{"id":4262,"date":"2018-05-03T09:00:41","date_gmt":"2018-05-03T07:00:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.milannight.com\/?p=4262"},"modified":"2018-05-03T09:00:41","modified_gmt":"2018-05-03T07:00:41","slug":"ritratti-juan-alberto-pepe-schiaffino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.milannight.com\/v3\/milan-history\/ritratti\/ritratti-juan-alberto-pepe-schiaffino\/","title":{"rendered":"Ritratti &#8211; Juan Alberto &#8220;Pepe&#8221; Schiaffino"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Maracanazo \u2013 <\/strong>Nemmeno gli spartani alle Termopili. Quel sedici luglio a fronteggiare i circa duecentomila spettatori che riempiono il Maracan\u00e0 ben oltre la sua capienza strutturale e logica ci sono centoventidue uruguaiani. Un centinaio di spettatori ed i ventidue coraggiosi che hanno deciso di sfidare un destino che li vuole perdenti. Fosse solo il destino\u2026 Da quando nel 1946 la FIFA ha assegnato il campionato mondiale al Brasile (impossibile assegnarlo ad una delle stremate nazioni europee) un intero popolo sta aspettando quel giorno. Non \u00e8 propriamente la finale perch\u00e9 \u00e8 stato previsto un girone finale \u201call\u2019italiana\u201d per assegnare il trofeo (cedi mai che in partita secca\u2026) ma \u00e8 la partita decisiva tra la prima del girone e la seconda. Jules Rimet dir\u00e0 in seguito che per quella partita era stato previsto tutto, tranne la vittoria dell\u2019Uruguay. Gi\u00e0, da mesi tira aria di storia annunciata, di risultato segnato. Ma la stessa cosa la pensava anche Serse I mentre guardava i trecento spartani che si apprestavano a difendere il piccolo lembo di terra sul quale doveva passare il suo possente esercito. Gli aneddoti si sprecano. Rimet ha preparato il discorso in portoghese e non ne ha uno in caso di vittoria dell\u2019Uruguay; la banda musicale non ha lo spartito dell\u2019inno della Celeste perch\u00e9 p ritenuto inutile; alcuni esponenti delle istituzioni uruguagie vanno dal capitano della squadra e gli dicono che \u201cVa bene anche se ne prendete meno di tre\u201d. Ci pensa il capitano Obdulio Varela che va a parlare con uno dei suoi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Un piemontese testardo \u2013<\/strong> Il quarantaquattro per cento della popolazione dell\u2019Uruguay \u00e8 di origine italiana, nel 1942 venne reso obbligatorio lo studio dell\u2019italiano nelle scuole superiori, Giuseppe Garibaldi \u00e8 stato comandante dell\u2019armata di mare uruguagia. Ma l\u2019italiano pi\u00f9 famoso \u00e8 Giovan Battista Crosa un piemontese di Pinerolo che ha fatto la sua fortuna nella zona che sarebbe poi diventata Montevideo, la capitale. Quel primo nucleo cittadino \u00e8 un quartiere che ha mantenuto la propria denominazione, una corruzione spagnola del nome della cittadina piemontese che a Crosa aveva dato i natali: Pe\u00f1arol. Lo stesso nome della squadra che ha dominato la storia del calcio bianco azzurro e scritto pagine importanti nella storia di quello sudamericano e mondiale. Il nome della squadra di Juan Alberto, detto Pepe, Schiaffino. Che non \u00e8 di origine piemontese (il nonno, Alberto, \u00e8 originario di Camogli) ma \u00e8 testardo come lo pu\u00f2 essere solo un piemontese. Quando Varela gli si avvicina e gli racconta quella dei tre gol \u201cPepe\u201d non dice nulla ma entra in campo nella sua versione migliore. \u00c8. Senza ombra di dubbio uno dei tre giocatori pi\u00f9 forti del pianeta insieme a Ferenc Puskas ed Alfredo Di Stefano ed in campo disegna calcio per i compagni. Quando i brasiliani segnano il gol dell\u20191-0 Varela va a prendere la palla in fondo alla rete e la mette sul disco del centro