Freud e dintorni

23 ottobre 2017 | Di | Rispondi Di più

Qua la mano, Fabio. Non tutti possono essere campioni, ma tu sei uno di noi.

L’umorismo è il più efficace meccanismo di difesa, diceva Freud. Io, però, ora non sono assolutamente in grado di scherzare. Mi sento un pendolo che oscilla tra la rabbia e l’avvilimento. Tra la delusione e la frustrazione. Non ero preparata a una situazione del genere. Credevo di potermela tranquillamente giocare per il quarto posto. E di divertirmi, guardando le partite di una squadra finalmente dotata di un buon tasso tecnico. Non mi ritenevo inferiore a Orrendi e Lupi. Sognavo le punizioni vincenti, i cross taglienti e invitanti di Calha e RR. Le verticalizzazioni di Hakan e Biglia. Vedevo le volate di Conti, le chiusure sicure di una difesa registrata da un Bonucci capace anche di dare un grande apporto in fase di costruzione. Il canovaccio fornito dal MiraFax e ricamato dalla mia fertile immaginazione mi piaceva un sacco. E, viaggiando sulle ali dell’entusiasmo, ritenevo Montella capace assemblare una squadra in grado di darci soddisfazioni. Pensavo che la difficoltà nelle scelte, generata dalla ricchezza delle alternative, potesse essere una risorsa. Individuata la formazione titolare, le buone variabili negli uomini e negli schemi dovevano, secondo me, essere armi molto importanti per affrontare una stagione tanto densa di impegni. Invece…. Viviamo nella confusione più totale. Ancora non sappiamo chi siano i titolari. Saltiamo da uno schema ad un altro, abbrancandoci ai lampioni come fanno gli ubriachi. Non cerchiamo luce. Solo un affannoso e insicuro sostegno. Mi sembra di vivere un incubo. Freud, aiutami tu! Mi sai dire come e con chi giocheremo contro il Chievo? Non preoccuparti, se non ci riesci. La psiche di certi allenatori è un abisso imperscrutabile anche per un genio come te.

Neppure con il Genoa abbiamo vinto. Anche stavolta posso dire : “ Ho passato una bella Domenica. Ma non era questa.” Un punto nelle ultime quattro partite. Siamo sulle tracce del Benevento, che credo si rammarichi di non averci ancora incontrato. Avevamo pure cominciato abbastanza bene. Ma i nostri sono denti da latte. Non riusciamo a fare male agli avversari, anche quando costruiamo qualche isolata buona azione, perché le conclusioni sono tiretti da oratorio. E di testa non la prendiamo mai. Muoversi senza palla, smarcarsi, gettarsi negli spazi sono concetti che non ci appartengono. Questa è l’amara realtà. L’espulsione di Bonucci è molto severa. Ci poteva stare il giallo. Ma non si può certo parlare di rosso assurdo. Leo, purtroppo, sta deludendo. Rimanere in dieci è una mazzata per una squadra o, meglio, per un insieme di giocatori, che non riescono a districarsi bene neanche in undici. Altri, purtroppo, mostrano come si possano aggredire le partite pure in inferiorità numerica. Al di là dei discorsi sulle succursali, certe cose le fanno le squadre e non gli arcipelaghi di 10 o 11 solitudini. Se non c’è un collante anche emotivo tra chi scende in campo, si è mosci non solo a livello tecnico. A Torino si imbufaliscono, contestando furiosamente pure per una rimessa laterale. E trascinano il pubblico. A S. Siro si protesta solo blandamente per un intervento da rigore, dando all’arbitro la sensazione che con noi può fare quel che vuole. Anche restare impassibile sulle gomitate dei Genoani e sui continui falli subiti da Suso.

