
Eh beh. Non possiamo non dedicare due paroline sull’ennesimo ‘dramma’ sportivo del calcio azzurro. Ricominciamo da tre, verrebbe da dire, semicitando la celebre pellicola di Massimo Troisi. Ricominciamo dalla terza mancata partecipazione alla Coppa del Mondo. Qualcosa che neanche potevamo immaginare fino a poco tempo fa. Anche se, se ci voltiamo indietro, ci rendiamo conto che di tempo ne è passato parecchio e questa, brutalmente, è diventata la nostra statura naturale. Si dice che il calcio sia lo specchio della società che lo circonda ma, la società italiana, tra tutte le sue contraddizioni ha sempre saputo ‘sfoggiare’ il suo spirito di adattamento, tipico dei popoli migratori come lo siamo stati noi italiani. Peccato che, questo spirito di adattamento, sia diventato l’arma istintiva per abituarsi al perpetuo ridimensionamento del nostro livello. Invece che adattarci alla situazione per affrontare il problema, ci siamo rassegnati al fatto che se non lo si supera non è una tragedia. Ed è così che, oltre al danno, ti arriva anche la beffa. La beffa che porta certe figure quasi a complimentarsi per la prestazione vista contro la Bosnia.

Figure che, in ossequio agli errori passati, si rivolgono alla platea con supponenza, rivalendosi anche di presunti risultati e sforzi che noi comuni mortali non possiamo capire. E alla fine va bene così. Inutile stare qui a sciorinare l’ennesimo papiro su tutte le problematiche che attanagliano il calcio italiano da più di un decennio. Le si conoscono e ne abbiamo sempre parlato, non solo quando la Nazionale prende sonore sberle ma, anche e soprattutto, quando vediamo determinate figure barbine delle squadre italiane in campo europeo o quando, molto più banalmente, assisitiamo a scene che ci siamo anche stancati di criticare. Ora arriverà (forse) il ‘repulisti’ generale invocato dal popolo ma, permettemi, andremo nella direzione giusta o ci troveremo nuovamente innanzi al classico cambiamento ‘gattopardiano’?
Il rischio c’è. Specialmente se, stando a quanto si legge in giro, non si è ancora colto il triplice compito che attende chi salirà ai vertici della nuova macchina isitituzionale del calcio italiano. Ovvero che, i problemi della Nazionale, i problemi del movimento e, i problemi dei calciatori italiani, sono tre cose distinte che, seppure confluendo nello stesso sentiero, vanno affrontate come tre cose distinte. Per l’appunto. Non basta stare lì a pensare a un super invincibile Commissario Tecnico se ancora non hai una rosa davvero credibile di calciatori ‘selezionabili’ ad alto livello. Non serve inventarsi un nome altisonante a capo del sistema se, tutto quello che è attorno alle redini del sistema, non viene sradicato in nome della competenza e del pieno merito. Non serve organizzare avveniristiche iniziative se continuiamo a navigare in una ‘povertà’ tale da non poter competere, da non poter rinnovare, da non poter sognare. E questo è quanto.

Ma ora tocca tornare al Milan perché, questa Pasqua, ci regalerà davvero momenti per cuori forti. Prima della sosta, infatti, ci eravamo lasciati con il successo casalingo contro il Torino dopo la delusione della sconfitta dell’Olimpico contro la Lazio. Le montagne russe in pochi giorni: l’euforia del derby, la delusione del ko contro i biancocelesti, poi la vittoria e il parallelo pareggio dell’Inter a Firenze. Ora la classifica ci vede a -6 dai cugini, il Napoli -7 a un solo punto di distanza da noi. Noi andremo allo stadio Maradona a giocarci tutto contro la squadra di Antonio Conte. I nerazzurri ospiteranno la Roma di Gasperini a San Siro. Si decide tutto e se c’è un momento per sognare, è unicamente questo. Se il Milan dovesse vincere e – complice un risultato favorevole al ‘Meazza’ – accorciare ancora sull’Inter, allora la realtà inizierebbe a suggerire che sarebbe lecito provarci. In caso contrario, la testa dovrebbe concentrarsi solo sul consolidamento del posto Champions, con progetti già in cantiere su come ripartire in vista della prossima stagione e, magari, anche chiarire da chi ripartire, sia ai piani alti che in rosa. La Pasquetta di fuoco è alle porte e, come spesso accaduto nel recente passato in un senso o nell’altro, la tappa di Napoli ha rappresentato un test molto affidabile sulle ambizioni della squadra. Speriamo di poterci regalare una serata di gioia e dare un senso di sfida a questo finale di stagione, mentre assistiamo alla rifondazione della rifondazione della rifondazione del calcio italiano. Forza Milan.
Joker
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