campo con l\u2019aria di quello che dice \u201cnon \u00e8 successo niente, giochiamo il nostro calcio\u201d. Ghiggia per Schiaffino e Schiaffino per Ghiggia; 2 a 1 per la Celeste. \u00c8 il Maracanazo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La maglia della nazionale brasiliana <\/strong>\u2013 L\u2019arbitro fischia la fine ed un intero paese muore. Metaforicamente ed in senso letterale. Secondo alcune fonti dentro lo stadio si registrano dieci infarti e due suicidi. I numeri definitivi sembrano attestarsi a trentaquattro suicidi e cinquantasei arresti cardiaci. Se ci fosse la possibilit\u00e0 di vedere i filmati a colori di quella partita vedreste una cosa curiosa, il Brasile gioca con una insolita maglia bianca con i profili blu. Insolita per noi perch\u00e9 quelli erano i colori della <em>Selecao <\/em>prima del disastro, il verdeoro viene scelto dopo il Maracanazo per segnare un taglio con il passato. Servir\u00e0 Pel\u00e8, il migliore di tutti i tempi, per portare il Brasile fuori da quell\u2019inferno. Al fischio finale si piange anche tra i vincitori. Sar\u00e0 proprio il nostro Pepe a dire: \u201cSciogliemmo l&#8217;angoscia che ci aveva accompagnato per tutta la partita, piangendo lacrime di gioia, pensando alle nostre famiglie in Uruguay, mentre i nostri avversari piangevano di amarezza per la sconfitta. A un certo punto provai pena per quello che stava accadendo\u201d. Schiaffino si riveler\u00e0 una persona spigolosa per tutta la vita ma riesce a trovare l\u2019umanit\u00e0 necessaria per partecipare al dolore degli avversari pur nella gioia immensa di avere vinto una partita cos\u00ec. Uomo vero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Europa<\/strong> \u2013 Meno poetico fu un altro futuro milanista, Alcides Ghiggia: \u201cA sole tre persone \u00e8 bastato un gesto per far tacere il Maracan\u00e3: Frank Sinatra, Giovanni Paolo II ed io\u201d. Gente dura gli uruguagi. Oggi, momento di massima espansione demografica, contano tre milioni di abitanti ma hanno prodotto due ori olimpici, due campionati mondiali, quindici Copa America. Se c\u2019era qualcuno in grado di creare il Maracanazo non potevano essere che loro, i figli ed i nipoti di gente dura che abbandonava l\u2019Europa per cercare fortuna a migliaia di chilometri di distanza. Ghiggia e Schiaffino il viaggio lo ripercorrono ma in tarda et\u00e0. Bisogna aspettare un altro mondiale, quello svizzero del \u201954, perch\u00e9 il Milan del neo presidente Rizzoli lo vada a prelevare direttamente nella sede del raduno della nazionale. Mondiale nel quale Pepe con la <em>Celeste<\/em> gioca la sua partita migliore, la semifinale contro l\u2019Ungheria di Puskas, Ksibor e Hildeguti. Per molti, compreso Gianni Brera, la partita del secolo. Perde Schiaffino ma in campo quel giorno disegna calcio come i suoi connazionali disegnano tango: essenziale, armonico, preciso. Perfetto. I dirigenti del Pe\u00f1arol sono certi di avere fatto un affare incassando cinquanta milioni per un trentenne, quelli del Milan sono quasi increduli, certi come sono di averli imbrogliati pagando cos\u00ec poco un fuoriclasse. Stavolta \u00e8 mazurka 1 \u2013 tango 0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Proprio quello che mancava<\/strong> &#8211; Intendiamoci. Il signore in oggetto \u00e8 \u201csacram\u00e8nt\u201d come si dice a Milano. Esordisce mettendo nel contratto una clausola che gli permette di portare la moglie in ritiro con s\u00e9. \u00c8 il primo calciatore a gestire i propri ingaggi come se fosse un imprenditore. Nei giorni di riposo prende la macchina, va in Svizzera e si occupa di speculazioni finanziarie don i cui proventi investe nel mercato immobiliare. Liedholm