So close… so far

5 marzo 2017 | Di | Rispondi Di più

Dobbiamo aspettare che la nostra casa diventi così?

Ho deciso di vendere casa mia.
La mia non è una casa qualunque, fu edificata alla fine del 1800 da un gruppo di gentiluomini inglesi ed è appartenuta nel secolo scorso ad alcune delle più note famiglie di Milano, che già la resero grande e conosciuta in tutto il mondo.
Una trentina di anni fa, quando la comprai, feci un vero affare, uno dei tanti della mia vita: la casa stava cadendo in rovina, schiacciata dai debiti contratti da personaggi poco raccomandabili e dalle ipoteche delle banche, ed io me la aggiudicai per un tozzo di pane, poco prima che fosse venduta all’asta in Tribunale.
Anche allora, in realtà, la casa racchiudeva alcune opere d’arte di grande valore, quattro tele di giovani esponenti della corrente “ermetica” ancora poco conosciuti ma destinati a diventare famosissimi di lì a poco, ma soprattutto godeva dell’amore incondizionato di un grande popolo di appassionati d’arte, che di quella casa amavano ogni angolo, per il fascino della sua tradizione e della sua lunga storia.
Nei vent’anni successivi, la casa è diventata il centro della mia vita, il mio giocattolo preferito: ho ampliato ed abbellito il grande parco circostante, ristrutturato gli interni senza badare a spese, riempito il grande salone dei ricevimenti di opere d’arte di inestimabile valore provenienti da ogni parte del mondo, tutto in quella grande casa funzionava alla perfezione perché ognuno sapeva qual era il suo compito e lo svolgeva con entusiasmo.
La casa divenne così famosa ed ammirata che ogni weekend venivano a visitarla migliaia e migliaia di persone, rapite dal fascino di tanta bellezza, e la fama della mia dimora valicò i confini nazionali per raggiungere ogni angolo del pianeta.
Questi risultati mi costarono tanti soldi e tante energie, ma i miei sforzi furono ampiamente ricompensati, ciascuna delle mie altre attività ne ricavo’ grandi benefici indiretti, e la mia fama crebbe in maniera esponenziale fino a fare di me l’uomo più conosciuto e più potente del Paese che amo.

L’inizio della fine

Ma ad un certo punto giunse il momento in cui mi stufai, quella casa iniziò ad annoiarmi, divenne quasi un fastidio, un fardello ingombrante… decisi di trasferirmi altrove, mi limitai a qualche visita sporadica, lasciando tutto nelle mani di un Amministratore, un mio vecchio sodale di gioventù.
Gli invidiosi ed i maligni sostengono che costui abbia combinato solo disastri, io sono più indulgente e ritengo che abbia fatto quello che poteva, poverino: per molti anni gli ho tagliato gran parte dei fondi, e lui si è arrangiato alla meno peggio, svendendo al miglior offerente le tele pregiate della casa e sostituendole con delle orrende stampe a parametro zero comprate all’Ikea.
Quelle stesse malelingue sostengono che egli abbia agito in combutta con alcuni disonesti trafficanti di opere d’arte, che abbia elargito loro generose commissioni a mia insaputa, ma poveri ingenui non sanno quel che dicono, nel mio regno non si muove foglia che io non voglia.
Certo, da qualche anno a questa parte viene sempre meno gente a visitare la mia casa, molti appassionati d’arte se la sono presa per il mio disimpegno, hanno dimenticato in fretta tutto quello che ho fatto per loro, maledetti ingrati… provassero un po’ loro a mettersi nei miei panni, ai miei figli più grandi della casa non gliene può fregar di meno, solo la più piccola ha mostrato un qualche interesse… ma ha subito trovato il modo di litigare con il mio fidato Amministratore, per poi mettersi in combutta con degli strambi architetti dediti ad improbabili progetti e a demenziali tornei di calciobalilla nel salone dei ricevimenti.
Insomma, due anni fa ho deciso, era ora di vendere! Ma quella casa per me era sempre stato un affare di cuore, il prezzo lo stabilivo io, per meno di un miliardo non l’avrei data a nessuno!

