
Il Milan torna dalla trasferta dell’Olimpico con un punto prezioso in ottica qualificazione alla prossima UEFA Champions League. La sfida contro la Roma offre spunti di analisi contrastanti: da una parte la soddisfazione per aver mosso la classifica su un campo difficile, dall’altra il rammarico per un successo che sembrava a portata di mano, svanito a causa di un episodio che lascia l’amaro in bocca.
Con un pizzico di attenzione in più in occasione del calcio di rigore concesso ai giallorossi nel finale, si sarebbe potuto fare bottino pieno. Un’occasione mancata, certo, ma un pareggio che mantiene le distanze e il morale alto se ragioniamo per i primi quattro posti.
La cronaca della partita si divide nettamente in due tempi. La prima frazione di gioco ha visto un Milan mediocre, incapace di imporre il proprio gioco e di contenere l’intraprendenza della squadra di casa. La Roma ha meritato di creare diverse occasioni da gol e, se non è passata in vantaggio prima dell’intervallo, il merito è da attribuire quasi esclusivamente a Mike Maignan. Il portiere francese si è superato con una serie di parate decisive, dimostrando ancora una volta di essere un pilastro fondamentale della nostra formazione e salvando il risultato con interventi provvidenziali.
La ripresa, fortunatamente, ha mostrato un volto diverso. Il Milan è rientrato in campo con un piglio differente, alzando il baricentro, prendendo fiducia nei propri mezzi e controllando meglio gli spazi. L’approccio propositivo ha pagato al 62° minuto: su azione da palla inattiva, il cross di Rabiot ha trovato la testa di De Winter, che ha insaccato il pallone in rete per il vantaggio del Milan.
Tuttavia, il problema del “giocare solo un tempo” si ripresenta puntuale. È vero che la rosa è corta e che gli infortuni pesano sulle rotazioni, ma le partite durano novanta minuti, non quarantacinque. Non si può sempre sperare di ribaltare l’inerzia nella ripresa. Questo buon pareggio per la corsa Champions acquisirà un valore importante solo se la squadra saprà dare seguito con due vittorie nelle prossime uscite contro Bologna e Pisa. La continuità di rendimento è la chiave per raggiungere l’obiettivo stagionale.
Al di là della singola partita, permettetemi una confessione personale che esula dal risultato del campo. Continuo a perdere la voglia di seguire questo calcio.
La passione viene messa a dura prova da un sistema che sembra allontanarsi sempre di più dai valori sportivi che un tempo lo animavano. Assistiamo a giocatori sempre più poveri tecnicamente e che sanno solo una cosa: buttarsi a terra e simulare, cercando di ingannare l’arbitro e l’avversario.
A questo si aggiungono arbitraggi che definire indegni è un eufemismo, dove la personalità dei direttori di gara scompare di fronte alle pressioni, come dimostra l’ammonizione a Modric data da un arbitro senza personalità.
Il VAR, strumento che doveva garantire la giustizia, funziona a corrente alternata, per alcuni sì e per altri no, alimentando dubbi e polemiche.
Infine, calendari sistemati evidentemente a comodo di poteri che sfuggono alla logica sportiva. Faccio sempre più fatica a guardare questa roba qua che continuano a chiamare calcio.
La speranza è che la nostra fede milanista, quella vera, pura e incondizionata, resista a tutto questo, ma la vedo dura. Provo a convincermi che tutto questo non esiste e che c’è ancora un po’ di speranza, ma che sta diminuendo ogni giorno sempre di più.
W Milan
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