Milan-Torino presentazione

Una sconfitta brutta, quella della scorsa settimana. Non tanto perché ha ulteriormente eroso le speranze Scudetto, a cui personalmente non credevo più nemmeno dopo l’1-0 nel Derby, quanto perché ha permesso alle squadre dietro di noi di avvicinarsi. Ora sono meno i punti che ci dividono dal quinto posto rispetto a quelli tra noi e la capolista, quindi, a maggior ragione, testa alla seconda posizione. Non facciamoci consumare da fantomatiche rincorse all’Inter: l’obiettivo è un altro.

Spiacevole l’episodio del litigio tra Leao e Pulisic a Roma. Certo, tutti noi abbiamo imprecato contro Chris nei due momenti incriminati, quando non ha avuto la lucidità di imbeccare il portoghese che stava attaccando lo spazio, ma una cosa sono le nostre reazioni, un altro paio di maniche quelle dei giocatori in campo. La frustrazione di Leao è stata comprensibile, meno il prendersela platealmente con il compagno di reparto. Lo statunitense non è tranquillo, è evidente, e non è in fiducia: in questi momenti servono pacche sulla spalla e rassicurazioni, specie dai propri compagni. Piuttosto, è ormai troppo evidente che se Leao e Pulisic non vanno, e se per giunta manca Rabiot, la pericolosità di questa squadra rasenta lo zero. E il problema è solo parzialmente davanti: il reparto offensivo è il dito guardato invece della Luna. È a metà campo che mancano alternative vere di spessore. Perché se manca Rabiot c’è uno Jashari ancora oggetto misterioso, se manca Modric c’è il volenteroso (e non molto di più) Ricci. Per la prossima stagione dovremo necessariamente aumentare il peso lì davanti, ma anche fare un upgrade della nostra cifra tecnica in mediana. Tornare a un 433 con Leao e Pulisic a supporto di un 9, ma anche pensare a un centrocampo che possa inventare e con più costanza arrivare a suggerire l’ultimo passaggio agli avanti.

Questo pomeriggio arriva a San Siro il Torino di D’Aversa, che sta vivendo una stagione incolore. Tanti problemi per i granata nella gestione Baroni: un buon attacco, ma sempre poca costanza tanto nell’11 iniziale (troppe volte mutato), quanto nelle prestazioni individuali. Presi uno a uno i giocatori del Toro sono anche dei buoni elementi, ma non sono mai stati una squadra, quest’anno. Seconda peggior difesa del gruppo (un solo gol subito in meno dell’Hellas), anche qui non tanto per via del pacchetto arretrato, quanto per un centrocampo in cui non si è mai trovata la quadra. Casadei la punta di diamante, ma mai davvero decisivo, tanto che ha perso il posto da titolare. Vlasic il creativo, ma discontinuo. Gineitis il maratoneta, ma poco più. Ilkhan il cervello, ma poco cattivo in copertura. Infine Prati, arrivato a gennaio e che ancora non si è del tutto ambientato ma che potrebbe dare supporto in entrambe le fasi. L’attacco è il reparto più fornito: Simeone, Zapata, Adams, Kulenovic. Buone alternative, seppur non tantissimi gol. Probabile formazione (352): Paleari; Coco, Ismajli, Ebosse; Pedersen, Gineitis, Ilkhan, Vlasic, Obrador; Adams, Simeone.

Nel Milan riecco Bartesaghi, che sostituisce Estupinan che ha fatto in tempo a passare da eroe Derby a sciagura romana. C’è anche il santo rientro di Rabiot post squalifica. Forfait invece per Leao, Fullkrug al suo posto. Probabile formazione (352): Maignan; Tomori, De Winter, Pavlovic; Saelemaekers, Fofana, Modric, Rabiot, Bartesaghi; Pulisic, Fullkrug.

Partita da vincere per ri-superare il Napoli secondo dopo il vittorioso anticipo di Cagliari. Teniamo lontane le altre, questo è l’obiettivo. Forza Milan!

Fab

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Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.