Piccolo manuale di sopravvivenza anti-Juve, istruzioni per l’uso

3 giugno 2017 | Di | Rispondi Di più

Inutile nasconderlo, stasera ci aspetta una serata difficile.
Tra correnti di pensiero che invitano candidamente a “tifare per la squadra italiana” e legioni di veri sportivi impegnati nella nobile arte del gufaggio, dobbiamo essere pronti a tutto, prepararci ad affrontare qualunque scenario, anche quello che non vorremmo mai vedere, neanche nel peggiore degli incubi…
Visto che il DOPO potrebbe riservarci giornate impegnative, è bene che nel PRIMA si faccia un po’ di ripasso, in modo da ricordare alcuni concetti fondamentali, che vado ad esporvi in rigoroso ordine alfabetico.

A come AMBURGO

Felix Magath, un poster appeso nella mia cameretta di ragazzo

E’ il 25 maggio 1983, allo stadio Olimpico di Atene si affrontano in finale di Coppa dei Campioni l’Amburgo di Happel e la Juventus di Trapattoni, i bianconeri arrivano all’atto conclusivo da grandi favoriti, schierano praticamente la Nazionale italiana campione del mondo di Spagna ’82 con l’aggiunta di Boniek e Platini, un rullo compressore che ha spazzato via ogni avversario, eppure… eppure al minuto 9 Wolfgang-Felix Magath impallina Dino Zoff con un tiro da… casa sua ed il risultato non cambia più fino alla fine: per i giovani milanisti della mia generazione, appena riemersi dalla seconda retrocessione in serie B, Magath diventa subito un mito assoluto ed indelebile.

B come BORUSSIA DORTMUND
Stavolta è il 28 maggio 1997, e lo stadio Olimpico è quello di Monaco di Baviera, la Juventus di Lippi arriva alla finale da detentrice della Coppa e Campione del Mondo per club in carica, da assoluta favorita insomma, schiera Zidane, Deschamps, Vieri e Del Piero…di fronte un outsider assoluto, il Borussia Dortmund giunto alla prima finale della sua storia, con una rosa piena di scarti bianconeri (Julio Cesar, Kholer, Moller, Reuter e Sousa), sulla carta non c’è partita…e infatti i gobbi prendono 3 pere e tornano allegramente a casa con le pive nel sacco.

C come CALCIOPOLI

Lucianone, un mito indelebile per i gobbi doc

Siamo ancora a maggio, questa volta del 2006, quando scoppia il più grande scandalo della storia del calcio italiano, attraverso alcune intercettazioni legate ad un filone di inchiesta del tutto estraneo alle questioni sportive (vicenda Telecom) viene scoperchiato un vero e proprio vaso di Pandora, che finisce per travolgere i massimi organismi calcistici dell’epoca, la FIGC di Franco Carraro, L’AIA di Tullio Lanese e la Lega Calcio presieduta, pensate un po’, da Adriano Galliani.
Quello che emerge dalle indagini del procuratore federale Stefano Palazzi è un quadro sconvolgente, che va al di là di ogni fantasia: figura centrale dello scandalo è quella di Luciano Moggi, all’epoca plenipotenziario della Juventus, capace di architettare un “sistema parallelo” in grado di manipolare di fatto le sorti dell’intero calcio italiano, attraverso la spartizione dei diritti tv, il controllo dei designatori arbitrali Bergamo e Pairetto, l’influenza sulla carriera dei calciatori esercitata dalla potentissima GEA del figlio Alessandro, le connivenze prezzolate di noti giornalisti sportivi ed opinionisti televisivi.
Le durissime richieste dell’accusa vengono di fatto un po’ “annacquate” dal contemporaneo trionfo della Nazionale al Mondiale in Germania, ma conducono in ogni caso alla revoca dei 2 scudetti bianconeri del 2005 e 2006, e alla retrocessione della Juventus in Serie B con modesta penalizzazione per “illecito associativo”: la gravità dei fatti e del quadro probatorio giustificherebbero in realtà pene assai più severe, ma sulla clemenza del giudizio influisce l’atteggiamento collaborativo della proprietà bianconera, che decapita l’intero Consiglio di Amministrazione e accetta come giusta la pena proposta… qualche anno dopo, per la verità, cambierà idea ma ne parliamo più avanti.

