{"id":4151,"date":"2018-04-26T09:00:57","date_gmt":"2018-04-26T07:00:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.milannight.com\/?p=4151"},"modified":"2018-04-26T09:00:57","modified_gmt":"2018-04-26T07:00:57","slug":"ritratti-andrij-shevchenko","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.milannight.com\/v3\/milan-history\/ritratti\/ritratti-andrij-shevchenko\/","title":{"rendered":"Ritratti &#8211; Andrij Shevchenko"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Data storica \u2013<\/strong> 10 febbraio 1999. Mercoled\u00ec. Ore 18,00. L\u2019arbitro Bolognino della sezione di Milano fischia il calcio d\u2019avvio della partita. Gli spettatori che hanno deciso di sacrificare il loro tempo libero sull\u2019altare del Milan sono ben 7.820 nonostante, trattandosi di partita amichevole, il prezzo del biglietto sia simbolico; l\u2019euro \u00e8 entrato in vigore pochi giorni prima e mi pare di averne dato uno o due alla biglietteria. Potrei sbagliarmi perch\u00e9 l\u2019unica cosa che ricordo di quella serata \u00e8 il freddo che gela campo, tribune e spettatori. La colonnina di mercurio dice tre; si, ma sotto lo zero. Fuori dallo stadio danno dei certificati di pazzia, devo averlo ancora a casa da qualche parte. Io e tre amici scegliamo di guardare la partita dal primo anello arancio, posto dal quale, avendo consumato quasi tutte le mie quasi cinquecento partite al secondo anello blu, non capisco niente di quello che sta succedendo. Appunto, cosa sta succedendo? Il Milan gioca un\u2019amichevole che fa parte del contratto di acquisto di un giocatore e siamo venuti a vedere come gioca. L\u2019avversario \u00e8 la Dinamo Kiev e il futuro milanista \u00e8 Andrij Mykolajovyc Sevcenko. Grafia e pronuncia relativamente complesse, per tutti: Sheva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note a margine \u2013<\/strong> Quella partita \u00e8 uno snodo importante nella storia del Milan, a dispetto del contenuto tecnico. E del freddo. Per la cronaca, il Milan perde 2 a 1 con gol di Alessandro Iannuzzi grande promessa delle giovanili della Lazio (mai mantenuta per una lunga serie di infortuni) che era stato compagno di squadra nella primavera biancazzurra campione d\u2019Italia dei vari Nesta, Roma e Di Vaio. Per la Dinamo segnano Katskevitch e l\u2019attuale sindaco della capitale della Georgia, Tbilisi: Kakhaber Kaladze. La dirigenza ucraina ha fatto un capolavoro con la cessione dell\u2019Usignolo di Kiev, roba che sarebbe da imparare oggi, figurarsi venti anni fa. Il corrispettivo \u00e8 di circa quaranta miliardi delle vecchie lire \u201cestorti\u201d a Galliani e Braida dopo una trattativa lunga come una quaresima insieme a due amichevoli da tenersi a San Siro (una nel 1999 ed una nel 2000) ed il dieci per cento della futura rivendita del giocatore. Prego, aggiungere altro quattro milioni e mezzo di euro. Nelle due amichevoli si mette in luce il futuro sindaco che passa al Milan per la modica cifra di sedici milioni di euro. Quarantasei milioni di euro, applausi. Seduto sulla panchina dei campioni di Ucraina c\u2019\u00e8 un colonnello dell\u2019Armata Rossa di nome <strong>Valerij Vasyl&#8217;ovy\u010d Lobanovs&#8217;kyj<\/strong> (ma come cappero scrivono!!!!) che ha scritto la storia del calcio sovietico ed europeo. Se andate a vedere lalbo d\u2019oro delle coppe europee scoprite che le squadre dell\u2019est Europa hanno vinto, tutte insieme, 14 titoli continentali. La Spagna, per dare un\u2019idea, ne ha vinti 62; l\u2019Italia 44. Di quei quattrodici ben tre hanno la sua firma in calce. Per la cronaca, dopo la partita siamo andati a bere qualcosa in un locale all\u2019epoca famoso a Milano: quattro mojito e quattro cioccolate calde che con le crocchette di patate c\u2019entrano il giusto ma scongelano il corpo e l\u2019anima.