Milan: Rangnick o Ragnarok?

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Sarà la solita voce che poi diventa nulla di fatto?

Ricomincia la Champions con i turni ad eliminazione diretta e mentre siamo costretti ad assistere ad un esodo neroazzurro bergamasco a San Siro, cominciano già a girare incontrollate voci sulla prossima stagione. A parte che il teatro della Champions non ci vede presenti da ormai sei anni e avanti così ne passeranno altrettanti, oltre a questo, ogni volta che si sta “stabilizzando” la baracca, cominciano le bordate a destra e sinistra che non fanno altro che minare ulteriormente un percorso già molto tortuoso. È ormai sempre più evidente che intorno al Milan, oltre alle speculazioni economico-edilizie, ci siano sempre di più speculazioni giornalistiche che però poi si trasformano in realtà e che aprono l’ennesimo solco tra una parte della società (area sportiva) e un’altra fazione sempre più potente (area finanziaria).

La cosa più frustrante, per me, è che la storia non venga mai tenuta in considerazione e che gli errori si susseguano senza fine. Non parlo dell’arrivo di Rangnick, che rimane una voce fino a prova contraria, ma parlo del voler sempre devastare l’ambiente, già fragile di suo, con notizie di mercato. Parlo anche solo dell’idea di eventuali inserimenti senza un senso logico. Quando Maldini ha smentito in maniera decisa e forte la candidatura del nuovo genio teutonico, per me il discorso era chiuso a doppia mandata. Fine del discorso, comportamento da società seria e inizio di una dinamica societaria nuova. Purtroppo però è evidente che viste le numerose teste presenti nei piani dirigenziali, appena esce una comunicazione, venga fatta “passare” un’altra notiziola, data in pasto ai soliti squali dell’informazione e che poi, riguardando una nobile decaduta come il Milan, copre mediaticamente ogni spazio. Aldilà della mia totale perplessità per un tecnico/D.S. non italiano che durerebbe più o meno lo stesso tempo di Giampaolo, rimane il totale sconcerto per la gestione comunicativa di tutte queste situazioni.

Dirigente del Milan che pensa al futuro

La squadra, nonostante tutto, sta dando vita ad una seconda parte di stagione decente grazie all’arrivo di Ibra e la vena realizzativa di Rebic che sembra toccato da una mano massariana e riesce a segnare anche quando è sdraiato nel letto. Purtroppo, anzichè lasciare in pace questo gruppo e provare a costruire qualcosa per le prossime stagioni, si ricomincia con le soluzioni alternative in panca e con le conseguenti cascate di teste in società. Adesso ditemi voi, in un gruppo che ha già il terrore della propria ombra, come si può cementare qualcosa se ogni volta che ci si sistema un minimo, cominciano queste voci incontrollate che, guarda caso, arrivano quasi sempre dalla stessa parte?

Perchè non sarei favorevole ad un arrivo del maestro tedesco? Perchè abbiamo bisogno di stabilità, abbiamo bisogno di gente che non deve “capire” ma sa agire tempestivamente in un territorio complicato come quello italiano. Perchè il tempo delle scommesse è passato, Elliott è alla guida da soli due anni ma dimentica che i tifosi del Milan stanno vivendo un decennio di delusioni, sconfitte e umiliazioni stile Bergamo, che ormai non si riescono più a digerire. Servono delle certezze, se possiamo averne nel calcio, la soluzione non è pescare dal mazzo sperando di trovare il jolly. La vicenda di Giampaolo sembra già archiviata senza aver capito i danni che ha portato. Già la società è una Babilionia, nella quale si parlano mille lingue diverse (non idiomi) che stanno portando al nulla, almeno avere una linea di conduzione univoca sarebbe già un successo. Inoltre Maldini e Boban, con tutti i difetti che ho sempre mosso nei loro confronti, cosa stanno a fare in questo circo? Parafulimini? Per quanto? Non posso credere che stiano lì senza avere la possibilità di agire in libertà, altrimenti le parolone sui progettti di Elliott e l’ambizione torneranno indietro come un boomerang, in primis a loro due.

Rangnick o Ragnarok? Due cose diverse o forse una è legata all’altra? Io per ora aspetto il Ragnarok ma spero che non passi mai dalla via teutonica.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.