Milan-Lazio presentazione

3959

Un buon inizio, ora vedremo come proseguiremo. Dopo le vittorie contro Samp e Cagliari, il Milan di Stefano Pioli si trova di fronte al primo vero banco di prova di questa stagione: non solo la Lazio, ma in generale il tour de force che ci accompagnerà fino al match a Bergamo contro l’Atalanta del prossimo 3 ottobre. Sette partite che diranno se la rosa costruita da Paolo Maldini è stata allestita con criterio e soprattutto alternative di qualità e spessore. Lazio, Liverpool, Juventus, Venezia, Spezia, Atletico Madrid e Atalanta saranno giudici inflessibili. Periodi simili, soprattutto per un gruppo tanto giovane e per alcuni versi ancora inesperto, si possono superare solo con la guida paziente e puntuale del Mister e dei veterani dello spogliatoio. È fondamentale trasmettere sì quel senso d’urgenza che dia ai giocatori il senso dell’importanza dei match che andranno a giocare, ma anche tranquillità, per alleggerirli della pressione che certamente avvertiranno.

Passiamo alla Lazio. In estate la squadra di Lotito ha dovuto salutare Simone Inzaghi, allenatore cresciuto e svezzato a Roma, ma che proverà a diventare grande nella Milano nerazzurra. Gli anni con il minore degli Inzaghi sulla panchina degli aquilotti sono stati prolifici di piazzamenti in campionato, ma anche di trofei, con due Supercoppe Italiane e una Coppa Italia. I capitolini sono stati però bravi a non avvertire eccessivamente il peso dello “scippo” subito e si sono consolati ingaggiando Maurizio Sarri, reduce dall’avventura semi fallimentare alla Juventus, ma comunque scudettata. La Lazio, in queste due prime uscite stagionali, ha messo a segno due vittorie, impreziosite dalla bellezza di nove gol segnati. Due sole le reti subite, entrambe al quarto minuto di gioco ed entrambe che sono valse il momentaneo vantaggio degli avversari sui biancocelesti (entrambe le volte capaci di pareggiare appena un giro di lancette dopo).

La mano dell’allenatore toscano comincia a intravedersi nelle trame laziali, specie in mezzo al campo, dove l’equilibrio tra la fase difensiva e offensiva è garantito dall’esperienza di Lucas Leiva e dalla fisicità di Sergej Milinkovic-Savic, con Luis Alberto sempre libero di creare. La difesa torna invece a quattro dopo diversi anni, con Lazzari e il fedelissimo Hysaj sugli esterni e in mezzo Acerbi con Luiz Felipe. In avanti il tridente è invece composto da Pedro, uno dei pochissimi calciatori ad essersi trasferito tra le due squadre dell’Urbe, Immobile, già a quota quattro reti in campionato, e il figliol prodigo Felipe Anderson, reduce dall’esperienza fallimentare al West Ham. Infine, in porta una vecchia conoscenza rossonera, Pepe Reina. La Lazio è squadra quindi estremamente pericolosa, ma al contempo un esperimento affascinante di questa stagione: vedremo se Sarri riuscirà a modificare l’impostazione di un team che ha ottenuto ottimi risultati, e in diversi anni, seguendo una filosofia totalmente differente da quella del mister toscano. Probabile formazione: Reina; Lazzari, Luiz Felipe, Acerbi, Hysaj; Milinkovic-Savic, Leiva, Luis Alberto; Pedro, Immobile, Felipe Anderson.

Per il Milan la formazione sarà invece a grandi linee quella annunciata nei giorni scorsi, con un Giroud in più. Il francese è infatti guarito dal COVID-19 e dovrebbe partire dalla panchina. Rientrano anche due pezzi da novanta come Ibrahimovic e Kessiè, la cui telenovela sul rinnovo è ormai sfiancante. La questione è semplice: se l’ivoriano vuole guadagnare 10 milioni di euro l’anno, non li prenderà certo al Milan. Lo si vendesse quindi il prima possibile, magari già a gennaio, se non dovesse davvero scendere a compromessi e sposare le richieste del Milan. Nessun’altra novità, se non quella potenziale di Florenzi in luogo di Saelemaekers, dubbio che verrà sciolto forse solo domani. Probabile formazione: Maignan; Calabria, Tomori, Kjaer, Theo Hernandez; Tonali, Kessiè; Saelemaekers, Brahim Diaz, Leao; Ibrahimovic. Chi ben comincia è a metà dell’opera. Diamo la prima spallata al ciclo terribile e scendiamo in campo a testa alta. Queste erano le settimane che non vedevamo l’ora di tornare a vivere, ora le riviviamo. Facciamo da Milan.

Fab

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.