Tregua da Derby

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Inutile nasconderlo: il combinato disposto tra calciomercato, Spezia, fuga dell’inter sta provocando travasi di bile, riflessioni retrospettive e introspettive e crisi mistiche diffuse all’interno della tifoseria rossonera.

Queste due settimane da brivido, inaugurate dalla topica dell’arbitro Serra, hanno portato in molti a farsi delle domande. E mi sembra di capire che anche chi sembrava avere la testa sotto la sabbia, finalmente abbia iniziato ad utilizzare il pallottoliere e abbia realizzato (meglio tardi che mai!) che è più di un decennio che non si vince praticamente nulla e che visto l’andazzo si rischia di dover attendere ancora a lungo.

Non tornerò sulle riflessioni che si sono fatte a tutte e latitudini in questi giorni, ma pare evidente che la maretta nel mondo rossonero non sia legata, come qualche menestrello a stipendio vorrebbe far credere, al mancato esborso di cifre iperboliche, ma al fatto che molti hanno improvvisamente capito che la vittoria per questa proprietà sia uno degli ultimi punti nella ‘to do list’, come dicono quelli bravi. E sembra che in molti abbiano aperto gli occhi sul fatto che vincere lo scudetto del bilancio o la coppa degli ammortamenti non dia poi così grande soddisfazione mentre le rivali storiche accumulano trofei e si appuntano stelle aggiuntive sul petto.

Ma proprio oggi inizia la settimana del Derby quindi sarebbe opportuna una tregua da queste diatribe interne e da queste folate di (giustificata) depressione calcistica. Ammetto candidamente una mia riflessione: il Derby di sabato lo vorrei vincere per il valore intrinseco dello scontro contro la seconda squadra di Milano e non perché io creda che in qualche modo rilancerebbe il Milan in ottica scudetto. In tutta onestà quel pensiero è evaporato dalla mia mente e dal mio cuore al fischio finale di Milan – Spezia.

Vorrei avere la goduria di una vittoria contro l’inter, così rara negli ultimi anni, perché queste soddisfazioni per un tifoso sono il sale sulla pietanza della propria passione. E poi non è che se perdessimo l’ (ennesima) stracittadina allora di colpo Gazidis e i suoi mandanti cambierebbero politica o filosofia. Quindi ben venga una vittoria, se no a cornutaggine si aggiungerebbe pure l’ (ennesima) mazziata.

E sì, sono dispostissimo a sentire i giullari di corte rinfacciare la vittoria a chi ha criticato l’attuale gestione del Milan. Sono disposto a vederli come sempre affibiare patenti di tifo e  creare divisioni all’interno del mondo rossonero. Va bene, lo so, lo accetto. Dove devo firmare?

Fermiamo per qualche giorno anche le polemiche, a mio parere legittime, sui rinnovi e in particolare sull’atteggiamento di Kessié di comodissimo ritorno dalla Coppa d’Africa. Fingiamo per cinque giorni che lui e Romagnoli siano due calciatori con uno status contrattuale ‘normale’. Compattiamoci verso sabato, per toglierci almeno questa soddisfazione, perché è di queste gioie che si sostanzia l’essere tifoso di una squadra di calcio. Da questo punto di vista speriamo che a giorni arrivi quantomeno, e non sarebbe certo poco, il tanto preannunciato rinnovo di Theo Hernandez. Sarebbe un bel segnale a tutto l’ambiente.

Per una settimana o giù di lì quindi si può anche non concentrarsi sullo scenario globale che invero è piuttosto sconfortante per i nostri colori.

Anche sul calciomercato inutile rimuginare troppo: come dice l’amico Gian, a questo punto non prendessero nessuno. Ormai è tardi e i buoi sono scappati abbondantemente.

Accingiamoci alla settimana (corta) del Derby sperando in un colpo di coda di questa squadra che ci ha comunque restituito, negli ultimi due anni, la voglia di guardare le partite e di appassionarci. Per chiedere, legittimamente, di più, non è certo alla porta di tecnico e giocatori che dobbiamo bussare. Ma queste cose ce le siamo già dette e temo continueremo a dircele.

Nel frattempo

FORZA VECCHIO CUORE ROSSONERO

Raoul Duke

 

Milanista dalla nascita, primo ricordo Milan-Steaua del 1989 e prima volta nella fu Curva Sud in occasione di un derby di Coppa Italia vinto 5-0. Affezionatissimo al Milan di Ancelotti nonostante tutto e fiero delle proprie scorribande in Italia e in Europa al seguito della squadra fino al 2005, anno in cui tutto è cambiato. DAI NAVIGLI ALLA MARTESANA, DA LORETO A TICINESE, TRADIZIONE ROSSONERA, TRADIZIONE MILANESE!