{"id":39785,"date":"2026-04-29T07:00:12","date_gmt":"2026-04-29T06:00:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.milannight.com\/?p=39785"},"modified":"2026-04-29T07:00:12","modified_gmt":"2026-04-29T06:00:12","slug":"oltre-la-champions-il-vuoto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.milannight.com\/v3\/post\/oltre-la-champions-il-vuoto\/","title":{"rendered":"Oltre la Champions, il vuoto"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Il pareggio a reti bianche contro la Juventus lascia in dote un punto che, calcoli alla mano, pu\u00f2 essere considerato fondamentale per la corsa verso l&#8217;Europa che conta. Eppure, la sensazione prevalente che accompagna l\u2019ambiente rossonero ormai da settimane non \u00e8 di sollievo, ma di rassegnazione. Il Milan si trova davanti a un finale di stagione che promette di essere un vero e proprio calvario, sia sul piano fisico che su quello realizzativo. Parlare di calvario non \u00e8 un&#8217;esagerazione: la squadra d\u00e0 l&#8217;idea di aver esaurito ogni risorsa residua. Le gambe non girano pi\u00f9 con la brillantezza necessaria per scardinare le difese chiuse, e la testa sembra prigioniera di una tensione che toglie lucidit\u00e0 nell&#8217;ultimo passaggio e sotto porta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u200bQuello che preoccupa maggiormente non \u00e8 solo la mancanza cronica di gol, ma la percezione che ogni azione offensiva sia diventata una fatica immane. \u00c8 un esercizio di pura volont\u00e0, privo di quella fluidit\u00e0 e di quella naturalezza che dovrebbero appartenere a un club di vertice. Siamo di fronte a un esaurimento nervoso collettivo: quando si smette di segnare, la porta avversaria diventa improvvisamente piccola e pesante. Ogni minuto che passa senza sbloccare il risultato aumenta l&#8217;affanno di chi sa, dentro di s\u00e9, di non avere alternative valide o colpi di genio pronti a uscire dalla panchina. \u00c8 un circolo vizioso in cui la stanchezza fisica alimenta l&#8217;insicurezza tecnica, trasformando queste ultime partite in una maratona psicologica logorante per i giocatori e per chi li osserva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u200bDispiace profondamente per i tifosi, per quelle migliaia di persone che hanno speso oltre 100 euro per assistere a uno spettacolo dove il Milan ha giocato essenzialmente per non perdere, rinunciando quasi del tutto alla volont\u00e0 di vincere. \u00c8 parso un pareggio di &#8220;comodo&#8221;, utile a far contenti tutti e a non farsi male, specialmente in vista di un calendario che vede la Juventus affrontare impegni sulla carta agevoli. Il Milan chiude cos\u00ec un mese di aprile da dimenticare: due sconfitte senza segnare, una vittoria sofferta e un pareggio scialbo. Un solo gol fatto a fronte di quattro subiti in trenta giorni. Scegliere quale sia stata la partita pi\u00f9 brutta del mese \u00e8 un esercizio difficile, una gara al ribasso che riflette perfettamente lo stato di salute della squadra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u200bMa prima di analizzare le questioni di campo, \u00e8 impossibile ignorare quanto sta accadendo nei palazzi del potere calcistico. Il cosiddetto &#8220;caso Rocchi&#8221; e un sistema arbitrale che appare ogni giorno pi\u00f9 condizionato sono temi che pesano come macigni sull&#8217;andamento del campionato. Sbilanciarsi in opinioni nette in questo momento \u00e8 azzardato, perch\u00e9 le informazioni sono ancora parziali, ma la sensazione che qualcosa di profondo non vada \u00e8 ormai comune a tutti gli addetti ai lavori. Su questo argomento l&#8217;attenzione rester\u00e0 altissima, pur con il sospetto, quasi una certezza per chi conosce la storia del calcio italiano, che tutto possa finire a &#8220;tarallucci e vino&#8221;. Quando ci sono di mezzo determinati poteri e certi colori, la giustizia sportiva sembra sempre perdere la vista o, peggio, la voglia di approfondire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u200bTornando alle vicende strettamente rossonere, il problema principale resta il deserto offensivo. Il Milan non segna pi\u00f9 perch\u00e9 i suoi attaccanti, semplicemente, non incidono. Se le occasioni migliori della partita capitano regolarmente sui piedi dei mediani, significa che il sistema di gioco \u00e8 saltato o che la qualit\u00e0 degli interpreti avanzati \u00e8 ai minimi termini. Rafael Le\u00e3o e Christian Pulisic sono oggi ombre sbiadite dei campioni che dovrebbero trascinare la squadra; vagano per il campo senza trovare lo spunto, senza quella cattiveria necessaria per spaccare le partite. Di F\u00fcllkrug e Nkunku, poi, non vi \u00e8 traccia: sono oggetti misteriosi, colpi di mercato che sulla carta dovevano aiutare la squadra e che invece risultano non pervenuti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u200bIn questa situazione frustrante, le scelte di