FUORI LE PALLE

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Nel calendario della redazione mi è toccato un sabato veramente complicato. Già il sabato in sè nasconde sempre delle insidie, vista la predica settimanale dai giusti toni che, come una motorizzazione, assegna patenti di tifo ai milanisti in base all’andamento dell’umore dei social. Ma questo sabato è veramente difficile da poter metabolizzare. Domani ci sarà un derby che, proprio perchè è un derby, per me che sono di Milano, non può che essere un’agonia lunga sette giorni. Questa settimana il calvario è risultato anche più ripido del solito per la situazione che sta vivendo il nostro Milan.

Temevo le partite con quelli là negli anni d’oro, figurarsi oggi che siamo in ginocchio, praticamente pronti a farci sacrificare. La situazione, per quanto possibile, è in fase di stasi, dopo una escalation drammatica di sconfitte e gol subite, tutto sembra allinearsi per una serata molto complicata ma tra rumors di spogliatoio e mezze parole sui giornali, sembra che si stiano applicando dei correttivi per provare a salvare il salvabile. Già settimana scorsa avevo espresso il mio parere su questa “crisi” che non è figlia del gol di Abraham come continuano a ripetere alcuni fedelissimi dei voli charter rossoneri, ma arriva da ben più lontano. Essere arrivati con la merda fin sopra i capelli prima di un derby è una colpa, una aggravante e solo chi non vuole dire le cose come stanno, può scrivere il contrario. C’era tempo per mettere a posto delle problematiche, che erano evidenti, ma non si è voluto agire per una serie di motivi. Che ci fosse puzza di bruciato, ormai, lo si era capito dalle settimane post Dubai quando sono scesi in campo i pezzi da novanta della controinformazione rossonera che chiamavano a raccolta i tifosi. Conoscendoli anche fin troppo bene, era evidente che sapevano che si doveva tenere la gente buona perchè tra infortuni, misteriose scomparse, mercato e risultati delle amichevoli, ci sarebbe stata qualche domanda. Ovviamente, sia mai! Tifoso tu spendi e tifa, non azionare i neuroni. Se lo dovessi fare sei un infedele, un criticone, un gnegnegne, un leone da tastiera.

Nonostante questo quadretto, domani sera non è contemplata la sconfitta nella mia mente. Vorrei che fosse chiaro questo punto. Sono il primo a rendermi conto che limitare i danni sarebbe già un successo ma, cazzo, è un derby. I derby vanno giocati con animo e coraggio, non siamo a Roma, dove un derby salva la stagione, ma c’è modo e modo di giocare un derby e, soprattutto, di perdere un derby. Già a Rihad è stata una mazzata che dovrebbe far perdere il sonno, non si accettano repliche. Il refrain che ho sentito domenica scorsa a San Siro, in giro per la città, sui social è sempre lo stesso, si sta vicino sempre alla squadra, non si molla e tante altre belle parole. Ma appunto sono parole, il tifoso deve fare il tifoso ma può anche indispettirsi se spende soldi per una passione per la quale versa amore e lacrime ma non viene ripagata. Qui nessuno se ne va dallo stadio (io e Raoul siamo stati anche oltre il fischio finale a guardare nel vuoto) perchè non ama la sua squadra e si aspetta di vincere tutte le domeniche 5-0, ma perchè il vaso della pazienza è al limite, proprio perchè dello scudetto saremo tutti riconoscenti in eterno, ma questa riconoscenza non può essere dilapitata dal menefreghismo. Fuori gli attributi.

Non so domani come il nostro allenatore cercherà di presentarsi in campo, ciò che conta è che per una sera si mettano da parte idee, malumori, chiacchiere e ci si rimetta a fare quello che si è visto l’anno scorso. La corsa in più, l’aiuto al compagno, l’accortezza in difesa, la compatezza della squadra, queste sono le cose che i tifosi vogliono vedere, poi si può anche perdere. Ci dicono che non è il momento di assegnare colpe, va bene, sono d’accordo, adesso va messa la marcia giusta, ci si deve rimboccare le maniche e tornare a giocare a calcio, perchè da un mese a questa parte non stiamo neanche facendo questo sport.

Ho letto per settimane frasi, slogan e parole sui profili social dei giocatori che puntualmente sono stati smentiti dai fatti sul campo. Domani si deve lottare, si deve combattere, si deve lasciare in campo il sudore. Non sono previsti cambi da questo programma, la polvere la si butta sotto il tappeto per una sera, poi ci penseremo noi a tirarla fuori. Adesso si dà un senso ad un derby. Punto. Ho deciso di non scrivere nulla su nessuno dei protagonisti che, per me, ci hanno portato su questa china, proprio perchè ho seppellito l’ascia di guerra in nome solo del Milan. Aspetto risposte.

Domani soffrirò come un cane, sappiatelo miei cari ragazzi viziatelli in campo, ma sarò lì, come sempre. Fuori le palle.

FORZA MILAN

Johnson

"...In questo momento l'arbitro dà il segnale di chiusura dell'incontro, vi lasciamo immaginare fra la gioia dei giocatori della formazione rossonera che si stanno abbracciando..." la voce di Enrico Ameri chiude la radiocronaca dal San Paolo di Napoli. Napoli-Milan 2-3, 1 maggio 1988. Per me, il lungo viaggio è cominciato da lì, sempre e solo con il Milan nel cuore.