti (scudetto a parte), sono gli eventi sfortunati a seguito della moria di giocatori che hanno portato la squadra ad avere i giocatori contati. Come se ci fosse la mamma di Lukaku a fare i voodoo. Gli infortuni sono un’altra menzogna per giustificare e mistificare la realtà. Ma andiamo con ordine (non Franco).

La sera del 7 ottobre a Genova, il Milan vince 1-0, la sfanghiamo dopo una partita brutta e preparata male come spesso capita con le squadre che non ci concedono spazi. Iniziamo con Jovic, Okafor e Chukuwueze (mai provati prima insieme) titolari per scelta tecinca dell’allenatore e non obbligata, con Maignan espulso al 99’ e con Giroud a salvare il risultato, in porta. Con il pareggio dell’inter contro il Bologna ci troviamo in vetta alla classifica, dopo lo shock di un derby straperso e le prime consuete ombre di stagione da comparse. Sosta nazionali e come spesso accade nella premiata Macelleria Osti si rompe Sportiello e inizia il tanto vituperato periodo “nero” degli infortuni che in realtà sono una peculiarità di questa guida tecnica. Non è sfortuna ma scelleretazza. Ma per quanto riguarda i risultati sul campo, gli infortuni, almeno per 3 partite su 4 incriminate, non c’entrano nulla. Vediamo nel dettaglio. Milan-Juventus, tranne Mirante in porta a causa della squalifica di Maignan e dell’infortunio di Sportiello, oltre a Theo squalificato, la formazione era da considerare titolare ma è l’espulsione di Thiaw che complica le cose. Nasce, come sempre, dall’attaggiamento in campo richiesto alla squadra e non da casualità. Stesso errore commesso anche contro l’inter nel derby che, personalmente, imputo al 35% a Thiaw ma al 65% alle idee primordiali della guida tecnica, che non fa altro che evidenziare le difficoltà dei propri difensori anzichè proteggerli. Romagnoli docet.  Ovviamente, non avendo un piano B e in 10, perdiamo la partita contro un avversario che non aveva nessun interesse a vincere ma che è stato lì aggrappato alla partita sapendo che avremmo concesso qualcosa. Partita persa anche perchè al 60’, senza necessità reale, vengono sostituiti Giroud e Adli per Jovic e Krunic. Tre minuti dopo arriva il gol bianconero, su deviazione di Krunic stesso. Si va quindi a Napoli con la formazione titolare con Maignan e Theo in campo ma al 19’ si rompe Kalulu. Questa è sfortuna ma qui nasce la prima follia tecnica. Ovvero con Florenzi e Bartesaghi in panchina, uno sempre duttile e l’altro già fatto giocare più volte, il genio sceglie di far esordire, Pellegrino. Nonostante questo andiamo avanti 2-0, sempre grazie a Giroud. A fine primo tempo Pulisic si ferma e, sul 2-0, anzichè sistemare la squadra per evitare problemi, sceglie come sempre l’integralismo e fa entrare Romero, nonostante sia disponibile Okafor ben più preparato fisicamente a certi livelli. Dal 50’ al 65’ ne prendiamo 2 e rischiamo ancora. Anche qui sarebbe bastato provare a cambiare modulo e mettersi a gestire a centrocampo ma, invece la scusa degli infortuni salva ancora le scelte cervellotiche. Ah dimenticavo, all’88’ Pellegrino viene sostituito da Florenzi…Arriviamo a Milan-Udinese dove salvo Theo fermatosi nel pre partita per una botta il resto è il “suo” Milan, addirittura con Jovic e Giroud insieme in campo. Partita soporifera e brutta, consueti cambi isterici al 46’ che poi portano l’Udinese a vincere la prima partita della sua stagione. Lecce è la prima vera partita dove iniziamo ad essere contati ma nonostante tutto siamo avanti 2-0 nel primo tempo e la formazione è quasi tutta quella titolare, tranne Pobega e Chukuwueze. Nonostante Leao rotto dopo 10 minuti. Ma la variabile qui, non sono i nostri infortuni ma è l’allenatore avversario che al 63’ fa saltare il banco schierando Sansone, Blin e Piccoli tutti insieme e spostando di fascia Banda, mettendo in difficoltà la nostra retroguardia. Non sapendo leggere le partite il nostro prode lascia tutto invariato e andiamo subito in apnea. Al 66’ subiamo l’1-2 da Sansone e 4 minuti dopo, proprio Banda, messo appositamente sulla nostra fascia “debole”, ci pareggia. Nel recupero il Lecce fa anche il terzo gol, ma per fortuna viene annullato per uno svenimento di Thiaw. Due punti in quattro partite che, onestamente, con le formazioni schierate e con un minimo di atteggiamento sarebbero finite diversamente, diciamo 8 punti totali (6 in più di quelli ottenuti).