mercato estive, basate pi\u00f9 su scommesse che su assolute certezze, hanno presentato un conto salatissimo. Senza attaccanti di peso, il calcio insegna che non si vincono trofei. Il centrocampo resta l\u2019unico reparto capace di tenere a galla la baracca, merito della sostanza di Adrien Rabiot e della classe infinita di Luka Modric (a cui vanno i migliori auguri per la riabilitazione dopo l&#8217;intervento allo zigomo: \u00e8 stato un onore immenso vederti giocare con la nostra maglia e spero sinceramente di rivederti ancora protagonista, perch\u00e9 calciatori della tua caratura sono merce rara). Tuttavia, non si pu\u00f2 pretendere che siano sempre i veterani o i centrocampisti a risolvere ogni pratica. Una squadra con ambizioni da Champions League non pu\u00f2 permettersi un attacco cos\u00ec nullo e asfittico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u200bSi sta raggiungendo l&#8217;obiettivo minimo del quarto posto, migliorando il piazzamento rispetto alla stagione precedente, ma dietro questa facciata di &#8220;risultato raggiunto&#8221; restano le ombre di una gestione non all&#8217;altezza. A giugno servir\u00e0 un mercato di campioni fatti, non di scommesse. O si ricomincia a investire per vincere, o serviranno molti anni per tornare grandi. Il Milan deve giocare per il primo posto per diritto di nascita e di storia, non per &#8220;partecipare&#8221; e garantire la continuit\u00e0 di un progetto sportivo che sembra ridursi a un continuo galleggiamento. Il verbo &#8220;vincere&#8221; sembra essere stato cancellato dal vocabolario della sede di via Aldo Rossi, sostituito dalla soddisfazione per un piazzamento che serve solo a far quadrare i conti. Ma il Milan non \u00e8 un&#8217;azienda di logistica; il Milan \u00e8 passione, \u00e8 trionfo, \u00e8 gloria. Quale sarebbe il progetto di cui si parla tanto? L&#8217;unico che appare chiaro \u00e8 questo navigare a vista tra il secondo e il quarto posto, senza mai dare l&#8217;impressione di poter realmente lottare per il vertice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u200bUn esempio lampante di questo scollamento totale tra la realt\u00e0 societaria e l&#8217;anima del club \u00e8 avvenuto proprio durante la sfida contro la Juventus, in occasione della premiazione di Ruud Gullit. Il &#8220;Tulipano Nero&#8221;, un Pallone d&#8217;Oro, il simbolo del primo grande Milan di Berlusconi, \u00e8 stato premiato da Daniele Massaro. Nulla contro il buon Massaro, ma la gerarchia societaria e il rispetto per la leggenda avrebbero imposto la presenza della propriet\u00e0, della presidenza o almeno dell&#8217;Amministratore Delegato. \u00c8 indicativo, e fa male, notare come tennisti o ospiti di passaggio vengano onorati dai massimi vertici con foto e sorrisi dal braccio destro del proprietario, Zlatan, mentre una leggenda che ha scritto la nostra storia venga sbrigata con un cerimoniale rapido tra ex compagni.<br \/>\n\u200bTorna prepotentemente in mente il monito di Paolo Maldini: &#8220;Oggi comandate voi, ma non calpestate la nostra storia&#8221;. \u00c8 un monito che viene ignorato sistematicamente ogni volta che ci si accontenta del quarto posto, ogni volta che si mette il bilancio davanti all&#8217;ambizione sportiva, ogni volta che si trattano i miti del passato come semplici comparse di un evento di marketing.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se Allegri porter\u00e0 questo gruppo in Champions, gli andr\u00e0 riconosciuto un merito enorme, quasi un miracolo sportivo date le premesse tecniche e i limiti evidenti della rosa che gli \u00e8 stata messa a disposizione. L&#8217;allenatore ha spremuto ogni goccia di sudore da un gruppo costruito a met\u00e0, tenuto insieme con il nastro adesivo da giocatori come Bartesaghi, Estupi\u00f1\u00e1n, Ricci o Jashari, che faticano a sostenere il peso di certe ambizioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u200bMancano ora quattro battaglie e sei punti. \u00c8 il momento di stringere i denti, fare i punti necessari e poi, finalmente, tirare le somme in modo onesto e brutale. La speranza \u00e8 che la lezione sia stata capita, perch\u00e9 un altro anno passato a &#8220;galleggiare&#8221; nell&#8217;anonimato delle prime quattro posizioni, senza mai dare la sensazione di poter lottare per il vertice, non sarebbe dignitoso per noi e per quello che rappresentiamo nel mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il Milan deve tornare a essere il Milan, non una pallida imitazione che si accontenta delle briciole cadute dal tavolo dei grandi.<\/p>\n<p><em><strong>W Milan<\/strong><\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #ff0000\"><em><strong>Harlock<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il pareggio a reti bianche contro la Juventus lascia in dote un punto che, calcoli alla mano, pu\u00f2 essere considerato 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