D come DOPING
Tutto parte dalle dichiarazioni di Zeman nell’estate del 1998: “Il calcio deve uscire dalle farmacie. Sono stupito e questo sbalordimento comincia con Gianluca Vialli e arriva fino ad Alessandro Del Piero. Io che ho praticato diversi sport pensavo che certi risultati si potessero ottenere solo con il culturismo, dopo anni e anni di lavoro specifico”.
Le dichiarazioni sollevano un autentico polverone, Zeman viene accusato di essere un pazzo visionario, un calunniatore, “nel mondo del pallone il doping non esiste”… col tempo si capì che non lo cercavano e per questo, ufficialmente, non esisteva!
Il PM di Torino Raffaele Guariniello decide di aprire un’inchiesta a largo raggio, la Juventus viene formalmente coinvolta nell’inchiesta nelle persone dell’amministratore delegato Antonio Giraudo e del medico sociale Riccardo Agricola, dalle cartelle cliniche dei calciatori poste sotto sequestro emerge l’utilizzo di diverse sostanze dopanti, tra le quali la famigerata e vietatissima Epo.
Si apre una lunga vicenda processuale che coinvolge pesantemente per omessi controlli il laboratorio anti-doping del Coni dell’Acqua Acetosa, ed il cui impianto accusatorio si basa sulla frode sportiva mediante somministrazione sistematica di Epo e di abuso di farmaci su atleti sani, negli anni che vanno dal 1994 al 1998 (anni in cui sotto la guida di Lippi, per la cronaca, la Juventus vince 3 scudetti e disputa 3 finali consecutive di Champions).
Alla fine ne viene fuori una sentenza “pilatesca” in base alla quale Agricola viene condannato ad un anno e dieci mesi e Giraudo viene assolto: i titoli sportivi sono formalmente salvi, la vergogna rimane.

E come ELKANN

Stasera potremmo anche prenderla in quel posto… beh, non sarebbe male…

Di questo ramo parallelo della famiglia Agnelli le cronache sono abituate ad occuparsi soprattutto per le “esuberanze” del simpatico Lapo, ma il potere reale è nelle mani del fratello John, presidente di Fiat Chrysler Automobiles, figlio di Margherita Agnelli (figlia di Gianni) e del suo primo marito Alain Elkann, discendente di una potentissima famiglia di banchieri di origine ebraica.
Il web è pieno di tesi “complottiste” sulle lotte intestine in corso da anni tra gli Agnelli e gli Elkann per il controllo delle aziende di famiglia, Juventus inclusa…chiunque può farsene un’idea con qualche semplice ricerca su internet, non è questo il luogo adatto per parlarne dato che come sapete sul blog politica e religione sono bandite… aggiungo solo che tra John Elkann e l’attuale presidente della Juventus Andrea Agnelli i rapporti sono ai minimi storici, e non è da escludere che gli sviluppi del “caso biglietti” (ne parliamo dopo) possano portare ad un ribaltone del CDA come già avvenne ai tempi di calciopoli, quando la triade sostenuta da Umberto Agnelli venne deposta ad opera di Elkann.

F come FURTI

Quando la realtà supera la fantasia…

Sulle vittorie juventine favorite da errori arbitrali potrei scrivere un trattato…su quelle più datate sono andato a documentarmi, quelle degli ultimi 40 anni le ricordo nitidamente di persona… errori comunemente definiti di “sudditanza psicologica”, quando in realtà si è dimostrato ai tempi di calciopoli che la sudditanza era di ben altro tipo.
Iniziamo dal lontano aprile 1961, quando al Comunale di Torino Juventus ed Inter si affrontano in una sfida decisiva per le sorti del campionato, nell’impianto torinese vengono fatte entrare circa 10mila persone in più rispetto alla capienza dell’impianto, i cancelli crollano e gli spettatori finiscono per assieparsi a bordo campo, partita palesemente irregolare e 0-2 a tavolino giustamente assegnato all’Inter; la Juve fa ricorso alla Figc, ed indovinate un po’ chi era il presidente della Federazione? Umberto Agnelli, che ricopriva contemporaneamente l’incarico di presidente della FIGC e della Juventus!
Logicamente viene cancellato lo 0-2 ed ordinata la ripetizione della partita, l’Inter di Angelo Moratti manda per protesta la squadra Primavera e i bianconeri se ne infischiano allegramente e vincono 9-1, accanendosi sui ragazzini nerazzurri in quello che è il primo fulgido esempio nella storia dello “stile Juventus”.
Nelle stagioni 71/72 e 76/77 la vittima sacrificale è il Torino dei gemelli del gol Pulici e Graziani, secondo ad un punto entrambe le volte dopo errori arbitrali ripetuti e clamorosi.
Nella stagione 80/81 tocca alla Roma subire i torti della “sudditanza psicologica”, con un gol regolarissimo di Turone annullato per un fuorigioco inesistente nella sfida scudetto.
Nell’ 81/82 tocca alla Fiorentina, all’ultima giornata la Juve vince a Catanzaro con un rigore inesistente di Brady, i viola si vedono inspiegabilmente annullato un gol regolare a Cagliari, nasce il detto “meglio secondo che ladro”.
In un Juventus-Verona di Coppa Campioni del 1986 il famigerato arbitro francese Wurtz (successivamente radiato) ne combina letteralmente di tutti i colori a favore dei bianconeri, a fine partita anche un brav’uomo come l’allenatore del Verona Osvaldo Bagnoli perde le staffe, e ai giornalisti che cercano di intervistarlo dice “se cercate i ladri li trovate nell’altro spogliatoio”.
Il 26 aprile del 1998, nella sfida scudetto del Delle Alpi, l’arbitro Ceccarini sorvola su un clamoroso fallo da rigore di Iuliano su Ronaldo, e nel ribaltamento di fronte concede il rigore alla Juventus per fallo su Del Piero, decidendo di fatto le sorti di quel campionato.
Quello che succede nei campionati 2005 e 2006, quelli di calciopoli per intenderci, è ben impresso nella memoria di tutti i tifosi milanisti, la stupida connivenza di Galliani finisce per farci passare dalla parte del torto ma i primi danneggiati dal sistema Moggi siamo stati noi, anche se alla fine uno scudetto viene assegnato ai cartonati.
E poi ci sarebbe il gol-non gol di Muntari del febbraio 2012, ma di quello ne parlo a parte.
Ad occhio e croce “la sudditanza psicologica” ha fruttato una decina di scudetti mal contati, e mi scuso con altre squadre danneggiate non citate nel racconto per necessità di sintesi narrativa.

