Milan, Rangnick si o no?

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Il mondo del calcio sta vivendo, come tutto il resto delle attività, un periodo di grande attesa e difficoltà che poretrà inevitabilmente ad un cambio. Che questo possa essere un cambio migliorativo o peggiorativo lo scopriremo con il tempo, di certo il dado è tratto e il sistema non può più pensare di andare avanti così. Se un giorno ci troveremo con un sistema calcio migliore e più equo per tutti dovremo ringraziare un essere vivente di qualche micron che ha messo in ginocchio un intero Pianeta.

Come il calcio in generale, anche il Milan sta vivendo un periodo di stasi pericoloso. Ormai da mesi non si fa altro che parlare del possibile futuro rossonero di Rangnick e fin dalle prima voci si sono scatenate delle scosse telluriche che hanno fatto vacillare oltre modo Casa Milan. Prima Maldini, poi Boban e poi ancora Maldini, non hanno di certo mandato a dire il loro pensiero, anzi nel caso del croato ha anche portato al suo licenziamento (chiamiamolo con il vero nome). Maldini ormai sembra anche lui alla porta, con il solo Gazidis a tirare i fili di una società che sembra una Ferrari senza freni lanciata a tutta velocità contro un muro di cemento armato. Come sarà il possibile arrivo del tedesco Rangnick? Proviamo a vedere i possibli pro e contro del suo approdo in rossonero. Io metto i miei.

RANGNICK SI – Partiamo con il dire che la scelta del tedesco avrebbe un senso nell’ottica di depersonalizzare il Milan dei milanisti. Ormai da troppo tempo ci è sempre nascosti dietro al milanismo delle bandiere per giustificare il nulla più assoluto, almeno adesso c’è un taglio netto con il passato che può significare veramente anno zero. Un uomo “fuori” dal mondo Milan, probabilmente in questo momento storico, è una manna dal cielo. Zero amichetti, zero favori, zero bandiere di ritorno. Insomma il tanto vituperato ambiente malsano rossonero avrebbe uno scossone mica da ridere, quindi perchè no? Dal punto di vista tecnico è un innovatore dal carattere complicato, ma sempre per quello che ho scritto in precedenza può rappresentare un appiglio per sperare in qualcosa di veramente nuovo. Dovrebbe portare anche un’idea di lavoro che non porterà subito frutti ma se lasciato in pace e dando pazienza potrebbe portare dividendi nel tempo. Tecnicamente è preparato e sa cosa vuole, dovrà essere bravo a creare un gruppo di lavoro coeso. È una scommessa, ma se pensiamo a cosa ci siamo sorbiti nell’ultimo decennio, almeno questa sembra essere un’idea con dietro un costrutto.

RANGNICK NO – Un pesce fuor d’acqua, questa è la prima cosa che mi viene in mente. L’ambiente calcio italiano, basta parlare con chi lo conosce dall’interno, è una casta. Chiusa e molto politica, o ne fai parte o ne sei totalmente fuori. Abbiamo avuto gli esempi di Boban e Maldini, figurarsi con un tedesco che non sarà accolto come un eroe, anzi. Le sue esperienze sono sicuramente positive, bene con l’Hoffeneim, molto bene con lo Shalke e molto bene con il Lipsia e Redbull in generale. Ma appunto stiamo parlando di squadre di medio-basso livello tedesco, poi, risultati buoni certo ma che hanno portato 3 coppe, 2 delle quali in un anno. Il Milan e il mondo intorno ad esso sono ben altra cosa, il rischio di rimanere schiacciati in faide, giornalisti amici di, calcio italiano complicato è altissimo. Non voglio soffermarmi sui suoi problemi dovuti ad esaurimento ma ricordano a tutti i tifosi rossoneri qualcun altro appena transitato per Milanello. In tempi come questi, le scommesse non sono più ammesse, per me. Bisogna puntare sul sicuro e lui non è la carta vincente certa. Un altro dubbio è legato al fatto che non abbia ancora deciso cosa voglia fare da grande, allenatore o dirigente? Dirigente o allenatore? Sembra roba da poco ma arrivare in una situazione come quella rossonera attuale senza avere le idee chiare può portare ad una sola conclusione.

Io personalmente non sono un fan del tedesco, non mi piace e non mi è piaciuto come è stata portata avanti la sua candidatura dall’Onnipotente Sudafricano, pertanto la vedo coma una scommessa senza senso. L’unica cosa che può farmelo digerire è questa sua estraneità al mondo Milan che non dovrebbe essere un problema ma una carta vincente. Ho paura però dell’ambiente, dei giocatori e dei pozzi avvelenati che sono lì da ormai troppo tempo. Queste sono trappole che poi ti tagliano le gambe e ho il timore che il buon Rangnick non sia il profilo giusto. Intanto, forse, si ricomincia il 13 giugno e capiremo subito se l’effetto Rangnick sarà già entrato nelle teste di quei smidollati di Milanello.

Voi che ne dite, Rangnick si o Rangnik no. Fatecelo sapere qui sotto

 

FORZA MILAN

Johnson

 

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.