Il moto perpetuo

8 maggio 2017 | Di | Rispondi Di più

Uno splendido fiore tra le zucche

Credevo fosse una partita. E’ stato un tiro al piccione. E, purtroppo, il piccione eravamo noi. Ci hanno dato una lezione durissima. Una di quelle destinate a bruciare a lungo sulla pelle. Siamo stati umiliati, massacrati da una squadra che ha mostrato una superiorità imbarazzante. La Roma, reduce dalla batosta del derby, con noi ha svolto un semplice allenamento. Amen. Speriamo siano gli ultimi colpi di coda del Giannino. Sono stanca della nostra mortificante mediocrità. Non ne posso più! I Fisici si sono illusi per tanto tempo di carpire il segreto del “ moto perpetuo”. Poi l’evolversi degli studi di Termodinamica ha fatto loro comprendere l’inutilità di questa ricerca. Vincenzo, tu vai a sondare i meandri del moto perpetuo con Sosa, Mati e Pasalic? Si tratta di gente che nutre diffidenza per i pensieri concepiti in movimento. E, anche da ferma, pensa male. Le nostre azioni non scorrono. Si perdono sempre tempi di gioco. Pasalic, almeno, sa inserirsi in avanti. Il suo gol non è certo arrivato per caso. Ma come si fa ad essere così lenti a vent’anni, maledizione al secchio? A dire il vero, non è un caso isolato. C’era un ragazzo che venne acquistato dal Napoli. A causa delle sue movenze molto felpate lo soprannominarono “ Uallarito”. Noi l’abbiamo preso a trentun anni. Ed ora è qui ad incastonarsi perfettamente  in un centrocampo a cui manca solo Montolivo, per celebrare l’apoteosi della lentezza.

Che poi uno dice : “ Va bene, sono lenti. Ma che classe hanno! D’accordo, le gambe vanno a scartamento ridotto. La velocità di pensiero, però…” Niente di tutto questo, purtroppo, nel nostro caso. Lo confesso, non mi stracciai le vesti, quando Pirlo andò alla Juve. Ma sapevo che il ragazzo aveva grandi doti, anche se non stava più in piedi. Parafrasando Battisti, canticchiavo: “ E innaffiare un Pirlo secco, sperando possa, darsi un giorno una bella mossa…” Non mi è mai passato per la mente di innaffiare un Montolivo. Il buon Riccardo non mi ha mai regalato emozioni. Come De Sciglio. E quale canzone storpio e stono dopo le quattro code alla vaccinara, che potevano essere anche sette o otto senza Gigio? Vado ancora di Lucio. “ Prendila così… Non possiamo farne un dramma. Conoscevi già i problemi miei di squadra….”

 La protuberanza del Brasile si incastra perfettamente con la rientranza del Golfo di Guinea. Solo una curiosa e suggestiva coincidenza? Mica tanto, alla luce della teoria sulla deriva dei continenti. E non è certo una casualità che la nostra squadra sia stata costruita con…. i piedi, vista l’angosciante deriva di un Milan trasformatosi in uno squallido Giannino. Cinesi miei, Fassone, Mirabelli, vi attende un lavoro improbo. Ci hanno ridotto a brandelli, togliendoci voglia, entusiasmo, orgoglio, dignità. Ma non sono riusciti ad uccidere l’amore per la nostra maglia. A proposito, davvero bella quella nuova. Era ora! Speriamo sia un buon segno. Comunque un compito tanto difficile, considerate le macerie su cui bisogna lavorare, può essere anche relativamente facile. E non è un paradosso. Insomma, fare meglio del Condor e del suo datore di lavoro non è un’impresa. Non pretendo un Milan subito vincente. Vorrei semplicemente vedere un sensato progetto di ricostruzione. Non mi interessano giocatori esperti, rodati sulle grandi piazze, dal buon presente che profuma già di passato. So anch’io che un paio di elementi affermati sono indispensabili per rendere una squadra competitiva ai massimi livelli.  Ma i Fabregas e i Benzema non mi attizzano. La politica degli ingaggi monstre a gente che non aveva più fame ha portato a uno sfacelo tecnico ed economico. Prima bisogna creare una base solida. Poi, quando, sfoderando la credibilità di un progetto, si acquista appeal, si può andare a caccia di un campione che sia ancora affamato. Occorrono parecchi soldi e idee chiare. E’ indispensabile anche saper vendere e sbolognare. Certo, abbiamo pochissimi giocatori appetibili. Uno potrebbe essere Suso. Arrivasse una signora offerta, la coglierei al balzo. L’unico incedibile per me è Gigio. Qui c’è un popolo che trabocca d’amore per i suoi colori. Va riconquistato con una programmazione intelligente. La voglia di Milan tracima da ogni poro della nostra pelle.