La realtà è spesso diversa da quello che sembra, basta cambiare il punto di prospettiva e New York finisce nella costa occidentale degli States

Due estati fa avevo trovato un simpatico omino thailandese disposto a darmi 500 milioni per metà della casa, un gentiluomo dagli occhi a mandorla che aveva anche acconsentito a che il mio fido sodale continuasse ad occuparsi della gestione, si sarebbe accontentato di fare qualche foto agli interni e di avere l’esclusiva per la vendita di simpatici souvenirs della mia dimora nei mercati orientali.
Lì per lì la cosa mi aveva riempito di entusiasmo, avevo persino ricominciato a comprare qualche crosta dopo tanti anni… ma all’improvviso sono intervenuti i soliti guastafeste invidiosi, hanno ipotizzato che ci fosse sotto qualcosa di poco chiaro, solo perché il mio onesto interlocutore si era rivolto ad alcuni intermediari che in passato avevano lavorato per me… fatto sta che il simpatico thai si è spaventato e l’affare è sfumato.
Ma io non sono uno che si arrende, quando faccio una promessa la mantengo sempre, ho promesso agli appassionati che avrei lasciato la casa in buone mani e così intendo fare, mi sono rimesso subito all’opera sguinzagliando i miei migliori consulenti alla ricerca di un degno compratore.
E come d’incanto, è comparsa dal nulla una cordata potentissima, il meglio dell’imprenditoria cinese sostenuta addirittura nell’ombra dal governo del Sol d’Oriente, fiumi gialli di denaro in arrivo insomma.
Certo mi danno un po’ di meno del thai e vogliono prendersi tutto, certo mi stanno facendo parecchio tribolare, sembrava già tutto fatto nello scorso agosto e invece se la sono cavata con una misera caparra da 100 milioni… poi nello scorso dicembre e si sono limitati a mollarmene altri 100… infine ora che sembrava finalmente tutto fatto sorgono altre difficoltà, cribbio!
Io mi chiedo, questi stentano a raccogliere i soldi necessari, riescono comunque a mettere insieme con grande fatica 200 milioni (con i quali avrebbero potuto tranquillamente comprarsi una qualunque altra dimora simile alla mia) e poi accettano di buttarli nel cesso a fondo perduto, certo che la gente a volte è strana!
Sapete cosa vi dico?
Io inizio ad essere stufo di questo tira e molla, mi tengo i loro 200 milioni ed anche la mia casa, ancora per un po’ almeno… non che ci tenga, intendiamoci, però il mio fido Amministratore mi dice che in mezzo a tante stampe insulse la casa racchiude ancora una tela molto preziosa, un Modigliani di inestimabile valore dipinto in gioventù nel periodo campano.
Ecco, giusto il tempo di vendermi anche quello e poi avrò concluso la mia missione, la casa sarà diventata una bella scatola vuota ripiena soltanto di debiti e a sistemare le cose ci penseranno le banche… del resto, doveva andare così già trent’anni fa, si vede che era destino.

Max

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Categoria: Vado al Max

Sull'autore ()

Il mio primo nitido ricordo del Milan risale all’8 aprile 1973, compleanno della buonanima di mio papà: sono sulle sue spalle a Marassi, e’ il Milan allenato dal Paron e da Cesare Maldini, vinciamo 4-1 e lui mi indica la 10 di Gianni Rivera…
Da allora tutta una vita accanto ai nostri colori, vivendo con la stessa passione gioie e delusioni, cadute e rinascite, disfatte e grandi trionfi, fino alla foto a fianco…ecco, il mio Milan è finito lì, dopo è iniziata l’era del Giannino….ma adesso, forse, si ricomincia.