
La terza sconfitta nelle ultime sei partite ha ridato vita alla diatriba allegri in/allegri out ricordandomi per certi versi quanto accaduto con Pioli con una fazione o l’altra che si ammutoliva quando i risultati erano loro avversi salvo poi riemergere quando gli stessi tornavano a dar loro ragione. Dal mio punto di vista una discussione senza senso, come incavolarsi o lodare un macchinista se il treno arriva in orario o meno, certo magari del suo ce lo mette ma in definitiva è solo l’ultimo dei problemi. Avere un bel treno è meglio di uno con pochi comfort ma se alla fine è sempre in ritardo le comodità saranno pure belle, ma non alleviano l’incazzatura.
A me fa specie dover fare questo discorso perché se c’è uno che non voleva vedere mai più Allegri sulla nostra panchina quello sono proprio io, ma essendo terzi con una media di 2 punti a partita io non capisco di cosa stiamo parlando. Per me è perfettamente in media con il valore della squadra in questa sgangherata serie A dove questo Milan minore a mio avviso partiva per totalizzare quei 75-80 punti perfetti per non vincere niente ed entrare in champions. Qui ci dovremmo incazzare: gli obiettivi.
Io nemmeno a Fonseca o Conceicao davo grandissime colpe, pur ritenendo il secondo totalmente negato, perché erano solo pedine su una scacchiera piena di sterco: dove si muovono si imbrattano. Per me Allegri fa un calcio giurassico basato su un concetto di equilibrio che a mio avviso tale non è (subire poco e finalizzare il poco che si crea) essendo solo l’altra faccia della medaglia di “fare un gol in più dell’avversario”. Un calcio che dà equilibrio è quello che subisce poco e sa creare occasioni da gol con una certa frequenza, il resto non è equilibrio ma rimanere in balìa degli eventi. Detto questo, se arrivasse nel range 75-80 punti cosa gli devo dire? Fa un calcio che non approvo, ma ha fatto ciò che doveva. Il problema sta proprio lì: ciò che doveva è entrare in champions e non deriva da lui questa situazione. E’ giusto criticare partite buttate nel cesso o scelte di campo che non approviamo, ma se poi dimentichiamo quelle in cui facciamo bene o l’aver ricreato un gruppo allora c’è un problema alla radice, a meno di non pensare che questa squadra dovesse partire con l’obiettivo di lottare per lo scudetto quando nella realtà ci siamo trovati lì finché gli infortuni e il fiato hanno giustamente chiesto il conto avendo una rosa non attrezzata. Scrivere ste cose mi fa girare i cosiddetti perché non lo volevo sulla nostra panchina e non lo vorrei l’anno prossimo, ma il campionato finora è stato anche sopra le nostre attese.
Qui se non cambia la mentalità della proprietà saremo solo una squadra di pupazzi e l’allenatore forte o scarso che sia solo un altro pupazzo. Sia chiaro, non pupazzi nel senso di burattini che recitano una parte perché che l’allenatore ci tenga e la squadra lo segua a me pare evidente (il gruppo è più che sano), pupazzi per chi comanda perché per loro sono solo parte di un teatrino. E’ giusto pretendere un calcio propositivo ed è ciò a cui dovremmo ambire se fossimo una grande squadra, ma guardiamoci in faccia: siamo diventati una rometta. Il blasone, la storia, le nostre bandiere dicono ben altro ma la realtà è una schifezza con solo l’ultimo scudo a risollevarci da un anonimato ormai abituale. Lo ripeto: abituale. Fare bel/buon calcio al Bologna (leggasi Thiago Motta) o all’Atalanta (leggasi Gasperini) è cosa diversa da farlo in piazze pesanti, nel senso che non sempre ci si riesce e il fallimento è dietro l’angolo. Io per dire avrei voluto provare entrambi da noi, ma come abbiamo potuto vedere hanno fallito non ottenendo risultati né riproponendo le caratteristiche del loro gioco, stessa cosa si può dire per Xabi Alonso col fallimento a Madrid dopo aver visto un leverkusen davvero piacevole. Giusto allora non provare a cambiare? Certo che no, io lo cambierei anche quest’estate ma se non andasse bene anche in quel caso non me la prenderò col mister (a me no che non sia totalmente cretino) perché il problema sta sopra, non è che tifo o non tifo Milan per via di un allenatore.
L’allenatore conta senza dubbio, il problema è che prima di lui conta una società che ha la vittoria come focus e acquista giocatori dalla mentalità vincente che sanno dare del tu al pallone e proprio per questo non mi appassiona la discussione sugli allenatori che si chiamino Fonseca, Conceiçao o Allegri. A me appassiona il Milan e questa proprietà fa di tutto per strapparmelo dal cuore.
Seal
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