Per l’ennesima volta non ho voglia di commentare la partita. Il migliore mi è sembrato il commovente Borini. Lui ci ha dato dentro sempre. Il fatto di essere spostato avanti e indietro, da destra a sinistra non l’ha minimamente turbato. Però , quando a svettare sugli altri è un giocatore con poche doti tecniche, qualcosa non va. E non si vincono le partite, se poi l’arbitro ti guarda con antipatia. Apprezzabile sul piano del cuore, dell’impegno il secondo tempo. Suso ha disputato una buona ripresa. Bellissime le due palle recapitate a Kalinic. Non è colpa sua se Nikola le ha ciccate. Io, però, in presenza di attaccanti buoni ma non eccezionali, preferirei ali che giochino sulla fascia del loro piede e mettano bei cross dal fondo. Oppure, in alternativa, qualcuno che , se deve rientrare al centro, abbia un grande feeling con il gol. Bonaventura è indisponente. Non la passa mai. Si incaponisce in dribbling che perde regolarmente. Si crede un fuoriclasse che deve giocare per diritto divino. Male fa Montella ad assecondarlo. E’ brutto da dire, ma il fatto che sia indisponibile per un po’ non mi pare una grave perdita. Tutt’altro. Nonostante quel che sento in giro, ho visto un Kessie in ripresa. Biglia, invece, non mi è piaciuto. Buona la prova di Zapata e Romagnoli. Senza sbavature, ma piuttosto anonima, quella di RR. La formazione non mi stuzzicava. Calha, Bonaventura e Suso non possono giocare insieme. Bisogna scegliere. Io schiererei sempre le due punte.

Montella per me è una cocente delusione. Ero d’accordo sulla sua conferma. Sbagliavo. Ok, adesso non ci sono alternative allettanti. E il ruolo del semplice traghettatore non è nè ambito nè autorevole nei confronti dello spogliatoio. Allora deve pensarci la Società a far sentire il fiato sul collo a qualche lavativo. Qualcosa bisogna pur fare. Nessuno può avere idee più confuse di un allenatore che non ha mai schierato per due volte la stessa formazione. E un punto in quattro partite è un dato di fatto più eloquente di mille discorsi. Se penso che prima del trittico Samp- Roma- Inter io sognavo 9 punti, pronta ad “accontentarmi” di 7, vengo presa da una struggente malinconia. Devo essere un po’ scema. Altro che lavori in corso. Qui si peggiora e non si costruisce niente. A che punto siamo con la ricerca del preparatore atletico? Vicenda piuttosto bizzarra anche questa. La faccenda della Titina a noi fa un baffo. I fastidiosi pruriti per la fascia data a Bonucci si curano con una semplice pomata. Si chiama : “ Cercati un’altra squadra”. Io non mi arrendo. Riaggiorno gli obiettivi, abbassandoli mestamente. Il quarto posto ormai è un’utopia. Il progetto, però, non è da buttare. Bisogna individuare i giocatori su cui puntare anche in vista dell’anno prossimo. Secondo me ce ne sono parecchi, al di là delle prove modeste esibite fin qui. Si tratta di metterli nelle condizioni migliori per farli esprimere, eliminando i miasmi che provengono dallo spogliatoio. La Uefa League non deve essere un fastidioso diversivo. E’ un obiettivo importante. Sono matta? Forse. Crescendo di condizione, venendo guidati con razionalità e cambiando qualche rancoroso e mediocre carbonaro con giocatori veri, però… Che dici, Freud? Sono schizofrenica, perché credo che due più due faccia cinque? No. Lo so che fa quattro, anche se a volte mi dispiace. Comunque, lasciami sognare. Non saresti stato nessuno senza i sogni della gente. Non so cosa pensi tu, Freud. Io con il Chievo vorrei un 4-3-1-2 con Donna, Borini, Zapata o Musacchio, Romagnoli, RR, Biglia, Kessie, Loca, Calha, Kalinic, André. Lo so, Borini non è un terzino destro. Lui, però, sa gettare il cuore oltre l’ostacolo e si arrangia a fare tutto. D’accordo, Zapata, dopo una buona prova, combina sempre dei pasticci, servendo assist agli avversari. Ma a lavorare sulla sua psiche ci devi pensare tu, caro Sigmund. Hai proprio ragione. Mai come quando amiamo prestiamo il fianco alla sofferenza. Io amo perdutamente questi colori e soffro molto. Moltissimo. Ora sto vedendo la Lazio e mi viene il magone. Simone Inzaghi è un allenatore davvero bravo. Chapeau! Forza Società! Forza Milan!

Chiara

 

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Categoria: Voglio essere Chiara

Sull'autore ()

Se risalgo il lungo fiume della mia vita fino alle sorgenti, ci trovo sempre il Milan. Il primo? Quello di Rocco e del giovane Rivera. Molti sono meteoropatici. Io sono Milanpatica.Vivo le gioie e i dolori con la stessa dirompente intensità. Perdutamente innamorata di questi colori, non credo che l’amore sia quieta e serena accettazione. Se mi sento tradita, esplodo! E sono parole di fuoco! Ma poi, nonostante i miei fieri propositi, mi ritrovo sempre lì, immersa in un luogo dell’anima chiamato Milan.