diceva che da Schiaffino era impossibile anche farsi offrire un solo caff\u00e8. Litigava con qualsiasi compagno (celebri i suoi screzi con \u201cEl Capit\u00e0n\u201d Obdulio Varela) e pure con gli allenatori, compreso Gipo Viani, perch\u00e9 riteneva di poter fare comunque scelte migliori. Per\u00f2 il Milan \u00e8 orfano delle geometrie di Gunnar Gren e Pepe quella palla la fa girare con una precisione ed un ritmo che non hanno eguali al mondo. In fin dei conti, pur se trentenne, \u00e8 uno dei tre migliori calciatori del pianeta. Siamo sempre sull\u2019orlo del mito ma ricordo, dopo un Milan Napoli, di avere chiesto a mio nonno se Diego Armando Maradona fosse pi\u00f9 forte di Pel\u00e8. Nonno Walter mi guard\u00f2 e, con l\u2019aria di quelli che le hanno viste tutte, mi disse: \u201cNo. E nessuno dei due \u00e8 forte come Schiaffino. Che era un po\u2019 meno bravo di Di Stefano\u201d. Quell\u2019anno la nuova dirigenza rossonera aggiunge ad un telaio gi\u00e0 forte Schiaffino e Maldini. Metteteci il Barone a menare le danze e capirete come a Nordhal non paresse vero di giocare ogni domenica con un tale zaino di fortuna. Ventisette gol per lui e scudetto per noi.<\/p>\n<figure id=\"attachment_4263\" aria-describedby=\"caption-attachment-4263\" style=\"width: 150px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" class=\"size-thumbnail wp-image-4263\" src=\"https:\/\/www.milannight.com\/v3\/v2\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Schiaffino_e_Rivera-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-4263\" class=\"wp-caption-text\">Come da tradizione sudamericana, ha scelto il suo erede<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Parametro \u2013<\/strong> Pur essendo nato come attaccante Pepe diventa un centrocampista di costruzione ed al Milan \u00e8 il regista perfetto, tanto da diventare un parametro per il calcio italiano. Tre scudetti ed una Coppa Latina nella sua bacheca personale ed una sconfitta nella finale di Coppa dei Campioni contro il Real Madrid del suo grande antagonista Alfredo Di Stefano con la soddisfazione di avere brillato in quella partita pi\u00f9 della stella madrilista. Quando, dopo 171 presenze e 60 gol, la dirigenza rossonera lo cede, ormai trentaseienne, alla Roma i tifosi insorgono. Per averlo i giallorossi ci girano cento milioni e, a dispetto della carta d\u2019identit\u00e0, Juan riesce a dargli una mano nella conquista di una Coppa delle Fiere, una sorta di Europa League dell\u2019epoca. Gioca da libero perch\u00e9 la velocit\u00e0 \u00e8 sempre minore ma la capacit\u00e0 di illuminare il gioco \u00e8 invariata. Il calcio italiano a questo oriundo deve molto pi\u00f9 che le poche partite con la nazionale cos\u00ec come il Milan gli deve molto di pi\u00f9 dei trofei che ci ha aiutato a vincere. Insieme a Liedholm Pepe presenzi\u00f2 al provino di un ragazzino piemontese sul campo della primavera a Linate ed alla fine and\u00f2 in sede a spiegare che quel ragazzino era meglio portarlo a casa nominando, come nella tradizione sudamericana il proprio erede. L\u2019Alessandria per\u00f2 chiedeva molti soldi per quel talento che aveva impressionato perfino Silvio Piola e Gipo Viani fu costretto a giocare il jolly: \u201cPresidente, quel giorno ad Alessandria c\u2019era la nebbia e si faceva fatica a capire chi era Rivera e chi era Schiaffino.\u201d<br \/>\nPerch\u00e9 Juan Alberto Schiaffino non era un fuoriclasse, era un giocatore cui parametrare tutti gli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Pier<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Maracanazo \u2013 Nemmeno gli spartani alle Termopili. 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