{"id":38833,"date":"2026-03-14T07:00:19","date_gmt":"2026-03-14T06:00:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.milannight.com\/?p=38833"},"modified":"2026-03-14T07:00:19","modified_gmt":"2026-03-14T06:00:19","slug":"juan-alberto-schiaffino-pepe-rossonero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.milannight.com\/v3\/milan-history\/ritratti\/juan-alberto-schiaffino-pepe-rossonero\/","title":{"rendered":"Juan Alberto Schiaffino &#8211; Pepe Rossonero"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Scrive di lui Gianni Brera: \u201c<em>Forse non \u00e8 mai esistito regista di tanto valore. Schiaffino pareva nascondere torce elettriche nei piedi. Illuminava e inventava gioco con la semplicit\u00e0 che \u00e8 propria dei grandi. Aveva innato il senso geometrico, trovava la posizione quasi d\u2019istinto.\u201d<\/em><em><br \/>\n<\/em><br \/>\nChi ha avuto la fortuna di vederlo giocare dal vivo, ha ammirato un calciatore immenso, un interno di sinistra con una tecnica sopraffina che si trasforma poi in regista dalla visione di gioco notevole e dall\u2019intelligenza tattica eccezionale, dote che gli permette di capire con anticipo l\u2019evolversi dell\u2019azione e di passare il pallone al compagno meglio piazzato.<br \/>\nGioca la palla sempre a testa alta e si muove in campo in punta di piedi.<\/p>\n<p>Quando Schiaffino arriva in Italia, nella stagione 1954\/55, un giornale di Montevideo titola \u201c<em>Il Dio del pallone ci ha lasciato. Una perdita irreparabile\u201d<\/em>.<em><br \/>\n<\/em>Perch\u00e9 Pepe Schiaffino (il nomignolo gli \u00e8 stato dato dalla madre per via del suo carattere \u201cpeperino\u201d \u00a0fin da bambino) \u00e8 diventato una leggenda del suo Paese in quanto \u00e8 stato il protagonista principale del \u201cEl Maracanazo\u201d, cio\u00e8 quello che viene ricordato come il \u201ccolpo gobbo\u201d pi\u00f9 clamoroso della storia del calcio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 il 1950 ed in Brasile si disputa la fase finale dei Campionati Mondiali di Calcio, i padroni di casa brasiliani sono i grandi favoriti per la vittoria finale, e tutto sembra andare secondo i pronostici fino all\u2019ultima partita di quel torneo, che si disputa il 16 luglio 1950 al Maracan\u00e0 di Rio de Janeiro davanti a 200.000 tifosi.<br \/>\nBrasile-Uruguay non \u00e8 la finale, perch\u00e9 in quella edizione la formula \u00e8 quella del girone all\u2019italiana che da il titolo alla prima classificata. Non \u00e8 una finale, ma di fatto lo \u00e8.<br \/>\nE\u2019 l\u2019ultima partita e al Brasile basta un pareggio per diventare campione, mentre l\u2019Uruguay \u00e8 costretto a vincere ad ogni costo per far suo il titolo continentale.<br \/>\nI tifosi carioca si aspettano solo di vincere, nessuno pensa ad un altro risultato che non sia la vittoria, nemmeno i dirigenti uruguagi ripongono molte chance nella vittoria finale.<br \/>\nLe cose effettivamente si mettono subito bene per i verdeoro: segna Friaca, e tutto il Brasile \u00e8 in delirio ed iniziano a festeggiare. Ma nessuno ha fatto i conti con l\u2019orgoglio dei giocatori della \u201cceleste\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Trascinati da uno Schiaffino incontenibile, l\u2019Uruguay prima pareggia con lo stesso Schiaffino e poi vince 2-1 con un gol di Ghiggia su assist sempre del Pepe.<br \/>\nPer l\u2019Uruguay \u00e8 il secondo titolo mondiale, per il Brasile un vero dramma: quella notte vennero certificati 34 suicidi e 56 attacchi cardiaci, Tenta di suicidarsi anche il difensore del Brasile Danilo.<br \/>\nSchiaffino \u00e8 l\u2019idolo incontrastato di una nazione e la sua grandezza si tramanda fino ai giorni nostri, al punto che qualche anno fa \u00e8 stato nominato come il pi\u00f9 grande giocatore della storia dell\u2019Uruguay.