Inter-Milan presentazione

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Partiamo da loro e dai “ma che cazzo dici?!” che mi prenderò: sono più forti di noi. Non nettamente, ma ci sono superiori. Sono forse dopo Juve e Napoli la terza forza del campionato, e come valore è molto più vicina l’Inter ai partenopei di quanto loro non lo siano alla Juventus. Non affronteremo una corazzata, i nerazzurri hanno comunque tra le proprie fila sopravvalutati e incostanti, ma sono una squadra ostica da affrontare, e in ripresa rispetto all’inizio di stagione. Sono solidi, come testimoniano i soli 6 gol subiti finora, gli stessi di Fiorentina e Juve e due in più della sorprendente miglior retroguardia, quella della Sampdoria. Hanno segnato poco finora (Icardi è ancora in ombra tra i confini italici), ma è solo questione di tempo prima che i Perisic e i Lautaro comincino a dare il loro contributo (e speriamo non proprio contro di noi). In più, le prime due partite nel girone di Champions hanno raccontato di un’Inter con un carattere in trasformazione, magari anche sotto i dettami di un allenatore, Spalletti, con personalità da vendere. È vero, il Tottenham era molto rimaneggiato e il PSV non può essere considerato un avversario insormontabile, ma rimontare per due volte una situazione di svantaggio non è mai banale. Insomma, in due parole: siamo sfavoriti.

Questo non vuol dire che i bauscia non abbiano punti deboli. Ne hanno, e dovranno essere sfruttati. Handanovic, ad esempio, non è più neanche lontanamente quello delle sue prime stagioni a Milano. I terzini sono quello che sono, se addirittura Asamoah si sta imponendo con grande personalità. A metà campo Gagliardini non ha mai mostrato in maglia interista le qualità palesate con addosso gli stessi colori dell’Atalanta, e lo stesso Brozovic è affetto da ciclica discontinuità. In avanti, infine, Candreva vive un momento di evidente difficoltà psicofisica e Politano deve ancora dimostrare tutto. Il modulo scelto da Spalletti per la sua squadra, quello che da anni lo accompagna nelle varie avventure in Italia e non solo, è però quello giusto per le individualità di cui è in possesso. Limita i punti deboli individuali esaltando quelli di forza del suo team. L’ottima coppia De Vrij-Skriniar è ulteriormente protetta dal doppio mediano; le due ali, dotate di grande corsa, aiutano la fase difensiva e simultaneamente esaltano le non eccelse qualità dei laterali difensivi D’Ambrosio e Asamoah. Nainggolan, infine, da incursore dietro Icardi può concentrarsi più sul gioco nella trequarti offensiva, – dove può essere ed effettivamente è una mina vagante – delegando ad altri gli sforzi difensivi che lo potrebbero usurare sul lungo periodo, anche considerato l’alto “chilometraggio” accumulato durante la carriera e i suoi trent’anni. Tutto questo si traduce tuttavia in una sterilità offensiva quasi insolita, per una squadra che ha Icardi come punta di diamante. L’argentino, che come quasi tutti i veri numeri 9 ha bisogno di essere servito, non ha abbastanza qualità alle sue spalle, ed è chiamato così ad “inventarsi” soluzioni offensive. Deve fare più lavoro sporco rispetto le scorse stagioni, il che lo stanca durante i 90 minuti e limita la sua efficacia. Rimane ad ogni modo un attaccante eccezionale, in grado di far male comunque.

A proposito di punte, come spesso capita un grande match come il Derby di stasera è semplificato sui media discutendo del duello Icardi-Higuain. Il milanista è al momento in forma smagliante, ed è riuscito a integrarsi perfettamente nel gioco rossonero. È anzi in qualche modo esaltato dalla manovra della squadra, che da almeno un lustro mancava di una punta di grandissimo livello. Al contrario di Icardi, Higuain è al centro del progetto tecnico rossonero, e sta ripagando la decisione presa da staff tecnico e dirigenza. Ciò che il Pipita ha in più rispetto al più giovane connazionale è poi una maggiore intelligenza tattica ad ampio spettro, che gli consente quasi di essere una fonte di gioco offensiva, oltre che un finalizzatore. Frutto non solo delle sue caratteristiche, ma anche del passato a Madrid, che gli ha dato una formazione che Icardi non ha mai avuto a Genova o Milano. Questo è il vero plus che Gattuso dovrà sfruttare: utilizzare Higuain come grimaldello per scardinare la difesa interista, evitando di abbandonarlo al suo destino nel complicato duello con i due armadi Skriniar e De Vrij. Sfruttare la sua intelligenza nei tagli, negli appoggi, nelle aperture e nella creazione dello spazio per i suoi compagni (molti dei quali, e penso a Bonaventura, Suso, Kessiè e Calhanoglu) in grado di inserirsi fino al cuore dell’area di rigore o di far male con conclusioni dalla distanza.

Fondamentale anche però il gioco sulle fasce, dove Rodriguez e Calabria saranno chiamati a una prestazione senza sbavature contro Perisic e Politano. Allo stesso modo Biglia, in ripresa rispetto allo scorso anno, dovrà barcamenarsi tra il lavoro di costruzione e quello di interdizione. L’Inter, con Nainggolan, Gagliardini e Brozovic, potrebbe insistere proprio nel pressing su di lui, ragione per cui il supporto in fase di uscita del pallone di Bonaventura e Kessiè sarà indispensabile.

Insomma, dobbiamo prepararci a una partita di scacchi, ma una di quelle – come tutti i grandi Derby – in cui tutto può cambiare in un istante. A livello emotivo il Milan è spesso venuto a mancare, almeno in questi anni, nei match decisivi della stagione. Stavolta non dovrà essere così. Speriamo l’esperienza dei Biglia, dei Reina e degli Higuain possa essere in questo preziosa: i nostri giovani hanno bisogno di essere supportati e guidati con maestria. Molto si gioca sui nervi, lo sappiamo, e i nostri dovranno essere finalmente distesi. In caso contrario, rischieremmo di prestare il fianco a un avversario più esperto e malizioso che non aspetta altro per azzannarci al collo.

Buon Derby a tutti e Forza Vecchio Cuore Rossonero!

Fab

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.