Che brutta figura

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Non mi vengono in mente altre parole. La manfrina o teatrino, chiamatelo come volete, della questione Donnarumma (unica volta che lo nominerò) non mi tira fuori nient’altro se non un laconico “che brutta figura”. Ma non quella del Milan, che ha affermato in maniera inequivocabile una forza impressionante, ma quella di un povero ragazzo che, finalmente, ha dimostrato a tutti di che pasta è fatto. Ebbene sì, io dal lontano 2017 non ho mai creduto al povero ingenuo ragazzone che viene mosso come un burattino dal mangiafuoco Raiola. La questione è sempre stata molto semplice, per il ragazzo di Castellammare, il Milan era un mezzo e niente più, lo avevo detto e sottolineato proprio in quella estate cinese, oggi è finalmente realtà.

Mi dispiace per chi in questi anni ha creduto che questo personaggio potesse avere della credibilità, perchè il prologo di questa vicenda nel 2017 annunciava già tra le righe chi fosse il colpevole. Allora fu abile il suo procuratore a girare la frittata contro l’allora direttore sportivo, e quindi fu raccontata la storia della firma “per amore” dei colori (imposta) ma che di amorevole aveva solo il gesto affettuoso della società rossonera nel tesserare il fratellone scarso che altrimenti sarebbe finito nell’oblio. Già in quella storia si era capito che non esisteva un solo cattivo, non c’era un solo deus ex machina. Esistevano un mandante (il portiere) ed un esecutore (il procuratore). Non mi vengono altri termini. Non mi metto a parlare di baci alla maglia e altre vaccate del genere perchè, ormai, hanno lo stesso valore del baht thailandese. Mi spiace per tutti quelli che lo chiamavano con il nomignolo, quei bambini che l’avevano eretto a idolo, mi spiace per tutti quelli che lo consideravano il presente e il futuro del Milan. Mi spiace perchè vi ha sempre fregati, dietro alle sue paratone c’era solo opportunismo e interesse economico. Ma d’altronde come si disse nel 2017, “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”. Se scegli Raiola, perchè lo scegli, sia chiaro, non te lo impone nessuno, sai già qual è il tuo principale interesse nella vita sportiva. Il cattivo in tutta questa storia non è Raiola, sia chiaro. Quello fa il suo lavoro e lo fa bene, non so quanto sia ormai legale chiedere certe cifre ma se UEFA e FIFA sono alle prese tra guerre interne, è ovvio che proliferano personaggi di questo genere.

Non mi dispiace che sia finita così, anzi. E’ stata una liberazione. Già solo il fatto di pensare di rinnovare per due anni e rivedere sto teatrino nel 2023 mi faceva salire il cane. Stare a fare i capricci per uno o due milioni in più, in epoca covid, poi… Già mi immaginavo le dichiarazioni sul “pezzo pregiato” che doveva essere messo in mostra e puttanate di questo genere. Pensateci, per altri due anni con questa litania. Sia lodato il dio rossonero che ci tolto di torno sta rogna. Sportivamente perdiamo tanto, inutile dirlo, non mi metto a fare la volpe con l’uva, ma umanamente l’unico che ci perde è il signorotto con i guantoni. Non so se siano vere tutte le storie che hanno preceduto il non rinnovo, sta di fatto che da questa storia, chi ci esce con le ossa rotte è uno solo. Attenzione, uno solo. Perchè Raiola non perde, il Milan non perde ma chi ci perde è solo lui. Direte, “beh ma va a prendere almeno 10 milioni”. Sicuro, ma se il dio rossonero l’ha pensata bene e lo fa rimanere in Italia, il peso di quei 10 milioni non sarà nemmeno minimamente paragonabile al peso di due Everest. Se oggi gli veniva perdonato tutto, oggi il dado è tratto. Già mi immagino la prima uscita a vuoto in Nazionale o con il suo futuro club (spero tanto di cuore che possa essere non lontano da Milano) e poi quei 10 milioni saranno macigni. Per portare quel fardello poi bisogna essere pronti e preparati. Gli auguro tutto il bene del Mondo, perchè purtroppo nella vita non si può piacere a tutti, certo però, che farsi odiare da molti è un’arte. Non mi sento tradito, dal momento che l’ho abbandonato nel 2017 ma mi spiace proprio per la figuraccia che ci fa. Ma anche questa volta se la caverà, perchè il suo procuratore è pagato anche per passare per il cattivo senza cuore.

Quando ho letto la notizia dell’arrivo di Maignan ho esultato di più che per la conquista della Champions. E’ stata una liberazione. Ho visto un Milan fiero, orgoglioso e con le palle quadrate. Quel Milan che ogni tifoso vuole vedere in campo, l’abbiamo visto tra le scrivanie. Sapete, e non l’ho mai nascosto, che le critiche a Maldini e Massara non le ho mai lesinate, ma con una decisione così mi è scappata la standing ovation. Bravi. Bravi. Bravi. Il Milan è un privilegio e tale deve rimanere, non sarà mai nulla di meno. Le regole le dettiamo noi, sia a chi va bene, sia a chi non va bene, è così punto. L’avviso ai naviganti è potente, chi ha orecchie per intendere, si adegui. La differenza tra essere un calciatore e una leggenda è veramente minima. Oltre alle qualità tecniche, contano molto quello che tu calciatore lasci ai tuoi tifosi e alla storia del calcio. Se Maldini va a parlare a Madrid e gli aprono le porte del Bernabeu è anche perchè rappresenta la leggenda. Come Totti a Roma. Non vuol dire solo essere bandiera, vuol dire essere un uomo oltre che un campione. La leggenda ha il numero ritirato, la leggenda ti mette in soggezione quando la incontri, la leggenda viene applaudita a San Siro e al San Paolo, all’Olimpico e al Via del Mare. La leggenda vive per sempre. Il resto è normalità. Il calcio è pieno di Collovati ma è povero di Franco Baresi. Il ragazzotto ha preferito far parte della prima cerchia, quella più facile, di quelli che spesso entrano nella storia, ma non nelle pagine di epica dedicate ai miti. Succede, sono scelte. Si sa ogni scelta porta conseguenze.

Alziamo la testa tifosi rossoneri perchè per anni abbiamo sofferto come dei cani. Oggi ancora di più possiamo essere orgogliosi dei nostri colori. Il Milan è leggenda e chi lo ama, come noi, ne fa parte e avrà sempre gli occhi lucidi quando ne parlerà. Chi invece non lo ama rimarrà solo un nome nella legenda, quella senza una elle, che è giusto un nome in un elenco, uno di passaggio che niente ha lasciato nella nostra storia e che leggeremo con gli occhiali perchè a malapena ci ricorderemo il suo cognome.

FORZA MILAN

Johnson

P.S. Oggi la serata di Manchester diventa maggiorenne e ancora oggi ci si ricorda di Roque Junior che zoppica fino a fine partita. Quando fai parte della storia anche un Laursen qualunque non lo dimentichi. Cosa ti stai perdendo caro mio… 

 

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.