
Lo avevo già accennato nel mio ultimo articolo: questo calcio sta diventando sempre più difficile da seguire e da riconoscere. Dopo quanto visto ieri sera, il distacco rischia di farsi totale. La percezione è quella di un sistema in cui il peso politico di certi club, unito a un’evidente inadeguatezza della classe arbitrale, finisca per penalizzare sistematicamente le stesse squadre, e il Milan in particolare.
Basta confrontare il gol annullato contro il Sassuolo oppure quello di Lecce, con quello convalidato ieri al Parma: la difformità di giudizio è talmente palese da lasciare interdetti. Siamo in mano a una gestione che sembra ignorare la storia e l’identità del nostro club.
Ieri sera la direzione di gara ha inciso profondamente sull’andamento del campionato, proprio mentre la stagione entra nel vivo. D’altronde, quando i vertici societari dichiarano pubblicamente di dover prendere lezioni da altre realtà rivali, è difficile aspettarsi una difesa ferma dei nostri colori nelle sedi opportune.
Stiamo parlando di una situazione che va oltre il campo. Abbiamo un giocatore, Loftus-Cheek in ospedale con una frattura mandibolare. Necessità di un intervento chirurgico e la sua stagione è probabilmente compromessa. Tutto questo a causa di un’uscita del portiere Corvi che definire imprudente è un eufemismo. Eppure, in campo non è scattata alcuna sanzione. Il silenzio della società su un episodio così grave, che coinvolge la salute di un proprio tesserato, è forse l’aspetto più imbarazzante della vicenda. In quarant’anni di storia rossonera, raramente si è avvertita una tale mancanza di tutela.
Bisogna essere onesti nell’analisi: se dopo nove minuti viene assegnato quel rigore solare su Loftus-Cheek, la partita prende un’altra piega. Con il Milan in vantaggio, il Parma sarebbe stato costretto a cambiare piano gara e oggi commenteremmo probabilmente un risultato diverso. Invece, ignorando quell’episodio, si è permesso che la sfida scivolasse su binari nervosi, favorendo il gioco di rimessa degli ospiti.
In questo clima di estrema frustrazione, anche il campo ha presentato il conto. La prestazione è stata molle, priva dell’intensità necessaria per superare un Parma organizzato e arroccato nella propria metà campo. La gestione della palla nel primo tempo è stata lenta e prevedibile. Pulisic sembra lontano dalla condizione migliore da diverse settimane e Rabiot, pur partendo titolare, non è riuscito a dare la scossa necessaria, finendo per restare ai margini della manovra. Oltretutto faccio fatica a capire come mai una squadra che gioca solo il campionato non riesca mai a giocare sul ritmo. Invece abbiamo molti infortuni e perennemente giocatori che non stanno bene.
A completare il quadro è subentrata la componente sfortuna: l’occasione fallita da Pulisic nel primo tempo e il palo clamoroso di Leão nella ripresa sono episodi che pesano. Senza la svista arbitrale iniziale, avremmo parlato di una gara diversa, ma gli errori dei singoli e i legni hanno fatto il resto.
I cambi di Allegri – squalificato in modo discutibile dopo quanto accaduto contro il Como dove l’allenatore avversario trattiene un nostro giocatore – non hanno prodotto gli effetti sperati. Füllkrug non ha trovato la giocata decisiva e la squadra è apparsa a corto di energie. Se la corsa Scudetto era ormai un miraggio, il risultato di ieri ha l’effetto di rimettere il Milan pienamente dentro la bagarre per il quarto posto, impedendo di mettere in sicurezza l’obiettivo minimo stagionale.
Trentatré anni fa fu sempre il Parma a interrompere una striscia positiva leggendaria. Ma quel Milan era una corazzata capace di reagire. Oggi vediamo una società che sembra più attenta ai parametri finanziari che alla dignità sportiva sul campo. Il gol di Troilo è il simbolo del pomeriggio: un’azione viziata da contatti sospetti su Bartesaghi e Maignan che il VAR ha deciso di convalidare nonostante l’iniziale annullamento.
Se non si recupera un briciolo di peso politico e di coerenza nei giudizi, questo sport rischia di perdere definitivamente il suo pubblico. Da San Siro resta solo l’amaro in bocca per un’occasione persa e per una gestione che lascia i veri tifosi sempre più soli.
W Milan
Harlock
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