Fiorentina-Milan presentazione

Altri punti persi. Buttati, per meglio dire. Che fanno male al morale e alla classifica. Cerchiamo di analizzare meglio queste casistiche, che ormai sono diventate tante – troppe – un po’ dal punto di vista “filosofico”, un po’ dal punto di vista tattico. Escludiamo solo Milan-Cremonese dal lotto delle partite maledette, aggiungendo invece Torino-Milan. Perché? Perché il primo match dell’anno può sempre lasciare un po’ il tempo che trova: equilibri da trovare, alternative da studiare, nuovi giocatori da inserire. Insomma, potrebbe essere quasi comprensibile inciampare nella prima uscita stagionale, seppur contro una piccola e per giunta neopromossa. Aggiungiamo invece la trasferta in terra piemontese perché è stato un grande rischio, un match vinto forse non casualmente, ma che si era messo molto male: sotto di 2 reti in trasferta, non sempre riesci a recuperare.

Bene. Milan-Pisa, Parma-Milan, Milan-Sassuolo. In tutti e tre questi match il Milan si è fatto raggiungere (contro il Pisa anche superare) dai propri avversari. In tutte le partite il Milan avrebbe rischiato di perdere più di quanto non avrebbe meritato di vincere. In tutti questi match nella ripresa i nostri avversari hanno fatto segnare più gol previsti dei rossoneri. Contro il Pisa abbiamo riacciuffato il match con una rete quasi improbabile di Athekame, contro i ducali la seconda frazione di gioco è stato un incubo, nella partita contro il Sassuolo Laurientè colpisce un palo al 90’. Dal punto di vista pratico parliamo di 6 punti persi, da quello filosofico, un po’ come sostenuto da Allegri, possiamo invece quasi considerare i 3 punti come guadagnati. Lo stesso può valere per la partita di giovedì, con quel rigore sbagliato al 99’ da Stanciu. Un pareggio arrivato dopo un vero e proprio assalto, meritato sì, ma che poteva facilmente sfumare. Infine la partita di Torino, che appartiene alla casistica di quegli incontri che vengono risolti dalle prodezze dei campioni. Insomma, bruciano i punti lasciati per strada, non fraintendetemi, ma quelli raccolti, invece di 4, potevano essere anche meno: verosimilmente 2, se Stanciu e Laurientè avessero segnato, o anche meno se Athekame non fosse stato toccato dalla divina provvidenza contro il Pisa.

Ma perché il Milan soffre tanto contro le piccole? O meglio, come invertite la rotta? Dobbiamo a mio avviso, in match simili e specie in casa, superare la necessità di un Fofana in mezzo al campo, che risulta invece più determinante nei big match. Prendiamo l’Inter come esempio: gioca con Calhanoglu, Barella e Mkhitaryan, con i vari Sucic, Zielinski e Frattesi a girare. Nessun portatore d’acqua, nessun incontrista, nemmeno Barella, che corre tanto e dà equilibrio, ma ha buonissima tecnica. Lo stesso il Napoli, con Anguissa che somiglia più a un Loftus che a un Fofana. Con il francese in campo perdiamo un’alternativa in fase di costruzione e un possibile pericolo offensivo. Meglio utilizzare Ricci, o lo stesso Loftus, ma meglio ancora Saelemaekers. Il belga ha fatto vedere le cose migliori finora quando ha preso palla venendo dentro al campo, servendo poi Tomori che si sovrappone e arriva sul fondo. Lo scorso anno, poi, ha giocato da interno a Roma. Ha tecnica, inventiva, salta l’uomo, ma anche si sacrifica e corre per tre. Darebbe imprevedibilità e pericolosità sulla trequarti, ma senza perdere in equilibrio. Per liberarlo da compiti in fascia serve però un investimento in quella zona, da subito. Semplice: Palestra. Serve investire cifre importanti più su di lui che su un attaccante, a mio avviso. Perché? Perché dopo le critiche a Leao, il portoghese ha risposto bene, arrivando a quota 7 reti segnate e smentendo chi, me in primis, lo criticava. Pulisic è a 8, bottino di tutto rispetto. Sono terzo e secondo nella classifica marcatori della A dietro Lautaro. Il Milan ha il secondo attacco della A, per quanto a -11 dall’Inter. Questo per dire che sì, il Milan ha un problema davanti perché Gimenez e Nkunku segnano poco, e speriamo Fullkrug dia qualcosa in più in questi termini e in fatto di presenza in area, ma a mancare più disperatamente sono i gol dei centrocampisti. Saelemaekers e Bartesaghi a quota 2, Loftus, Fofana, Modric, Ricci e Rabiot a 1 (se la memoria non m’inganna). Con Saelemaekers interno sfrutteremmo meglio anche Rabiot, dal momento che è l’unica alternativa a Modric palla tra i piedi: andiamo quindi sempre a sinistra, dove il francese dialoga con Bartesaghi e spesso, per movimenti e sovrapposizioni, va al cross quando sarebbe invece più letale se i cross li raccogliesse in area con i suoi inserimenti. Varrebbe la pena provare a ragionare su questa soluzione, a mio avviso: Palestra, Saelemaekers (Loftus/Fofana), Modric (Jashari), Rabiot (Ricci), Bartesaghi.

Trasferta tostissima a Firenze contro una squadra che è in ripresa. Vincere è l’unica alternativa per non perdere troppo contatto con l’Inter, che rischia nel big match contro il Napoli, in caso di vittoria, di dare una spallata importante alla classifica. Mi sono dilungato, quindi andiamo con le formazioni probabili. Fiorentina (433): De Gea; Dodò, Pongracic, Comuzzo, Gosens; Mandragora, Fagioli, Brescianini; Parisi, Kean, Gudmundsson. Milan (352): Maignan; De Winter, Gabbia, Pavlovic; Saelemaekers, Loftus-Cheek, Modric, Rabiot, Bartesaghi; Pulisic, Leao.

Partita da preparare al meglio, forse la più difficile mentalmente della stagione, su un campo pesantemente ostico ai nostri colori e contro un avversario semi disperato. Da giocare con gli attributi, insomma. Forza Milan!

Fab

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Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.