G come GOBBO
Il tifoso juventino è facilmente riconoscibile, ne esistono fondamentalmente di due grandi categorie.
Alla prima appartengono una foltissima schiera di persone che sanno a malapena che la palla è rotonda, ma si professano bianconeri perché tenere per la squadra che vince è cool, fa tendenza: sono i tifosi che seguono per lo più le partite della Nazionale ai Mondiali e che scompaiono dai radar nei rari periodi in cui l’egemonia bianconera viene meno.
Alla seconda categoria appartengono invece i faziosi irriducibili ed arroganti, quelli capaci di negare ogni evidenza e che argomentano le loro tesi citando a supporto il Tuttosport, noto riferimento super-partes: per loro gli errori arbitrali “a fine stagione si compensano”, il colpo di testa di Muntari “forse era dentro, ma prima era stato annullato un gol di Matri regolare”, e in ultima analisi accusare sempre la Juventus per i torti subiti è “tipico dei perdenti”, in altre parole continuate a subire e zitti.
Sarò sfortunato, ma i tifosi gobbi che ho conosciuto in vita mia sono tutti così.

H come HEYSEL
Il 29 maggio del 1985 viene ricordato per una delle più grandi tragedie della storia del calcio: nei minuti che precedono l’inizio della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool, 39 sostenitori bianconeri assiepati nel famigerato settore Z dello stadio di Bruxelles muoiono schiacciati per sfuggire alle cariche degli hooligans inglesi.
La partita viene giocata ugualmente per motivi di ordine pubblico in un clima surreale, alla Juventus viene assegnato un rigore per un fallo commesso su Boniek due metri fuori dall’area e Platini realizza esultando.
La Juve vince la prima Coppa dei Campioni della sua storia, e non trova di meglio che festeggiare sotto la curva insieme ai suoi sostenitori, altro tipico esempio di stile Juventus.

I come INTERCETTAZIONI
Nel corso del processo penale che fa seguito ai fatti di Calciopoli, i difensori di Luciano Moggi presentano nel 2010 alcune nuove intercettazioni che non erano emerse durante il processo sportivo del 2006 e che coinvolgono pesantemente i massimi dirigenti dell’Inter Facchetti e Moratti per pressioni indebite rivolte ai designatori arbitrali dell’epoca.
La Juventus richiede a quel punto la revoca dello scudetto assegnato all’Inter nel 2006 (cosiddetto “scudetto di cartone”), ma la FIGC decide di non procedere ad alcun deferimento perché i fatti sono ormai caduti in prescrizione.
A questo punto inizia una battaglia legale ai confini dell’assurdo tra la Juventus e la Federazione, sulla vicenda di Calciopoli i bianconeri svestono i panni del colpevole e assumono quelli della vittima, chiedendo un risarcimento da 444 milioni di euro alla FIGC e iniziando ad ostentare sulle maglie ed ai cancelli dello stadio i due scudetti revocati dalla giustizia sportiva!
E anziché multe e punizioni per tanta arroganza, negli ultimi anni i bianconeri ricevono favori arbitrali in serie da una Federazione tenuta sotto scacco.

