Milan-Bologna: presentazione

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Un disastro. Se annunciato o meno, decidete voi. Difficile definire diversamente le prime due uscite del Milan di Gattuso, una squadra che continua a essere senza capo né coda, in una stagione che dalla rinascita sperata e attesa si è trasformata in quella della conferma di un andamento che ormai per questi colori è diventato dolorosa routine. Poco da dire sull’approccio di Ringhio a queste due prime settimane di lavoro: tanto a parole quanto nei fatti, l’ex giocatore rossonero sta rispettando le aspettative iniziali. Poco coraggio, poca verve, la figura del “duro” che si scontra con la necessità di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, in un’avventura (e in uno spogliatoio) che potrebbe sancire un duro colpo alle future ambizioni da tecnico di Ringhio. Poco collaborativi anche l’ambiente e le circostanze – mi riferisco specie all’affaire con l’Uefa -, che a cadenza quasi giornaliera offre polemiche extra campo cui la squadra e il suo traghettatore farebbero volentieri a meno. In questo quadro il lavoro di un allenatore ancora alle primissime armi non può che essere proibitivo, ricco di ostacoli.

Ci si mettono anche i giocatori, certamente responsabili insieme a chi questo ambiente lo ha cementato esclusivamente durante la campagna acquisti. Il lavoro diplomatico di Fassone, oggi concentrato più su sommi temi come quelli di avere il proprio piano di rientro approvato dall’Uefa, lascia decisamente a desiderare, segno che l’ex dirigente di Napoli, Juventus e Inter ancora non ha ancora il polso di Milanello. In questo, pur non potendo in nessun modo addurre lo scarso rendimento della squadra ai malumori della “vecchia guardia”, si rintraccia un’incoerenza nell’operato di Fassone. Pronto da subito – e giustamente – a far piazza pulita dei dirigenti del Milan berlusconiano, l’ad non ha fatto lo stesso nello spogliatoio di Carnago, assicurando ancora un posto agli Abate e Montolivo (per dire i primi due che vengono in mente), rossoneri di medio e lungo corso sfiduciati nei fatti ma ancora in possesso dei galloni da senatori. Ripeto, se il Milan non rende la responsabilità non può essere loro: potrebbe invece essere plausibile che entrambi, degradati sportivamente, abbiano oggi quel mal di pancia che certo non aiuta la squadra a trovare nuovi equilibri gerarchici.

Come si esce da questa situazione? La buona notizia è che non abbiamo più nulla da perdere, se non un paio di “stell(in)e” che in estate rischiano di partire per finanziare il mercato e sopportare la quasi certa mancata qualificazione in Europa; la cattiva è d’altro canto che fino a maggio saremo costretti a sciropparci l’ennesimo Milan privo di fantasia, guizzi, coraggio, personalità. Cosa che, rispetto un anno fa, oggi fa ancora più male.

Parlando di campo, contro il Bologna Gattuso pare intenzionato a rispolverare il 4-3-3, tanto per dar manforte al vecchio adagio calcistico secondo cui se non sai cosa fare, allora cambi modulo. A proposito di vecchia guardia, Abate, colpevole del 2-2 di Brignoli (sic) a Benevento (ari sic), pare in odore di una maglia dal primo minuto. Stesso dicasi per Montolivo, che pare ormai aver scalzato Biglia come titolare a centrocampo (ari ari sic). Bonaventura opererà da mezzala sinistra, con Borini ala (a destra, a sinistra Suso) e Kalinic di punta. Siamo già pronti a un’altra domenica di passione, contro un Bologna ringalluzzito che si presenterà a San Siro con tutte le sue bocche da fuoco (Destro, Palacio e Verdi) in campo da subito. Questo rende l’idea del timore che incutiamo.

Fabio

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.