Cenere sul capo

6761

Confesso candidamente che su Theo Hernandez mi devo cospargere il capo di cenere: quest’estate ero molto ma molto (ma molto) perplesso a proposito dell’investimento fatto sul terzino francese, fratello minore del più affermato Lucas campione del mondo con la nazionale transalpina. L’investimento mi sembrava sproporzionato rispetto alla caratura del calciatore e al suo ruolo in campo (laterale basso in difesa).
Invece devo dire che in sei mesi il buon Hernandez ha dimostrato capacità fisiche e doti tecniche enormi, oltre che potenzialità di crescita (individuabili soprattutto nella fase difensiva, nella concentrazione lungo tutto il corso dei match e nel numero di assist) davvero notevoli. Oggi risulta davvero difficile concepire o immaginare un Milan senza la sua propulsione mancina e senza il suo contributo anche in termini realizzativi.
Quando si sbaglia nelle valutazioni bisogna avere l’onestà intellettuale, la scaltrezza e il buon senso di ammetterlo, quindi sono FELICISSIMO di ribadire che su Theo mi ero sbagliato. E alla grandissima.

In un periodo in cui impazza il mercato invernale (non vedo l’ora che finisca!) sembra che Pioli stia faticosamente trovando una quadra per dare un minimo di senso a questa stagione: l’innesto di Re Zlatan (sempre sia lodato), il cambio di modulo, il lancio di Castillejo titolare e un generale aumento di giri al motore della squadra sembra rendere possibile l’inseguimento, pur irto di ostacoli, ad una posizione in Europa (League)
Chi invece parla di Champions secondo me fa uso di allucinogeni sintetici mischiati a Rhum dominicano e Mezcal. La seconda competizione europea pare invece più realistica quantomeno come obiettivo tendenziale, ma è importante che si sfrutti appieno il calendario (sulla carta) morbido per mettere il tanto agognato ‘fieno in cascina’. Eh sì, perchè questo Milan non pare comunque attrezzato per sfidare ad armi pari non dico la juventus o l’inter, ma nemmeno la Roma o l’Atalanta (e lo abbiamo abbondantemente visto a Bergamo prima di Natale).

A proposito di mercato, impazzano le voci di mercato che riguardano Suso, ormai ai margini da settimane. Ma nessuno pare intenzionato ad acquistare lo spagnolo ma solo a prenderlo in prestito.

E non impazzano invece quelle su Paquetà: la sensazione (anzi sono ben più che sensazioni) è che il Milan in presenza di un’offerta decente si libererebbe del brasiliano anche domattina. Ma pare che nessuno stia mostrando interesse mettendo sul piatto quella cifra che consentirebbe di recuperare una buona fetta di quanto (tanto) sganciato da Leonardo un annetto fa.
Rispetto a quanto affermato sopra su Hernandez su Paquetà ho avuto dubbi quasi immediati e l’auspicata ‘esplosione’ non c’è mai stata. Non c’è mai stato nemmeno l’adattamento al calcio italiano/europeo: il ragazzo è rimasto fermo al chiodo, approccio da beach soccer (cit.), tanto fumo e pochissimo arrosto.
Arrosto condito peraltro da un atteggiamento che con il passare dei mesi si è fatto sempre più irritante e indisponente: alla tendenza a farsi ammonire e a rallentare il gioco, ha sommato anche quel modo lì di presentarsi in campo, di quello che ti sta facendo un favore e che sembra stia indossando le infradito per farsi una passeggiata sul lungo mare mentre assapora un gelato al pistacchio di Bronte e si abbassa gli occhiali da sole a specchio per sbirciare i culi delle ragazze in spiaggia. Proprio quell’atteggiamento lì che hanno i mezzi bulletti  di quartiere con qualche dote calcistica, che da bambinetti sono abituati a fare il bello e il cattivo tempo al campetto di Limbiate ma al primo torneo serio alla Barona non toccano palla e prendono una fraccata di legnate sui malleoli.
E mi scusino i fans del brasiliano ma la teoria secondo la quale lo scarso rendimento sia legato al fatto che “poverinonongiocatrequartista” non mi convince affatto: il ragazzo ha dimostrato di non sapere fare la differenza in nessuna zona del campo, e chi ha buona memoria ricorderà che le ha girate un po’ tutte da quando è arrivato.
Temo proprio che manchi la ‘scintilla’ che distingue un mestierante da un ottimo giocatore. E la mancanza di questa scintilla è molto più grave perchè nella sua testa crede di essere un campione o un potenziale tale: insomma un cocktail devastante che temo non produrrà nulla di buono a breve medio termine. Spero anche qui di sbagliarmi di grosso sul lungo termine.

Già dopodomani ci aspetta la trasferta di Brescia, dove non troveremo Balotelli che come all’andata sarà squalificato: è più che banale ribadire l’importanza capitale dei tre punti soprattutto alla vigilia di una partita fondamentale per la nostra stagione ossia il quarto di finale di Coppa Italia, partita secca martedì 28 gennaio a San Siro. Sapete come la penso sulla coppa nazionale e quanto ci tenga nonostante il tabellone ci condanni visto che dal nostro lato in semifinale, se superassimo i granata, troveremmo molto probabilmente la juventus che stasera al cessum sfiderà la Roma.

FORZA VECCHIO CUORE ROSSONERO

Raoul Duke

ps: nel frattempo va avanti la telenovela stadio, che da tempo è diventata stucchevole e che non attira in alcun modo il mio interesse e la mia curiosità, pur sapendo che si tratta di una tema fondamentale per il nostro futuro. Ma tanto abbiamo il nostro Bioscalinpresidente ad occuparsene. Ad maiora!

Milanista dalla nascita, primo ricordo Milan-Steaua del 1989 e prima volta nella fu Curva Sud in occasione di un derby di Coppa Italia vinto 5-0. Affezionatissimo al Milan di Ancelotti nonostante tutto e fiero delle proprie scorribande in Italia e in Europa al seguito della squadra fino al 2005, anno in cui tutto è cambiato. DAI NAVIGLI ALLA MARTESANA, DA LORETO A TICINESE, TRADIZIONE ROSSONERA, TRADIZIONE MILANESE!