L come LINEKER
Voi direte, cosa c’entra con la Juventus? Poco, in effetti… ma ero in difficoltà con la Elle…
Ad ogni modo, durante i Mondiali in Italia del ’90, il buon Gary alla fine della semifinale persa ai rigori contro i tedeschi pronunciò una frase che divenne celebre: “Il calcio è un gioco semplice, 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine vince sempre la Germania”.
Declinata nella realtà italica, la frase finirebbe con “alla fine vince sempre la Juventus”…caso mai c’è da interrogarsi sul COME e sul PERCHE’…

M come MANCHESTER

Comunque vada, ci patirete fino alla fine dei secoli…

Il 28 maggio del 2003 si disputa all’Old Trafford la prima e unica finale di Champions League che vede di fronte due squadre italiane, il Milan e la Juventus: di quella partita ricordo ogni attimo, come immagino tutti voi, 120 minuti di tensione assoluta vissuta in una torrida serata di caldo già estivo, seguiti dalla roulette russa dei rigori… e alla fine lo sguardo impaziente di Sheva e Buffon che si tuffa dalla parte sbagliata della storia…potranno anche vincere 100 scudetti consecutivi, ma quella partita la patiranno per l’eternità.

N come ‘NDRANGHETA
E’ storia di questi ultimi mesi, il Presidente della Juventus Andrea Agnelli è stato deferito dalla Procura della Figc per i rapporti intrattenuti con diversi capi ultras legati all’ndrangheta in relazione alla donazione di biglietti ed abbonamenti gratuiti allo stadio; per l’accusa “non solo Agnelli era consapevole dei rapporti strutturati e delle concessioni fatte in favore dei gruppi del tifo organizzato e di esponenti malavitosi, ma acconsentiva a tale condotta”, ed esisterebbero numerose intercettazioni telefoniche a sostegno.
Ma se chiedete ai tifosi juventini, il gobbo di categoria 1 risponderà che i dirigenti di tutte le squadre fanno così, quello di categoria 2 “che la Federazione vuol farcela pagare per la richiesta danni di Calciopoli, lo scrive anche il Tuttosport”

O come OTTO
Come le finali di Champions/Coppa Campioni disputate dalla Juventus prima di quella di stasera, delle quali ben 6 perse, record mondiale assoluto; di quelle con Amburgo, Borussia Dortmund e Milan abbiamo già detto, è dolce ricordare anche la sconfitta con l’Ajax del 1973, quella col Real Madrid del 1998 e quella recente col Barcellona di due anni fa.
In pratica due sole vittorie nella storia bianconera, quella tragica segnata dalle vittime dell’Heysel e quella ai rigori sull’Ajax del 1996, probabilmente favorita dall’uso di sostanze dopanti.
Si potrebbe quasi sostenere che la Champions per la Juve sia una sorta di Kharma per tutte le malefatte compiute in patria, evidentemente la Coppa dalle grandi orecchie ci sente benissimo

P come PLATINI
Le Roi Michel, uno dei campioni bianconeri più celebrati, tanto incantevole in campo quanto arrogante ed antipatico fuori, l’icona perfetta di alcuni dei tratti più emblematici della juventinità, l’ipocrisia e la falsità: fautore delle regole del fairplay finanziario, piazza il figlio Laurent a lavorare nel PSG, che di tali regole si fa allegramente beffa, sostenitore dell’integrità morale nel governo del calcio viene travolto dallo stesso scandalo che spazza via Blatter per corruzione… uno juventino doc, insomma.

Q come QUATTROCCHI

Il fermo immagine più imbarazzante della storia del calcio

Come definire diversamente Roberto Romagnoli, il guardalinee che il 25 febbraio 2012 non si accorge che il pallone colpito da Muntari è dentro la porta di oltre un metro?
Il fermo immagine è impietoso, e suggerisce forse più la Q di Quattrini… alcuni identificano in quell’episodio una sorta di sliding door, la fine del ciclo rossonero e l’inizio di quello juventino che dura tuttora.
Comunque la si voglia pensare, quell’episodio porta al pensionamento diretto di Romagnoli, e le polemiche feroci che ne seguono conducono all’introduzione nel nostro calcio della goal-line technology

R come RUBENTUS
Nel novembre del 2012, in un numero di Topolino che ripercorre la storia del derby della Mole, il Torino diventa Corino, la Juve diventa Rubentus: apriti cielo, i tifosi gobbi minacciano class-action contro la Disney e si scatenano sui social con l’hashtag #iononcomprotopolino… già, solo gli arbitri…