<\/p>\n<figure id=\"attachment_4152\" aria-describedby=\"caption-attachment-4152\" style=\"width: 150px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img decoding=\"async\" class=\"size-thumbnail wp-image-4152\" src=\"https:\/\/www.milannight.com\/v3\/v2\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/sheva-pallone-doro-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-4152\" class=\"wp-caption-text\">Per le foto ringraziamo magliarossonera.it<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il ragazzo venuto dal freddo<\/strong> \u2013 Giugno 1999. I rossoneri festeggiano il loro centenario con lo scudetto pi\u00f9 improbabile della loro storia e l\u2019arrivo del ragazzo venuto dal freddo. Strappiamo idealmente una pagina da un episodio delle \u201cStorie Mondiali\u201d di Federico Buffa perch\u00e9 a) \u00e8 il maestro, b) questa storia l\u2019ho sentita anche da altre fonti e quindi potrebbe essere vera. Milanello, primo allenamento. Dopo tre ore di corse nella pineta Sheva si gira verso Costacurta e chiede: \u201cMa quando cominciano gli allenamenti?\u201d. \u00a0Non c\u2019\u00e8 spocchia nelle sue parole, solo genuina sorpresa. Fino a quel giorno per \u201cAndreino\u201d gli allenamenti sono stati quelli del Colonnello e quella \u00e8 una passeggiata di salute per lui. Attenzione: lo chiamavano Colonnello perch\u00e9 quello era il suo grado nell\u2019esercito sovietico e perch\u00e9 aveva portato nelle sue squadre i metodi degli \u201cspetnaz\u201d, le forze speciali russe. Passa all\u2019esercizio successivo o alla categoria superiore solo chi non vomita. Ce n\u2019\u00e8 uno che non ha mai vomitato, indovinate chi\u2026<br \/>\nPrendete un hockeista con tutte le durezze fisiche e mentali del caso, dategli il talento per giocare a calcio e fatelo allenare dal Colonnello che gli dar\u00e0 la tecnica, la forza fisica e la mentalit\u00e0; otterrete Andrij Shevchenko. 175 reti in 8 stagioni, 1 scudetto, 1 Coppa Italia, 1 Supercoppa Italiana, 1 Champions League, 1 Supercoppa Europea, 2 volte capocannoniere in Italia e 1 volta in Champions League, 1 pallone d\u2019oro; solo per ricordare i titoli vinti con il Milan. In patria, per citarne una, ha ricevuto la medaglia di Eroe dell\u2019Ucraina, la pi\u00f9 alta onorificenza statale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019uomo, non i numeri<\/strong> \u2013 \u00c8 una costante di questi ritratti, andiamo a cercare l\u2019uomo perch\u00e9 i numeri sono reperibili facilmente su internet. E l\u2019uomo in questo caso ho avuto la fortuna di conoscerlo personalmente. Situazione particolare quella volta, io lavoro per una azienda che fa servizi e sono a sua disposizione. Il ragazzo ha gi\u00e0 vinto il pallone d\u2019oro, \u00e8 ricco, famoso, frequenta casa di Silvio Berlusconi. On top of the world come dicono gli americani, potrebbe trattarmi da \u201csubalterno\u201d. Ma non lo fa, viene fuori tutto il soldatino sovietico che c\u2019\u00e8 in lui anche a costo di essere buffo. Il contesto \u00e8 rossonero, non posso non sapere chi \u00e8 ma Sheva si presenta: \u201cBuongiorno, sono Andrij Shevchenko\u2026\u201d. Lo so, sono un cretino e non riesco a trattenermi: \u201cDevo averti gi\u00e0 visto da qualche parte\u2026\u201d. Lui mi guarda perplesso ma non abbandona la sua educazione: \u201cMi scusi, io avrei bisogno di\u2026\u201d. Mi spiega quello che gli serve, prendo disciplinatamente nota e poi gli sorrido: \u201cPerfetto. Per\u00f2, per favore, dammi del tu. Se no quando sar\u00f2 allo stadio mi verr\u00e0 difficile mandarti a quel paese se sbagli un gol\u2026\u201d. Ha un braccio e due spalle che se mi da un cazzotto ci resto secco ma anche un bello spirito: \u201cOk, Grazie. Ciao!\u201d Wow, mi ha detto ciao ma mi aveva conquistato gi\u00e0 al buongiorno. Dopo dieci minuti squilla il telefono: \u201cBuongiorno, sono Andrji Shevchenko e sto chiamando per\u2026\u201d. Ancora?: \u201cCiao Andrij, sono quello di prima\u2026\u201d. Silenzio. Sorriso. \u201cCiao, hai trovato quello che cercavo?