<\/p>\n<p>Il Pepe uruguagio fa grandi cose con la sua nazionale anche nei Mondiali successivi, quelli di Svizzera 1954: guida la sua nazione fino alla semifinale persa sfortunatamente contro la Grande Ungheria, e nonostante la mancata vittoria \u00e8 nominato il miglior giocatore di quel torneo.<br \/>\nIn quegli anni Schiaffino gioca in patria, con la maglia del Penarol, la squadra pi\u00f9 prestigiosa del paese con cui conquista 5 titoli in nove stagioni.<br \/>\nAlla vigilia dell\u2019edizione dei mondiali elvetici, Juan Alberto si fa convincere dai milioni del presidente milanista Rizzoli, che lo acquista per l\u2019importante cifra di 100.000 dollari.<br \/>\nDa quel momento diventa il perno attorno al quale ruota un grande Milan, capace di vincere molto, trascinato dal suo \u201cregista\u201d italo-uruguaiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nato a Montevideo il 28 luglio 1925,\u00a0\u00e8 originario della Liguria della costa a Est di Genova proviene il nonno paterno, un macellaio emigrato verso l\u2019America del Sud agli inizi del Novecento, come tanti italiani in quell\u2019epoca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alberto Schiaffino ha sempre avuto uno \u201cspirito ligure\u201d: \u00e8 molto parsimonioso, per rendere meglio l\u2019idea della sua \u201cvoglia di risparmio\u201d memorabile \u00e8 quel che accadde proprio a Genova, prima di una partita a Marassi tra il Milan e il Genoa. Un sabato pomeriggio di vigilia, Pepe, Nordhal e Liedholm fanno quattro passi distensivi lungo il mare, c\u2019\u00e8 vento \u00e8 fa molto freddo, Liedholm suggerisce: \u00ab<em>Perch\u00e9 non prendiamo un caff\u00e9?<\/em>\u00bb. Nordahl e Schiaffino approvano la proposta dello svedese, ma, all\u2019ingresso del bar Pepe viene colto da un atroce dubbio e chiede: \u00ab<em>Paga la societ\u00e0, vero?<\/em>\u00bb. Deludente la risposta di Nordahl: \u00ab<em>No, Pepe. In questo caso ciascuno paga di suo<\/em>\u00bb. Estremo dribbling dell\u2019uruguaiano pi\u00f9 genovese dei genovesi: \u00ab<em>Vi aspetto fuori, il caff\u00e9 mi rende nervoso<\/em>\u00bb. \u00a0Il giocatore sudamericano si \u00e8 sempre dimostrato abile nel gestire molto bene i suoi guadagni facendo numerosi affari soprattutto nel campo dell\u2019immobiliare.<br \/>\nPer il suo carattere spigoloso, burbero ed introverso, Juan tende a fare di testa sua e a dire quel che pensa. Quest\u2019ultima cosa gli procura molti fastidi, squalifiche e rapporti tesi, soprattutto con compagni e allenatori: memorabili le litigate con Gipo Viani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quando Schiaffino arriva in Italia ha gi\u00e0 29 anni, ed a Montevideo pensano di aver dato via un giocatore gi\u00e0 in fase calante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo \u00e8 un errore clamoroso, perch\u00e9 non solo Schiaffino gioca un mondiale eccezionale, ma disputa con la maglia del Milan sei stagioni da grandissimo protagonista insieme ai vari Liedholm, Nordhal, Cesare Maldini ed Altafini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Al suo debutto (1954\/55) l\u2019italo-uruguagio vince subito lo scudetto (il quinto per il Milan) e si dimostra anche molto prolifico sotto porta, realizza 15 reti in 27 presenze.<br \/>\nAnche nella stagione successiva la media realizzativa \u00e8 altissima (16 reti in 29 gare) ed in quella 1956\/57 in cui coi suoi 9 gol contribuisce alla conquista del sesto scudetto milanista ed \u00e8 anche tra i protagonisti della conquista della prestigiosa Coppa Latina, una lontana parente della futura Coppa Campioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 1957\/58 sfiora con il Milan la conquista della prima Coppa dei Campioni, la finale si gioca all\u2019Heysel di Bruxelles contro il grande Real Madrid di Di Stefano, Gento, e i rossoneri sono sconfitti per 3 a 2 dopo i tempi supplementari.