Tornare alla partita con la Roma mi provoca un sottile senso di repulsione. Certo, Vincenzo, avresti potuto mettere Loca, che ha sicuramente più gamba e più grinta di quelli che hai schierato. Credo, comunque, che sarebbe cambiato ben poco. Gli altri centrocampisti a disposizione? Montolivo, Poli e Bertolacci. Ho detto tutto. Possiamo prendercela con l’allenatore fin che vogliamo, ma neanche uno nato a Betlemme e vissuto a Nazareth potrebbe ottenere risultati decenti con questo aborto di squadra.

Mi aspettavo che nella ripresa scendesse in campo Montolivo, per completare l’opera. Lentezza, mollezza, modestia, mancanza di attributi e di personalità rappresentano i nostri segni particolari. Sono, invece, entrati Bertolacci e Ocampos. E’ già tanto che il primo non si sia infortunato. Vangioni è una sciagura. De Sciglio pure. I due centrali difensivi hanno fatto pena. Alternative ai terzini non ce n’erano. Antonelli è sempre out. Calabria? Pure. Guarda un po’ che mi tocca rimpiangere Abate….. Anche Romagnoli si è perso nei gorghi di Milan Lab. Quando c’è Lapa, si dice che era meglio Bacca. E vale l’esatto opposto. I due attaccanti esterni sono i nostri migliori elementi dal punto di vista tecnico. Non possiedono, però, la statura per prendersi sotto braccio la squadra. Ciò che abbiamo di fronte è il frutto delle geniali intuizioni dell’Imperatore del Mercato e dell’amore di una proprietà lungimirante. Newton ebbe l’illuminazione sulla legge di Gravitazione Universale grazie a una mela che gli cadde in testa. Sulla testa del Condor sarà caduta una noce di cocco, per dargli un’intuizione alla Sosa? Magari sarebbe stato meglio un cocomero, ma le angurie, purtroppo, nascono in terra. Qui è inutile farla lunga. I risultati della prima parte della stagione, culminati nell’incredibile successo di Doha, erano superiori alle nostre potenzialità. Chi si è illuso, ha sbagliato. Le vittorie sono sempre state striminzite e faticose. I problemi societari e fisici hanno brutalmente ricondotto i nodi al pettine.

E adesso? La Roma ci ha ridicolizzato? Va bene. Ci restano tre partite, per cercare di arrivare al sesto posto. Non lo vogliamo scientemente raggiungere? Non penso. Non sono per natura incline alle dietrologie. Credo semplicemente che sarà difficile arrivare sesti per la nostra mediocrità. Avevo godicchiato per la sconfitta degli Orrendi a Genova. Sapevo, però, che quel fac simile di tenue libidine mi sarebbe andato di traverso in serata. Ciò che mi interessa davvero, comunque, è di ripartire con il piede giusto la prossima stagione. Lo possiamo fare soltanto se il Mercato sarà finalmente adeguato. Altrimenti l’allenatore, qualunque esso sia, finirà per essere il solito parafulmine. D’accordo, il moto perpetuo non esiste, se escludiamo Gattuso. Ma si può tranquillamente andare alla ricerca di un dinamismo supportato da buone doti tecniche. Questo è il tuo imperativo categorico, Società. Si tratta di una mission impossible? Non credo. Io tengo acceso un lumicino di speranza. In caso contrario, me ne faccio un baffo della Termodinamica. Il moto perpetuo esiste. E’ quello di tutte le nostre pale eoliche, di tutti i nostri ammennicoli che girano vorticosamente da molto, troppo tempo. Forza Milan!

Chiara

P. S. Tanti auguri, Franco. Capitano, mio capitano… Le orecchie, comunque, te le devo tirare. E non solo per il compleanno, eh! Sei stato il mio primo calciatore preferito più giovane di me. Sai, è proprio in circostanze come queste che una comincia a sentirsi vecchia….

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Categoria: Voglio essere Chiara

Sull'autore ()

Se risalgo il lungo fiume della mia vita fino alle sorgenti, ci trovo sempre il Milan. Il primo? Quello di Rocco e del giovane Rivera. Molti sono meteoropatici. Io sono Milanpatica.Vivo le gioie e i dolori con la stessa dirompente intensità. Perdutamente innamorata di questi colori, non credo che l’amore sia quieta e serena accettazione. Se mi sento tradita, esplodo! E sono parole di fuoco! Ma poi, nonostante i miei fieri propositi, mi ritrovo sempre lì, immersa in un luogo dell’anima chiamato Milan.