Milan-Juve e la solita imbucata portando fuori i centrali
inter-Milan e la solita imbucata portando fuori i centrali

La vera partita in difficoltà è in casa con la Viola, dove siamo veramente decimati e siamo costretti a far esordire un ancora quindicenne Camarda, in avanti iniziamo con Chukwueze, Jovic, Pulisic ma nonostante una oggettiva difficoltà numerica vinciamo, giocando però diversamente, perchè il furbo, come di consueto, quando sente la panchina scottare si mette bello coperto e non va ad attaccare 1vs1 gli avversari a tutto campo. Quindi anche qui gli infortuni non c’entrano nulla, anzi, non incidono proprio sul risultato finale positivo.

Milan-Udinese 22/23 cambiano i centrali ma l’imbucata portando fuori i centrali c’è sempre

I famosi 2 punti in 4 partite, come potete leggere, non sono frutto di morie di giocatori ma solo di mancanza di adeguamento tattico alle situazioni che possono succedere durante la partita. Attuando un atteggiamento consono all’andamento della partita, per esempio con la Juve al 90% pareggi e forse la sfanghi anche. Con Napoli e Lecce, un qualsiasi allenatore avveduto, avanti sul 2-0 non pareggia mai, piuttosto cambia modulo, mette il pullman ma porta a casa i punti necessari. Udinese è proprio mancanza di preparazione della partita, sapendo che l’avversario è fisico e fastidioso, oltre al fatto Cioffi ti aveva già incartato l’anno precedente. Oggi tutti coloro che chiedono la conferma di Pioli perchè sta facendo un sacco di punti, devono essere anche così attenti ed onesti a vedere cosa non è andato nel corso della stagione. Perchè arrivare secondi e vedere come andrà la EL è solo una parte del bicchiere, ma il resto? Alcuni esempi, fuori dalla lotta scudetto a novembre. Fuori dalla Champions ai gironi per una gestione di Milan-Borussia scellerata. Fuori dalla Coppa Italia avanti 1-0. Negli ultimi due casi anche per scelte arbitrali sfavorevoli ma alla società va bene così, perchè altrimenti avrebbe già battuto i pugni sul tavolo, da tempo.

Un’altra grande capacità di questa società è quella di cambiare i propri obiettivi stagionali nel corso della stagione stessa. Cosa nella quale Pioli sguazza come non mai perchè, stando a queste regole, già presenti con Maldini e Massara, sei sempre in corsa per qualcosa e quindi l’annata è sempre secondo i “parametri”. Siamo partiti per la seconda stella e per qualificarci al Mondiale per Club del 2025, per poi tararci sulla qualificazione nel girone di Champions, per poi puntare alla qualificazione in Europa League, la Coppa Italia è un fastidio, ora l’obiettivo più importante è arrivare in fondo alla EL per poi scoprire che, in caso di eliminazione, sarà stata considerata un di più perchè quello che conta è l’accesso alla prossima Champions. Quindi a fine stagione, qualsiasi siano i risultati, saremo in piena linea con gli obiettivi prefissati e ovviamente con il bilancio in ordine, vero Gordon?

Abbiamo capito l’antifona, spingere mediaticamente i risultati attuali serve a far digerire un’eventuale pillola amara a fine stagione, perchè la verità dei fatti è che la spaccatura interna Elliott/RedBird, aldilà delle inchieste bislacche della magistratura, è presente ed evidente. Se non ci sarà una cessione delle quote e una conseguente dipartita di Elliott sarà dura vedere cambiamenti drastici a questo film che ha un copione già ben scritto. Ovvero, nascondere la non ambizione sportiva con la sfortuna, gli infortuni, l’allenatore un giorno in bilico e un giorno straconfermato, lo stadio pronto anche sulla Luna. Il tutto per tirare le masse dei tifosi a considerare positivo arrivare ogni anno a 20 punti dalla prima in classifica che ha trovato un’annata da ingiocabile (riflettete su cosa si ci raccontavano del Napoli l’anno scorso e cosa ci dicono oggi dell’inter…”beh se fanno 90 punti, bravi loro”. Grazie al cazzo, se li lasci giocare da novembre senza pressione perchè sei a distanze siderali, arrivano anche a 100 punti. Bravi si, ma non così tanto). Sarà normalità perdere derby, perdere con Sassuolo o Udinese, subire rimonte da avversari stramorti e poi infilare filotti di risultati positivi quando non conterà più un cazzo sarà motivo di vanto.

La domanda che troverete sempre in qualsiasi discussione in merito è la stessa, ma siamo sicuri che un altro allenatore raggiungerebbe gli stessi risultati? Beh uno scudetto in 5 anni non è facilmente ripetibile ma se non si prova, non avremo mai la risposta. Per arrivare a 20 punti dalla vetta e uscire da tutte le competizioni prima del tempo, basta un Liverani qualunque.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.