<br \/>\nNonostante la sconfitta Pepe brill\u00f2 in campo pi\u00f9 del mitico Di Stefano, segna il gol che sblocca la partita al 60\u2019, poco dopo la \u201csaetta Rubia\u201d Di Stefano pareggia, ma il Milan ha ancora la forza di andare in vantaggio con Ernesto Grillo, ma i blancos pareggiano poco dopo con Rial. Per la prima volta nella storia della coppa campioni non sono bastati i novanta minuti regolamentari per decidere la squadra vincitrice. La sfida \u00e8 decisa al 107 minuto da Gento autore di un gol su carambola con la difesa rossonera che non riesce ad evitare che il pallone lentamente entri in porta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nonostante la sconfitta in finale dell\u2019anno precedente, le conquiste proseguono anche la stagione successiva, quando vince il suo terzo scudetto (l\u2019ultimo) con la maglia del Milan.<\/p>\n<p>Finisce la sua esperienza in rossonero l\u2019anno successivo (stagione 59\/60), quando all\u2019et\u00e0 di 35 anni e dopo sei stagioni da mattatore decide di trasferirsi alla Roma di Bernardini dove rimane per due stagioni, gioca da libero e non pi\u00f9 a centrocampo e vince la Coppa delle Fiere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Prima di andare via dal Milan designa il suo successore nel giovane sedicenne di Alessandria: Gianni Rivera.<br \/>\nLa leggenda vuole che quando Gipo Viani prova a convincere il presidente del Milan Rizzoli ad investire una certa cifra per acquistare il giovane talento Rivera, al telefono gli disse \u201c<em>presidente, allo stadio di Alessandria c\u2019era la nebbia e non si capiva chi era Schiaffino e chi Rivera!<\/em>\u201d.<br \/>\nBastano queste parole a convincere lo scettico Rizzoli\u00a0 al sacrificio economico: il nome di Schiaffino non lo si pronuncia mai per scherzare, e quelle parole valevano pi\u00f9 di ogni referenza!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel 1962 Schiaffino appende le scarpe al chiodo e torna in Uruguay e prova ad allenare, carriera intrapresa senza troppa convinzione e chiusa molto in fretta.<br \/>\nDecide cos\u00ec di dedicarsi alla gestione dei suoi affari ed alla sua vita familiare insieme alla sua inseparabile moglie Angelica, che ha conosciuto nel 1942 su un autobus a Montevideo.<br \/>\nLa loro \u00e8 un\u2019esistenza felice, e quando nel nel 2002 la moglie lo lascia per sempre, lui pensa di seguirla nell\u2019al di l\u00e0 qualche mese dopo: il 13 novembre del 2002 si spense a causa di un male incurabile.<\/p>\n<p>All\u2019annuncio della sua dipartita il mondo calcistico dimostra di non essersi scordato di lui: in Uruguay l\u2019annuncio fu sottolineato con l\u2019espressione \u201c<em>Gloria de nuestro futbol, protagonista del Maracanazo. El adi\u00f2s a un grande, se fue Schiaffino\u201d<\/em>.<br \/>\nIn Italia il Milan lo ricorda con tutti gli onori del caso, ed il pubblico di San Siro in una sera di Champions League Milan Deportivo La Coruna lo saluta nello stesso modo in cui lo aveva sempre \u201ccoccolato\u201d: con un lungo ed interminabile applauso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E lo scrittore uruguaiano Eduardo Galeano lo ricorda cos\u00ec: \u201c<em>Con i suoi passaggi magistrali organizzava il gioco della squadra come se stesse osservando il campo dal punto pi\u00f9 alto della torre dello stadio<\/em>.\u201d<\/p>\n<p><em><strong>W Milan<\/strong><\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #ff0000\"><em><strong>Harlock<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Scrive di lui Gianni Brera: \u201cForse non \u00e8 mai esistito regista di tanto valore. 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