Faccio una proposta: uno stemma sulla maglia anche per chi si classifica quarto in campionato.

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Appollaiati, accoccolati, avvinghiati sul trespolo come gufi con l’occhio pallato pronto a scrutare e scorgere qualsiasi magagna, qualsivoglia imperfezione. Prefiche di sventura pronte a pingere disgrazie preventivamente, così per sport, per hobby o per passione. Le estati del Milan sono queste: se non fai mercato critiche a non finire, ettolitri di feci liquide sul nostro modus operandi, se invece il mercato lo fai, e lo fai bene, subito, con operazioni e cash fumante allora al primo golletto subito in un caldo pomeriggio americano tra fiumi di birra e fumi provenienti da qualche panino del Macdonald’s ingurgitato sugli spalti, tragedie e drammi infiniti.
Sgombriamo subito i dubbi e facciamo chiarezza, questo mercato non è nemmeno lontanamente paragonabile al mercato che il duo Fassone-Mirabello(mi pare si chiamassero così, se ho sbagliato lo spelling chiedo candidamente scusa) e quello sensato, ragionato, fatto di competenza e lavoro di GiorgioFurlani e Geoffrey Moncada. Si lascino perdere, per carità di Dio, le battutine piccanti alla nduja, le cose formali o show televisivi conseguenti a qualche acquisto festeggiato con sorrisoni e pacche sulla testa scarsicrinita in stile Benny Hill. Questo del 2023 è in primis un mercato fatto da professionisti veri e seri, studiato nei minimi particolari senza perdere mai di vista la sostenibilità del club, infinitamente più importante del mero risultato sportivo.
Piaccia o no, i tempi cambiano e sono cambiati, se volete continuare ad avere un Milan competitivo e nuovi acquisti ogni estate l’obbiettivo deve essere il quarto posto in campionato con conseguente partecipazione alla prossima Champions League, se arriverà qualcosa di meglio tanto di guadagnato.
Mi scrive l’ottimo Seal (peraltro unico redattore di Milan Night capace di intendere e di volere)in uno dei tanti sms notturni inviatomi nell’attesa di iniziare la sua quotidiana lezione di biliardo alle 3:30 antimeridiane:” Arrivare primi o quarti in campionato sposta meno di 8 milioni, partecipare agli ottavi di Champions vale almeno 10 milioni senza contare gli introiti da stadio”.
Il lucidissimo Seal dice il vero, questo è e questo va accettato, colgo quindi l’occasione, con umiltà e modestia senza pretese, mancherebbe altro, di lanciare una proposta: perché al pari di una vittoria in campionato quando viene apposto il tricolore sulla maglietta, stessa cosa per la vittoria in Coppa Italia, non sarebbe ora di creare un simbolo, un logo, una patch anche per chi si classifica al quarto posto? Sbaglio o chi arriva primo e chi arriva quarto partecipa poi alla stessa competizione europea l’anno successivo?
Il mercato che tanto vi piace va coltivato e innaffiato ogni anno dagli introiti provenienti dalla champions che anche il quarto posto ti può dare. Penso la nostra sia un’idea che possa piacere e mettere d’accordo molti di voi. Uno spunto di riflessione e nulla più.
La tournée americana ci ha visti sconfitti due volte e ci ha regalato un pari con la Juve(o volete contare anche i rigori sbagliati dai bimbi della Berretti?), per carità non mi nascondo dicendovi che va tutto bene Madama la marchesa, anzi alcuni automatismi vanno oliati e lubrificati sapientemente, il passaggio dal 4231 consolidato ad un 433 più aggressivo non sarà semplice ma Stefano Pioli lo sa e lo abbiamo visto sul pezzo e concentrato, quando Stefano Pioli è intento a trastullare i suoi tanti bracciali è perché qualcosa di nuovo nella sua testa frulla e vedrete che le novità che sta portando daranno presto i loro frutti.
GiorgioFurlani e Geoffrey Moncada sono li in trincea pronti a chiudere qualche cessione per poi ributtarsi a capofitto su qualche acquisto. La vecchia regola se esce qualcuno entra qualcuno è sempre valida…

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