S come STADIUM
Vero orgoglio della Juventus, prima squadra italiana a possedere uno stadio di proprietà, concepito e progettato secondo gli standard degli impianti europei più all’avanguardia, e rappresentato come emblema delle capacità dirigenziali bianconere per l’espansione del fatturato.
Tutto vero, per carità…come è vero che in quel catino da circa 40.000 posti (alle volte nemmeno tutti occupati) si compie da 6 anni a questa parte qualunque nefandezza ai danni del malcapitato di turno.
Interessante, peraltro, anche la modalità con la quale nel 2002 la società bianconera ha ottenuto dalla Municipalità il diritto di superficie sull’area dell’ex Delle Alpi per i successivi 99 anni ad un prezzo irrisorio, prevaricando i diritti dell’altra squadra di Torino: alla fine, con l’area regalata, lo stadio è costato circa 150 milioni di euro, in gran parte finanziati a tassi agevolati da mutui del Credito Sportivo.
La recente legge italiana sugli stadi era ben lungi da venire, ma se ti chiami Agnelli a Torino troppi bastoni tra le ruote non te li mettono…

T come TRIADE
E’ il famigerato terzetto nominato da Umberto Agnelli nel 1994 a dirigere la Juventus, composto da Antonio Giraudo (amministratore delegato), Luciano Moggi (direttore generale) e Roberto Bettega (vicepresidente).
L’era della Triade è la più vittoriosa della storia bianconera, con 12 trofei nazionali e 4 internazionali, ad indubbie capacità manageriali si associano comportamenti borderline che sfociano nel doping e nella corruzione, fino a che l’esplosione di calciopoli nel 2006 costringe il terzetto alle dimissioni con successiva radiazione.
Eppure, il tifoso gobbo di categoria 2 ripensa con nostalgia agli anni di Lucianone…

U come UDINESE
Ma potrei scrivere Sassuolo o Atalanta, e il significato non cambierebbe: società satelliti dello strapotere juventino, dove i bianconeri mandano i loro giovani migliori a farsi le ossa, o dalle quali prelevano a suon di quattrini i migliori talenti… con il risultato che queste squadre quando giocano contro la Juve “si scansano” (Buffon dixit), mentre quando incontrano le sue avversarie dirette sputano letteralmente sangue.
E’ una delle tante chiavi di lettura dello strapotere gobbo degli ultimi anni, che ha reso il campionato italiano avvincente ed emozionante come una telenovela messicana.

V come VINCERE
“Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”: questa frase di Boniperti racchiude tutta l’essenza della juventinità, i gobbi la ripetono all’infinito come un mantra e ne menano vanto.
Puoi giocare male, doparti, corrompere gli arbitri…tutto è lecito pur di portare a casa la vittoria, in una visione arrogante secondo la quale chi gioca pulito e con onestà alla fine è solo un perdente.
Per questo motivo intrinseco, prima ancora che per gli altri già nominati, la Juventus non sarà mai da prendere a modello, nemmeno se vincesse la Via Lattea Cup.

Z come ZEMAN
In cauda venenum, il finale non può che essere dedicato al grande boemo, l’allenatore agli antipodi del pensiero juventino, che in carriera non ha vinto quasi nulla ma che ha fatto del bel gioco la sua filosofia di vita.
Le sue frasi contro la Juve sono un must, dal “calcio che deve uscire dalle farmacie” al pronostico per la partita “da chiedere a Buffon”… grande Zdenek, se non esistessi bisognerebbe inventarti.

Siamo giunti alla fine della storia, se avete avuto la pazienza di leggermi fin qua siete pronti per la partita di stasera.
Confidiamo dunque nel Kharma e in CR7 ma ricordate: comunque vada, JUVE MERDA!

FORZA MILAN E FORZA RADIO ROSSONERA!

Max

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Categoria: Vado al Max

Sull'autore ()

Il mio primo nitido ricordo del Milan risale all'8 aprile 1973, compleanno della buonanima di mio papà: sono sulle sue spalle a Marassi, e' il Milan allenato dal Paron e da Cesare Maldini, vinciamo 4-1 e lui mi indica la 10 di Gianni Rivera... Da allora tutta una vita accanto ai nostri colori, vivendo con la stessa passione gioie e delusioni, cadute e rinascite, disfatte e grandi trionfi, fino alla foto a fianco...ecco, il mio Milan è finito lì, dopo è iniziata l'era del Giannino....ma adesso, forse, si ricomincia.