Pioli cosa fare?

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“Ho sempre detto che Pioli resta. Sì, l’ho sempre detto perché a me piacciono gli allenatori che vincono e, siccome stiamo facendo bene, mi piace Pioli. A parte che è una persona fantastica, siamo tutti affezionati a lui e lui è affezionato a noi“. Paolo Scaroni, presidente del Milan, era stato perentorio nel pre-partita a Sky poi è arrivata la vittoria che ha portato la squadra a sei punti dalla Juve terza. Un risultato che sta aiutando il tecnico emiliano a far crescere il partito che voterà per la sua riconferma. 13 vittorie nelle ultime 18 giornate, i quarti di finale raggiunti in Europa League senza faticare più di tanto, un secondo posto sempre più solido e il sostegno di un gruppo sempre più coeso e in crescita. Stefano Pioli ha saputo rimettere in carreggiata una squadra che sembrava sempre più persa a causa dei tanti infortuni. I rapporti con Moncada, D’Ottavio e Ibrahimovic sono sempre stati ottimi dal punto di vista sia professionale che umano senza segnali di crepe. La conferma è scontata? Non ancora. Pioli sa che la dirigenza sta valutando tutto a 360 gradi. Così come è al corrente che ci sono stati dei pour parler con altri allenatori. La partita oggi è molto più aperta rispetto alla sosta di Natale quando la sua posizione era stata davvero in bilico. Conte e Motta sono due profili profondamente diversi tra loro ma che piacciono, in caso di ribaltone è probabile che si vada su uno dei due. L’ultima parola sarà di Cardinale al termine della stagione. Il numero uno di Red Bird ascolterà tutto il team dirigenziale, vuole vederci chiaro sul problema infortuni e poi prenderà una decisione come successo dieci mesi fa con Massara e Maldini. La partita è aperta con un Pioli che ora ha un mazzo pieno di carte da giocare. 

Fonte Calciomercato.com

Il miele che fuoriesce dagli articoli dei soliti menestrelli

Cosa fare con Pioli? Già, sembrerebbe che tante certezze di cambio al vertice tecnico dei rossoneri stiano svanendo. La squadra, come accade da un paio di anni, perde equilibrio anche a causa di infortuni a catena, poi si riprende e sembra ritrovare quell’equilibrio che aveva ad inizio stagione. Ho sentito di una statistica in base alla quale Pioli, al netto degli infortuni, sarebbe alla pari dell’Inter. Allora come spiegare che sia tutto nero o bianco senza alcuna sfumatura di grigio?

A ben guardare questa squadra non ha lo status di chi si aspetta un cambio tecnico a fine stagione, non c’è quella stanca che pervade la rosa dei giocatori (vedi Juve). Che i rapporti siano sempre idilliaci con tutto quel miele che fuoriesce dagli articoli dei giornalisti al servizio della società e del tecnico…, non ci giurerei. Ma uno strano fenomeno si è fatto avanti in queste settimane: spesso accade che ci siano giornalisti al servizio della società (al Milan praticamente succede da oltre un ventennio), ma che magari comincino a nutrire qualche dubbio sull’allenatore di turno, magari imbeccati dalla società stessa, quando vuol far crescere il malumore attorno al tecnico di turno.

Considerando il valore intellettivo medio dei giornalisti che scrivono di Milan, incapaci da sempre di farsi una propria idea, ecco allora farsi avanti in me la convinzione che la società abbia già deciso sul da farsi a fine stagione, non proprio al 100%, ma un buon 65/70% è già deciso. Cosa può far aumentare o diminuire fortemente questo score attuale? Beh, il finale di stagione non può che essere la bilancia della decisione finale: un’ Europa League ben giocata, onorata e magari anche vinta sarebbe la pietra tombale su chi spera in un cambio dell’allenatore a fine stagione. E’ la coppa il vero parametro di riferimento, il benchmark a cui guardare da parte della proprietà. Anche se non è la coppa più importante, una vittoria porterebbe introiti, sponsor nuovi e visibilità. Darebbe a Gerry ancora più forza per rompere le scatole sul nuovo stadio, con tutto quello che la cosa comporterebbe.

Certo anche il derby conta, ma quello più per noi tifosi che per la proprietà: per Gerry e il Bocconiano è soltanto un bell’incasso e nulla di più; magari la seccatura dei soliti tifosi arrabbiati, ma ci penseranno i menestrelli di Casa Milan ad ammansire il popolo rossonero. Lo stesso derby poi può essere determinante in negativo solo in caso di scoppola pesante come gli ultimi 5, dove si è giocato per pochi minuti prima di sparire dal campo. Bisogna capire se questo Pioli ha voce in capitolo sul numero impressionante di infortuni che ha decimato la squadra e fatto sì che abbandonasse tutti i sogni di gloria già in autunno. Ha delle colpe? Il suo staff è valido? Lo ha voluto lui? Ne condivide i metodi? Questi sono i dilemmi da analizzare, non certo un derby che ci vede praticamente sfavoriti prima ancora di giocarlo.

Ma i tifosi non meritano però una squadra fuori da ogni obiettivo già a novembre, non meritano di vedersi umiliare dai cugini sistematicamente e con scarti di 3 gol a partita; non meritano di vedere il Milan perdere punti con le piccole squadre per un turn over in cui, diciamolo apertamente, Pioli non ci capisce niente. Non meritano di vedere esperimenti tattico genetici in cui Calabria abbandona la fascia e fa la mezz’ala e l’Inter ne approfitta per andare in gol. Questa squadra non può rischiare di perdere partite che stramerita di vincere perché in campo non c’è un equilibrio tattico, ma un suicidio organizzato nei minimi particolari. Ci sono partite che avrebbero potuto avere un risultato fortemente negativo per un niente, ma ne siamo usciti con i tre punti e allora peana e ditirambi. Può questo allenatore trovare equilibrio? Dipende dagli uomini o dal suo atteggiamento? Questi sono gli interrogativi da porsi. Non vorrei essere in questa dirigenza, le alternative non mi entusiasmano affatto e la decisione di cambiare un allenatore secondo in classifica non è affatto facile.

Gianclint

Il mio primo ricordo furono i pianti per una sconfitta in finale con il Magdeburgo.. Rivera e Chiarugi erano i miei idoli, ma ho amato anche Wilkins ed Hateley. Per il Milan di Sacchi avrei lasciato tutto e tutti. Rimane per me la pietra di paragone. Scrivo di getto come Mozart, odio i servi, i ruffiani e i leccaculo. Scrivo per il gusto di farlo e potrei dare lezione alla maggior parte dei giornalisti al seguito del Milan, incapaci di scrivere qualcosa di accattivante e vero. Detesto chi scrive e annoia e lo fa solo per ingraziarsi qualcuno. Disprezzo fanatici e cretini. Ragiono con la mia testa e del risultato me ne frego; chi gioca bene vince due volte.