
Il pareggio per 1-1 tra Fiorentina e Milan al Franchi non è un risultato da archiviare con un sorriso, ma rappresenta l’ennesima prova che seguire questa squadra è diventato un esercizio di resistenza emotiva. Le montagne russe di risultati e prestazioni a cui i tifosi sono sottoposti in questa fase della stagione mettono a dura prova chiunque; per guardare una partita dei ragazzi, serve ormai una pazienza infinita.
La confusione tattica e le lacune della rosa emergono in modo netto e richiedono un’analisi onesta, lontana da facili illusioni. La prestazione di Firenze conferma una preoccupante incostanza che allontana, di fatto, gli obiettivi più ambiziosi.
D’altronde, a parlare di scudetto siamo noi tifosi, noi che ci mettiamo davanti alla televisione e alimentiamo questo sogno. Siamo noi a sperare che questa squadra dalla rosa corta possa competere fino alla fine per il tricolore. È qui che nasce la scelta: continuare a sognare o scendere per terra ed essere realisti? Capisco la nostra voglia e necessità di rivivere certe sensazioni, che dopo il lampo di quasi quattro anni fa si stanno assopendo ancora una volta, o meglio, ci vengono spente per l’ennesima volta.
La partita inizia con il Milan che cerca subito di imporre il proprio ritmo. Sembra una squadra determinata, che vuole chiudere la pratica in fretta. Christian Pulisic ha due occasioni d’oro a tu per tu con De Gea, due palle gol che un giocatore del suo livello trasforma quasi sempre in oro. Invece, due errori clamorosi tengono in vita una Fiorentina che, in quel momento, appare fragile e timorosa.
Questi sbagli non sono solo sfortuna, ma il simbolo di una leggerezza sotto porta che costa caro. Se Pulisic ne avesse buttata dentro almeno una, la partita avrebbe preso una piega diversa, quella congeniale al Milan di mister Allegri, che ama gestire il vantaggio e ripartire. Invece, la squadra non riesce a concretizzare, e la Fiorentina, pur senza strafare, resta in partita.
L’approccio del Milan al secondo tempo è pessimo; i rossoneri non ricominciano proprio a giocare. Se spesso ci hanno abituato a crescere nella ripresa, oggi avviene l’esatto contrario. La Fiorentina rientra in campo con maggiore personalità , alza il baricentro e imbastisce ripartenze ficcanti contro una mediana milanista che appare troppo compassata e lenta, ma soprattutto priva di materia grigia. Loftus-Cheek, come sempre, è impalpabile (mi chiedo che cosa ci veda in lui Allegri), Ricci sembra poco più di uno studente al primo anno di liceo, e Jashari è evanescente.
Il gol di Pietro Comuzzo è la fotografia della distrazione con cui si affronta il secondo tempo. Su calcio d’angolo, con il pallone che spiove in area, il difensore viola salta indisturbato. È una situazione tattica imperdonabile per una squadra di Allegri: in area piccola, l’avversario non deve mai colpire la palla. Mai. Il gol viola concretizza sensazioni negative che erano nell’aria da minuti e certifica un dato inequivocabile: non siamo pronti per un turnover massiccio.
Allegri ha lasciato inizialmente fuori mezza squadra, ma i risultati non sono soddisfacenti. La carenza più evidente riguarda la linea mediana, priva contemporaneamente di Modric, Rabiot, Fofana e Bartesaghi. Come scrivevo prima, è evidente che chi sta in panchina non è al livello di chi va solitamente in campo.
Il discorso è noto: la coperta è corta. La rosa è costruita con evidenti limiti e chi subentra non sempre è all’altezza. Certo, non si può pretendere che Modric, a quarant’anni, giochi tutte le partite; Rabiot va gestito; Saelemaekers è vicino alla cottura. Forse, però, non era questa la partita giusta per sperimentare un turnover così massiccio.
Viene da pensare che il buon Conte Max avesse in mente di prendersi i tre punti in casa col Genoa, il punto in trasferta a Firenze, e provare a giocarsela a Como. Purtroppo i programmi sono saltati in aria.
Poi, per fortuna, al 90° minuto, Christopher Nkunku trova l’angolo impossibile, così come era riuscito a Leao giovedì sera, e salva il Milan da una sconfitta che ormai tutti pensiamo inevitabile. Un lampo del francese, a cui evidentemente le voci di mercato fanno bene, che ci tiene a galla in riva all’Arno.
Pensiamo di esserci salvati per l’ennesima volta. Ma esattamente come contro il Genoa, rischiamo di riperdere la partita nei minuti di recupero, prima con la traversa di Brescianini, poi con la provvidenziale chiusura di Maignan su Kean.
Il ripetersi di queste situazioni, a distanza di tre giorni, è un segnale preoccupante: la squadra manca della concentrazione necessaria per gestire un risultato, anche a pochi minuti dalla fine. Un tempo, in passato, eravamo in grado di gestire partite difficili, persino in inferiorità numerica, contro squadre come Napoli, Roma, Inter e Lazio.
Quella solidità mentale sembra svanita.
Vogliamo prendere le cose buone del pomeriggio? Ci portiamo a casa la ritrovata vena di Nkunku e la crescita di De Winter. Ma analizziamo e correggiamo anche quelle negative, come le prestazioni non all’altezza di Jashari e Ricci e del sempre più impalpabile ed inutile Loftus-Cheek. Su Estupinan, ogni ulteriore rilievo è superfluo; con tutto il rispetto per chi indossa la maglia, la sua presenza in squadra è inspiegabile.
In ottica scudetto, che ripeto è un nostro sogno, questo pareggio pesa come una sconfitta. Per l’obiettivo Champions League può essere un punto guadagnato, però bisogna stare attenti perché anche qui si rischia che diventi una montagna insormontabile se si continua così. Ora, se si vuole aiutare questa squadra e l’allenatore, la società , con Igli Tare in prima linea, deve intervenire sul mercato. Allegri deve pretendere risposte da una dirigenza che ha costruito una rosa inadeguata.
I limiti sono strutturali, il tempo delle illusioni è finito.
W Milan
Harlock
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