\u201d. Ma quanto sei figo? Di gol ne ha sbagliati proprio pochi e di vaffa non ne ha presi molti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019ultimo idolo<\/strong> \u2013 Sono nato nel 1970 e cresciuto nel mito di Franco Baresi che, pochi mesi prima dell\u2019arrivo del ragazzo di Kiev, precisamente nell\u2019ottobre del 1997, ha abbandonato il calcio giocato con una partita d\u2019addio indimenticabile. Quella sera ho capito che non avrei potuto pi\u00f9 avere un idolo, sostituire il Franz era impossibile e se non ci era riuscito Maldini\u2026 Quel ragazzo ucraino per\u00f2 aveva le caratteristiche tecniche (da fuoriclasse assoluto) e umane (da piccolo <em>casciavit<\/em> in salsa sovietica) per occupare un posto importante nel mio cuore. Non al posto del Piscinin, ma comunque l\u00ec vicino. Non ho mai perdonato al Giannino la cessione di Sheva l\u2019ultimo dei miei idoli anche, e soprattutto, per quella sua sovrumana capacit\u00e0 di punire i nati dopo e nati male. Quattordici volte per la precisione. Oppure per la capacit\u00e0 di segnare gol importanti negli appuntamenti importanti. A memoria: tripletta in Supercoppa Italiana contro la Lazio, gol decisivo nella finale di Supercoppa Europea contro il Porto, il gol decisivo per lo scudetto del 2004, il rigore decisivo contro i gobbacci a Manchester.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sempre undici contro undici<\/strong> \u2013 Fa un caldo tremendo, En Ni\u00f1o sta inginocchiando tutta Italia con temperature folli. Siamo a casa mia e soffriamo fino ai calci di rigore perch\u00e9, pur avendo meritato di vincere la finale, siamo in dieci a causa dell\u2019infortunio di Roque Junior. L\u2019arbitro fischia la fine dei tempi supplementari e io mi alzo per stringere le mani agli amici presenti. Mi guardano straniti e quindi spiego: \u201cE\u2019 stato un onore affrontare questa stagione con voi. Se perdiamo contro questa feccia, non posso garantire che mi occuper\u00f2 ancora di calcio.\u201d Se ne vanno i primi quattro rigori e tocca all\u2019Usignolo di Kiev che va sul dischetto e guarda prima il portiere e poi l\u2019arbitro. Poi il portiere ed ancora l\u2019arbitro. Il mio cuore perde un battito e penso che ha gli occhi di un cerbiatto in autostrada abbagliato dai fari di una macchina. Smetto di respirare mentre prende la rincorsa e calcia quella palla alle spalle del portiere gobbo e molto alle spalle (a buon intenditor\u2026) di un popolo che da quella sera sar\u00e0 nostro vassallo. E io urlo. Urlo, urlo e urlo ancora pazzo di una gioia che oggi, a quindici anni di distanza, rimane invariata. Non aveva paura Sheva quella sera, aveva solo fretta, quella sana che lo avrebbe portato a vincere il pallone d\u2019oro. Andrij segna ancora molto dopo quella sera ma nessun gol \u00e8 mai stato cos\u00ec bello, cos\u00ec significativo. Gli ho permesso e perdonato di tutto (ammesso e non concesso che qualcosa da perdonare ci fosse) e quando \u00e8 tornato in prestito dal Chelsea a carriera praticamente finita ho guardato tutte le sue partite, tutte senza gol tranne due, con la speranza che segnasse. Non per il Milan, per lui. Per lui e per me, perch\u00e9 la nostra amicizia potesse continuare, per poter cantare ancora una volta:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Non \u00e8 brasiliano per\u00f2<br \/>\n<\/strong><strong>Che gol che f\u00e0<br \/>\n<\/strong><strong>Il fenomeno lascialo l\u00e0<br \/>\n<\/strong><strong>Qui c\u2019\u00e8 Sheva<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"background-color: #ffffff; color: #ff0000;\"><strong><em>Pier<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Data storica \u2013 10 febbraio 1999. Mercoled\u00ec. Ore 18,00. 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