
Due punti buttati una settimana fa a Reggio Emilia contro il Sassuolo, squillante vittoria a Salisburgo per 0-4 nel giovedì di Europa League. Quindi, qual è il vero Milan? Nessuno dei due, o forse entrambi. Il Milan di Amorim ancora non esiste, e con questa inconsistenza nei risultati chissà se esisterà mai davvero. Non c’è una squadra fissa, non un modulo, non un modo di interpretare le partite, tatticamente ed emotivamente. Il Milan è ancora, come negli ultimi anni, in balia degli eventi. Se tutto fila liscio, allora ci siamo, se qualcosa non va per il verso giusto è difficile che riusciamo a capovolgere la situazione in modo funzionale e maturo, solo di istinto e alla disperata. Non si va molto avanti in questo modo.
Dimostrazione di ciò è anche il continuo parlare di mercato, anche a oltre un mese dalla fine della sessione estiva. Come se il Milan fosse ancora e sempre in attesa di qualche coniglio estratto dal cilindro. Endrick di qua, Tresoldi di là. L’unica certezza è che questa squadra, costruita per un 3421, oggi sia da ripensare sulle basi della difesa a 4 e un centrocampo a… 3? 4? E con una o due punte? Chi lo sa. Sicuramente la difesa a 4 dà più stabilità e garanzie, ma senza terzini destri è dura pensare a tale sistema di gioco. A oggi dobbiamo arrangiarci con Gila (fuori ruolo), Terracciano (una sciagura) e Tomori (fuori ruolo ed ex fuori rosa). A sinistra con Bartesaghi (fino ad adesso quasi del tutto ignorato da Amorim) ed Estupinan (inadatto a ricoprire i compiti difensivi richiesti a un terzino). È davvero complesso pensare a un Milan in grado, in questa situazione e soprattutto in questo momento ricco di impegni, di trovare una quadra vera e propria. Peccato, perché il talento c’è, ed è innegabile. Da Modric a Ramos, da Pulisic a Rabiot, da Cisse agli sprazzi di creatività e geometrie di Hutchinson e Jashari, fino alle accelerazioni, ai dribbling e all’energia di Moreira e Saelemaekers (che tornerà però a febbraio), il materiale non manca. Manca ancora però purtroppo il modo di far coesistere queste individualità con costanza.
Problemi simili li ha l’Atalanta, molto discontinua in questo suo inizio di campionato. Per i bergamaschi già tre sconfitte in A (a Roma e Torino contro Roma e Juventus e in casa contro il Cagliari) e due sole vittorie (contro Sassuolo e Bologna). I nerazzurri si trovano ancora in un delicato momento di trasformazione dall’Atalanta di Gasperini all’Atalanta di qualcun altro, quest’anno Sarri. Idem dal punto di vista dei singoli: il ricambio e la ricostruzione sono ancora in atto e le si stanno portando avanti con non poca fatica. In estate ad esempio è partita la bandiera De Roon, ma tornato il Generale Kessié. Ederson doveva partire sponda United, ma è rimasto dopo non aver superato le visite mediche. Sono arrivati Rowe, Elmas, Gaetano, che si sono aggiunti a Raspadori, acquistato a gennaio. È una squadra equilibrata, quella orobica, ma che non ruba l’occhio, che gioca meno sull’agonismo e la copertura degli spazi e più sul fraseggio. Nella speranza di arrivare il prima possibile lì davanti dove c’è Krstovic, che attualmente dà molte più garanzie di Scamacca. Probabile formazione (4231): Carnesecchi; Bellanova, Kristensen, Kolasinac, Bernasconi; Ederson, Gaetano; De Ketelaere, Pasalic, Rowe; Krstovic.
Nel Milan con la difesa a 4 tornano i terzini titolari Gila ed Estupinan, mentre larghi a centrocampo ci saranno Chukwueze e Moreira. A quanto pare ancora panchina per Cisse, nonostante la tripletta europea, ma pronto a subentrare. Probabile formazione (442): Maignan; Gila, De Winter, Pavlovic, Estupinan; Chukwueze, Modric, Rabiot, Moreira; Pulisic, Ramos.
Lì davanti si continua a correre, ma non è ammissibile perdere le occasioni per allungare su Napoli, Juve e Como, come invece successo domenica scorsa. Serve tornare a vincere anche in Italia, senza scuse. Forza Milan!
Fab
Ho questo ricordo, il primo sul Milan. Io che ad appena sette anni volevo vedere la finale di Atene, tra Milan e Barcellona… ma essendo piccolo dovevo andare a letto presto per la scuola. Allora mio padre, severo, mi permise di vedere la partita, ma solo il primo tempo. Finiti i primi 45 minuti, i miei genitori mi misero a letto, ma poco dopo sgattaiolai fuori dalle coperte e mi nascosi dietro la porta che dava sul salone. Al gol del Genio però non riuscii a trattenere la mia gioia… fortunatamente mio padre, interista, fu molto sportivo e mi lasciò concludere la visione di quella partita perfetta.
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