Nel segno di Paolo e Zorro

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Nel segno di Zorro e Paolo. Con la supervisione di Gazidis, certo, ma con una società che ha almeno un’anima milanista, un’anima magari in alcuni casi ondivaga, ma a suo modo decisa e che non scende a compromessi. Negli ultimi anni siamo stati abituati ad esultare più per gli innesti dirigenziali che per i risultati sportivi del Milan, e questo inizio d’estate non fa eccezione. Speriamo più che altro che sia l’ultimo avvicendamento, quello definitivo e che ci porteremo avanti per tempo, perché solo con la competenza e la continuità potremo costruire qualcosa di positivo.

Tutti noi siamo stati esaltati dall’avere Maldini in società, il Capitano di mille battaglie e il condottiero di tante vittorie. Col tempo alcuni dubbi ci hanno assalito, specie con la domanda “ma cosa vuole fare, esattamente?”. Se possiamo permetterci di metterci nei panni di una persona tanto complessa (come tutti, del resto), possiamo pensare che Paolo, per carattere, indole ed esperienze personali, non riesce a essere una persona in grado di mettersi in disparte. Vuole essere sotto i riflettori, essere colui-su-cui-contare. Un po’ come quella campagna abbonamenti, forse del 2001 o 2002, in cui campeggiava la sua immagine corredata dallo slogan “una bandiera si vede quando il vento soffia forte”. Ecco, mai frase fu più azzeccata per descriverlo: vuole essere il nostro deus ex machina, e una personalità simile non può accontentarsi di fare il compitino. Di contro, chi è Zorro Boban? È uno che nei suoi vent’anni non si fece scrupoli a far sentire la propria voce in un momento complicato per il suo popolo dal punto di vista umano e politico. È una persona schietta, a cui non la si fa, uno di quelli “con due palle così”. Per intenderci, e parlo a livello personale ma credo sia lo stesso per molti di voi, quel tipo di uomo che vorremmo avere dalla nostra parte, da cui vorremmo essere rappresentati e difesi. Due caratteri dominanti, forti, che dovranno imparare a lavorare insieme e insieme “sotto” Gazidis, certo un professionista competente, ma che dovrà a sua volta sapersi calare in un contesto ambientale (nel piccolo del Milan e nell’oceano dell’Italia) totalmente diverso da quello dell’Arsenal e della Premier. Un altro fattore da considerare è il carattere del nostro prossimo allenatore, quel Marco Giampaolo che mai ha lavorato in realtà come quella rossonera. L’incognita è quanto saprà farsi valere, quanto riuscirà a far valere la sua idea di calcio e le sue richieste, e quanto Maldini e Boban sapranno essere assertivi nel costruire un rapporto con lui che sia funzionale alla sua idea di calcio e di gestione della rosa. Questo è il punto più delicato della nostra situazione attuale, ma scopriremo col tempo anche il carattere del nostro prossimo mister, sperando che sia più da Milan di quanto ci possiamo aspettare.

Un breve commento, infine, sulle ultime novità di mercato che riguardano i nostri colori. Giovedì Di Marzio ha accostato al Milan due nomi importanti: Manolas e Torreira. Due giocatori importanti e di carattere, che certo sarebbero un upgrade per la nostra rosa. A mio avviso ci serve tuttavia più esperienza, più pelo sullo stomaco, magari proprio bei due ruoli che occupano il greco e l’uruguaiano. Alla nostra squadra manca a mio avviso un po’ di esperienza: spero che vengano inseriti calciatori in grado di garantirla, per guidare i tanti giovani che abbiamo in rosa e per aiutare il più possibile il lavoro di Giampaolo, nonché la costruzione di un gruppo vincente. Perché dinamiche di questo tipo non possono essere calate dall’alto (leggi Maldini e Boban), devono partire dal basso, da chi ogni domenica calcherà i prati verdi della Serie A. Ad ogni modo, dopo qualche post da de profundis, oggi sento di poter essere più ottimista. Speriamo che questa fiducia sia ben riposta, e che possiamo davvero cominciare a farci strada nella giungla del calcio italiano. Perché la dimensione del Milan non può continuare a essere quella degli ultimi anni. I lustri di stenti stanno mettendo a dura prova la nostra fede e addirittura ciò che abbiamo vissuto negli ultimi trent’anni, quindi è importante ricordarlo: il Milan è sempre stato vincente, non lo è stato solo durante l’epopea Berlusconi. Siamo stati i primi a vincere la Coppa dei Campioni in Italia, i primi a rompere l’egemonia de Genoa più di cento anni or sono. Siamo quelli di Rivera e del 4-1 a Madrid all’Ajax, di Salonicco e di Baresi, di Prati, Hamrin, Cesare Maldini, Schiaffino. Siamo il Milan, e vincere, o più in generale la grandezza, è nel nostro DNA. Ricordiamolo.

Fab

Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.